L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

17 Giugno 2001. Come prosegue la serata dei tre? G. cede e le accompagna al Circo Massimo, con la vecchia Betsy. (66%)

Dominoes– Andiamo, però passiamo prima a casa mia.

– Grande G.!

Marta lo aveva spettinato, stampandogli baci sulla guancia, alcuni dei quali andavano a terminare sull’angolo della bocca. G. aveva spento la sua Ms, retaggio di un rapporto paterno costruito su vino, sigarette, Genova e canzoni di De Andrè. Io guardavo i suoi occhi nello specchietto retrovisore. Quel dettaglio mi permetteva di capire come si sentisse, difficile che gli occhi scuri trasmettano un’idea di felicità e G. era così, anche a diciotto anni, anche a quattordici, uno che se ti concentri sul suo sguardo ti viene voglia di chiedergli cosa combina quand’è solo.
G. aveva messo in moto alzando su Dominoes di Syd Barret, canzone che ci univa a doppio filo, colonna sonora di un video che vedeva G. impegnato a suonare la chitarra, mentre io gli ballavo intorno con un cappello texano. Frutto di due bottiglie di Cointreau, liquore che non sono mai più riuscita ad annusare.

It’s an idea, someday…

La vecchia Betsy ci passava appena sotto il ponticello della Magliana. Motorini e macchine colorate per l’occasione, ricoperte di teli, tendoni, uomini, donne e bambini, a piedi, arrotolati negli asciugamani della Roma, gruppi di persone con i capelli bagnati in processione, come capita di vederli solo a ferragosto, prima del bagno di mezzanotte, i cori datati e quelli inventati per l’occasione. Quanto stonava tutto questo con le parole di Syd Barret e con noi tre, dentro la vecchia Betsy, non c’è modo di spiegarlo. Lo sapevamo, ma a noi non lo abbiamo mai detto.

In my tears, my dreams
Don’t you want to see her proof?

Se mi venisse chiesto di riassumere, in una sola immagine, la rappresentazione di quella notte, e dei molti giorni a seguire, direi che dimorava nel ricercarsi costante della gente con gli occhi. Tutti pretendevano lo sguardo dell’altro, di continuo. Tifosi, amici di tifosi, simpatizzanti, curiosi, la strada era il luogo d’incontro, ogni occhiata, immancabilmente, era seguita da una risposta, tradotta in un apprezzamento, nelle prime note di un motivetto, un sorriso. Non ho mai più visto, in vita mia, tanta gente cercarsi e darsi retta in quel modo lì.

Life that comes of no harm
You and I, you and I and dominoes, the day goes by…

You and I in place
Wasting time on dominoes

Se una canzone gli piaceva davvero tanto, G. canticchiava e muoveva le labbra lentamente, riuscendo a mantenere comunque una certa staticità del corpo.

– G. possiamo salire?
– No, solo un attimo. Prendo la bandana, se dobbiamo proprio andare, almeno mi attrezzo.
Marta voleva vedere la camera di G., perché non era mai successo, per tutti gli anni del liceo. La nostra triade andava avanti da quattro anni, un’unione resa inossidabile da cene dal cinese, prime miserabili prove alcoliche, scelte imbarazzanti di abbigliamento, confessioni sentimentali. Non avevamo mai avuto un segreto noi tre, per la prima volta mi trovavo a chiedermi se fosse giusto dire a G. cosa avevo visto la sera prima. Ferme, dentro la vecchia Betsy, in seconda fila, davanti al portone d’ingresso di G., mentre Marta contornava con il dito indice il mio scudetto, cominciavo a chiedermi se avessi dovuto dirlo almeno a lei.

You and I and dominoes, time goes by…

– G. spegni adesso, dobbiamo calarci nell’atmosfera.
– Parcheggia qui e andiamo a piedi, guarda cos’è laggiù.
– Vedo, cazzo. Cosa cantano tutti?
– È la nuova di Venditti.
– Lei arriva dopo?
– Saliamo qui, si vede meglio.
– Non sembra neanche il Circo Massimo.
– Ci abbracciamo G.?
– Hai visto? Eccola.

Era l’estate del 2001, Marta ed io avevamo diciassette anni, G. ne aveva compiuti diciotto da qualche mese. Mancava un anno al diploma e Notte prima degli esami cominciava a sollecitare pensieri differenti. Nel punto in cui eravamo delle nostre vite, c’era qualcosa che non riuscivamo a capire bene; ma allora era presto per approfondire, quello che veniva spontaneo, invece, era chiedersi se, dal nostro punto di vista, la Ferilli avesse mantenuto o no la promessa.

Siamo al Circo Massimo e la festa sembra non finire mai. Quand'è che Sara confessa il suo segreto agli amici?

  • Alle sei del mattino, al "Cornettone" della Magliana. (56%)
    56
  • Quando cercano ristoro in un bar e bevono qualcosa insieme. (7%)
    7
  • Quando, poco dopo lo "spogliarello", incontrano un loro amico: il Pecora. (37%)
    37
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486 Commenti

  • Io ho iniziato a leggerlo adesso, sono arrivato un po’ tardi…
    Mi ricorda molto quegli anni, io avevo uno scarabeo 50 rosso pesa che chiamavo vecchia betsy, pensa te!
    Era un periodo in cui le cose a sembravano più reali, anche se forse è scontato dirlo.
    E molto reale (anzi verosimile visto che si tratta di un racconto) mi sembra questa storia.
    Piano piano lo leggo tutto ; )

  • Bellissima conclusione Serena! Anche se malinconica, racchiude tutte le emozioni di quell’età che conosciamo, e per questo è ancora più coinvolgente.
    Complimenti… ti aspettiamo presto con un altro meraviglioso racconto! 😉

  • Bellissima conclusione Serena! Anche se malinconica, racchiude tutte le emozioni di quell’età che tutti noi conosciamo, e per questo è ancora più coinvolgente.
    Complimenti… ti aspettiamo presto con un altro meraviglioso racconto! 😉

  • Il silenzio che stringe legami, la nostalgia del dimenticarsi in che giorno si è. È tutto così vero e sfuggente, e tu l’hai catturato.
    E più che la nostalgia, ora, può la sensazione di aver rimesso qualcosa a posto. Come se, grazie a questo racconto, per un attimo avessimo avuto l’occasione di tornare indietro e rivivere l’incertezza dei diciassette anni, davanti a una vista a cui abbiamo voluto bene. E solo ora, grazie a te, quel momento ce lo siamo goduti veramente.
    Brava, Serena. E che tutto questo confluisca in qualcosa di più grande. È troppo bello perché non succeda!

  • Stamattina mi sono svegliato (e già questa è una gran cosa), ho acceso il computer e sono andato in cucina a farmi il caffè. L’ho messo su, ho fatto un rapido passaggio in der posto, e poi, con l’orecchio teso al gorgoglio della caffettiera, ho controllato la mail, i voti del fantacalcio (ennesimo pareggio, brutta annata per la Dinamo Tesla) e amenità del genere.
    Quando la macchinetta ha richiamato la mia attenzione, son tornato in cucina, mi sono versato un’abbondante tazza di caffè e poi ho pensato: “Cos’è che volevo fare oggi, pure?”. Sciabattando fino al Mac mi son ricordato che una delle cose nella lista era leggere questo tuo decimo capitolo, il capitolo che aveva fatto andare offline tutto un sito.
    Occhi ancora un po’ cisposi, son sbarcato da ‘ste parti, un paio di click col mouse, qualche tastino battuto ed ecco il tuo racconto.
    Me lo sono letto, prendendo un po’ di rincorsa col capitolo precedente.
    Solo alla fine mi sono accorto che avevo lasciato raffreddare il caffè, senza toccarlo.
    Ci siamo intesi?

    D.

  • Non c’è niente da fare, non sono proprio tagliato per i finali…ho ancora quella idiosincrasia infantile per le storie che finiscono, vorrei che potessero andare avanti in eterno a discapito di tutto.
    Dovrò accontentarmi di un tuo prossimo racconto 🙂

  • Con un filo di presunzione avevo provato ad immaginare l’ aria che mi avresti potuto fare respirare nell’ ultimo capitolo..e speravo in un finale “arioso”… ” panoramico” … “riflessivo” …con uno sguardo che abbraccia una vista di km…
    Mi hai regalato tutte queste cose…e ancora di più.
    Un (altro..qui nel sito) bellissimo viaggio.

    Grazie Serena. Grazie davvero 🙂

  • Non posso nasconderti la commozione che ho provato nel leggere questo epilogo. Un capitolo finale semplicemente perfetto, incredibilmente vero, sincero, nostalgico, ma che al tempo stesso guarda dritto nel futuro. Anche il luogo non poteva che essere quello del Gianicolo dei poveri, dove l’Amicizia, i ricordi, le sigarette fumate, i sorrisi, i sogni e le speranze di tre ragazzi sono nate, sono cresciute e si sono fatte strada nella vita.

    Oggi forse più di ieri sento davvero necessario avere una vista, quella vista!!! 🙂

  • Che bel finale, Serena! Dolce, tenero, malinconico, ma con uno sguardo aperto e coraggioso verso il futuro. Questi tre ragazzi, con tutto il tempo del mondo davanti a loro, rimarranno di certo nel mio cuore. Un abbraccio 🙂

  • FAcciamogli funare una sigaretta al gianicolo dei poveri. Questa storia mi pare soffra dei 4000 caratteri, perché ci sarebbe voglia di leggere oltre, di sapere ancora di più dei personaggi. Questo è un complimento (meglio specificare) 🙂 a volte sembra che tu avessi voglia di descrivere qualcosa, ma ti sia dovuta limitare, giusto o no?

    Ora aspetto il gran finale, brava. Son curioso di vedere come la finirai 😉 e poi a febbraio torniamo tutti, io, te, Pietro, Margherita (ormai ho notato che noi quattro scriviamo sempre insieme, tranne che per il mio primo) 🙂

  • … il cerchio si chiude, laddove era iniziato: nella scomodissima besy a fumarsi una sigaretta, al Gianicolo dei poveri! Bello movimentato questo episodio… io invece della contrapposizione zecche/coatti, ricordo quella zecche/pariolini. I primi con la loro insostituibile Tolfa a tracolla, gli altri con il moncler e i camperos… ma erano altri tempi, molti anni prima! 😉

  • E così, nel massimo del caos, ciascuno definisce se stesso.
    In quei secondi (la legge dei secondi cui non si deve venir meno è meravigliosa), Emanuele e Sara si sono visti davvero e del tutto.
    Non può finire, questa storia! Dobbiamo seguire il trio ancora, e ancora. Rivederci, attraverso di loro, nelle peripezie piccole che sono state preludio di quelle grandi. Nelle profondità che ci parevano vertiginose e, invece, non erano che l’orlo delle profondità che poi abbiamo esplorato.
    Intanto, chiudiamo il cerchio. Betsy e il Gianicolo dei poveri, il trio un po’ acciaccato, ma mai più bello di così.

  • Capitolo bellissimo, intenso, dinamico, diretto. Bellissime le descrizioni di G. e di Emanuele. Per il finale, beh ho votato per il Gianicolo dei poveri, mi sembra il luogo perfetto per chiudere una storia fatta di amicizia, di ricordi, di sogni e speranze. Quale luogo migliore del Gianicolo che le ha viste nascere e morire?

    P.S. La copertina è davvero bella! La ragazza in primo piano però mi ricorda vagamente Assassin’s Creed versione femminile. 🙂

  • Breve ma intenso, come un cazzotto!
    Ho votato l’opzione ultimo saluto, non mi basta uno sguardo…
    Non so se sono stato colpito da un improvviso attacco di numerologia acuta ma questo racconto riverbera triadicamente: Puccio, Panda Pastarella; i tre secondi, il trio di amici…

  • Tardi, ma sono arrivata anch’io. E’ qui la festa?
    Ovviamente per me è fondamentale che lui stia baciando un’altra perchè spero in una frustrazione positiva che faccia incattivire Sara o – tutt’al più – in una negativa, che la faccia ravvedere sugli stronzi.
    In ogni caso, il tuo stile è una bomba.

    Ciao Ser 🙂

  • Andrà alla festa!

    Si vorrebbe che questi episodi non finissero mai… È un’immersione nell’adolescenza comune multipla ma, allo stesso tempo, in un posto specificissimo, in cui ci fai passeggiare come se fosse “casa”, anche se magari non ci siamo mai stati. Piccoli miracoli della bella scrittura!

  • Che bello scrivere insieme le nostre puntate, seduti sul divano 🙂
    Che bello poi sentirlo dalla tua voce.
    Posso vantare il primato di essere l’unico a conoscere il segreto del Pecora! O no? Sempre brava!!!! Caratterizzazione di Marta molto intrigante!!

    Pietrino, altrimenti noto come Petrussss…

  • Un capitolo corto, all’apparenza spoglio ma in cui l’essenzialità dei dialoghi lascia un grande segno.
    Il lavoro di lima che devi avere fatto nello scartare i bordi frastagliati e le irregolarità ne hanno fatto un ciottolo liscio, perfetto e leggero nel suo saltellare sulle onde del mio pensiero (ok ora basta con l’immaginifico XD).
    Anche da questo si potrbbero estrarre alcune immagini molto efficaci (“…vomitavamo a serate alterne” “…quell’unica parola che Marta continuava a ripetere e che mi saltellava in testa, ad ogni sanpietrino…”.
    Che dire, chapeau!

  • È bellissima la cosa sull’amicizia. Che c’è sempre qualcuno che cerca di raggiungere l’altro disperatamente. Terribile e vera.
    Mi hai fatto venire voglia di tornare indietro, a cantare gli 883 sul motorino 🙂

    Ps. Va con Emanuele alla festa.

  • Ho letto ora il primo episodio: mi piace l’idea di ambientare la storia in un epoca vicina e con dei ragazzi qualunque. Bello anche il marchingegno del triangolo e del “mistero” della Ferilli alla festa. Sommato a questo, hai stile da vendere. Complimenti 🙂

  • Vada per Ostia, ho scelto a caso ti dico la verità (mi piace molto Ostia antica), preferisco scegliere la sceneggiatura (come andrà la storia), però ti credo se mi dici che stavolta è importante lo scenario 🙂

    Bel capitolo, me li vedevo lì a parlare con wind of change di sottofondo 🙂 sai descrivere davvero molto bene una scena

  • In effetti sono molto contenta che sia arrivato G, prima di Marta.
    Lui è uno che ti sa accompagnare piano piano nelle cose, ed è una dote non da poco. Soprattutto nell’età delle maschere di trucco dietro alle quali ci si sente nessuno…

    Adesso dove andiamo? Al castello di Santa Severa sarebbe molto interessante!

    <3

  • Mi piace come ad ogni capitolo cambi i registri di scrittura: il ritorno alla prima persona inframezzato da dialoghi con battute secche e tanti non detti.
    Apprezzo anche che nel continuum della storia cerchi di illuminare una filosofia dell’essere dei tuoi personaggi in frasi come:
    “…Avrebbe potuto urlare, pretendere i dettagli o la verità, ma G. ha sempre preferito il vizio del fumo alle dipendenze affettive…..”
    Che personalmente trovo universale per un certo tipo di persone,basta sostituire “fumo” con qualcos’altro.
    Unico appunto la triforcazione finale della storia che per uno che non conosce bene Roma come me può essere di difficile scelta…meno male che hai infilato l’indizio der PEcora 😉 !

  • Vai con Trastevere, regno incontrastato der Pecora!
    “È questo che bisognerebbe amare dell’adolescenza: la capacità di accogliere l’imprevisto, nel quotidiano”: mai frase fu più vera.

    P.S. Ancora una volta un finale semplicemente perfetto, in particolare le ultime 4 righe.
    🙂

  • Ho votato per Marta (Oddio la seconda opzione! Son già due racconti di fila che voto la seconda opzione, è un virus!!!)

    Oltretutto stavo per votarti non a nome di Diego ma… me ne sono accorto in tempo 🙂

    Bel capitolo con l’alternanza dei dialoghi e delle descrizioni. Io avevo in classe due gemelle, però si pettinavano in modo diverso…

  • E’ Marta, che vuole chiedere spiegazioni all’amica impazzita. Mentre G. si sta leccando la ferita ed è troppo orgoglioso per precipitarsi subito dal lei.
    Le gemelle le hai rese così vivide e reali che mi sembra di conoscerle davvero!

  • Quanto mi piace la chiusura. L’occhio esterno che ci fa vedere cosa fanno tutti..è una cosa che adoro..
    Cmq..tornando a noi. .dal momento che tutti sanno che a G. piace Sara a suonare nn può essere che lui! ♥ Ma secondo me non è tipo da scenata. .chi suona la chitarra non lo è quasi mai! 🙂

  • Altro splendido capitlolo, con l’entrata in scena anche delle gemelle il racconto diventa sempre più ricco, più variegato, più vibrante.
    Il giorno dopo, mattina presto, anzi prestissimo, qualcuno che citofona, beh… non potevo che votare G. con la fedele Betsy.

    P.S. I tuoi incipit e i tuoi finali sono sempre spettacolari. In questo capiutolo soprattutto il finale è davvero perfetto!!!

  • Ero indecisa tra g ed Emanuele, ma voto per G.
    Magari finalmente si dichiarerà.

    Altro bel capitolo, S.
    Mi è piaciuto molto questo passaggio:
    Il rischio quando si è in due, così simili, è questo: cominciare a bastarsi l’uno con l’altro, non riuscire a riflettersi in niente se non nell’altro.

    Un bacio, G.

  • Vada per le gemelle Rossetti…

    Ma non hai mai fatto un giro in due in motorino a Livorno di notte per poterlo comparare 😛 è favoloso e l’odore del mare ti inebria (poi ci hanno girato Il sorpasso, e ho detto tutto) 🙂 l’SH è favoloso, io ce l’ho nero (e ci sono andato in francia facendo 2500 km)!

  • Bellissimo questo capitolo. Mentre lo leggevo avevo anch’io diciassette anni e giravo di notte per Roma insieme a loro. …
    Ho votato per G. Marta e il Pecora. Anche le gemelle,però, mi incuriosiscono molto 😉

  • Ecco, ora vorrei avere avuto anch’io una notte romana in cui girovagare in motorino! (rigorosamente dietro!). Chissà, magari prima o poi… Diciassette anni si hanno solo una volta, e il tempo di certi baci torci collo al semaforo non dura per sempre (o forse sì). Ma l’euforia delle passeggiate notturne è sempre lì ad aspettare i nottambuli…

    Sono curiosa di conoscere le Rossetti!

  • Tenta di giustificarsi con gli amici, sperando che la botta da zuccheri possa aiutarla.
    Carine le gemelle Rossetti?

    Brava S., sempre convincente, che è il complimento maximo che posso fare a chi scrive. Te poi ci aggiungi una spontaneità tutta tua che invidio moltissimo e della quale, quindi, non parlerò mai più.
    Nel dubbio, forza Roma.

    D.

  • Ero davvero indecisa sulla scelta.. pensavo.. ma ora che farà Sara? Arrossisce e si giustifica.. ma la cosa era poco interessante data l’atmosfera. E quindi alla fine ho optato per il “continua a baciarsi…”
    Episodio bello, perchè dettagliato nelle descrizioni del luogo e delle sensazioni.. mi sembrava di verdeli pure io gli sguardi e poi l’ho letto tutto d’un fiato!
    Brava Sere! 🙂

  • Naturalmente continua a baciarsi con Emanuele. In seguito troverà il modo di giustificarsi con gli esterrefatti amici.
    Devo dirti che ho trovato questo episodio molto molto divertente e mi piace la direzione che sta prendendo la storia. 🙂

  • Serena, mi sono messa Dominoes a tutto volume e ho letto questo episodio godendomelo fino in fondo. Mi piace come scrivi, lo sai già, ma rispetto a “La geometria delle cose” qui stai dando il meglio, secondo me: riesci a ricreare l’atmosfera in un modo perfetto. Forse perché (anche se qualche annetto prima) ho vissuto cose simili (e ne ho anche nostalgia, spesso), mi sono sentita su Betsy. Ho votato per il “Cornettone” delle sei. All’alba , quando tutta la magia pian piano svanisce, è anche il momento dei segreti svelati

  • Che dire… semplicemente increbile, struggente, unico e sognante. Non smetterò mai di dirtelo: la tua capicità di descrivere la città, i suoi vicoli, i suoi profumi, le sue forme, il modo in cui riesci a tratteggiare i chiaroscuri dell’anima delle persone, i loro sguardi, le loro paure e le loro passioni, è qualcosa di incredibile. Riesci a far venire gli occhi lucidi e la voce rotta a chi quella realtà l’ha vissuta in prima persona, e a far immegere completamente chi non l’ha magari neanche mai conosciuta.

    You and I, you and I and dominoes, the day goes by…..

    P.S. Ho votato per il vecchio e caro bar, luogo di tante confessioni, anche se non mi dispiacerebbe neppure il Cornettone.

  • Ciao bellezza. ..sono contenta di poterti leggere ancora…e soprattutto di essere riuscita a interagire! Fino a ieri il mio cell era tra la vita e la morte, ma ora pare resuscitato 🙂

    Io dico che nessun uomo sano di mente rinuncerebbe al culo della Ferilli! 😉

    Un bacio grande

  • Ciao Serena!!! Anch’io ho votato G. che le accompagna al Circo Massimo…credo che gli uomini che rinuncerebbero a vedere la Ferilli qualora ne abbiano occasione siano davvero una rarità!!! Ma poi chissà….
    Comunque complimenti…mi piace come scrivi e apprezzo il fatto che ancora i personaggi e le relazioni che li legano non siano definite…così posso concedermi le alternative che preferisco!!!

  • Che bella sorpresa! Per chi, come noi, frequenta quei luoghi e ne ha il ricordo in quei periodi, leggere le tue parole è stato davvero un sussulto del cuore. Ma credo che la lettura sia stata emozionante anche per chi Roma non la conosce per niente.
    Penso che G. cavallerescamente le accompagnerà al Circo Massimo.

  • Come Giulia, pure io ho cliccato “Segui” prima ancora di leggere, con un titolo così… Mi ha attirato subito, come la definizione “Stand by me dei poveri”.
    Sono molto curiosa di vedere come si evolve la storia… Intanto andiamo con G. e gli altri al Circo Massimo.
    😀

  • Molto evocativo, brava! Due pennellate e viene fuori un’atmosfera che sembra familiare, anche per uno come me che Roma l’ha vista pochissimo.

    Parfrasando Max Pezzali (argh! ecchimelofafare), voto per “il motorino sempre in due”. Altrimenti che avventura è con il guardiaspalle?

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