L’estate in cui la Roma vinse lo scudetto

Gianicolo dei poveriL’estate in cui la Roma vinse lo scudetto andavano di moda i pantaloni a pinocchietto, stretti, con la striscia di lato. Di sera, al Gianicolo dei poveri, eravamo fermi nella vecchia Betsy, col motore spento, a bere Ceres comprate al Bar Bangla.
G. fumava le Ms, al posto di guida, finestrino abbassato, sguardo perso verso il viadotto della Magliana. Marta dietro, sdraiata e annoiata, canticchiava cori ultrà. Io, accanto a G., lo guardavo, fumavo le mie Marlboro lights e non sapevo se dirgli cosa era successo la sera prima.
-Sara fammi bere.
-Sì ma tu continua a cantare.
-Oppure canta qualcosa di migliore – G. amava davvero soltanto i Pink Floyd e i cantanti morti da almeno vent’anni.
-Cosa c’è di meglio di juventino ciuccia piselli a tutta quanta la famiglia Agnelli?
-Perché ogni sera devo riportarti a casa ubriaca?
-Perché devi trattarmi come una figlia?
-Buoni bambini, facciamo un brindisi.
I clacson avevano raggiunto il nostro parcheggio intimo, il nostro Gianicolo personale. Marta si era tirata su di scatto e mi aveva accarezzato i capelli.

-Dai bionda, convinci il tuo amico e andiamo a festeggiare anche noi.
-Per me va bene, ma tu non eri della Lazio?
-Lazio, Roma chissenefrega, ti disegno uno scudetto sulla schiena e ci andiamo a divertire al Circo Massimo.
Marta riusciva a farmi spegnere le Marlboro lights prima del tempo.
-G. ci accompagni? Mi disegna lo scudetto sulla schiena, pensa un po’.
Gli occhi scuri di G. ora mi guardavano profondamente.
– Io non vi ci porto al Circo Massimo.
– Ma c’è la Ferilli.
– Ah ecco, almeno.
– Dicono che si spoglierà.
– Sì G., si spoglierà tutta.
– Chi l’ha detto, lei?
– L’ha promesso alla Roma e a tutti i suoi tifosi.
– Non si vedrà niente.
– Ma ci saranno maxi schermo ovunque.
– Dai muoviti, ci moriamo qui dentro.
– Tu zitta o ti lascio a piedi.
– Tu zitto che tra un mese la posso prendere anch’io la patente. Poi io ho il motorino, Marta andiamo?
Avevamo quattordici anni la prima volta che abbiamo messo piede al Gianicolo dei poveri, era stato G. a inventare questo nome. Con un po’ d’immaginazione la vista era bella quasi quanto il Gianicolo vero, nelle giornate poco luminose.
– Vedi le case laggiù? Mi aveva chiesto G., dando ancora gas con il suo Scarabeo.
– La Magliana, dici?
– Io abito lì. Guarda si vede l’Eur da qui, è incredibile.
– Cos’è incredibile?
– Niente, quanto spazio sembra esserci intorno alla Magliana.
Me l’ero stretto forte e lui aveva dato gas, non avevamo segreti allora.

– Il tuo top è perfetto per uno scudetto. Vedi? Accendi la luce G.
– Come cazzo hai fatto a disegnarlo al buio?
– Vorrei vedere cosa cazzo mi avete fatto sulla schiena.
– Guardati con lo specchio, vai.
– Un po’ più a destra…
– Sei una rompi palle ma sai disegnare Marta, devo dirtelo.
– Vedi che ti vuole bene anche G.?
– Ora ci porti al Circo Massimo?
– Sei pressante.
– O juventino ciuccia piselli…
– Cristo.
– Lo sai che può andare avanti fino a domani vero?
– Roma Roma Roma core de ‘sta città…
– L’unico modo è assecondarla.
– La Ferilli a che ora arrivava?
Il Gianicolo dei poveri era popolato anche da coppiette in cerca d’intimità. Le meno smaniose facevano la rotatoria, si accostavano, e quando ci vedevano lì, allegri, avvolti nelle nostre nuvole di Ms e Marlboro e odore di birra, se ne andavano. Ci sono posti migliori nel Portuense per appartarsi, G. lo diceva sempre. Quelle più insistenti, invece, si fermavano lì, accanto alla vecchia Betsy, a parlare, con Isoradio in sottofondo, i più fortunati avevano a disposizione un po’ di fumo pre amplesso.
Quando giungeva la coppietta vogliosa della serata, in ogni caso, si trattava di un segnale. Il nostro campo era stato invaso, non potevamo più procrastinare. Non è mai facile quando una cosa finisce, non si capisce bene se è davvero ora di andarsene.

-Questi hanno voglia, te lo dico.
-Avranno trent’anni, una casa no?
-Non fare il cinico, magari gli piace così.
-E comunque non cambiare discorso.
-Per l’ultima volta, ci porti al Circo Massimo?

17 Giugno 2001. Come prosegue la serata dei tre?

  • Niente Circo Massimo, magari altra birra al fidato Bar Bangla. (13%)
    13
  • G. cede e le accompagna al Circo Massimo, con la vecchia Betsy. (66%)
    66
  • G. le lascia andare da sole al Circo Massimo, in motorino. (21%)
    21
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486 Commenti

  • Che bella sorpresa! Per chi, come noi, frequenta quei luoghi e ne ha il ricordo in quei periodi, leggere le tue parole è stato davvero un sussulto del cuore. Ma credo che la lettura sia stata emozionante anche per chi Roma non la conosce per niente.
    Penso che G. cavallerescamente le accompagnerà al Circo Massimo.

  • Come Giulia, pure io ho cliccato “Segui” prima ancora di leggere, con un titolo così… Mi ha attirato subito, come la definizione “Stand by me dei poveri”.
    Sono molto curiosa di vedere come si evolve la storia… Intanto andiamo con G. e gli altri al Circo Massimo.
    😀

  • Molto evocativo, brava! Due pennellate e viene fuori un’atmosfera che sembra familiare, anche per uno come me che Roma l’ha vista pochissimo.

    Parfrasando Max Pezzali (argh! ecchimelofafare), voto per “il motorino sempre in due”. Altrimenti che avventura è con il guardiaspalle?

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