Havoc

Dove eravamo rimasti?

Ellen fissa cristallizzata qualcosa. Oltre al vapore, in basso, si spalanca il vuoto delle stelle. (45%)

Stringhe.

Evapora l’intorno e resto, galleggio tra le lucciole di dio.
E’ possibile trovare la pace nel centro esatto del maelstrom.
E non vi dirò nulla.
Vi lascerò sbirciare quell’attimo umile di resa al tanto maggiore, sia cosmo, sia altare, sia meraviglia di creatura minima di fronte a un infinito.

Nessuna illuminazione, nessuna evoluzione.
Pacificazione.
Forse è passata una notte o forse è passato un sogno.
O forse mi hanno fatto una pera, dall’altro lato.

Riprendo possesso della mia maschera da carogna.
L’intorno rientra in assetto, i miei anfibi sono di nuovo sulla rampa di metallo in fondo al traforo clandestino.
Tutto tace tra i metalli scolpiti a penetrare il ventre dello spazio.
Dove ho visto il varco delle stelle brilla sull’acciaio una minuscola biglia di vetro.
So che non riuscirei a sollevarla neppure con l’ausilio di mille esoscheletri potenziati.
Nessuno sparo, nessuna detonazione.
Il silenzio di una conclusione che forse è un inizio.

Giro sui tacchi e la donna che è stata la mia guida mi osserva con la testa chinata di lato, le mani sottili non più convulse a stringere la granata al plasma. Monna Lisa in fondo al pozzo di Alice.
Diamo fiato alle parole per convenzione, ma non sarebbe necessario. Inizio io.

« Coreografico, non c’è che dire. »
Alza le spalle candide, colline dolci tra voille e sfondo di lastre brunite di rivetti.
« Era necessario. Pattern cognitivi in accordo ai tuoi parametri di controllo del superio. Pesantucci, Sfinge. Hai lo stesso grado di abbandono emotivo di un radiatore di ghisa. »
Ghigno. Poi sento scurirmi lo sguardo. Accenno verso un alto indefinito.
« Fammi capire. Di là sanno? »
Altro sorriso degno di Leonardo.
« Un passo per volta. Diciamo che abbiamo predisposto perché al tuo risveglio questa porzione onorica non ti causi problemi. »
« Non posso inventare nulla, Ellen. I report al rientro da Havoc sono tracce neurali. »
Scuote la testa senza enfasi, tranquilla.
« Ricordo contraffatto. Questo varco e la land non autorizzata risulteranno detonate e rimosse. Naturalmente, non sei riuscito a capire chi c’è dietro al progetto. E’ possibile che questo ricordo indotto ti capiti tra i piedi nei cicli onirici naturali. »
Sospiro e alzo le spalle. Cerco sempre di rimuovere troppe riflessioni nei confronti dei giochini fatti alle mie cellule neurali. Ma di questo non mi lamento. Concludo al meglio del mio sguardo più bianco e bieco.
« Ho un preavviso di risveglio. »
Annuisce e minuscole lucine verdi le serpeggiano tra le iridi come folletti in libera uscita. Non risponde e io sento il torpore consueto che mi inonda le membra qualche attimo prima del risveglio nel mondo reale.

« Come diavolo hai fatto a trovare i biglietti? »
« Contatti giusti bello. La mia donna mi staccava le braccia se non la portavo alla finale. »
« Hai il solito culo elefantiaco…buono, Agente. Missione lunghetta, stai fermo qualche momento. »
« Perché mi capita sempre la tua brutta faccia al risveglio? »
« Sei bello te. Ciucciati gli integratori e liberami il lettino. E quindi siamo in tribuna, caro mio, anche se mi è costato mezzo stipendio…»

Mi siedo e i discorsi domestici dei biomed mi cullano in sordina. Se non ricordo male, adesso ho due turni di riposo. So bene che se avessero letto qualche problema nelle mie tracce neurali, ora sarei convocato dal capo, e non libero di trotterellare verso casa.
Ma per una volta, non chiudo in un cassetto Havoc fino al prossimo turno.
Per una volta, non vedo l’ora di rientrare solo per la blanda speranza di incontrare qualcuno di preciso.
Di là è iniziato qualcosa.
Tra i ragazzi cattivi e le mille spire dei nostri peccati. Bene? Male?
Cosa è successo?

Quello che presto impari di là è che non esiste mai la parola fine. Che ogni punto è solo la piccola orma di un viaggio, e l’unico reale peccato senza redenzione è smettere di farsi domande.

Ci incontreremo ancora.
In Havoc mi chiamano Sfinge.

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105 Commenti

  • Un ottima conclusione. I miei complimenti per come hai scritto questa storia. L’ho seguita con molto piacere.
    Condivido l’annotazione che ti fa michelfranzoso, per quanto riguarda alcuni tratti in cui c’è il rischio di perdere la connessione con l’immaginazione del lettore. Ma, d’altro canto, ho davvero apprezzato alcune qualità che il tuo modo di raccontare evidenzia in questa storia – una capacità di sintesi e di condensare significati in una semplice frase, l’uso delle parole appropriate per evocare descrizioni e sensazioni specifiche. Dialoghi e coerenza nei personaggi. No, non sto facendo una scheda, è che leggere questa storia mi ha fatto anche riflettere sul come si scrive. Doppio apprezzamento, quindi. E… attendiamo nuovi episodi 😉

  • A fine storia non posso che farti i complimenti per lo stile unico.
    Rende l’atmosfera e i personaggi perfettamente.

    Una sola annotazione (di cui già forse ti accennavo): attento a non sacrificare sull’altare dello stile la comprensione della storia. In certi passaggi diventa difficile seguirti.

  • Mi sembra giustissimo lasciarti carta bianca per l’ultimo atto. Mi piace molto questa ambientazione e il modo in cui scrivi; mi sono letto la storia tutta d’un fiato. Mentre leggevo i primi capitoli, lo stile mi ha ricordato – con gioia – la “roba tosta” di J. Ellroy. Ma in seguito ho trovato molte altre chicche. Insomma, complimenti e buon proseguimento.

    • Coff, grazie mille ma mammamè, magari riuscissi ad avvicinarmi anche solo lontanamente a quei mostri. Grazie per aver trovato e seguito la storia, e per la pazienza per l’ultimo episodio molto in ritardo.

  • il dantesco “uscimmo a riveder le stelle” mi attira, anche perchè dantesca è questa Babele infernale che penetra la terra.
    Ma ti conosco, resisto alla tentazione e scelgo di lasciarti mano libera sul finale.

    Quando giochi il tuo gioco ci sai davvero fare; sempre un po’ troppo spezzato per il mio gusto di tramista. Ma anche modulato su registri più temperati, reggerebbe benissimo.
    Bellissima la gravità onirica, molto inception.

  • Stavolta sei stato talmente veloce che persino il sistema di TheIncipit non ha fatto in tempo a notificarmi il nuovo capitolo. Va beh, è stata una bella sorpresa trovarselo qui, ancòra ben caldo, mentre mi concedevo due passi digestivi su Havoc.

    (Sorrisi, bugie, spari, ça va sans dire. Niente videotape?).

  • Mondo onirico e fantascienza per me è un mix irresistibile, fin dai tempi di Matrix. Ma col tuo stile, e te l’avranno detto in tanti, è impossibile per chiunque non restarci avvinghiati.

    Aspetto il seguito… sorrisi, bugie e spari è la storia del mondo!

  • Suppongo sia l’omaggio havocchiano al lirismo poetico post fissione nucleare.
    Bello, il deragliante senso del precipizio aggredisce e intercetta le percezioni, sinestesia in fase di decollo permanente, ed è sempre molto, molto bello.
    Deve sapere.

    • Post sicuramente 😉 Cosa, è ignoto: Grazie Jay (Ogni tanto anche Sfinge legge i commenti, se grugnisce vuol dire che è contento ). Ma dovrei scrivere un racconto a parte sullo sgabuzzino dei personaggi 🙂

  • Questa qui non è prosa, è un viaggio siderale al limite del linguaggio. È un discesa nel Maelström del lessico. È talmente psichedelica che ti spalanca le pupille e ti fa fare un giro su te stesso… un giro su te stesso. È roba forte, una botta da discoteca. Ma che è freestyle? Lo hai inventato tu? Anche io voglio scrivere così, prestami l’avatar.
    L’unico pensiero sensato che riesco a mettere insieme dopo questa overdose di immagini è: chi ha rubato gli incipoint a questo racconto?
    Il plot è geniale. Bedda matri!

    Credo che il voto abbia poca importanza… tuttavia ho votato.

    • E’ buffo; continuo a leggere commenti (belli, e grazie, a tutti) sullo stile. Tra i tanti che mi è capitato di mettere in pratica, questo è quello che mi rilassa di più. Ci gioco e lui gioca con me. Sì, a volte è un po’ indocile, prova ad assumere il controllo e va preso a sediate. L’origine? Quello che posso dire è che, tra le molte letture (_devo_ leggere molto, è una dipendenza accertata, ed è abbastanza onnivora), se potessi, con rispetto e piena consapevolezza della loro maestria, scegliere un paio di esempi di giocolieri in questi lidi, mi vengono in mente Cormac McCarthy, o Alan Altieri. Il primo Gibson. Ma sono quei momenti che poi rileggo del mio, e vedo un creaturillo che si agita scomposto ai piedi di Godzilla. Quindi, in sintesi, non saprei 🙂
      (Yep, Jay, sono in scuderia AL, e fai un fischio se capiti alla fiera del libro next we, io ci sarò).

    • Sincopata o inconsulta, a seconda dei punti di vista 😉 (la seconda è il punto di vista che mi coglie sempre quando finisco un buon libro). E vedo che i bad boys chiamano forte. Vedremo di mettere una bella sfida di fronte ai nostri.

    • Grazie, perché l’ho rilevato pure io; dialoghi mi funzionano, la narrazione su questo epidodio non mi convince, non ho trovato un buon ritmo tra parti vagamente compiute e quelle più inconsulte; ci lavoro, oltre al divertimento vorrei migliorare quello che voi, fin troppo generosamente, chiamate stile, e per me a ora era soltanto uno scrivere libero.

  • Bellissimo capitolo, con dialoghi serrati e gustosi.
    Gustosi proprio in senso papillare.
    E poi il mix onirico è un colpo di genio. Pistoleri insieme alla Wharton e a un velivolo mezzo steampunk *___*
    Il “texano e la sua squadra meraviglia” continuano a farmi ridere 🙂

    In questo stile “libero” rendi benissimo, si percepisce che è proprio naturale.

    • Ho tirato dentro un personaggio e una frase (oltre al titolo dell’episodio) di una serie fantasy di un grande narratore (sì, nel suo genere, imho, è un grande narratore); mi pareva ci stesse bene. Vediamo se col prossimo episodio riesco a non infamarli troppo. Lunghi giorni e piacevoli notti 😉

  • La tua è una scrittura sincopata, sai quei ritmi musicali che non hanno una vera e propria melodia, ma seguono un andamento ondivago, molto movimentato. Bello, mi piace questo stile molto diverso dal mio, forse proprio per quello! Mi piacerebbe adottare un registro come il tuo e anche la storia è trattata in modo originale. Ti seguo… comunque meglio servirsi di un veicolo!

    • Sto giocando a stile libero, infatti, divertendomi molto quando posso ritagliare un episodio (se poi lo stile sia libero e agitato o libero e altro pace, qui è bello proprio scrivere for fun). Grazie a tutti per i commenti, prossimo episodio tra qualche giorno.

  • Sfinge, al contrario mio, ha apprezzato più la fonte cinematografica che quella letteraria, dunque la Olenska è bionda. Scusate i refusi, la prossima volta rileggo una volta di più. Grazie per i vostri commenti e al prossimo episodio 🙂

  • Non amo particolarmente la fantascienza, ma quando è così ben scritta e descritta, così creativa e ricca di trovate interessanti, la leggo volentieri.
    (Il nano di sapore lynchiano intriga e le tre opzioni sono una più stimolante dell’altra: scelgo a malincuore).

  • Grazie per i vostri commenti. Il gate per Havoc si aprirà nel corso della prossima settimana. Direzione, a voi navigatori 🙂
    btw: vi saluta anche Sfinge, ma è autorizzato a parlare solo nella storia. E’ un po’ truce e mi ha incaricato delle pr con voi 😀
    Buona lettura e buona settimana.

  • Ehilà!
    Sono contenta di aver letto del tuo incipit su Fb perché merita eccome! 😀
    Originalissima l’ambientazione, ricostruita con poche parole ma molto vivida.
    Come Giulia, concordo sul fatto che con un’azione non troppo pericolosa si ha modo di conoscere un po’ meglio il mondo di Havoc! 🙂
    Ti seguo!

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