Interferenze

Dove eravamo rimasti?

Ci stiamo avvicinando alla conclusione di questa storia, cosa volete che accada? La medium ha un malore e non conclude la seduta spiritica. (53%)

L’epilogoLa medium assume un’espressione molto concentrata.
A un tratto, però, la sua energia sembra perdere forza, fino a esaurirsi del tutto.
Il suo volto si rilassa. Pare quasi che si stia addormentando ma i suoi occhi si aprono di scatto e, questa volta, del colore verde brillante che li caratterizzava fino a poco prima rimane solo un pallido alone nascosto da un velo bianco.
Guardo Nick terrorizzata, cercando conforto, ma noto che la paura si è già impossessata anche di lui.
Vorrei scappare, ma mi tornano in mente le raccomandazioni della medium, per cui decido, per il bene di Matthew, di andare fino in fondo.
“Mi avete invitata per un tè?” esordisce la donna, con un atteggiamento spavaldo.
Sobbalzo dalla sedia. La sua voce è diversa.
Improvvisamente io e Nick capiamo di non essere più in compagnia della medium ma di Mary J. Roberts.
“Chi sei?” domando, tanto per esserne certa, con tono cauto.
“Lo sapete già. Tu sai tutto di me…Ally” risponde la donna col suo sguardo terrificante puntato verso di me.
“Devi lasciare in pace nostro figlio! Hai capito brutta bastarda?” sbotta Nick, alzando parecchio la voce e attirando l’ira della donna che si volta verso di lui, con un movimento fulmineo della testa, così innaturale, da sembrare quasi umanamente impossibile.
“Prego?” replica, visibilmente alterata. “Matthew ha portato solo problemi nelle vostre vite, non lo capite?”.
“Mary J.” prendo la parola, cercando di apparire convincente, come se stessi analizzando un mio paziente. “So bene quello che hai passato: dopo la nascita di tuo figlio, improvvisamente la tua felicità sembrava essere scomparsa, lasciando spazio ai pensieri più cupi. Gli improvvisi cambiamenti d’umore, le crisi di pianto, il disinteresse per il tuo bambino erano tutti sintomi di un problema di cui la causa non era certo da ricercare in lui. Tu eri vittima di un disturbo di natura psicologica, piuttosto diffuso, chiamato: depressione post-partum.”.
Sembra confusa.
“So che per te deve essere difficile capire. Ma tuo figlio non aveva alcuna colpa e neppure Matthew è responsabile dei nostri problemi!” aggiungo, disperata.
“Io non volevo fare del male a Sam” replica la donna. “Ma soffrivo troppo. Una notte sono entrata in camera sua e mentre dormiva, gli ho messo una mano sul collo e ho stretto, prima piano, poi sempre più forte, fino a quando ha smesso di respirare.”.
Inaspettatamente vedo una lacrima scendere dagli occhi vitrei della medium. Poi, il suo volto inizia a contrarsi in una smorfia di dolore. Ha difficoltà a respirare e tossisce fragorosamente.
Chiude gli occhi. Quando li riapre, sono di nuovo verdi.

Sono ormai trascorsi due mesi da quel giorno e, nonostante la brusca interruzione della seduta, di Mary J. Roberts sembra essere rimasto solo un brutto ricordo.
Matthew ora è sereno e il mio rapporto con Nick va a gonfie vele; tra poco inizierà a lavorare a un nuovo progetto, così io potrò trascorrere più tempo col bambino.
Finalmente è tutto passato.
“Tesoro, sono a casa!” annuncio, dirigendomi di corsa verso di Nick, che colto alla sprovvista, fa quasi volare il suo portatile.
“Amore, sei già a casa!” mi saluta con un lungo bacio.
Squilla il telefono. Nick si allontana.
Il mio sguardo cade sullo schermo del pc, rimasto acceso, in cui è visualizzata una lunga mail.
La leggo con attenzione: è da parte di una donna con cui è intercorsa una fitta corrispondenza, dai toni molto confidenziali.
Non posso crederci. Come può avermi fatto una cosa simile?
Quando, terminata la chiamata, torna verso di me sembra capire.
Le nostre grida sono incontenibili: io lo accuso di avermi tradita e lui accusa me di averlo trascurato per mesi.
Improvvisamente vengo assalita da un’orrenda sensazione. Corro verso la camera di Matthew, Nick mi segue.
Quello che accade dopo è qualcosa di surreale per me: Matthew è disteso sul letto, sembra addormentato, ma attorno al collo ci sono degli strani segni, quelli di una mano che ha stretto così forte da togliergli la vita.

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