L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Chi ha visto Sara, nello specchietto retrovisore? Le gemelle Rossetti, magari vale la pena conoscerle. (41%)

Oscillatori– Hai visto che è lei?
– Non doveva uscire con i fratellini?
– A quanto pare li ha lasciati soli.
– Guarda come si è avvinghiata.

Le gemelle Rossetti erano nate alle ventitré e cinquanta del trentuno dicembre di diciotto anni prima; mentre tutti attendevano l’euforia della mezzanotte, esagerando con cibo e progetti, loro provocano contrazioni violente nell’utero della madre Cecilia e, di conseguenza, un genere di grida molto distante da quelle tipiche della festa. Cecilia, al tempo, aveva ventinove anni, una passione per gli avvocati e per i nomi con la C. Di avvocato se ne era sposato uno e, finalmente, in quella notte, aveva avuto anche le sue creature: Cristina e Costanza. Per tutti, le gemelle Rossetti.

– Ci ha viste.
– Sicura? È di spalle.
– Andiamo a salutarla.
– No, è con lui, guarda com’è bello.
– Non sbavare, ci sei stata anche tu no?
– Solo per cinque giorni.

Le gemelle Rossetti non erano tifose, ma festeggiavano volentieri, l’importante era restare insieme, sempre. La patente l’avevano presa lo stesso giorno, due mesi dopo aver compiuto diciotto anni, utilizzavano entrambe un mascara incurvante, frequentavano il liceo scientifico, in classi separate ma solo per incontrastabile volere del Preside. Quando Costanza, durante l’ora di fisica, si legava i capelli con l’elastico di perle bianche, Cristina, al secondo piano, faceva lo stesso. All’età di dieci anni, Cristina aveva subito un piccolo intervento, al suo ritorno non aveva trovato la sorella ad attenderla, perché stava giocando con Sara, nel giardino condominiale. Cristina si era rintanata nell’armadio a muro e ne era uscita solo molte ore dopo. Non lo farò più, te lo giuro, le aveva detto Costanza, accarezzandole i capelli.

– Chissà cosa ne pensa G.
– Se si mettono insieme la triade si scioglie.
– Mi verrebbe voglia di chiamarli.
– Stavolta ci ha viste.
– Se la bacia ancora domani avrà le labbra gonfie.

Costanza e Cristina Rossetti erano le amiche del palazzo di Sara, quelle con cui prendersi un gelato, parlare dei programmi in televisione e dei compleanni imminenti. Il punto fondamentale con loro, era lasciare le cose così come stavano, con due rampe di scale a dividerle, citofonando invece che bussare alla porta, impostando le conversazioni sulla seconda persona plurale. Nessuno finora aveva scalfito l’equilibrio delle gemelle Rossetti e, in fondo, Sara ci aveva fatto l’abitudine, così queste bionde con elastici di perle per lei rappresentavano un bizzarro punto di riferimento.

– Guarda le ha preso la rosa.
– Che banale, rose e Gianicolo.
– Adoro il banale.
– Smettila, tu adori Emanuele.
– Le cose si metteranno male, G. è innamorato di Sara.
– Cosa ne sai?
– Tutti lo sanno.

Le gemelle Rossetti avevano conosciuto Marta e G. qualche anno prima, a casa di Sara. G. aveva comprato da poco una chitarra e la portava sempre con sé, lui suonava, Marta cercava giochi di carte per cinque persone, Sara tirava fuori il liquore alla liquirizia e i bicchieri della Nutella. Loro due se ne stavano sedute osservando e ogni tanto bisbigliavano qualcosa; non avevano fatto altro tutta la vita, da quel Capodanno 1983, quando erano impegnate a nascere mentre tutti si divertivano. Il rischio quando si è in due, così simili, è questo: cominciare a bastarsi l’uno con l’altro, non riuscire a riflettersi in niente se non nell’altro.

– Secondo te Marta e G. sono in giro?
– Secondo me sono sotto casa di Marta.
– Da quanto sono abbracciati quei due?
– Non avrà freddo Sara solo con il top?
– Non credo proprio, io ho freddo.
– Andiamo via allora.

Mentre Sara ed Emanuele ammirano Roma in festa sfiorandosi le labbra umide, le gemelle Rossetti tornano a casa, Cecilia può finalmente spegnere la luce sul comodino, Costanza e Cristina, si danno la buonanotte, come ogni notte, senza commentare nulla; a volte, ricordano i sogni l’una dell’altra, ma non così spesso per fortuna.
Da qualche parte, nel frattempo, Marta e G. meditano e a quell’età non è mai una cosa promettente.

Il giorno dopo, è ancora troppo presto quando qualcuno citofona a casa di Sara. Chi sarà?

  • Emanuele. (4%)
    4
  • Marta, in motorino. (43%)
    43
  • G. Con la fedele Betsy. (54%)
    54
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