L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Sara deve prendere una decisione. Andrà alla festa, a casa der Pecora, con Emanuele. (69%)

Spirali di fumo nell’ombra di una stanzaForse per le ciglia di Marta, o per il modo in cui G. aveva fumato dentro Betsy, forse per questi e pochi altri motivi, quella sera avevo deciso di andare. Emanuele non avrebbe detto no a una festa, come nessun altro ragazzo della Buca del resto.
La sella dell’SH, sotto i lampioni di Villa Bonelli, sembrava più piccola, i suoi capelli più scuri e i suoi baci meno avvolgenti, ma a diciassette anni, per me, i segnali non esistevano. Mi ero stretta a lui, tenendo gli occhi aperti per tutto il tragitto, confidando in un rosso e subendo, invece, un’inspiegabile e rara onda verde semaforica che mi aveva tenuto distante dalla valutazione dei baci di Emanuele.

– Chi c’è alla festa?
– Tutta Trastevere, è casa del Pecora.
– Quello secco, riccio con i vestiti bucati?
– Non bucati, solo larghi.
– E i tuoi amici?
– C’è Marta.
– Lei non mi può vedere.
– E G.
– Insomma i miei fan più scatenati.

Emanuele aveva parcheggiato davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, dove, prima di quella sera, avevo sostato solo per un sit-in. Il flusso canalizzatore di forze pseudo rivoluzionarie si era trasformato in un’isola avanguardista del bacio. Un bacio che non riuscivo a classificare, a causa dell’abbondante lucidalabbra ai frutti rossi e dell’ansia prodotta dall’imminente incontro con Marta e G., insieme al nemico, in terra neutrale.
Cinque piani a piedi, dopo una Marlboro light, avevano contribuito a far slittare i vertici del mio disagio, di fronte alla visione di loro due, di solito così familiari, con i bicchieri in mano. I miei amici stavano sorseggiando una bevanda color porpora non meglio identificata. Mi trovavo in una novella verghiana, Marta e G. erano i lupi famelici e bramavano un’unica preda.

– Finalmente, vieni con noi in bagno?
Marta era la persona maggiormente dotata di stile naturale che avessi mai conosciuto, in pantaloncini, top e taglio asimmetrico, sembrava uscita da una rivista di moda. Il Pecora, mi sorrideva, dall’estremo angolo est della casa, circondato dai suoi fidati moschettieri.
– Siamo appena arrivati, magari prima presento il Pecora a Emanuele?
– Non credo ce ne sia bisogno.
G. stava bevendo il suo color porpora e, nel frattempo, guardava Emanuele dritto negli occhi. Lui teneva le mani in tasca e non avrebbe di certo abbassato lo sguardo per primo. Così, mi ero sistemata perfettamente al centro, tra il lupo verghiano e il bulletto redento della Buca, spezzando la critica linea di sguardi.

– Perché in bagno?
– Vieni, dobbiamo parlare.
Ruotando di 180°, avendo cura di non liberare la sottile linea di sguardi, mi ero rivolta ad Emanuele, cercando la sua approvazione. Non mi andava di lasciarlo solo, ma uno della Buca può cavarsela in qualsiasi festa, o almeno ne dà l’impressione.
Io, Marta e G. eravamo già stati, insieme, nel bagno del Pecora: il 31 dicembre, alle due di notte, intenti a brindare privatamente con una bottiglia di Gancia. L’atmosfera non era però la stessa.

– Stai facendo una cazzata, Sara.
– Perché?
– Perché Emanuele è uno stronzo.
– Lo era, è passato del tempo però.
– Il tempo non cambia gli stronzi.
– Non sono stupida, me ne accorgerei se facesse lo stronzo.
– Non puoi accorgertene, sei partita.
– Non sei la stessa con lui, neanche volevi venirci alla festa.
Marta e G. formulavano la sentenza che avevano sapientemente costruito, dalla quale emergeva tutta la mia colpevolezza, così, seduta sul bordo della vasca, guardavo la porta smerigliata e cercavo di riconoscere i profili delle persone. Sembravano tutti dei giganti, Marta e G. inclusi.
Erano trascorsi venticinque minuti quando io, Marta e G. avevamo deciso di tornare dagli altri. Dopo venticinque minuti di raccomandazioni e tentativi vani di sedare le pene, eravamo fuori dal bagno.

– Cazzo Sara, guarda lì.

Il tempo dei diciassettenni non scorre come quello dei trentenni, questo è chiaro. Nonostante le spirali di fumo, oltre la porta smerigliata del bagno, nel lungo corridoio di casa del Pecora, la visuale era chiarissima.

Cosa vedono così chiaramente, i nostri tre? O meglio, cosa volete che accada?

  • Emanuele è con i suoi amici della Buca e non promette nulla di buono. (39%)
    39
  • Emanuele sta litigando con il Pecora ed è molto nervoso. (32%)
    32
  • Emanuele si sta baciando con una, tale Frances. (29%)
    29
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