Questa storia non esiste più. L’autore ha deciso di rimuovere il racconto.
L’ingranaggio meccanico arpiona e distende il nastro magnetico; l’ultimo strattone: è pronto per la riproduzione.
Sul display: STOP sp 00:00:00.
PLAY.
Sul display: PLAY sp 00:00:11.
Il nastro inizia a girare, il fruscio ci affligge, è assillante; lo schermo prende vita. Il caos luminoso di granelli elettrici pian piano si dirada, lasciando il posto a bianche righe orizzontali che si susseguono a rilento, scivolando dal basso verso l’alto sui riflessi di un vuoto angosciante. Il video appare: trema, balla, si normalizza. Ci troviamo all’interno di un locale angusto, fatiscente, squallido. Sulle pareti graffi di sangue raggrumato, almeno è quello che sembrano alla prima messa a fuoco delle pupille. È una vecchia cantina, convertita a pratiche disumane.
Sul pavimento c’è un materasso logoro, strappato in alcuni punti. Una luce pallida, ma decisa, lo illumina diretto, lasciando ricadere sullo sfondo un tenue alone ombreggiato. S’intravede un gancio da macelleria: scende dal soffitto. Lo percepiamo inutile, ma allo stesso tempo ci terrorizza.
Un lamento ininterrotto, poi una giovane ragazza, dall’aspetto sbattuto e abusato, viene spinta nell’inquadratura. Rovina sul materasso. Ha un’espressione sconvolta: occhi infossati, increduli, impauriti. Guance scavate e solcate da strisce di rimmel dissolto. Presenta contusioni su gran parte del corpo. Quello che resta dei suoi vestiti è poco più di un pezzo di stoffa consunto e lercio, che a malapena le ricopre il seno. Geme, singhiozza, piange. Si porta le ginocchia al petto, le cinge con le braccia: lacerate in più punti. Sulla sua pelle si rialzano numerose bruciature di sigarette. Pare stordita, sotto l’effetto di un potente sedativo.
Un rantolo sinistro trasmuta in un rauco affanno. Qualcuno entra nella scena, l’inquadratura perde d’improvviso il fuoco, dopo poco si rianima, è nitida. C’è un uomo a torso nudo. Indossa pantaloni di pelle nera, come la maschera di cuoio che gli ricopre per intero il capo. All’altezza delle labbra una zip metallica: è aperta, ne fuoriesce un ansito indecifrabile. Il soggetto non ha evidenti segni particolari addosso. È muscoloso. Afferra la ragazza per il capelli, la schiaffeggia, le stringe le mani attorno al collo, quanto basta, affinché non perda conoscenza. Lei si dimena, cerca di lottare inutilmente, la sua bocca sfiata in un anelito strozzato, poi ricade tramortita sul materasso, ma non è esanime, si muove ancora, si contorce, in maniera impercettibili, come i singulti che deglutisce lentamente nello spasmo di una lenta agonia.
L’energumeno esce di scena per qualche secondo, poi ritorna (l’obiettivo sgrana nuovamente, poi ritorna). Nelle mani impugna un grosso coltello da cucina. Lo agita in aria. La donna si rifugia in un angolo, chiusa in posizione fetale: osserva quasi ipnotizzata quella lama abbagliante, che riflette l’orrore primitivo esploso nei meandri del suo stomaco. L’uomo avanza verso di lei a passi serrati. Possiamo sentire il suo respiro: irregolare, raschiante, agghiacciante. Gli occhi di lei si schiudono come crisalidi all’incredulo stupore della morte.
STOP.
Sul display: STOP sp 00:16:39.
2° PLAY sp 00:16:39 / -- : -- : --
- Fornire nei commenti la 3° opzione, che verrà scelta ad insindacabile giudizio dell'autore. (47%)47
- La ragazza ci rivela il suo nome. (21%)21
- La ragazza viene torturata. (32%)32
L’inquadratura avanza lentamente, si sofferma sul collo taurino del carnefice, oltrepassa il passamontagna borchiato (fetish) di cuoio nero, scivola affannosa sul bicipite nerboruto, annaspa sull’avambraccio nudo, ansima e sfoca sul riverbero della lama che si spegne alla destra dello schermo, infine stringe sul particolare degli occhi della donna. Non c’è più energia in essi, c’è ancora vita, ma non più la forza necessaria per trattenerla. Le sue pupille sono dilatate, disarmate, spoglie. Si disidratano ad ogni battito di ciglia e cadono nel vuoto come petali enervati. Rifluiscono l’avvilimento di organi ormai rassegnati, tuttavia capaci di produrre elevate quantità di orrore. Lo zoom retrocede, si allarga sul viso livido: la sua espressione è la rappresentazione focale di colei che proviene dalle regioni più remote delle nostre angosce: la morte.
Indietro, indietro, ancora indietro, l’obiettivo è un adagio sinfonico: omaggio al male più profondo. La scena si apre come un vangelo, al suo interno fa la sua apparizione un secondo soggetto. Un uomo (forse) con uno strano travestimento. Pochi secondi per permettere ai processi cognitivi di associarlo ad un tacchino. Tacchino? Sì, l’uomo è travestito da tacchino e nelle mani brandisce un machete. Si porta alle spalle della ragazza, s’inginocchia dietro di lei e la immobilizza cingendole un braccio all’altezza del petto. Il machete striscia e sibila sulla pelle cruda, poi si arresta minaccioso sul monte di Venere.
Il tipo incappucciato avanza, gattona sul materasso. Preserva la naturalezza del diavolo e la morbosità dell’essere umano. Ricama con la punta della lama un paio di cerchi attorno ai capezzoli della vittima. Lei non grida, non ne è più cape: vagisce.
La ripresa video chiude rapidamente sull’addome: il coltello è in primo piano, affonda. La carne oppone resistenza, rientra a cono verso se stessa, poi si spacca. Il tessuto risale, lento, infine l’acciaio penetra per intero. Un rivolo di sangue attraversa l’ombelico. Un urlo stridulo fa sfarfallare l’immagine che si capovolge, l’istante dopo si stabilizza. Gli ultimi fotogrammi vanno in loop ciclico. Il terrore risuona cadenzato nelle vibrazioni di un clangore gutturale.
STOP.
Sul display: STOP sp 00:29:17.
– Si blocca qui ispettore Asserramanico.
– Ma tu guarda che casino. Lei dov’è?
– È di là, nella sala degli interrogatori. È sotto shock.
– È sotto shock e la state interrogando? Queste cose ve le insegnano al corso?
– Sì.
– E dove ve lo fanno fare il corso, da mcdonald’s? Pagliacci!
– Ma ispettore Asserram…
– Ma ispettore un cazzo. Ha ferite sul corpo?
– Pulita signore.
– Portatemela subito qui. Questa storia puzza come le scoregge di Oliver Hardy.
– Non sta bene dileggiare le persone grasse ispettore.
– Non dileggio nessuna persona grassa imbecille, le sue scoregge puzzavano veramente. Ma poi tu che cazz… non devo darti spiegazione di niente. Sparisci e torna con la ragazza. Immediatamente!.
– Agli ordini signore.
L’ispettore Asserramanico è americoitaliano. Nel senso che è padre di figli italiani. È un tipo tosto: barba ispida, gilet e maniche della camicia sempre arrotolate, anche con l’aria condizionata. Il classico sbirro che con un tiro riesce a consumare mezza sigaretta senza esalare un filo di fumo. Lo trattiene tutto nei polmoni.
È preoccupato. Generalmente non risolve mai nessun caso semplicemente perché non ne ha voglia, ma quello che ha davanti è un caso veramente difficile da non risolvere. Forse proprio per questo motivo lo vorrebbe risolvere.
La ragazza viene fatta sedere davanti la sua scrivania. È visibilmente scossa: occhi vitrei, trema, tossisce.
– Le dispiacerebbe spegnere la sigaretta signore?
– Mi scusi signorina – ma l’ispettore non la spegne. – Passiamo a noi, quando ha ricevuto questo video tape?
– Ieri signore.
– È l’unico?
– No, il sequestratore…
– Ce ne sono altri signore. – interviene l’agente Laura.
– Portameli!
Quanti VHS ha ricevuto la vittima? Chi sono le vittime dei macabri filmati?
- 3. Lei, un nano e una ballerina di flamenco. (43%)43
- 7. Lei e altre ragazze (o ragazzi). (14%)14
- 5. Sempre e solo lei. (43%)43
In verità, per ben tre volte era riuscito a superare brillantemente la prova di ammissione, ma, si sa, il suo cognome fuori moda aveva fatto sì che il suo scartafaccio si perdesse distrattamente nei babelici e polverosi stambugi della burocrazia. In parole povere era stato inculato da alcuni cognomi più alla moda del suo.
A differenza dell’ispettore Asserramancio il suo abbigliamento è sempre specioso, tirato a lucido. Nelle sue intenzioni ci sarebbe la presunzione di essere il lato speculare e al contempo cristallino del suo superiore. Una sorta di contraltare comportamentale per bilanciare l’aria malsana che si respira sovente alla centrale di polizia.
Le sue guanciotte tonde sono sempre illuminate da gradazioni rosso fuoco, ma in vita sua non ha mai toccato nemmeno un goccia di vino… o di birra, o di altro. È astemio, anche se fa finta di non saperlo.
– Ecco a lei i nastri ispettore.
– Questi sono solo 4, avevi detto che erano 5.
– Ha ragione signore ma c’è stato un ex aequo nella scelta delle opzioni e uno è andato perduto.
– Quando usi questi paroloni non capisco mai dove cazzo vuoi andare a parare. Avete dato un’occhiata al contenuto?
– Sì signore!
– Quindi?
– Quindi signore sarebbe il caso che li guardasse anche lei.
L’ispettore Asserramanico osserva la donna con piglio minaccioso, poi sospira, infine estrae una sigaretta dal pacchetto e se la infila tra i denti. La bacia, la inumidisce, il filtro si restringe spellandosi in più punti, dopodiché, con uno schiocco di dita, fa tinnire il coperchio metallico dello Zippo. Fuoco, la punta s’ingrossa e arde come il braciere di un maniscalco. Un paio di aspirate prolungate e si è già estinta. Esala l’ultimo filo di fumo, schiacciata brutalmente nel posacenere saturo di altri cadaveri consanguinei.
– Signorina questa storia non mi piace per niente. Agente Laura inserisca il primo vhs.
– Ma signore non aveva detto che non è saggio interferire ulteriormente con gli stati di shock pregressi della vit…
– Chiuditi quel cesso e fai come di dico.
Tony Laura introduce la cassetta nella bocca del videoregistratore.
PLAY sp 00:00:42
La location è cambiata, ci troviamo all’interno di un un mattatoio. Le pareti sono chiare, forse piastrellate in ceramica, riflettono pigramente una luce bluastra che si origina alle nostre spalle. Schiere di maiali squartati – dallo scroto fino al grugno – scendono dall’alto, offrendoci l’orrore dei loro ventri svuotati. È un transito interconnesso di tonalità granguignoleschi: il rosa della cotenna rimbalza sul lardo cereo del tronco dilaniato, che a sua volta sfuma nel rosso carnale delle pareti interne, per impennarsi infine sul bianco intenso delle costate e delle vertebre. Il sangue gronda ancora, a goccia a goccia, dal grifo delle bestie macellate, formando rigagnoli scarlatti lungo il canale di scolo. È il carosello del terrore.
Al centro dell’inquadratura è posizionato un grande tavolo settorio d’acciaio, sul quale si dimena un bambino con mani e piedi legati. È incappucciato. Ad una seconda analisi visiva la conformazione delle sue dita ci suggerisce che potrebbe trattarsi di una persona affetta da nanismo.
Il tempo di metabolizzare la macabra visione e una donna imbavagliata, con indosso una bata de cola color porpora, viene trascinata di forza – da un energumeno – al centro della scena. L’uomo ha il volto coperto e veste un grembiule da macellaio antiscannamento. Colpisce con un fendete violentissimo la nuca della ballerina, che sviene e rovina a terra. Il losco figuro afferra una tronchese e le trancia di netto l’indice della mano destra. Brevi zampilli di sangue fuoriescono dal moncherino. Una donna grida a squarciagola. L’inquadratura ruota e si arresta sul primo piano dei suoi occhi. È lei, la stessa ragazza che in questo momento si trova nell’ufficio di Asserramanico.
Nel prossimo VHS...
- Asserramanico vomita anche gli occhi. (12%)12
- Tony Laura come Gil Grissom. (32%)32
- La tortura ha l'oro in bocca. (56%)56
L’occhio dell’obbiettivo si estende lentamente in avanti nella bramosa ricerca di dettagli inediti. Le palpebre della donna si separano l’una dall’altra, scollandosi dal liquido lacrimale; è consapevole che la vittima fortunata è colei che perisce al primo colpo: grida. Quel suono straziato si rovescia e si espande dalle sue labbra spalancate, attraversando in un fremito la traiettoria della messa a fuoco. Sta assistendo alla vivisezione del suo cadavere – ancora vivo – trasmessa in anteprima nello specchio alle nostre spalle.
El matador le strappa il vestito di dosso, poi le affonda una baionetta nello stomaco. I riflessi nervosi la fanno flettere bruscamente ad angolo retto; il sangue scivola sul suo busto capovolto: fermenta sul suo naso, gorgoglia nella sua bocca. La scena si arricchisce della partecipazione cammeo di una fiamma ossidrica che inizia a sfrigolare sui suoi capezzoli rosa, subito dopo ambrati: degenerano in orride circonferenze incenerite. La donna, incapace di trattenere l’estremo e costante flusso di dolore, sviene nuovamente.
La Bestia si avvicina al piccolo uomo che si dimena sul tavolo settorio. Gli sbottona la patta e gli sfila via pantaloni e mutande. Afferra delle forbici da giardiniere (modello Texas Scissor Massacre) e lo evira con rallentato sadismo, trastullandosi nel delirio di ciak ciak assordanti che separano morbosamente pene e testicoli dall’inerme corpicino. Il sangue sgorga a fiumi dall’angelico pube non ancora privo di scosse vitali. L’uccellino dilaniato – riverso nel palmo del carnefice – spicca il volo verso di noi.
La donna nascosta sull’angolo destro della videocamera (che non ha mai smesso di gridare da quando il sipario si è spalancato sull’oscena rappresentazione) riceve con violenza, nel precipizio del suo orifizio orale, quel fallo flaccido e martoriato. Tossisce ripetutamente, rutta, poi vomita anche gli occhi. I riflessi di una mannaia insanguinata s’immortalano sull’ultimo frame. iNFINE lo schermo esplode in un turbinio di sferette psico–magnetiche. Il frastuono inossidabile degli altoparlanti fa sbroccare pesantemente l’ispettore Asserramanico.
– Ma che cazzo è questo? Che cazzo è questo?
Rimarca con estrema ed esasperante rabbia la parola “cazzo”, trafiggendo con uno sguardo alla Bela Lugosi la ragazza terrorizzata seduta alla sua scrivania.
– Agente Laura inserisca gli altri nastri.
PLAY.
Il terzo VHS dura 33 secondi, ci mostra parti di cadaveri sezionati, posizionati con maniacale ordine sul tavolo settorio. Dall’effetto vertigo riusciamo a estrapolare – con non poca difficoltà – 6 mani, 5 braccia, 4 gambe e 3 busti sanguinolenti.
PLAY.
Il quarto VHS, della durata di 19 secondi, è una carrellata dall’alto sulle 3 teste mancanti all’appello. Sono poggiate all’interno di una vasca da massaia. I conti non tornano. Dove sono gli altri resti umani?
L’orrore sembra non avere mai fine.
– Agente Laura, abbiamo bisogno di esperti in analisi videografiche. Chiami il reparto scientifico, si faccia passare…
– Ma signore, non vedo per quale motivo disturbare la scientifica, è un’operazione che posso effettuare personalmente senza…
– Forse non ti è chiaro un concetto fondamentale: non ti vogliono. Chiama e fatti passare Mocher.
– Da quanto ne so Mocher sta andando in pensione.
– Allora l’agente Locullo.
E mo?
- Locullo, Laura e Asserramanico... daranno il via a una delle collaborazioni più epocali nella storia delle investigazioni a reparti incrociati. (34%)34
- Tony Laura in preda ad un raptus di gelosia manda tutto a puttane (brucia i nastri). (26%)26
- Locullo convince Mocher a rimandare il pensionamento, e insieme a Tony Laura e Asserramanico creeranno una squadra anti-mostro. (40%)40
La notte è molto meticolosa nel ricordare al suo stato d’animo che il giorno si rende meno complice dell’orrore: non lo lavi via tanto facilmente sotto i raggi del sole. Nella sua mente le immagini si susseguono velocemente: diapositive di morte in randomica successione. Ma fra tutte, una lo perseguita incessantemente, straziandogli le pareti interne dello stomaco: l’omicidio del “video tape”, così venne catalogato il caso. Una ragazza di appena 16 anni fatta a pezzi con una mannaia sotto l’occhio indiscreto di una videocamera. Questo accadeva all’incirca un anno fa, nel frattempo, l’unica cosa che le indagini avevano prodotto erano state le dimissioni di un suo stretto collaboratore.
L’uomo divenne famoso (non all’opinione pubblica) ai tempi dello scandalo “Montparnasse Klub”. Il suo intuito investigativo e le tecniche d’infiltrazione da lui escogitate – retaggio di trascorsi militari – permisero di sgominare una capillare rete di narcotraffico celata dietro il paravento della prostituzione legalizzata. Nella consorteria erano implicate personalità di spicco dell’alta società: politici, giudici, avvocati e persino attori. Lui, però, mantenne l’anonimato, altrimenti gli avrebbero fatto la festa. D’altronde chi si ostina a tendere la mano al diavolo è consapevole che prima o poi la stretta arriverà, e sarà eterna.
Le vibrazioni si espandono in cerchi concentrici dalla bocca del suo sterno, facendogli sibilare i peli sul petto. Non sono i prodromi di un infarto, no, è il suo cellulare, che porta sempre appeso al collo, assieme al suo distintivo. Sul display il chiamante risulta anonimo.
– Pronto.
– Sì, sono l’agente Locullo.
– Laura chi?
– Capisco. Dovrei guardarli.
– Non posso fare ipotesi azzardate, tuttavia non mi sento di escludere probabili collegamenti.
– Passerò domani in centrale.
– Di nulla.
– Mi saluti Otello e riferisca che i White Sox hanno rubato il campionato anche quest’anno.
Un solco orizzontale divide in due il viso dell’uomo, la metà inferiore si inarca lentamente verso l’alto, ingrassandogli spaventosamente le guance che si deformano in un inquietante sorriso. Locullo stringe il cellulare così forte che il vetro del display emette uno flebile crack. Lo osserva con occhi luciferini. Digita velocemente un numero.
– Bob, sfilati le pantofole e alza il culo da quel divano. Si ritorna in scena.
– Senti non ho voglia di stare a sentire le tue…
– Ma che me ne frega di quel pollo fritto di merda. Il colesterolo ti ha fottuto il cervello.
– No, sei tu che ti ostini a non capire. Il modus operandi è molto simile…
– Senti coglione, questa non è la Mosca di Gasparov, quei tempi sono finiti, che poi mi sorprendo come abbia fatto a lavorare con una mezza sega come te. Ora ti sfili quei bigodini e rifondiamo la squadra.
Bla, bla, bla, tra dieci minuti sono da te… e non farti trovare a guardare il David Letterman, depravato russo del cazzo.
* * *
Asserramanico si accende l’ennesima sigaretta, poi accartoccia e getta il secondo pacchetto nella pattumiera. Il suo sguardo grifagno è incollato sul viso della ragazza.
– Signorina, sarebbe così cortese da spiegarmi come fa a trovarsi qui senza una graffio addosso…
Le sue corde vocali esplodono come subwoofer a un rave party.
– …SE LEI È LA STESSA DONNA CHE SI VEDE NEI VIDEO?
– SBATTETELA IN CUSTODIA CAUTELARE!
Uno, due, tre...
- sette, otto il distintivo tieni stretto... (4%)4
- quattro, cinque e sei al sicuro non sei, (83%)83
- ...Tony viene per te, (13%)13
Dall’oscurità una sagoma si manifesta, avanza con portamento pencolante, ma metodico, il suo respiro è graffiato, macabro, si condensa all’interno di una faccia artificiale. Dalla sua gola risale una vocina querula, spezzata. È una cantilena, fa così:
assomigli a tutti noi, sei furbo e birichin
e perciò noi gridiam, viva…
solo tu, puoi capir, i mille mille sogni di un bambin
noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà sì sì…
che fa sempre divertire i grandi ed i piccin
su venite a far baldoria insieme a…
anche noi, come voi, canterem così
come noi bambini, tu sei tanto piccolin.
la minacciosa presenza trascina il suo ultimo passo davanti il portone numero 37/K. Un grimaldello scivola nella serratura: due rotazioni, decise: una a destra, l’altra a sinistra. Clack. Apriti sesamo.
L’uomo è seduto sul divano in pantofole e vestaglia da notte. Gambe ben stese, piedi poggiati sul tavolino davanti a sé, a sfiorare pericolosamente una bottiglia di Coca Cola formato famiglia. Le sue mani, come un’escavatrice, raccolgono pop corn da una ciotola di plastica e meccanicamente li depositano nella sua bocca. Biascica rumorosamente, i residui cadono nel vuoto, si radunano nelle pieghe del suo rozzo abbigliamento. Sulla sua faccia s’intervallano toni e sottotoni di luce bluastra. I diffusori audio sono regolati su livelli accettabili. Al David Letterman Show come ospite c’è Danny Trejo, ma non sembra suscitare molto interesse nell’incauto spettatore, anzi, appare quasi contrariato, per non dire disgustato. Il polsino della vestaglia, alla stregua di un tovagliolo, strofina via lo strato oleoso che circonda le sue labbra.
L’uomo tracanna un bicchiere di Coca, subito dopo ingoia un sorso d’aria. Rutta, ma decisamente con stile. Con uno scatto atletico solleva gli arti inferiori, li ripiega, poi si china in avanti. Poggia sul tavolino la ciotola vuota e il bicchiere, riprende posizione, la sua schiena torna ad aderire perfettamente allo schienale, ma, adesso, alle sue spalle c’è qualcuno. Qualcuno vestito di nero, che indossa una maschera di Topolino.
La terrificante figura si avvicina cauta, senza fare rumore. È a un palmo di distanza dal divano, allunga lentamente un braccio in avanti, afferra deciso l’uomo per i capelli, gli piega con forza la testa all’indietro – a novanta gradi – quasi a spezzargli il collo. Il pomo d’Adamo della vittima si pronuncia dolorosamente, si rialza come una collina, come il Golgota. Un rasoio si solleva in aria, la sua lama balugina nel vuoto, compie una virata ad arco, scende verso il basso, atterra sulla laringe, affonda con crudeltà, spacca in due la cartilagine. Un sorriso rutilate si allarga da un condilo mandibolare all’altro. Il sangue schizza a pressione, sullo schermo, sul divano, sulla vestaglia, dappertutto. Rauchi affanni fuoriescono direttamente dalla trachea, il corpo dello sventurato rovina faccia a terra. Sussulta a intervalli regolari, come se un defibrillatore gli azzannasse i lombi sacrali. Il sangue si allarga velocemente a ventaglio, riflette l’ultima immagine dell’assassino. Topolino.
Ok, si era parlato di Squadra Antimostro, quindi regolatevi voi. Chi è l'uomo che è appena stato sgozzato?
- Un ospite di Mocher che stava guardando beatamente la TV, mentre Mocher era uscito per comprare altri PopCorn e una Budwiser Light, perché a lui la Coca Cola fa schifo. (56%)56
- La controfigura di Mocher (15%)15
- Mocher (30%)30
Gli occhi di Locullo sono pieni di sangue.
Mill’e uno, mill’e due, mill’e tre, respira.
Le labbra di Locullo sono piene di sangue.
Mill’e uno, mill’e due, mill’e tre, respira.
Il corpo di Locullo è pieno di sangue.
Mill’e uno, mill’e due, mill’e tre, respira.
La mente di Locullo è piena di sangue. Di quel sangue zuccherino che lui prende in gola al tale, di quel sangue che a pensarci gli vien voglia di vomitare (omaggio a Rino Gaetano).
Locullo inspira, trattiene e insuffla lentamente. Inspira, trattiene e insuffla lentamente: nella bocca dello sventurato collega. In quel canale cavernoso inondato di morte a scorrimento lento, che ha occluso ogni transito respiratorio.
Locullo si dispera, è avvilito: geme, piange. I suoi polmoni sono correnti ascensionali che si spalancano a Kalaalit Nunaat, per richiudersi sulla terra del fuoco. Ma è tutto inutile. Non ce la fa. Senza il kit BLS non può oltrepassare l’inutile gesto della disperazione.
Altro massaggio cardiaco, ancora auscultazioni artigianali, ma il serbatoio mentale che conteneva le nozioni di primo soccorso è ormai vuoto, arido, abbandonato dagli ultimi discendenti di un sapere che è morto a pochi passi dalla voce tetraplegica di David Letterman (un anchorman dal…).
Locullo applica una pressione decisa sullo squarcio alla gola della vittima; invano. Il sangue zampilla e si espande. Nel suo riflesso si riconoscono i tratti somatici di un’espressione che nessuno vorrebbe mai ritrovarsi davanti, quella della speranza che guardandosi allo specchio distoglie lo sguardo. Sconfitta.
Il viso di Mocher è ricoperto da un sudario rosso; è irriconoscibile. L’amico lo solleva afferrandolo per le spalle, la testa ricade all’indietro senza vita. Con una mano sulla nuca Locullo la rialza delicatamente, portandosela al petto. È una rappresentazione biblica, il punto di massima declinazione del calvario, è l’apogeo del dolore.
Le lacrime tratteggiano corsie chiare sul viso vermiglio del nostro agente di polizia scientifica.
– Amico mio, chi ti ha fatto questo la pagherà cara. Ti vendicherò. Spero che l’anima non ti abbia ancora abbandonato del tutto, spero che possa sentire le parole che sto per dirti. Tu sei l’unica persona con la quale ho sempre avuto un rapporto di stima e rispetto reciproco. Mi addolora non averti mai espresso i miei veri sentimenti, di non averti mai detto quanto io ti a…
Un rumore improvviso di passi spezza la litania di Locullo e fa inarcare i suoi muscoli trapezoidali. Con uno scatto ferino impugna l’arma (una 44 magnum) e la estrae dalla fondina, poi si volta fulmineo verso la misteriosa presenza che sopraggiunge alle sue spalle.
– Metti quelle cazzo di mano in alto brutto pezzo di merda, altrimenti il tuo cervello andrà a fare compagnia ai residui di popcorn in quella ciotola.
– Locullo ma ti ha dato di volta il cervello? Che cazzo ci fai qui? E perché sei tutto ricoperto di sangue?
– Mocher… brutto figlio di puttana, tu sei… ma allora chi cazzo è…?
Locullo arpiona lo sguardo di Mocher e lo trascina lentamente verso il basso, per poi abbandonarlo sul declivio facciale del cadavere steso a terra. Gli occhi di Mocher si spalancano come fauci di squali. Le sue corde vocali esplodono come tromboni alla prima di “Also sprach Zarathustra”.
– NOOOOOOOOOOOO!
Mocher si getta disperato sul cadavere: lo abbraccia, lo avvolge, lo bacia, s’impiastriccia di liquido ematico. Poi scaraventa un’occhiata carica d’odio all’indirizzo del suo “amico”.
– Perché hai fatto una cosa simile?
Locullo lo guarda incredulo.
– Io non ho fatto un cazzo amico, credevo fossi tu, ho cercato di…
Nemmeno il tempo di terminare la frase che Mocher gli sferra un diretto alla mascella. Si azzuffano come cani rabbiosi, rotolano come tumbleweed. È la fine di un amore (omaggio a Don Backy)
Nel frattempo alla centrale di polizia...
- La ragazza è fuggita. (26%)26
- Tony Laura sta per compiere un gesto estremo. (19%)19
- Otello Asserramancio ha scoperto qualcosa d'importante sulla vera identità della ragazza. (55%)55
Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto. Il pomeriggio ha l’argento nel retto.
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CHIUSURA TRASMISSIONE IN CORSO
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Ai sensi degli art. 527 c.p. e 726 c.p. viene disposta la chiusura coatta della presente trasmissione per i seguenti reati ascritti:
- Delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

19/01/2014 at 07:45
sono passata da qui per vedere la fine :)))))
15/01/2014 at 06:27
Uau! Bravo! E anche molto …elegante
15/01/2014 at 00:07
Grassetto, corsivo, sottolienato, 5000 caratteri, hai sfruttato tutte le novità della nuova linea editoriale 🙂
14/01/2014 at 23:34
Jay, accetto la fine di questo pazzo racconto nel modo più pazzo che ci sia. Però non mi diventare un novello Jack Torrence mi raccomando!!!
Ho aperto la posta e ho visto tre tuoi nuovi capitoli, tre insieme mi hai anche battuto, io di Farmtown ne misi due insieme (però veri) 🙂
La cosa che mi sconcerta di più è che qualcuno ha anche votato il capitolo otto!! 😉
Diciamo che all’inizio era un racconto molto originale, poi è passato al racconto dove ti divertivi tu in primis (ma anche noi), ed ha trovato una cieca conclusione. Cerco di leggere tra le righe. Tony Laura è impazzito ed ha ucciso tutti.
14/01/2014 at 19:25
Beh, Jay, che dire, mi dispiace davvero di questa tua “dipartita”…
Apprezzo la tua correttezza nel voler liberare il posto in classifica ma onestamente mi aspettavo da parte tua quantomeno un po’ di considerazione nei confronti dei lettori e della storia. Avrei proprio voluto leggerlo un vero finale…
Sarà che prendo troppo seriamente i finali…
Buona vita anche a te!
14/01/2014 at 17:53
Ragazzi, ho smesso di giocare e non ritenevo corretto da parte mia mantenere occupata una posizione in classifica.
Dai commenti mi rendo conto che il buon Mocher aveva ragione: state prendendo il gioco troppo seriamente. Rilassatevi, divertitevi, fate l’amore e voletevi bene… incondizionatamente.
Mi sono divertito, finché è durato, e di questo vi ringrazio.
Buona vita a tutti.
14/01/2014 at 18:07
va bene così allora !
14/01/2014 at 23:59
Saggia decisione ammantata di follia. Però, Jay, non è da te lasciare vedove e orfani. Dovevi prima sterminarli tutti…
14/01/2014 at 17:10
………………….NO COMMENT…………………………………..
Senza offesa ma un minimo di rispetto per i lettori ci vuole sempre. Molti ridono, sarò io che non riesco a cogliere l’ironia in tutto questo.
14/01/2014 at 17:15
Non sei la sola… Trovo tutto questo imbarazzante.
14/01/2014 at 17:40
io a dire il vero mi sento semplicemente triste, non arrabbiata o divertita
solo triste
14/01/2014 at 17:44
Fra, triste per cosa?
14/01/2014 at 17:50
jay alla fine è un bravo scrittore, ha sprecato la possibilità di concludere egregiamente una storia che a me piaceva molto
è un peccato
14/01/2014 at 18:00
E questo ti rende triste? Lui dovrebbe essere triste, non tu…
14/01/2014 at 18:01
un po’ lo sono io per lui!
14/01/2014 at 16:42
un altro capitolo così e giuro che ti picchio a sangue… senza bisogno di squartarti con coltelli e attrezzi di vario genere…..
14/01/2014 at 16:00
Wow!
Però, tutto questo ha un suo fascino, sarà il tocco dell’argento 😀
Ps: stavo bevendo quando ho iniziato a leggere l’episodio e, per poco non mi strozzavo 😀
14/01/2014 at 15:53
Uhm… c’è forse qualcosa che mi sfugge, in questo nuovo capitolo? O_o
14/01/2014 at 16:07
Non saprei, se ti sei persa qualche passaggio magari te lo spiego in pvt 😀
14/01/2014 at 15:34
commento solo per dirti che la mia sorpresa nel vedere un tuo nuovo capitolo è sfumata di colpo in questa espressione -.-‘
adesso ti voglio, indovina quale opzione ho votato?
14/01/2014 at 15:30
Anch’io ho votato la seconda, per non creare troppo scompiglio.
O.o
14/01/2014 at 16:44
Lol!
14/01/2014 at 15:21
Bel capitolo. Ho votato la seconda.
(Passa a trovarmi… Lol!)