L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Dove eravamo rimasti?

Cosa vedono così chiaramente, i nostri tre? O meglio, cosa volete che accada? Emanuele è con i suoi amici della Buca e non promette nulla di buono. (39%)

Birra e Sambuca non vanno mischiateLa visuale era talmente chiara da farmi dimenticare per un attimo la Roma, i miei amici, casa del Pecora, persino in che stagione mi trovassi. Sentivo freddo, come in preda a una febbre fuori stagione. Non avevo notato quanto fosse robusto Emanuele, durante gli inverni della nostra adolescenza lo avevo sempre visto nel suo bomber nero, uniforme della zona che bazzicava ogni giorno e il bomber, si sa, scompone le figure. La maglietta della Magica, così tremendamente uguale a tutte le altre, non mi permetteva di soffermarmi sulle sue spalle. Gli orpelli della squadra in festa, però, non potevano contenere le differenze; l’eterna divisione tra Zecche e Coatti era lì davanti ai miei occhi che vedevano, ora sì, osservavano con attenzione in che razza di dramma psicosociale urbano io, Marta e G. ci fossimo immischiati.
Emanuele aveva in mano due bottiglie di Sambuca, il mobile dei liquori non riservati alle feste per adolescenti era spalancato. Il Pecora, pericolosamente vicino a Emanuele, cercava di levargli dalle mani quel bottino. Mentre, nell’angolo ovest del salone, intenti a braccare le ragazze più appariscenti, c’erano i fidati seguaci di Emanuele: Panda, er Pastarella e Puccio.

– Pecora, spostate. È una festa, no? Alle feste si beve.
– Le cose che sono sul tavolo, quello al centro, sai cos’è il centro?
Io, G. e Marta, entrati nel salone, ci scambiavamo occhiate, Pastarella schiamazzava facendo l’eco a ogni battuta di Emanuele.

– Non mi piacciono le birre, Pecora. Soprattutto quelle delle Zecche.
Pecora, coraggioso ma esile come un gatto di strada, stava spingendo Emanuele. Questo gesto aveva provocato l’avvicinamento immediato dei tre ospiti della Buca. Panda, quello con lo sguardo più truce, si era avventato sul Pecora colpendolo in testa. Emanuele, continuava a tenere le bottiglie di Sambuca, ben salde, nelle sue mani.
Marta aveva posato la mano sulla mia spalla, mi sentivo sopraffatta da un’incontrollabile vampata di rossore. G., invece, era passato in prima linea.

– Emanuele, dì alle tue puttanelle di calmarsi.
Stavolta erano gli amici del Pecora a ridere di cuore, la risata della rivincita. Panda, Pastarella e Puccio, nel sentirsi chiamare puttanelle, avevano dimenticato il Pecora scagliandosi su G.
– Fermi, bevetevi la Sambuca, G. parlava con me?
– Non pensavo fossero in grado di capire una battuta, devo ricredermi.
– Che cazzo vuoi, G. Hai problemi con la Sambuca?
Le bottiglie erano passate in mano al Puccio, il più in carne dei tre. G. ed Emanuele, vicini alla porta d’ingresso del salone si guardavano: due ragazzi della stessa taglia e di così differente regime morale che a guardarli l’intera casa, zeppa di adolescenti, era precipitata nel silenzio più assoluto.

Oggi direi che una donna sa quando è il momento di parlare, ma forse anche allora non me la cavavo male.

– Non ha problemi con la Sambuca, ha problemi con gli stronzi.
Addosso avevo gli occhi di tutta la stanza, ma potevo accorgermi solo dei loro: quelli di Emanuele, più grandi, quelli di G., incredibilmente più profondi, me ne rendevo conto in quel momento.

– Ha la lingua lunga, la bionda. È quella che ti sei fatto?
Pastarella rideva della sua battuta e mi guardava, Puccio lo seguiva a ruota, Panda, nonostante il soprannome, sembrava imitare il verso dei maiali. La risata cui avevo prestato maggiore attenzione, però, era quella di Emanuele.
Io e Marta, senza neanche guardarci, tenevamo G. per le braccia.

– Sciàcquate la bocca prima di parlare di lei, puttanella.

Ancora adesso non so quanto sia durato quel momento, i tre bulli addosso a G., io e Marta che cercavamo di tirare calci, in fondo le zeppe fanno male.
Poi, come succede nelle risse tra cani, il padrone richiama l’ordine.
– Andiamo via, vi siete divertiti abbastanza.
Sulla soglia della porta, da dove avevo tentato di colare un po’ di Buca a Trastevere, Emanuele mi stava guardando, un’occhiata lunga tre secondi: gli uomini d’onore fanno così, non tradiscono la legge dei secondi.

Marta, Sara e G. sono di nuovo uniti, anche se uno dei tre è un po' malconcio. Dove si svolge l'epilogo?

  • Scendono e si dirigono verso Betsy, prima di tornare a casa una sigaretta al Gianicolo dei poveri è d'obbligo. (78%)
    78
  • Scendono e si dirigono verso Betsy, nel tragitto incontrano Emanuele e Sara gli darà un ultimo saluto. (17%)
    17
  • Rimangono a casa del Pecora a leccarsi le ferite. (4%)
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