Gli ultimi giorni di Cornell Woolrich.

Dove eravamo rimasti?

Che cosa fa Cornell? In realtà si tratta...di un sogno e Cornell si risveglia su la sua scrivania in mezzo alle bozze del suo nuovo romanzo. (40%)

Il buio.Una leggera vibrazione. Un odore di salsedine gli stuzzicava le narici che quasi lo fece starnutire.
Aprì gli occhi nel buio nella notte prima dell’alba fatta di quel lucore azzurrognolo che ancora ricopre tutte le cose animate e inanimate, appena prima che irrompa trionfante la luce del giorno.
Ma allora non era stato che un sogno, un maledetto incubo dei peggiori che avesse mai fatto!
No non era possibile, non ci credeva: come era possibile che la bambina così ferocemente mutilata e il clown orribile fossero niente altro che sogni, brutti sogni?
Quella mattina stava albeggiando e la luce cominciava lentamente ad illuminare le cose coprendo di un manto, lievemente azzurro, le cose.
Cornell si risvegliò quella mattina sul suo scrittoio in mezzo alle bozze del suo nuovo romanzo.
Le cose parevano avvolte come in un silenzio soffice, ovattato, come dopo una catastrofe, una apocalisse delle cose, quasi che si fosse svolto un qualche conflitto nucleare.
Le cose germinano aveva pensato Cornell, hanno una vita propria.
Il nostro cuore batte, a volte, con un leggero ritardo, in discerepanza con le cose, ma anche esso è un’oggetto come tutto ciò che è intorno, nel flusso delle cose, animato.

Ma doveva scrivere IL ROMANZO…era necessario, indispensabile all’economia dell’intero universo conosciuto, così gli pareva, almeno…doveva scrivere IL GRANDE ROMANZO AMERICANO, era imperativo…in fondo il sogno era proprio iniziato con una ricerca spasmodica di ispirazione…e guardando dalla finestra aveva visto qualcosa…
No stavolta non avrebbe guardato dalla finestra…aveva paura di rivedere, non un’altro omicidio ma lo stesso identico omicidio della ragazzina…e poi il clown stagliato su la bocca del tunnel…e si trattenne.
Era solito mentre scriveva, preparare una sorta di scenografia, che in qualche modo rendesse facile e fluida la scrittura.
IL facilitatore della scrittura, consisteva in un bel bicchiere Straight stile retrò Villeroy 6 Boch, pieno fino all’orlo di Brandy invecchiato, contenuto in 112 mm di purissimo cristallo.
E un sigaro Montecristo n.4[* Montecristo n.4 (vitola Mareva – Lunghezza 129mm, Diametro 16,67mm);] esattamente come quelli che era solito fumare il grande Che Guevara.
Prese il bicchiere e cominciò lentamente a sorseggiarlo con la destra, con la sinistra intanto stava delibando quel magnifico sigaro cubano e intanto rilesse le righe del nuovo capitolo:
Miriam il suo cognome era stato dimenticato da tempo entro i confini dell’Helena Hotel – era una donna tarchiata, piena di spirito combattivo, con la carnagione color cuoio stagionato. Possedeva tre cose alle quali si teneva ferocemente abbarbicata: la sua cittadinanza britannica, acquisita passivamente e in modo del tutto casuale, essendo nata in Giamaica; un
paio di orecchini fatti con monete d’oro e il suo “sistema” di pulire le stanze. Nessuno aveva mai fatto il benché minimo attentato alle prime due; quanto alle interferenze sull’ultima, i pochi tentativi che c’erano stati, erano miseramente falliti…
Scostò il mouse di lato e si sfregò la fronte.
Era stanco, anzi più che stanco, affaticato nel corpo e nello spirito.
Decise che per il momento avrebbe smesso di correggere le bozze del romanzo, e di dedicarsi ad altro.
Chissà che non gli venisse una bella idea, nel frattempo.
Ripose il portatile e i taccuini nella borsa di pelle che portava sempre con sè.
Dedicava al sigaro ultimamente tutte le sue attenzioni.
Delibava il sigaro facendo lentissime fumate.
Aveva notato che fuori dalla finestra intanto aveva cominciato a picchiettare una pioggia fastidiosa e pertinace.
Decise comunque di scendere e recarsi al bar in Madison Avenue incrocio con la 35°sima di fronte alla bianca Church of the Conservation, una chiesa con una facciata bianca settecentesca originale .
Mentre aprì la porta del bar urtò sbadatamente un tizio con uno strano cappello.
Non aveva mai visto un cappello così.

Chi è l'uomo col cappello?

  • E' Shooter...un personaggio di un racconto di Stephen King (17%)
    17
  • In realtà è un sogno (33%)
    33
  • E' un agente delle Tenebre (50%)
    50
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16 Commenti

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