L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Marta, Sara e G. sono di nuovo uniti, anche se uno dei tre è un po' malconcio. Dove si svolge l'epilogo? Scendono e si dirigono verso Betsy, prima di tornare a casa una sigaretta al Gianicolo dei poveri è d'obbligo. (78%)

Tutto il tempoSe penso all’adolescenza, vedo noi tre dentro la vecchia Betsy. G. che fuma le sue Ms con la serietà di un sommelier nella selezione del vino, Marta che si sistema i capelli guardandosi nello specchietto, io che cerco qualcosa alla radio.
Se ho deciso di scrivere non è soltanto perché oggi siamo lontani, ma soprattutto perché sono arrivati altri tempi.
Quell’estate svanì, come ogni estate, eppure sembrava non dover finire mai. Diminuirono le clacsonate di commiato tra motorini e anche le bandane della Roma, fino a sparire quasi del tutto. Lo stesso è stato per noi: siamo cresciuti progettando giornate, caffè e sigarette, cene, relazioni con l’altro sesso, sulla base dei pensieri che avremmo avuto l’uno per l’altro, fino al graduale distacco del trio, a favore di un ampliamento delle nostre personalità. Potete non crederci, ma tutto questo è avvenuto in poco tempo, lo stesso che intercorre dal primo giorno di vacanza al ritorno a scuola. Solo che poi la scuola è diventata università, trasferimenti e lavoro.

La Roma si godeva il suo scudetto, Emanuele aveva lasciato la festa e anche noi tre sentivamo, senza dovercelo dire, il bisogno di andar via.
I cinque piani li avevamo scesi in silenzio, io e Marta tenendoci alla ringhiera per via delle zeppe e G. passandosi lo Zippo tra le mani.
Il portone di legno di quel palazzo anni ’60 non mi era mai sembrato tanto imponente, tutti e tre avevamo respirato profondamente, quasi all’unisono. Poco distante, davanti al Ristorante Marco Polo, c’era Emanuele, circondato dagli amici.

– Vuoi andare da lui?
G. mi stava guardando negli occhi, qualcosa era cambiato, o forse stava prendendo una forma nuova, come quella sua faccia e i lividi che, il giorno dopo, avrebbe dovuto motivare, a casa.
Nonostante le luci confuse del Marco Polo, potevo indovinare che Emanuele mi stava osservando, con altrettanta chiarezza compresi che quello non era il momento di contraccambiare lo sguardo.

– No, andiamo al Gianicolo dei poveri.

La vecchia Betsy sapeva di nicotina, il finestrino era aperto e Marta si guardava nello specchio, ridendo e cercando di non perdere l’asimmetria del taglio, Trastevere non era mai stata così bella.

– Che giorno è domani?
Neanche una macchina al Gianicolo dei poveri.

– Non so, martedì? Mercoledì?

Uno dei motivi per cui sto scrivendo è questo, ripenso a particolari che ritenevo superflui e che, invece, mi mancano più di altri. Come chiedersi che giorno è, non saper rispondere, soprattutto non saper rispondere.
Se dovessi scrivere una di quelle liste programmatiche sui momenti da non lasciarsi assolutamente scappare nella vita, uno sarebbe questo, senza dubbio.
Prendi i tuoi amici, due al massimo e chiuditi in macchina, d’estate, in un posto di periferia, con una birra e un pacchetto di sigarette intero, il finestrino abbassato. Se non fumi e non bevi, non importa, devi solo avere una vista, anche bruttissima e non parlare di niente. Quel non parlare di niente rimane il modo migliore per stringere legami.

– Perché hai programmi domani?
Le guance di G. cominciavano a cambiare colore, o forse era solo il riflesso dei lampioni.

– Appunto volevo saperlo, per capire se devo fare qualcosa.
Marta mi aveva poggiato il mento sulla spalla e accarezzava i miei capelli.
– Non devi fare nulla, Marta. Domani è ancora estate.

A volte G. anticipava le sue domande.

– La sapete una cosa?

Noi lo guardavamo e lui se ne rimaneva in silenzio per qualche secondo.

– Non è brutta la vista da qui.

E poi riprendeva a fumare.
Fuori si estendevano la Magliana e l’Eur, con il suo Colosseo quadrato, qualche gatto solitario calpestava l’erba incolta e noi avevamo tutto il tempo del mondo.
Quella sera conteneva tante micro serate, tutte identiche, non avevamo nominato Emanuele o le gemelle Rossetti o er Pecora, il Gianicolo dei poveri era lì, fermo, accogliente.
È stato difficile uscire dalla vecchia Betsy, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e, ancora oggi, non riesco a costruire un’immagine migliore di quella.

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486 Commenti

  1. Io ho iniziato a leggerlo adesso, sono arrivato un po’ tardi…
    Mi ricorda molto quegli anni, io avevo uno scarabeo 50 rosso pesa che chiamavo vecchia betsy, pensa te!
    Era un periodo in cui le cose a sembravano più reali, anche se forse è scontato dirlo.
    E molto reale (anzi verosimile visto che si tratta di un racconto) mi sembra questa storia.
    Piano piano lo leggo tutto ; )

  2. Bellissima conclusione Serena! Anche se malinconica, racchiude tutte le emozioni di quell’età che conosciamo, e per questo è ancora più coinvolgente.
    Complimenti… ti aspettiamo presto con un altro meraviglioso racconto! 😉

  3. Bellissima conclusione Serena! Anche se malinconica, racchiude tutte le emozioni di quell’età che tutti noi conosciamo, e per questo è ancora più coinvolgente.
    Complimenti… ti aspettiamo presto con un altro meraviglioso racconto! 😉

  4. Il silenzio che stringe legami, la nostalgia del dimenticarsi in che giorno si è. È tutto così vero e sfuggente, e tu l’hai catturato.
    E più che la nostalgia, ora, può la sensazione di aver rimesso qualcosa a posto. Come se, grazie a questo racconto, per un attimo avessimo avuto l’occasione di tornare indietro e rivivere l’incertezza dei diciassette anni, davanti a una vista a cui abbiamo voluto bene. E solo ora, grazie a te, quel momento ce lo siamo goduti veramente.
    Brava, Serena. E che tutto questo confluisca in qualcosa di più grande. È troppo bello perché non succeda!

  5. Stamattina mi sono svegliato (e già questa è una gran cosa), ho acceso il computer e sono andato in cucina a farmi il caffè. L’ho messo su, ho fatto un rapido passaggio in der posto, e poi, con l’orecchio teso al gorgoglio della caffettiera, ho controllato la mail, i voti del fantacalcio (ennesimo pareggio, brutta annata per la Dinamo Tesla) e amenità del genere.
    Quando la macchinetta ha richiamato la mia attenzione, son tornato in cucina, mi sono versato un’abbondante tazza di caffè e poi ho pensato: “Cos’è che volevo fare oggi, pure?”. Sciabattando fino al Mac mi son ricordato che una delle cose nella lista era leggere questo tuo decimo capitolo, il capitolo che aveva fatto andare offline tutto un sito.
    Occhi ancora un po’ cisposi, son sbarcato da ‘ste parti, un paio di click col mouse, qualche tastino battuto ed ecco il tuo racconto.
    Me lo sono letto, prendendo un po’ di rincorsa col capitolo precedente.
    Solo alla fine mi sono accorto che avevo lasciato raffreddare il caffè, senza toccarlo.
    Ci siamo intesi?

    D.

  6. Non c’è niente da fare, non sono proprio tagliato per i finali…ho ancora quella idiosincrasia infantile per le storie che finiscono, vorrei che potessero andare avanti in eterno a discapito di tutto.
    Dovrò accontentarmi di un tuo prossimo racconto 🙂

  7. Con un filo di presunzione avevo provato ad immaginare l’ aria che mi avresti potuto fare respirare nell’ ultimo capitolo..e speravo in un finale “arioso”… ” panoramico” … “riflessivo” …con uno sguardo che abbraccia una vista di km…
    Mi hai regalato tutte queste cose…e ancora di più.
    Un (altro..qui nel sito) bellissimo viaggio.

    Grazie Serena. Grazie davvero 🙂

  8. Non posso nasconderti la commozione che ho provato nel leggere questo epilogo. Un capitolo finale semplicemente perfetto, incredibilmente vero, sincero, nostalgico, ma che al tempo stesso guarda dritto nel futuro. Anche il luogo non poteva che essere quello del Gianicolo dei poveri, dove l’Amicizia, i ricordi, le sigarette fumate, i sorrisi, i sogni e le speranze di tre ragazzi sono nate, sono cresciute e si sono fatte strada nella vita.

    Oggi forse più di ieri sento davvero necessario avere una vista, quella vista!!! 🙂

  9. Che bel finale, Serena! Dolce, tenero, malinconico, ma con uno sguardo aperto e coraggioso verso il futuro. Questi tre ragazzi, con tutto il tempo del mondo davanti a loro, rimarranno di certo nel mio cuore. Un abbraccio 🙂

  10. FAcciamogli funare una sigaretta al gianicolo dei poveri. Questa storia mi pare soffra dei 4000 caratteri, perché ci sarebbe voglia di leggere oltre, di sapere ancora di più dei personaggi. Questo è un complimento (meglio specificare) 🙂 a volte sembra che tu avessi voglia di descrivere qualcosa, ma ti sia dovuta limitare, giusto o no?

    Ora aspetto il gran finale, brava. Son curioso di vedere come la finirai 😉 e poi a febbraio torniamo tutti, io, te, Pietro, Margherita (ormai ho notato che noi quattro scriviamo sempre insieme, tranne che per il mio primo) 🙂

  11. … il cerchio si chiude, laddove era iniziato: nella scomodissima besy a fumarsi una sigaretta, al Gianicolo dei poveri! Bello movimentato questo episodio… io invece della contrapposizione zecche/coatti, ricordo quella zecche/pariolini. I primi con la loro insostituibile Tolfa a tracolla, gli altri con il moncler e i camperos… ma erano altri tempi, molti anni prima! 😉

  12. E così, nel massimo del caos, ciascuno definisce se stesso.
    In quei secondi (la legge dei secondi cui non si deve venir meno è meravigliosa), Emanuele e Sara si sono visti davvero e del tutto.
    Non può finire, questa storia! Dobbiamo seguire il trio ancora, e ancora. Rivederci, attraverso di loro, nelle peripezie piccole che sono state preludio di quelle grandi. Nelle profondità che ci parevano vertiginose e, invece, non erano che l’orlo delle profondità che poi abbiamo esplorato.
    Intanto, chiudiamo il cerchio. Betsy e il Gianicolo dei poveri, il trio un po’ acciaccato, ma mai più bello di così.

  13. Capitolo bellissimo, intenso, dinamico, diretto. Bellissime le descrizioni di G. e di Emanuele. Per il finale, beh ho votato per il Gianicolo dei poveri, mi sembra il luogo perfetto per chiudere una storia fatta di amicizia, di ricordi, di sogni e speranze. Quale luogo migliore del Gianicolo che le ha viste nascere e morire?

    P.S. La copertina è davvero bella! La ragazza in primo piano però mi ricorda vagamente Assassin’s Creed versione femminile. 🙂

  14. Breve ma intenso, come un cazzotto!
    Ho votato l’opzione ultimo saluto, non mi basta uno sguardo…
    Non so se sono stato colpito da un improvviso attacco di numerologia acuta ma questo racconto riverbera triadicamente: Puccio, Panda Pastarella; i tre secondi, il trio di amici…

  15. Tardi, ma sono arrivata anch’io. E’ qui la festa?
    Ovviamente per me è fondamentale che lui stia baciando un’altra perchè spero in una frustrazione positiva che faccia incattivire Sara o – tutt’al più – in una negativa, che la faccia ravvedere sugli stronzi.
    In ogni caso, il tuo stile è una bomba.

    Ciao Ser 🙂

  16. Andrà alla festa!

    Si vorrebbe che questi episodi non finissero mai… È un’immersione nell’adolescenza comune multipla ma, allo stesso tempo, in un posto specificissimo, in cui ci fai passeggiare come se fosse “casa”, anche se magari non ci siamo mai stati. Piccoli miracoli della bella scrittura!

  17. Che bello scrivere insieme le nostre puntate, seduti sul divano 🙂
    Che bello poi sentirlo dalla tua voce.
    Posso vantare il primato di essere l’unico a conoscere il segreto del Pecora! O no? Sempre brava!!!! Caratterizzazione di Marta molto intrigante!!

    Pietrino, altrimenti noto come Petrussss…

  18. Un capitolo corto, all’apparenza spoglio ma in cui l’essenzialità dei dialoghi lascia un grande segno.
    Il lavoro di lima che devi avere fatto nello scartare i bordi frastagliati e le irregolarità ne hanno fatto un ciottolo liscio, perfetto e leggero nel suo saltellare sulle onde del mio pensiero (ok ora basta con l’immaginifico XD).
    Anche da questo si potrbbero estrarre alcune immagini molto efficaci (“…vomitavamo a serate alterne” “…quell’unica parola che Marta continuava a ripetere e che mi saltellava in testa, ad ogni sanpietrino…”.
    Che dire, chapeau!

  19. È bellissima la cosa sull’amicizia. Che c’è sempre qualcuno che cerca di raggiungere l’altro disperatamente. Terribile e vera.
    Mi hai fatto venire voglia di tornare indietro, a cantare gli 883 sul motorino 🙂

    Ps. Va con Emanuele alla festa.

  20. Ho letto ora il primo episodio: mi piace l’idea di ambientare la storia in un epoca vicina e con dei ragazzi qualunque. Bello anche il marchingegno del triangolo e del “mistero” della Ferilli alla festa. Sommato a questo, hai stile da vendere. Complimenti 🙂

  21. Vada per Ostia, ho scelto a caso ti dico la verità (mi piace molto Ostia antica), preferisco scegliere la sceneggiatura (come andrà la storia), però ti credo se mi dici che stavolta è importante lo scenario 🙂

    Bel capitolo, me li vedevo lì a parlare con wind of change di sottofondo 🙂 sai descrivere davvero molto bene una scena

  22. In effetti sono molto contenta che sia arrivato G, prima di Marta.
    Lui è uno che ti sa accompagnare piano piano nelle cose, ed è una dote non da poco. Soprattutto nell’età delle maschere di trucco dietro alle quali ci si sente nessuno…

    Adesso dove andiamo? Al castello di Santa Severa sarebbe molto interessante!

    <3

  23. Mi piace come ad ogni capitolo cambi i registri di scrittura: il ritorno alla prima persona inframezzato da dialoghi con battute secche e tanti non detti.
    Apprezzo anche che nel continuum della storia cerchi di illuminare una filosofia dell’essere dei tuoi personaggi in frasi come:
    “…Avrebbe potuto urlare, pretendere i dettagli o la verità, ma G. ha sempre preferito il vizio del fumo alle dipendenze affettive…..”
    Che personalmente trovo universale per un certo tipo di persone,basta sostituire “fumo” con qualcos’altro.
    Unico appunto la triforcazione finale della storia che per uno che non conosce bene Roma come me può essere di difficile scelta…meno male che hai infilato l’indizio der PEcora 😉 !

  24. Vai con Trastevere, regno incontrastato der Pecora!
    “È questo che bisognerebbe amare dell’adolescenza: la capacità di accogliere l’imprevisto, nel quotidiano”: mai frase fu più vera.

    P.S. Ancora una volta un finale semplicemente perfetto, in particolare le ultime 4 righe.
    🙂

  25. Ho votato per Marta (Oddio la seconda opzione! Son già due racconti di fila che voto la seconda opzione, è un virus!!!)

    Oltretutto stavo per votarti non a nome di Diego ma… me ne sono accorto in tempo 🙂

    Bel capitolo con l’alternanza dei dialoghi e delle descrizioni. Io avevo in classe due gemelle, però si pettinavano in modo diverso…

  26. E’ Marta, che vuole chiedere spiegazioni all’amica impazzita. Mentre G. si sta leccando la ferita ed è troppo orgoglioso per precipitarsi subito dal lei.
    Le gemelle le hai rese così vivide e reali che mi sembra di conoscerle davvero!

  27. Quanto mi piace la chiusura. L’occhio esterno che ci fa vedere cosa fanno tutti..è una cosa che adoro..
    Cmq..tornando a noi. .dal momento che tutti sanno che a G. piace Sara a suonare nn può essere che lui! ♥ Ma secondo me non è tipo da scenata. .chi suona la chitarra non lo è quasi mai! 🙂

  28. Altro splendido capitlolo, con l’entrata in scena anche delle gemelle il racconto diventa sempre più ricco, più variegato, più vibrante.
    Il giorno dopo, mattina presto, anzi prestissimo, qualcuno che citofona, beh… non potevo che votare G. con la fedele Betsy.

    P.S. I tuoi incipit e i tuoi finali sono sempre spettacolari. In questo capiutolo soprattutto il finale è davvero perfetto!!!

  29. Ero indecisa tra g ed Emanuele, ma voto per G.
    Magari finalmente si dichiarerà.

    Altro bel capitolo, S.
    Mi è piaciuto molto questo passaggio:
    Il rischio quando si è in due, così simili, è questo: cominciare a bastarsi l’uno con l’altro, non riuscire a riflettersi in niente se non nell’altro.

    Un bacio, G.

  30. Vada per le gemelle Rossetti…

    Ma non hai mai fatto un giro in due in motorino a Livorno di notte per poterlo comparare 😛 è favoloso e l’odore del mare ti inebria (poi ci hanno girato Il sorpasso, e ho detto tutto) 🙂 l’SH è favoloso, io ce l’ho nero (e ci sono andato in francia facendo 2500 km)!

  31. Bellissimo questo capitolo. Mentre lo leggevo avevo anch’io diciassette anni e giravo di notte per Roma insieme a loro. …
    Ho votato per G. Marta e il Pecora. Anche le gemelle,però, mi incuriosiscono molto 😉

  32. Ecco, ora vorrei avere avuto anch’io una notte romana in cui girovagare in motorino! (rigorosamente dietro!). Chissà, magari prima o poi… Diciassette anni si hanno solo una volta, e il tempo di certi baci torci collo al semaforo non dura per sempre (o forse sì). Ma l’euforia delle passeggiate notturne è sempre lì ad aspettare i nottambuli…

    Sono curiosa di conoscere le Rossetti!

  33. Tenta di giustificarsi con gli amici, sperando che la botta da zuccheri possa aiutarla.
    Carine le gemelle Rossetti?

    Brava S., sempre convincente, che è il complimento maximo che posso fare a chi scrive. Te poi ci aggiungi una spontaneità tutta tua che invidio moltissimo e della quale, quindi, non parlerò mai più.
    Nel dubbio, forza Roma.

    D.

  34. Ero davvero indecisa sulla scelta.. pensavo.. ma ora che farà Sara? Arrossisce e si giustifica.. ma la cosa era poco interessante data l’atmosfera. E quindi alla fine ho optato per il “continua a baciarsi…”
    Episodio bello, perchè dettagliato nelle descrizioni del luogo e delle sensazioni.. mi sembrava di verdeli pure io gli sguardi e poi l’ho letto tutto d’un fiato!
    Brava Sere! 🙂

  35. Naturalmente continua a baciarsi con Emanuele. In seguito troverà il modo di giustificarsi con gli esterrefatti amici.
    Devo dirti che ho trovato questo episodio molto molto divertente e mi piace la direzione che sta prendendo la storia. 🙂

  36. Serena, mi sono messa Dominoes a tutto volume e ho letto questo episodio godendomelo fino in fondo. Mi piace come scrivi, lo sai già, ma rispetto a “La geometria delle cose” qui stai dando il meglio, secondo me: riesci a ricreare l’atmosfera in un modo perfetto. Forse perché (anche se qualche annetto prima) ho vissuto cose simili (e ne ho anche nostalgia, spesso), mi sono sentita su Betsy. Ho votato per il “Cornettone” delle sei. All’alba , quando tutta la magia pian piano svanisce, è anche il momento dei segreti svelati

  37. Che dire… semplicemente increbile, struggente, unico e sognante. Non smetterò mai di dirtelo: la tua capicità di descrivere la città, i suoi vicoli, i suoi profumi, le sue forme, il modo in cui riesci a tratteggiare i chiaroscuri dell’anima delle persone, i loro sguardi, le loro paure e le loro passioni, è qualcosa di incredibile. Riesci a far venire gli occhi lucidi e la voce rotta a chi quella realtà l’ha vissuta in prima persona, e a far immegere completamente chi non l’ha magari neanche mai conosciuta.

    You and I, you and I and dominoes, the day goes by…..

    P.S. Ho votato per il vecchio e caro bar, luogo di tante confessioni, anche se non mi dispiacerebbe neppure il Cornettone.

  38. Ciao bellezza. ..sono contenta di poterti leggere ancora…e soprattutto di essere riuscita a interagire! Fino a ieri il mio cell era tra la vita e la morte, ma ora pare resuscitato 🙂

    Io dico che nessun uomo sano di mente rinuncerebbe al culo della Ferilli! 😉

    Un bacio grande

  39. Ciao Serena!!! Anch’io ho votato G. che le accompagna al Circo Massimo…credo che gli uomini che rinuncerebbero a vedere la Ferilli qualora ne abbiano occasione siano davvero una rarità!!! Ma poi chissà….
    Comunque complimenti…mi piace come scrivi e apprezzo il fatto che ancora i personaggi e le relazioni che li legano non siano definite…così posso concedermi le alternative che preferisco!!!

  40. Che bella sorpresa! Per chi, come noi, frequenta quei luoghi e ne ha il ricordo in quei periodi, leggere le tue parole è stato davvero un sussulto del cuore. Ma credo che la lettura sia stata emozionante anche per chi Roma non la conosce per niente.
    Penso che G. cavallerescamente le accompagnerà al Circo Massimo.

  41. Come Giulia, pure io ho cliccato “Segui” prima ancora di leggere, con un titolo così… Mi ha attirato subito, come la definizione “Stand by me dei poveri”.
    Sono molto curiosa di vedere come si evolve la storia… Intanto andiamo con G. e gli altri al Circo Massimo.
    😀

  42. Molto evocativo, brava! Due pennellate e viene fuori un’atmosfera che sembra familiare, anche per uno come me che Roma l’ha vista pochissimo.

    Parfrasando Max Pezzali (argh! ecchimelofafare), voto per “il motorino sempre in due”. Altrimenti che avventura è con il guardiaspalle?

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