L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Siamo al Circo Massimo e la festa sembra non finire mai. Quand'è che Sara confessa il suo segreto agli amici? Alle sei del mattino, al "Cornettone" della Magliana. (56%)

Le regole del giocoPer G. non aveva mantenuto la promessa; secondo il parere di Marta, la Ferilli avrebbe dovuto provare meno imbarazzo, spogliarsi e cavalcare l’onda delle sue azioni fino in fondo. La bellezza era tutto, a questo mondo, ci diceva. Non sapevo se avesse sentito questa frase dalla compagna ventottenne del padre o dalla donna che la nutriva e si faceva chiamare nonna.
Per quanto riguarda me, invece, non pensavo più alla Ferilli, almeno da tre semafori.

– Andiamo al Cornettone?
– Che ore sono?
– Quasi le sei.
– Magari vi riaccompagno.
– Non fare il noioso, li abbiamo avvertiti, è estate e la Roma ha vinto.
– Sara, non parli più?

Il Cornettone era sempre aperto, come i ristoranti cinesi, pieno di gente intenta a condividere un latte macchiato caldo con l’eco sporca della serata appena trascorsa. Era un crocevia, l’unione di diversi quartieri: Magliana, Ostiense, Portuense. Di che zona sei? Dove vai a scuola? Dalle medie ci trascinavamo dietro un frasario di accompagnamento al mondo che criticavamo già da parecchio tempo, ma che ancora non riuscivamo ad abbandonare. Io non volevo andarci, perché ci ero stata la sera prima, senza di loro, e avevo incontrato lui. Questo pensavo al quarto semaforo rosso.

– Sara, ci andiamo?
C’è una regola fondamentale: le decisioni spettano sempre all’incrocio definitivo.
– Va bene, andiamo.

Si dice che se analizzi un problema, questo non si presenterà. Per ciò che riguarda le persone da evitare, però, quella sera imparai una cosa fondamentale che sarebbe bene non dimenticare. Se non vuoi incontrare qualcuno e ci pensi intensamente, quel qualcuno lo incontrerai di certo.
Lo vidi lì, davanti ai maritozzi e ai cornetti panna e nutella, insieme ai suoi amici rasati e addobbati da stadio. Emanuele era della Buca, quartiere che sorgeva ai piedi del nostro liceo, noto per aver covato piccoli delinquenti, negli anni novanta. Quelli della Buca erano nostri nemici fin dalle scuole medie.

– Non si può più prendere un cornetto tranquilli.
– È ancora più bello con quell’asciugamano arrotolato, lo stronzo.
Le voci di G. e Marta risuonavano, sovrane. G. detestava la Buca e il suo maximo rappresentante, Emanuele, per quella storia delle botte in prima media, di una spilla d’oro appartenuta al nonno, rubatagli all’uscita, e di altre botte prese, sempre a causa sua. Marta odiava Emanuele perché una volta lui le aveva chiesto di uscire e, davanti all’autoscontro del Luneur, l’aveva piantata in asso per una con gli zatteroni, incontrata lì per caso. Io lo odiavo perché i miei migliori amici lo odiavano e perché era sempre stato uno stronzo, fino a ieri. La sera prima ero uscita con le gemelle Rossetti, mie vicine di casa, e lo avevo incontrato, purtroppo non era finita lì. Dopo anni di assenza dalle scene, eccolo di nuovo tra noi. Bello lo era sempre stato, di quella bellezza inattaccabile che possono avere solo i diciottenni. C’era qualcos’altro però: mi era apparso addirittura gentile.

– Sara, è proprio il nostro posto questo.
G. aveva in mano il suo cornetto al cioccolato bianco cosparso di fazzoletti, Marta la sua treccia alla nutella ormai a metà. I loro sguardi me li ero sentiti addosso, uniti come non mai.

– Ciao, Emanuele. Anche tu a festeggiare?
Emanuele non mi era mai sembrato uno incline alla conversazione. Si era avvicinato, posandomi la mano destra sui capelli e quelle sue belle labbra, alle quali non avevo mai pensato, prima di ieri, sulle mie.

Sguardi come macigni, dentro il Cornettone della Magliana.
Non potevo più tornare indietro ormai. Dovevo spiegare perché il delinquentello redento, sul cui nome avevamo più volte sputato, era riuscito a infilare, senza incontrare alcuna resistenza, la sua lingua, fino alle mie corde vocali.
Prima però, sarei dovuta riuscire a liberarmi da quella presa. Non che lo desiderassi davvero, mi sentivo come se stessi vivendo il mio turno fortunato durante il gioco della bottiglia, a casa di amici. Di amici però lì, ce n’erano solo due, avevano appena fatto il pieno di glucosio e mi stavano fissando.

Come si comporta Sara?

  • Se ne va con Emanuele, in motorino (38%)
    38
  • Tenta di giustificarsi con gli amici (34%)
    34
  • Continua a baciarsi con Emanuele (28%)
    28
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