L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Il giorno dopo, è ancora troppo presto quando qualcuno citofona a casa di Sara. Chi sarà? G. Con la fedele Betsy. (54%)

Alcuni tipi di dipendenzeLa prima cosa che si guarda appena svegli non ha mai una forma nitida, i colori si disperdono con facilità, un po’ come per i sogni, solo che a nessuno verrebbe in mente di annotare i primi oggetti visti al mattino. Una parete, un poster, una porta semichiusa. A chi importa? A G. interesserebbe forse.
La prima cosa che si sente appena svegli, invece, perseguita per tutto il giorno, soprattutto se si tratta di un suono come quello del citofono.

– Ciao, sì ora te la sveglio. Vuoi salire?

Non importa quante ore hai dormito, o non hai dormito, se hai diciassette anni, solo la mamma, o al massimo la nonna, possono guardarti senza trucco. Mi ero alzata di scatto, con il battito cardiaco che accelerava, posando tutta la pianta del piede sul pavimento per sentire il fresco del marmo, come facevo sempre d’estate. Scostando la tendina rossa, l’avevo visto: G. indossava la nuova maglietta della Roma e si era appena accesso una delle sue Ms; avevo sette minuti per prepararmi, prima che mia madre lo invitasse di nuovo a salire e poi anche a pranzo magari.
– Mamma, digli che scendo subito.
Per come li ricordo oggi, gli ultimi anni di liceo, li ho trascorsi principalmente entrando e uscendo dal bagno, frugando nel cassetto di mia madre, per trovare crema e correttore adatti alla mia carnagione, mentre qualcuno sotto mi aspettava. A volte capita così con gli oggetti che fanno parte del quotidiano, li vorresti tuoi quando non servono davvero; nel momento in cui si fanno essenziali diventano, invece, quasi invisibili. Strumenti che portano avanti i nostri automatismi, come guidare, percorrere la strada per andare al bar, al lavoro. È questo che bisognerebbe amare dell’adolescenza: la capacità di accogliere l’imprevisto, nel quotidiano.

Trucco Antico Egizio, me l’aveva insegnato Costanza Rossetti: due linee di matita nera lungo le palpebre, da stendere obbligatoriamente dall’interno verso l’esterno. Il tempo di scendere le scale e G. stava già pensando di accendersi un’altra Ms.
– Sei in macchina?
– Dormivi?
– Sì
– No
– Facciamo un giro?
– Facciamo colazione?
– Che ore sono?
– Sì
La nostra conversazione somigliava a quella in cui parlammo per la prima volta, in seconda media, tornando a casa. Cinque minuti di false partenze, frasi che si sovrapponevano, ciascuno dicendo le parole sbagliate e pentendoci, subito dopo, di averle pronunciate.

– Andiamo al Gianicolo dei poveri.
Per prima cosa, nella vecchia Betsy, mi servivo dello specchietto retrovisore, indispensabile per tenere sotto controllo il trucco. G. stava ascoltando l’album Crazy World degli Scorpions, Wind of Change cominciava ad allontanarmi dai rumori del risveglio.

– Tutto bene ieri?
– Volevo scrivervi o chiamarvi ma ormai era tardi.
G. buttava sempre il fumo fuori dal finestrino, ma non quella volta.

– Ti ho chiesto se stai bene
– Mi dai una sigaretta?
– Sei sicura?
– Sì, non ho le mie.
La canzone l’ho riascoltata così tante volte da sapere con esattezza che al minuto 2.16, G. mi aveva fatto accendere con uno Zippo classico, molto di moda in zona Magliana, che lui si è sempre rifiutato di definire volgare.

– Sono troppo forti?
– Non so, sono strane.
– Stai bene?
– Sì, è solo un po’ di tosse.
– Dico con lui.
Una macchina come Betsy sembrava fatta apposta per fumare Ms e ascoltare canzoni come quelle, conversando in un modo che era notevolmente migliorato negli anni, ma neanche questo io e G. ce lo siamo mai detto.

– Lui mi piace tanto, siamo stati al Gianicolo.
Se fosse stato un altro, G. avrebbe cercato di insinuare in me il dubbio, ricordandomi la vera natura di quelli della Buca e di Emanuele in particolare, facendo leva sulla mia sensibilità avrebbe potuto rievocare uno a caso degli episodi sgradevoli che lo riguardavano.
Avrebbe potuto urlare, pretendere i dettagli o la verità, ma G. ha sempre preferito il vizio del fumo alle dipendenze affettive.
Così, al minuto 4.43 di Wind of Change, G. aveva detto solamente:

– Marta ti vuole parlare, ti accompagno da lei.

Lo scenario è fondamentale per questo racconto. Dove vanno Sara e Marta?

  • A Trastevere, nella zona der Pecora. (38%)
    38
  • Al castello di Santa Severa. (34%)
    34
  • Ostia, cancelli. (28%)
    28
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