Oltre la realtà

Quella sera.Quella sera, come tutte le sere, lei era lì.
Lampada accesa, pareti di un rosa tenue, note leggere che provenivano da un vecchio giradischi, fogli e profumo d’inchiostro. Seduta sulla sua comoda sedia, con la testa china sulla scrivania, lei, capelli lunghi che scivolavano fin sotto le spalle, occhi di un castano intenso, ciglia incurvate, labbra sottili di un rosa fatato, zigomi color pesca.. scriveva.
Pugno stretto tra quella penna, parole su parole uscivano senza paura, anzi con prepotenza riempivano interi fogli, quei maledetti fogli, che in fondo non erano mai abbastanza.
Sorrideva, immaginava, sognava.
Aveva scelto di vivere scrivendo, il mondo fuori era troppo stretto per la sua immensa fantasia, non c’era posto per entrambi, così Viola decise di inventarlo lei un mondo migliore.
Un giorno poteva essere a Parigi, il giorno successivo a Tokyo, arrivare nel futuro o tornare nel Medioevo … Non c’erano limiti, frontiere da pagare, o treni e aerei in ritardo. C’era lei e la vita fuori che la sentiva appena.
Eppure quella sera vi era qualcosa di diverso, le note di quel giradischi sembrava avessero preso un altro ritmo.
Viola continuava a scrivere.

Versailles, la corte per eccellenza.
Carrozze che arrivavano una dopo l’altra, cavalli di un bianco puro, madame e lord che salivano un’immensa scalinata ricoperta da un tappeto rosso con inserti d’oro, fiaccole, diamanti, stoffe pregiate, cavalieri, contesse, rose rosse.
Lei poteva vedere tutto dall’alto della sua camera, finestre immense che davano sull’infinito giardino ora dipinto da vivi colori.
Occhi malinconici, respiro pesante, forse quel corpetto le stringeva troppo o forse era altro a non farla respirare.
Un maggiordomo bussa elegantemente alla porta:
– Mi scusi signora, è pronta? Al piano di sotto attendono solo lei.
Eh già, attendevano solo lei. In fondo tutto questo era stato organizzato per il suo ventunesimo compleanno.
– Si, scendo subito, la ringrazio.
Quel corpetto sembrava stringerle ancora di più, quegli occhi sembravano gridare in silenzio.
In un attimo lo sguardo di tutti gli invitati era rivolto verso di lei.
Capelli raccolti, vestito meraviglioso, labbra rosa fatato e zigomi color pesca. Scendeva quella lunga scalinata con una leggiadria che rapiva, un timido sorriso le incorniciava il viso e quelle perle come orecchini sembravo fatti apposta per essere indossati da lei.
Sorrisi, complimenti, violini, vassoi e calici di cristallo. Tutto sembrava perfetto, tutto sembrava al proprio posto. Tutto, tranne Viola.
Gli invitati si raccolsero intorno a lei: gentiluomini facevano la fila per chiederle un ballo, donne invidiose e curiose la guardavo cercando di trovarle quel difetto apparentemente inesistente, ragazze figlie di finte amicizie l’abbracciavano, mentre gli occhi dei suoi genitori erano fissi su di lei. Ogni cosa doveva essere perfetta, come da etichetta.
Eh si, perché quella sera non si sarebbe festeggiato solo il suo compleanno, l’argenteria nuova non sarebbe servita solo per il taglio della torta, no. Quella sera si annunciava anche il suo fidanzamento.

Cosa accadrà alla festa?

  • Ci sarà un invitato inaspettato. (56%)
    56
  • Viola scapperà. (38%)
    38
  • Tutto proseguirà alla perfezione come da etichetta. (6%)
    6
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66 Commenti

  • per me l’idea dell’altra realtà era troppo scontata, ho sperato che l’immagine di Viola nella sua camera avesse attirato molte persone, ma a quanto pare l’ho votata io e forse un altra persona 🙂 devo cambiare punto di vista, credo di aver azzeccato l’ultima opzione troppo tempo fa 🙂
    Complimenti comunque, bel capitolo, anche se forse un po’ breve 😉

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