Turpitudini viscose

Dove eravamo rimasti?

Consapevole che potrebbe non esistere mai, come vorresti s'intitolasse il seguito di Turpitudini Viscose? E arrivarono, non so, gli alieni (63%)

La benedizione del male

Vi sono molti modi per redarre una cronaca degli eventi di quel tardo segesto dell’Ennesimo Anno del Cinquecentesimo Sacerdote del Tramonto, il giorno che tutti noi amiamo ricordare come “Giorno Dello Sbarco”.

Sette modi, per l’esattezza. Troppi per essere sottoposti al vaglio delle tre scelte: perciò dovremo accontentarci di sperare che il gusto del lettore non sia variato da quando, al secondo capitolo, espresse (con uno schiacciante 88%) la volontà di procedere spediti.

Daremo perciò per scontato che, apparsi i carcerati, quando i cesti di molte mongolfiere si rivoltarono, riversando fiumi di calcestruzzo nel fossato posto tra l’arena e gli astanti, fino ad empirlo, e assi di legno piovvero da altri aerostati, a formare un precario passaggio tra palco e platea, e Wolowaniz apostrofò i carcerati, consigliando loro d’assaltare non già Crasto, loro pari e sodale, ma il Potere, quel Potere che li aveva tacciati d’asocialità e rinchiusi, per combatterlo, spodestarlo o quantomeno sopprimerlo, e divenir così non gladiatori ma gladioli (pochi colsero il riferimento), e i carcerati non se lo fecero ripetere e caracollarono temibili sul precario mare di calcestruzzo, e Zaro, liberatosi nel pubblico ancora assorto nel deliquio da colpo di scena, disse e fece qualcosa, in modo tale che la folla non fuggì nel panico, bensì si unì ai carcerati nell’assalto al Palazzo, daremo per scontato che tutto ciò sia parte di un grandioso piano molto ben orchestrato (per gli interessati, nei commenti presto ne sarà  resa disponibile un’approfondita disamina).

E Zaro fu assai sorpreso nello scorgere Nilo appollaiato su un lampione, un grosso e brulicante sacco di juta in spalla. Gli faceva segno di seguirlo.

Cavalcarono l’ondata dei ribelli fin dentro il Palazzo, poi, seguendo le indicazioni di Fasæ, imboccarono un corridoio angusto, quello appena dietro il ficus. Mentre correvano Nilo spiegò di aver scoperto la verità dietro alla Condanna di Ulissina Vladekrauss: essa non aveva abbandonato la sorellina, era una menzogna, come anche tutto il resto: la vecchina benvestita era, in effetti, la più grande bugiarda del Regno. Tutta la fortuna della famiglia Vladekrauss&Gadzio Associated si reggeva su una fitta rete di fandonie, macchiavellismi e tripli giochi inconsapevoli, da lei ordita.

Quando giunsero alla Sala del Trono erano già lì: Yela, Crasto, Wolovaniz, immobili come statuine, la Regina, legata al Trono e imbavagliata; Ulissina, armata di Scettro della Paralisi.

-Cosa sta succedendo?- esordì Zaro, in mancanza di meglio.

-Mi sono permessa di fare qualche cambiamento dell’ultim’ora,- parlò Ulissina -e ho detto a tutti di venire qui, dopo l’assalto. A te no, Zora, ma sapevo che ci avrebbe pensato il signor Boriznek. Per fermarmi, certo, ma l’importante è che tu sia qui, Zaro.

Il tono tradiva la pacata magniloquenza del supercattivo.

-Crasto dovrebbe essere a rubare la Corona Reale!- s’adirò Nilo -Diamine, capisco tu possa avere i tuoi interessi segreti, ma almeno lui potevi lasciarlo fare!

-Lascia che ti spieghi, caro, come non potevo fare altrimenti. La Condanna Reale non è la pena detentiva di pubblica utilità che tutti credono, è qualcosa di più: un esorcismo. Noi cinque assieme riassumiamo tutto il male del cuore dell’uomo, siamo i cinque vertici del Pentacolo. Hýbris, Irresponsabilità, Furia, Vanità e Tradimento. Lascio a te il gusto di capire chi è chi.

-E’ abbastanza chiaro- mormorò Nilo.

-Già. Rinchiudendoci assieme, la vecchia Yhesabhel intendeva assorbire le polarità maligne, sradicarle una a una e abiurarle, e dato che “il pesce più grosso è sempre il primo che abbocca”, il primo a essere assorbito sarebbe stato il più grande male del Regno. Sai dirmi qual’è, Zora?

Zaro si era appena accorto che Yela non era più incinta. O meglio: aveva partorito. Eppure se ne stava lì, paralizzata, sì, ma tutto sommato in buona forma, snella, poetica quasi, con la chioma sospesa in uno sbuffo, gli occhi chiusi nel … secondo, direi, secondo di tre battiti…

-Zora?

-Mh?

-Tu!- dichiarò Nilo puntando il dito -tu sei il male più grande e tutto questo è un elaborato suicidio!

-No. Bel tentativo. La riposta è: Picacismo.

La Regina ebbe un cauto fremito.

-Il Picacismo! Un disturbo del senso del gusto. Credi buono il cattivo, e viceversa. Parliamo di un picacismo morale, naturalmente. Il problema sorge dal momento che, nella mia personale opinione, ritengo la Condanna buona per curare il sintomo, ma non il male alla radice.

Ulissina si portò al centro della Sala.

-E quindi?

-Quindi ora, qui, nella luogo più potente del Regno, sfrutterò la nostra pentacolare presenza per fare ciò che le riesce meglio: il Male. Affliggerò il mondo di un nuovo Picacismo, il buono e il cattivo si invertiranno ancora!

-Sei sicura che funzioni?- si affrettò a chiedere Zaro.

-Certo che no! Ma chi non risica …

– … non rosica!- proruppe Nilo, subito colpito dalla paralisi, ma dal sacco aperto già usciva il nugolo di vispere …

E fu allora che, lo sappiamo, arrivarono gli alieni.

FINE

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141 Commenti

  • Ormai svanita la mia segreta speranza che Zaro e Yela, rabboniti dagli alieni, abbandonino le cattive abitudini per coronare il loro sogno d’amore e vivere eternamente felici e contenti sotto l’egida aliena, non faccio domande ma esprimo un auspicio: che nel nuovo mondo di pace e bene extraterrestri persino un turpe come te, ora preso da ben altri “fausti progetti”, trovi il tempo di un happy end per tutti i cuoricini infranti dal tuo abbandono… Ad maiora!

  • APPROFONDITA DISAMINA DEL PIANO (QUASI) BEN RIUSCITO

    E’ presto detto: dopo che Zaro, su richiesta di Nilo, convinse i suoi coinquilini a mettere in piedi una bella macchinazione sediziosa, tutti assieme si riunirono e decisero che la cosa più appropriata fosse rubare i gioielli della corona. Wolovaniz pretese ci fosse anche un risvolto social nelle loro azioni, quindi pensarono di coinvolgere le carceri del Regno, che grazie ai loro sforzi non si erano più molto riempite, ma erano comunque già strapiene prima della Condanna.
    Quindi Yela cominciò a intessere un’opera di seduzione ai danni del quarto dei fratelli Bolobolobolo Josvìf, il portavoce delle Forze di Governo nella Gabbia, il nostro caro ciccione elegante. Intanto Zora era finito in punizione; fu Ulissina a prendere il controllo della situazione. Ciò non accadde a caso: la vecchia aveva calcolato che, prima o dopo, il detective al soldo di Nilo, Teodor Fasae, avrebbe intravisto oltre la sua spessa coltre di menzogne. Sapeva che ciò li avrebbe spinti a comunicare con Zaro, finendo inevitabilmente per cacciarlo nei guai.

    • Yela nel frattempo aveva cominciato ad essere teletrasportata non già sul luogo di un delitto, ma nel lettone di Josvìf, già vestita da pregnant pornodalisca, per risparmiar sul tempo. Lì lo convinse a perorare ai Sedici un’idea che avrebbe risollevato il benvolere del popolo nei confronti delle Forze di Governo: un bel massacro vecchia maniera tra i carcerati e il più popolare delle Anime Nere: Crasto.
      Ulissina, in modo simile a quello in cui Nilo aveva inizialmente incontrato Zaro fuori dalla Gabbia, incontrò la sua famigliola e organizzò la questione delle mongolfiere piene di calcestruzzo e assi di legno, inoltre fece corrompere preventivamente alcune guardie del Regno.
      La Vladekrauss fu particolarmente abile a portare avanti, con le Anime Nere, un piano che fosse funzionale ai propri loschi fini.
      Quindi: il piano originale prevedeva che, favorito dal caos della rivolta, Crasto si arrampicasse sulla Statua del Re e assicurasse la Corona a diverse mongolfiere, che l’avrebbero portata via. Come sappiamo, Ulissina all’ultimo disse a tutti di recarsi all’interno del Palazzo, al seguito della rivolta, e diede loro una mappa per arrivare alla Sala del Trono, dove poi ebbe modo di paralizzarli.

      • Zaro, in tutto ciò, ebbe un ruolo fondamentale per l’esplosione della rivolta: c’era un momento in cui, mentre ancora i carcerati correvano sulle assi di legno sbattute sul calcestruzzo mollacchioso, il popolo era sul punto di darsi alla fuga. Zaro, liberato dalle guardie corrotte, ebbe pochi secondi per scrutare la folla e scegliere il suo pollo: un tizio dal petto in fuori e le basette folte. Gli diede di gomito, asserendo che forse era la volta buona che si liberavano della vecchia (intendeva la Regina), poi si mise a scandire i suoi cori rivoltosi. Il basettone, preso in causa, si sentì in dovere di unirsi ai cori e lo fece con potente voce di baritono. Una cosa tira l’altra, e così, quando il primo carcerato toccò terra, trovò non una folla in fuga, ma un esercito di ribelli.
        E questo, direi, è tutto. Se ci sono domande non fatele, non risponderò.

  • Inside The Kingdom: confessioni di un sedicente sedicesimo.
    (Pallida parodia del tuo immaginifico scrivere, mi rendo conto. Ma ora la smorfiosetta è stata costretta a cedere la refurtiva e – sèguito o no – potrò continuare a leggerti, almeno per un po’).

  • Per me Alsar è il più antipatico fra gli antipatici, non riesco a immaginarlo sincero, né coerente. Perciò voto per l’incipit-aneddoto, vediamo se imprevedibilmente riesce a riscattarsi (come d’altronde ha fatto la Regina, in questo 8° episodio: tutto mi potevo aspettare, tranne che di provare per lei un po’ di compassione…).

  • Mi sa che se mi metto a elencare tutte le idee e le espressioni che ho trovato superlative in questo capitolo sforo i 4000 caratteri (ci sarà il limite anche nei commenti?).

    Mi limito a due, perchè sono così belle, ma così belle, che continuerò a ripetermele per un po’.

    La prima è una vanità lessicale: “madrigale di schricchiolii”. Un’allitterazione perfetta e perfettamente onomatopeica riferita ai rumori delle vecchie tubature.

    La seconda è un’immagine astratta, quella della camera cilindrica ove ogni piccolo rumore è un’eco che amplifica (anche i pensieri) e il silenzio va raggiunto per sottrazione. E’ un’idea originale, lirica e drammatica al contempo. E debanalizza all’istante l’archetipo fiabesco della “Regina”.

    Bel lavoro.
    Mi piacerebbe moltissimo vedere (sentire, gustare, scegli tu un qualsiasi verbo sensoriale) questa tua capacità di lessico stuporoso e demiurgico applicata ad un testo esteso (o quantomeno senza vincoli di battute).
    Seriamente, Giulio che altro scrivi oltre giocare su TI?

  • Dopo una rinvigorente (visti gli eccessi notturni) maratona di Capodanno dal 1° al 7° episodio, quando finalmente ho avuto in mano il pulsante del potere, m’ha colto il panico della scelta: Nilo? Alsar? Regina? Si rendeva necessaria una – breve – pausa di riflessione. Ora infatti non ho più dubbi: vorrei riprendessi le fascinose fila del discorso dal punto dl vista del “buon” Nilo!

  • “La colpa è un tatuaggio, resta agganciato alla pelle (…) E alla fine fa solo vergogna.”
    Che dire, è esattamente quello che ho sempre pensato dei tatuaggi: sarò anch’io una bad granny?

  • A mio parere, un episodio fra i più azzeccati, dal punto di vista dell’immedesimazione sim-patetica (letteralmente dall’etimologia greca syn + pathos) con il personaggio: insieme a lui ho sperimentato lo schifo, lo sconcerto, il sollievo (persino la Sagoma si è – quasi – commossa, figurati io…). Ora aspetto al varco la Regina!

  • Capitolo dal ritmo favoloso (aggettivo accuratamente selezionato) e dal discontinuo, ma protratto, sentimento dell’assurdo.
    Sulla tua capacità immaginifica e di manipolazione del lessico non mi sdilinquisco, tanto sai cosa ne penso.

    Ti dirò che ti sono grata di non avere twitter, non avendolo neanche io, sarei stata troppo gelosa dei privilegi di Locullo ^__^
    Però credo che saranno tutti molto contenti quando su TI metteranno i messaggi privati.
    Non farti accoppare dal coinquilino mi raccomando, che voglio sapere tutto della Regina (e del suo barboncino).

  • Quoto integralmente Locullo qui sotto.
    Giuro, non è perchè sono il capo del suo fan club, è perchè mi ha rubato le parole una ad una, compresa la scelta di opzione.

    Aggiungo solo, perchè non è giusto non evidenziarlo, che la fioritura lessicale, un trionfo di colori con la finta casualità dell’ikebana, adorna una profondità di analisi intrusiva e una quantità ragguardevole di osservazioni (astratte) non banali.
    Come sempre, Giulio, la brillante intelligenza vince: è l’antica sapienza dell’innesto che fa riuscire scorrevole il lessico più evoluto e lineari le più estrose invenzioni.

  • L’ignavia di un politico insieme alla stupro e alla psicosi gestatoria sono un calderone scoppiettante di potenzialità per un mega-piano che non vedo l’ora di scoprire.

    Meno stupore lessicale, rispetto agli altri episodi, ma mi hai divertito un sacco.
    E la spiazzante vaghezza della faccenda è solleticante 🙂

    Ora non farci aspettare tantissimo per il prossimo…

    Scelgo Ulissina, qualsiasi sia il piano, meglio partire assicurandosi i soldi, anche se ammetto che è uno svantaggio non sapere cosa abbia combinato esattamente….

      • Vero? In realtà il capitolo è già scritto, mancano 800 battute, e so già cosa metterci, solo che mi ostino a non farlo. E devo leggere anche il tuo -ormai non più tanto- nuovo capitolo, e altri che sto seguendo. Possibile che tolgano punti se non leggi le storie sulle quali hai schiacciato “segui”?

        Comunque la fuga di punti è rientrata: stamattina erano 70, ora sono di nuovo 72. Mah

        • Fossi in te non me ne preoccuperei dei punti.
          Ne meriti il quadruplo di quelli che hai, quindi dieci in più o in meno non fanno alcuna differenza 🙂

          E come mai ti “ostini” a non terminarlo l’episodio? Mancanza di tempo, di convinzione o di voglia?

          Il mio capitolo sulla stanza “delle cerniere” (mi hai fatto ridere, ma solo perchè erano le tre di mattina) ormai fa la muffa, non è che anch’io sia un fulmine a procedere. E, al contrario tuo (che sai cosa scrivere nei prossimi episodi), sto annaspando verso il finale, cercando di raggiungerlo dignitosamente.

          • Sì, i punti non mi turbano più di tanto, alla mia vanità concedo solo di desiderare l’immaginina personalizzata. Sono così belline…

            Comuqnue ho sconfitto la mia pigrizia (quella era) e pubblicato l’episodio. Ma è solo una battaglia; già la sento riorganizzarsi per tornare più scatenata che mai.

            Anch’io non so come continuare, mi riferivo solo alle ultime 800 battute! Ma sono sicuro che di volta in volta riusciremo a cavarcela

            • Sono molto belline come concetto e come colpo d’occhio, poi però in Fuori Fuoco il tizio in primo piano sembra zoolander, in Lyla lei sta cadendo dal terzo piano (ok, è morta, ma perchè deve precipitare poraccia), voglio dire….alla fine, io personalmente (che non ne avrò mai una stando ai punti ^___^, intendiamoci) ci rimarrei male perchè sarebbe affatto diversa da quella che avrei immaginato.
              Tanto meglio, se ti piaccciono le copertine, pubblicare su meetale e mettercela tu stesso.
              Con il che, se ti sposti di piattaforma (specie se ti ributti sulle recensioni) avvertimi mi raccomando ^__^

  • Un capitolo migliore dell’altro.
    Sul serio, non mi piace ripetermi, ma confermo tutto, linguaggio, fantasia e, soprattutto, l’essenziale condimento della brillante intelligenza.

    La bambina che esiste di giovedì, e non ha un nome, è un tocco di maestria.
    Mi piace tantissimo, dovresti avere il quadruplo degli incipoints.

  • una storia molto originale, mi piacciono molto i termini che usi
    ti confesso di essere stata incerta sulla scelta, mi piacevano sia la prima sia la terza..
    così ho pensato: facciamo prima la prima (scusa il gioco di parole) e poi la terza, almeno sappiamo su cosa si basa questo piano ! 😀

  • Zora, assolutamente, parola che rieccheggia ricercate raffinatezze 🙂

    Mi piace moltissimo, e la cosa migliore secondo me è il fatto che sotto l’ironia, sotto la patina di fantastico (che è un pretesto), sotto la viscosità e le turpitudini, c’è un uso sofisticato della lingua e una brillante intelligenza.
    E io adoro le brillanti intelligenze, ovunque si abbia il privilegio di trovarle.

  • Concordo con l’adorabilità generale e la godibilità letteraria sancite qui sotto dalla Caputo.
    A differenza sua, trovo il capitolo perfetto per le corde del nostro, che nella gestione del transitorio (insomma, nella gestione del nulla o dell’improvvisazione o dell’assenza di trama: ricordate Venezia?) è sublime.

    (Per questo motivo voto la genialata di improvvisazione su Zaro/Zora).

  • Adorabile.
    E con dei tratti di godibilità letteraria oggettivi: “i il lento, triplice e ravvicinato battito delle ciglia nella sorpresa” è un periodo proprio bello dal punto di vista tanto del suono quanto dell’immagine.

    L’episodio però è un po’ di transizione, ossia rispetto agli altri manca la gestione della suspence, nella quale secondo me sei veramente bravo.
    Quindi, voto la geografia e un prossimo episodio pieno di emozioni 🙂

  • Spediti!
    Vogliamo sapere tutto sugli altri.

    Ti dico che mi piace proprio moltissimo anche quest’episodio! In particolare trovo che sei davvero bravo a gestire la suspence e le aspettative.
    Infatti ora sono divorata dalla curiosità sulla donna incinta 🙂

  • Per me la donna incinta.
    Non c’è niente da fare, poche cose eccitano la fantasia come il Male commesso da insospettabili.
    Hai fatto una splendida leva su questo meccanismo e io ti seguo perchè ormai sono curiosa di sapere cosa hanno combinato le anime nere e come se la caveranno a fare i supereroi 🙂

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