Qualcosa è successo nel bosco…

Dove eravamo rimasti?

Ora che si sente al sicuro cosa accade? Incontra l'artefice di tutto ciò (100%)

EVOLUZIONELoro sanno che io sono qui fuori, ma non scappano. Se ne stanno tranquilli nelle loro case, riveriti dalla domotica.
Ogni tanto escono per riunirsi intorno al grande schermo; quando lo fanno io mi nutro. Uno di loro svanisce al mio interno. Gli altri continuano a fissare le immagini che scorrono.
La morte di un paesano avviene sotto i loro occhi, ma preferiscono vederla sul “grande pannello luminoso che unisce tutte le menti”, così facendo ammortizzano il dolore.
Il mio cervello continua a crescere, a spurgare…
Dopo il pasto torno a casa. Nel tragitto la lunga scia di materia grigia strisciando si allontana. Ho l’impressione che si volti per salutarmi.

Sdraiato sul divano con un catino che raccoglie ciò che esce…
Il pavimento trema, ma io non ho paura dei terremoti. Una piastrella si solleva un po’. Mi avvicino.
Il contenuto del catino si avvicina alla tv e si insinua in una delle porte: immagini di una parte della mia vita che non ho vissuto scorrono.

Un colpo secco e la piastrella salta via. Qualcosa cresce con rapidità e mi infilza l’occhio destro. Continua la sua corsa sfondando il tetto. La pianta mi trascina con sè, a mo’ di bandiera.
Un ramo si collega al mio spurgo. La pianta si nutre.
Il bosco si riprende i suoi spazi.
Altre piante saltano fuori puntando alle stelle.
Nelle altre case scene simili.
– Le leggi del bosco sono il mio credo… – un vecchio amato pensiero, poi mi fondo con la pianta.
Il bosco ha creato tutto ciò che mi circonda. Il paese è stata opera sua. Ha ideato delle belle case-trappola e nessuno si è reso conto dell’inganno.
Ho sempre pensato agli attacchi classici della natura: alluvioni, terremoti, pestilenze. Nulla di tutto ciò! Il bosco è pieno di risorse. Pensa e crea.
“Non si torna mai a mani vuote da un bosco.” la frase di un vecchio libro.
In breve il paese scompare. Alberi d’alto fusto espongono, sulla cima, i corpi inerti dei paesani.
La fine di un ciclo. Chissà cosa ha in mente il bosco…

Il tempo passa. I primi frutti compaiono sull’albero che mi ha infilzato: simili alle noci, ma molto più grandi. Dato che non ci sono esseri in grado di raccoglierli cadono, quando sono maturi.
Raggiunto il terreno estraggono delle piccole zampe e si allontanano.
L’interno è formato da un cervello: raffinata mescolanza tra le qualità degli esseri umani e delle piante.
Il bosco non distrugge come l’uomo, ma elabora con maestria.

La mia identità è sempre viva, anche se ora sono al servizio del bosco: l’artefice di tutto ciò.

Uno dei semi zampettanti si scontra con una porzione del mio cervello.
La lotta è inevitabile.
Si rifugia nel terreno per germogliare, ma ormai il brandello di materia grigia lo ha contaminato. La nuova pianta si mimetizzerà con le altre, ma una parte di me sarà al suo interno…
Forse grazie a questa mutazione riuscirò a vendicarmi.
Il bosco non potrà regnare per sempre.

Un giorno sarò io l’artefice di tutto ciò…

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107 Commenti

  1. Nel capitolo precedente, a mio parere, il cellulare aveva un po’ stonato nella locanda piena di orologi. Qui, invece, sei riuscito a dargli un suo perché. Quanti sacrifici siamo disposti a fare per i beni materiali? Se il protagonista è disposto a farsi amputare tre dita del piede (per quanto possano essere inutili) per un cellulare, diamogli una qualche vera utilità, per questo ho votato per la segnalazione del pericolo imminente.

    Bella storia, che meriterebbe più visibilita.

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