L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Lo scenario è fondamentale per questo racconto. Dove vanno Sara e Marta? A Trastevere, nella zona der Pecora. (38%)

Sedare le peneNon è mai stato facile; da quando ho conosciuto Marta, in quarto ginnasio, il nostro rapporto non è mai stato semplice. Se un’amicizia è simbiotica, c’è sempre uno dei due che cerca di raggiungere l’altro, disperatamente. Marta partecipava alle cene della mia famiglia, dormiva a casa mia, giocava con il gatto, indossava i miei vestiti. Dopo sono venute molte altre amiche, ma nessuna è stata come lei.
– Ciao, G. Ci sentiamo più tardi?
– Quando vuoi.
– Ti voglio sentire sempre, lo sai.
– Non fate danni, mi raccomando.
Da quando avevamo cominciato a frequentare il Bar Bangla e i pub del quartiere, G. era stato il nostro consigliere, angelo custode e autista. L’euforia delle uscite serali, erano scandite da un rapporto poco equilibrato con l’alcol: volevamo provare soprattutto cocktail dai nomi sessuali e perifrasi accattivanti, assaggiarli e mischiarli tra loro, mentre G. beveva solo birra scura. Io e Marta non pensavamo al gusto del bere, il nostro era più un modo per sedare le pene adolescenziali. Le uscite terminavano tutte allo stesso modo, con noi che vomitavamo a serate alterne e G. che ci riaccompagnava.
– Bei capelli per esser stata tutta la notte col casco.
– Bei capelli per il risveglio che ho avuto.
– Ti stai lamentando?
– È un processo? Dimmelo subito.
Quando avevo parlato con Marta per la prima volta, nella palestra del liceo, mi aveva accarezzato i capelli, dicendomi che sembravano quelli di una bambola. Sei sveglia, per essere bionda, mi aveva detto all’uscita. Una settimana dopo, sul banco c’era un mio ritratto, disegnato da lei, dove sembravo un’eroina dei fumetti vestita solo di riccioli chiarissimi. Marta cambiava spesso colore di capelli, si rasava, indossava giubbotti di pelle e colori che nessun altro, nella nostra scuola, avrebbe osato indossare. In quel periodo portava i capelli nero viola, tagliati molto corti.
– È inutile parlarne, sai come la penso.
– Ti piace ancora?
– Il punto non è questo, non hai capito.
– È perché ha fatto lo stronzo con G.?
– Ha fatto lo stronzo con tutti.
– Mi dispiace, ma con me no.
– Non ancora.
Mentre parlava, Marta slegava il motorino: uno Scarabeo color puffo. Io controllavo il trucco nello specchietto, mentre sillabavo in mente la parola fiducia.

– Andiamo a Trastevere, devo dare una cosa al Pecora per la festa.
– Quale festa?
– Quella di stasera, non ti ricordi?
– Non credo che verrò.
– Vedi, già cominci a fare la snob.
– Vuoi fare un giro o litigare?

Più bello che andare a Trastevere di notte, c’è solo Trastevere di giorno, ecco un’altra cosa che ho capito solo anni più tardi. Di solito io e Marta cantavamo in motorino, ma non quel giorno, mi tenevo appena soffermandomi sui rimasugli della festa e gli avventori del lungotevere. Marta rispondeva ai clacson, mentre i sanpietrini mi costringevano a tenerla più forte, ad ogni salto cercavo di cacciare quella parola dalla mia testa.

– Bella, regà. Come state?
– Ciao, Pecora.
– Ciao, ti ho portato il Cd.
– Volete fumare?
– Meglio di no, tanto ci vediamo stasera.

Il Pecora faceva parte di quella schiera di amici dall’età indefinita dei quali non si conosceva un granché ma che era praticamente impossibile non incontrare a Trastevere.

L’orologio di S. Maria in Trastevere dominava la scena, dall’alto, mentre io e Marta dividevamo una sigaretta sedute sugli scalini e il Pecora si allontanava nei suoi pantaloni larghi.

– Hai mai pensato di stare con lui?
– E tu sei sicura di voler stare con lui?
– Lui chi?
Le ciglia folte di Marta, a volte, rendevano il suo sguardo minaccioso.

– Te l’ho detto, non ti devi fidare.
– Tu non ti fidi mai di nessuno.
– Tu ti fidi delle persone sbagliate.
– Lo vedremo.
– Perché non lo porti alla festa? Così vediamo se c’è da fidarsi.

In quel momento della vita avrei voluto ogni cosa, la possibilità della scelta mi appariva come un limite superfluo. La preoccupazione non esisteva, se non fosse per quell’unica parola che Marta continuava a ripetere e che mi saltellava in testa, ad ogni sanpietrino. Con lei non è mai stato semplice, ma è l’unica con cui dividerei ancora una sigaretta.

Sara deve prendere una decisione.

  • Uscirà da sola con Emanuele. (15%)
    15
  • Andrà alla festa con Emanuele e altri suoi amici della Buca. (15%)
    15
  • Andrà alla festa, a casa der Pecora, con Emanuele. (69%)
    69
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