Blackout

Dove eravamo rimasti?

Guardo in faccia Andrea, il mio collega, il mio migliore amico: non è reale, sono ancora dentro il programma. (53%)

RisveglioNon è possibile. Sono ancora nel programma. Devo essere ancora nel programma.
Tutto questo non è reale.
Mi avvento con tutto il peso su Andrea. «Dov’è mia moglie?» gli urlo in faccia. «Come esco da questo cazzo di programma?»
Lui non risponde, si divincola dalla mia presa e tenta di fuggire imboccando il corridoio che divide il Lab dal portone di ingresso. Mi rialzo più in fretta che posso e gli corro dietro. Andrea apre la porta ed esce all’aria aperta. Fuori è buio pesto, nemmeno una luce a illuminare la strada deserta. Solo il rumore dei nostri passi veloci sull’asfalto umido di pioggia rompe un silenzio troppo spesso per essere reale.
Poi Andrea rallenta la corsa e si ferma. Il freddo e l’umidità condensano il suo respiro in tante piccole nuvole di vapore biancastro che, una dopo l’altra, si dissolvono nell’aria. Si gira verso di me, e io vorrei parlare, dire qualcosa, ma non riesco ad aprire bocca. Sono come bloccato. Sento le gambe pesanti incollate all’asfalto.
Cosa mi sta succedendo? Ho paura, anche se non dovrei. Tutto questo non è reale, ne sono più che sicuro. Siamo ancora dentro quel maledetto programma, “La Seconda Opportunità”. Che nome idiota. Quale seconda opportunità? Per me ormai questa è diventata una prigione.
Non posso uscire da qui. Non c’è una via d’uscita.
«L’hai capito, finalmente.»
È la voce di Andrea, ma questa volta in essa non c’è più nulla del tono cordiale di poco prima.
«Capito? Capito cosa?»
«Che non uscirai più da qui. Che sei condannato.»
«Perché, Andrea? Perché non posso tornare alla mia vita, a mia moglie, al mio lavoro? Perché? Cos’ho fatto?» lo imploro, disperato. Cado in ginocchio, ma non sono più io a controllare i miei movimenti.
«Tua moglie? La tua vita? Il tuo lavoro? Tu non hai più niente di tutto ciò, Marco. Ancora non l’hai capito? Niente. Hai gettato via tutto. Tre anni fa. Quando mi hai ucciso. Non me in persona, ovviamente, io non sono altro che una proiezione della tua mente. Il fatto stesso che io ti dica queste cose, significa che sei tu che le stai raccontando a te stesso. Per la milionesima volta, suppongo.
Vedi, Marco, non importa quanto tu provi a dimenticare. Non importa che abbia persino provato a farla finita, là sul quel treno, in quel disperato tentativo di fuggire da quello che avevi fatto. Sì, dovevi morire lì, sarebbe stato meglio per tutti. Spararsi al cuore, che idea stupida! Ora sei intrappolato qui, in quello che tu chiami programma ma che altro non è che l’appendice di una vita già finita.»
Ora sì che ricordo davvero tutto. Quella sera d’inverno. Io che torno tardi dal Lab. “Amore, sono a casa!” Entro e li vedo. Insieme. Mi guardano, come fossero bloccati. Mia moglie e il mio migliore amico. “Ti posso spiegare!” Lei piange. Poi lui fugge via, terrorizzato dal coltello che è spuntato nella mia mano destra. Lo inseguo, fuori. Corriamo. Lui cade, io lo raggiungo.
«È triste, sai? Potrebbe andare in mille altri modi, eppure è sempre così che finisce. Sei tu a decidere. Sei sempre stato tu.»
Andrea si avvicina. Ha un coltello stretto nel pugno. La lama scava nella carne, lacera arterie e muscoli immaginari.
Alzo lo sguardo verso di lui.
Ma vedo solo me stesso.

Sangue. Sulle mie mani. Sull’asfalto, una pozza che si sta allargando, e che tra poco bagnerà le suole delle mie scarpe.
Sangue. Sulla lama affilata del coltello. Quello che stringo nella mano destra, talmente forte che le nocche mi sono diventate bianche.
Sangue. Sull’addome dell’uomo disteso a terra a un metro da me. Immobile, una smorfia disgustosa sul viso come un sorriso beffardo e gli occhi spalancati, fissi. Che mi guardano, ma non mi vedono. Non vedono più niente, ormai.
Io, un cadavere e un coltello. Io, che non so nemmeno dove sono. Che stringo nella mano un coltello che non ho mai posseduto, di fronte a un uomo morto che non ho mai visto prima, ma il cui sangue m’imbratta mani e vestiti.
Pensare. Devo pensare.
Ricordare l’ultima cosa che ho fatto.
Perché sono qui e come ci sono arrivato.

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292 Commenti

    • Ciao Diego! Ti dirò che non avevo particolari preferenze, avevo già deciso che avrei fatto un finale ricorsivo, forse se fosse stata scelta una delle altre 2 opzioni avrei voluto far rimanere con il dubbio se fossimo ancora nel mondo immaginario oppure nella realtà.

  • Il racconto è molto ben scritto, carico di tensione, (volutamente) angosciante, sicuramente assai godibile, epperò concordo con Mocher: alla fine si ha un’impressione di eccessivo contorcimento, soprattutto considerando il limite di caratteri.

    (Per questo anch’io sarei curioso di leggerti in qualcosa di magari meno ambizioso, ma più lineare).

  • Per la miseria, è entrato in una sorta di loop metafisico senza via d’uscita. Dico questo perché se si tratta di ultimo episodio e non ci sarà un seguito, il poveraccio dal loop non ci esce più.
    Mi è piaciuto tantissimo come lo hai concluso Davide, non me lo sarei aspettato. Bellissimo finale, bellissimo racconto.
    Complimenti.

  • Sinceri applausi al finale stile ring composition.
    Non so se hai mai visto il geniale film Memento (ai primi posti della mia classifica personale), che, meno fantascientifico del tuo racconto ma altrettanto surreale, ha un finale proprio di questa risma.

    Come dice diego, qui sotto, era l’opzione più scontata, quella del programma, ma l’ultimo periodo l’ha resa brillante.

    Sono già prontissima per il tuo prossimo racconto ^_^

  • Mi dispiace che la gente abbia votato che è ancora dentro il programma, perché mi sembra l’ipotesi più scontata delle tre. Io vorrei (e ho votato) che stesse dicendo la verità ed ora volesse dimostrarglielo (come sarei curioso di saperlo, baciandolo sulla bocca, facciamo un capitolo in aperta contestazione alla barilla?) 🙂

    Nonostante quello che votano gli utenti, sono sicuro che tirerai fuori un altro bel capitolo, bravo!

  • Io lo dico sempre che è meglio non esagerare con l’elleesseddì, dopo un po’ ti brucia il cervello e ti metti a chiedere ai passanti se sanno dove sia parcheggiata la tua Ferrari, quando a malapena puoi permetterti una Graziella.
    Lisergicismi a parte, altro splendido capitolo, mi ha tenuto incollato al monitor, e meno male che non faccio uso… altrimenti mi sarei messo a parlare con Adele.
    Allora qui tutti direbbero che sei ancora dentro il programma, ma a me piacerebbe diversamente, ossia che Andrea ti stesse prendendo per il culo, perché è il giorno del tuo compleanno, l’esperimento è riuscito, avete fatto una grande scoperta, e ti stanno preparando tutti una grande festa a sorpresa. Ogni tanto mi lascio andare al romanticismo anche io 🙂

    • Ciao jay, qui di lsd non ce n’è bisogno, sono già piuttosto bruciato di mio e in più ho dei modelli altrettanti folli. Eri tu quello a cui piaceva Lynch? Perchè l’epilogo che ho in mente – spoiler – sarà in un certo senso un omaggio a un suo film (non a uno di quelli più conosciuti però)

  • SIamo ancora dentro il programma…ma…siamo mai stati fuori?

    Quando qualcosa che leggo mi offre più domande che risposte, di solito vado a comprare altro dello stesso autore. E’ un meccanismo perverso.
    Stai già pensando al prossimo racconto vero??

  • Beh…è il proseguimento più interessante!!(e tralatro…il più votato!!)
    Scrivi molto bene , riesci a trasmettermi sensazioni…solo che..devo rileggere indietro: sono più sperduta io che Marco…forse sono nel “programma”…o forse sono troppo vecchia!!!!
    (Ovviamente …voto per la seconda!!)
    Cmq bravo, bravo davvero! Non vedo l’ora di leggere come va a finire!!!

  • Sarà meglio fidarsi del proprio istinto!!! Azzz….non bastava una Adele?!?!??? E…Keanu Reeves…quando arriva? 😀
    Preferisco fatti reali a quelli virtuali, però scrivi molto bene ed è piacevole seguirti!

  • Wooow!
    L’istinto mi dice che dovrei votare la seconda: si fida della seconda Adele. Ma è una cosa già vista. Perciò c’è qualcosa che mi dice che nessuna delle due stia dicendo la verità.
    Bravo Dà, risvolti molto entusiasmanti e matrixiani 🙂

  • “Io e il pensiero della morte siamo sempre stati come due estranei in ascensore: consapevoli l’uno della presenza dell’altro ma talmente presi da noi stessi da non rivolgerci mai la parola.” Molto bella.

  • ti ho messo nelle peste 🙂 ho riportato l’obitorio in parità!
    Ti posso fare solo una piccola considerazione? (non stilistica perché lo stile è impeccabile). Io avrei dato leggermente meno spazio all’inizio (ad un certo punto ho la sensazione che tu stia allungando leggermente sullo stesso concetto) per dare un po’ più d’azione a lui che spara (o altro). Ma solo una cosa personale nella lettura. Secondo me avrebbe dato più ritmo. Per il resto perfetto come sempre. Mi piace questa storia.

    • Sì forse hai ragione. Ma mi piace anche fare un po’ di introspezione psicologica! E poi è una storia che sto inventando passo passo, può essere che non sia del tutto equilibrata…quando la finirò mi piacerebbe aggiustarla per bene!

  • In un obitorio….sarebbe un horror….la cabina di Star Trek…sarebbe fantascienza….il letto d’ospedale ci lascerebbe incollati ad un qualche storia ….e…aimè…cè Adele che chiama!
    Sei molto bravo: hai convinto anche me a proposito dell’interruttore!

  • Certo che non si spara…… Poi coi treni che transitano in Italia ….tutto può accadere
    Bravo , mi piace ( ed Adele …sempre più morta!!) stai creando un bell’intreccio….sono curiosa di vedere dove conduce

  • Bravo, dopo il tuo racconto alle Olimpiadi ti ho visto fare un commento su un racconto che leggevo e ho pensato “anche lui qui! Non posso perdermelo”. ed ho fatto bene. complimenti vivissimi, storia al cardiopalma, come piacciono a me 🙂 ero d’accordo con quasi tutti i voti, tranne che per uno. Sarebbe stato bello se il maestro fosse sparito davanti ai suoi occhi!!! Ora ho votato per lo sconosciuto e vedo che sono in grande compagnia!!!

  • Un bel Action/thriller sempre più adrenalinico.
    Le opzioni sono decisamente appetitose (almeno un paio). Scusa ma sono incerto tra “Adele” e “lo sconosciuto morto nel vicolo”. Temporeggio per pensarci un pochino 🙂

  • Voglio proprio vedere cosa accadra’ piu avanti ! bella questa storia mi piace ! Io voto per Marco Rossetti e la pistola cosi almeno potra’ difendersi dai cattivi e riprendere sua moglie se lo sia la sua moglie…. chissa se non e’ chi crede di essere chissa se non lo hanno preso per un altro e chissa se non abbia AMNESIA hihihi buon proeguimento !

  • Molto appetitosa la terza opzione, non lo nascondo, ma forse sarà meglio la foto di Adele con il giornale di ieri.
    Mi domando chi sia veramente ‘sto qui, e che ..zzo avrà mai combinato per far ….zzare così tanto ‘sti tipi qua 🙂

  • Beh, gli ingredienti per un giallo o, meglio ancora, per un thriller psicologico ci sono tutti. Il ritmo, poi, è incalzante e quasi non lascia riprendere fiato. Letti 3 capitoli così, come 3 lunghi sorsi di birra. Non saprei, voto “Consegnati alla polizia…”, mi ispira questa, potrebbe c’entrarci la massoneria 😀
    Complimenti Davide.

  • Ho incominciato a seguirti anch’io. Mi ha colpito in particolare la tecnica di scrittura: sembra sostenuta da una struttura matematica, un continuo enunciare teoremi per poi dimostrarli. Molto efficace per un plot giallo.
    Come mio solito, non dichiaro l’opzione per la quale ho votato.

  • Future Software Solutions. Un nome generico e anonimo, in un gergo aziendalista pienamente alienante, forse creato ad hoc per mettere in trappola il protagonista. Ho votato questa. Comunque anche l’ opzione della polizia è altrettanto valida.

  • Ho scelto l’opzione della pallottola. Lucida, fredda ma insieme incandescente, centra l’autonominatesi Maestro in mezzo gli occhi . E’ saccente, il Maestro. Troppo.
    Per questo, qualcosa, oppure qualcuno, l’ha eliminato.

  • ho votato la seconda opzione. Non mi fido , in genere , degli uomini misteriosi , soprattutto quando mi danno del cazzone, cosa che potrebbe essere anche un complimento in certi frangenti, ma non in questo. Soprattutto perchè dietro il mistero potrebbe esserci il nulla.

    • Caro Litrillo, per ora la prima opzione è in vantaggio ma effettivamente il tuo commento è molto sensato…continua a seguire la storia, potrebbe darti ragione! Grazie e salutami gli amici di Montmartre, e mi raccomando, non bere troppo vino, nemmeno se è la nonna a dartelo! Ciao!

      D.

    • Grazie! Beh in fondo ha il portafoglio e il biglietto…di materiale per capirci qualcosa anche da solo ce l’ha! E del resto anche se scegliesse di tornarsene a casa non è detto che ci riuscirebbe: a volte i guai ti vengono a cercare! Vediamo che dicono gli altri… 🙂

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