Albatross

IAh! well a-day! what evil looks
Had I from old and young!
Instead of the cross, the Albatross
About my neck was hung.

[S.T. Coleridge, The Rime of the Ancient Mariner, 1798]

Osservò il suo riflesso nello specchio sudicio. Una crepa divideva obliquamente il vetro, facendo sembrare il suo volto uno strano dipinto cubista. Quel cranio rivestito da una pelle abbronzata e solcata da poche rughe, quel colore grigiastro di barba e capelli: era solo un vecchio relitto, ormai. Come quelle navi che riposano in fondo al mare, rivestite da alghe gelatinose. Si sciacquò il viso con acqua fredda e lo asciugò velocemente con la manica del maglione.
Tutti lo avevano sempre chiamato Albatross, o almeno così gli sembrava: a momenti non ricordava quale fosse il suo vero nome. Di certo non si sarebbe voltato se qualcuno lo avesse gridato alle sue spalle. Ma nessuno avrebbe gridato il suo nome, nessuno gli avrebbe rivolto la parola, come succedeva da tempo. Era un vecchio relitto, un vecchio relitto abbandonato da tutti.
Sentì odore di bruciato: veniva dalla cucina. Raggiunse il fornello a grandi passi, grandi tanto quanto glielo permetteva la protesi all’anca. Ora che ci pensava, c’era qualcuno che gli aveva rivolto la parola negli ultimi tempi, ed era proprio il medico, quello della protesi.
«Dannazione.» biascicò. Aveva di nuovo lasciato sul fuoco il bollitore. Senza acqua, però.
Con uno straccio, per non ustionarsi la mano, rimosse il bollitore e lo gettò nel lavello, spegnendo il fuoco. Anche per oggi niente tè.
«Sempre il solito distratto. Stai proprio invecchiando male.»
Si voltò.
«Non dovresti essere qui, lo sai. Vattene.» disse rivolto alla sedia di legno accanto al tavolo.
«Eppure non eri così scorbutico, una volta. Vivere solo ti fa male… Dovresti prenderti un cane.»
Melinda lo stava osservando con quello sguardo saccente che l’aveva sempre caratterizzata. Sempre, fino a quando era morta, dieci anni prima. Lui, da quel momento, aveva continuato a vederla almeno una volta al giorno: lì, su quella sedia impagliata, i capelli raccolti e la camicetta. Si portava ancora dietro quell’aria un po’ professorale.
«Pff.» bofonchiò, mentre si rivolgeva ai cassetti lì vicino, alla ricerca dei biscotti.
«Sono nel mobiletto sopra l’acquaio, Giorgio.» intervenne Melinda.
Albatross aprì gli sportelli e frugò tra le bustine di tè e i vasetti di senape: adorava la senape. Finalmente raggiunse con la mano la scatola dei biscotti.
«Questa casa sta iniziando a somigliare a un relitto abbandonato…» cominciò Melinda guardandosi attorno.
«Pure tu con questo relitto…» commentò Albatross con la bocca piena di biscotti.
«Come dici?»
«Lascia perdere.»
«Si vede che manca una presenza femminile, qui. È tutto sporco e polveroso…»
«Smettila, Melinda. Finiscila con questa storia della presenza femminile.» Albatross si ripulì dalle briciole col dorso della mano.
«Come sei noioso… Almeno occupati della finestra!»
«Quale finestra?» chiese l’uomo.
Melinda indicò la parete di fronte ad Albatross. Questi si avvicinò alla finestra in questione, rimasta aperta da chissà quanti giorni, e sbirciò fuori. Una delle due persiane penzolava miseramente, arrivando quasi a toccare terra. Per non parlare della vernice, staccatasi in molti punti.
Albatross rivolse uno sguardo interrogativo a Melinda.
«La tempesta di stanotte ha fatto molti danni.» rispose quella.
Solo allora Albatross si rese conto della pozza d’acqua che stava calpestando, formata dalla pioggia che nottetempo aveva attraversato la finestra spalancata. Si recò nello sgabuzzino a recuperare qualcosa per rimediare al danno, e al suo ritorno Melinda era scomparsa. Faceva sempre così: compariva all’improvviso, e se ne andava senza nemmeno salutare.
Asciugato il pavimento, tornò nel ripostiglio: si infilò gli stivaloni di gomma, afferrò con una mano la cassetta degli attrezzi e con l’altra il secchio di vernice.
Uscì di casa. Un vento gelido soffiava sul promontorio.

Il protagonista è stato presentato. Nel prossimo episodio conosceremo...

  • ...una coppietta (apparentemente) felice. (53%)
    53
  • ...una banda di malviventi. (27%)
    27
  • ...un gruppo di amici. (20%)
    20
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215 Commenti

  • Che bella copertina! Cara, te la sei proprio meritata!
    Questo racconto è stato davvero una bella avventura, gli episodi finali sono stati una sorpresa e sono contenta di averlo seguito sin dall’inizio perché è vero quello che hai scritto nella trama: è stato un divenire. Un divenire molto piacevole e mai banale, ricco di colpi di scena 🙂 Bravissima Aspasia, ora aspetto la tua prossima storia! 🙂

  • Innanzitutto complimenti per la copertina, più che meritata!
    Poi, complimenti per questa conclusione! Anche se non avevo votato per un nuovo inizio, vedo comunque con piacere che hai inserito l’amnesia, dando così l’occasione per ricominciare.
    Leggendo i commenti sotto, poi, ho letto del tuo dispiacere nel lasciar andare Albatross: capisco, perché anche a me, come lettore, dispiace anche solo l’idea di non leggere più altri episodi. Sono convinto, poi, che sia in queste occasioni che ci si rende conto che i personaggi, spesso, acquistano una vita propria, al di là della volontà dello scrittore. E, forse, è proprio per questo che, a malincuore, giunge l’ora di lasciarli andare.
    Brava! 🙂
    Ovviamente aspetto il tuo prossimo racconto!

    P.s.: se vuoi passare a leggere il mio nuovo, mi faresti un grande onore e piacere. 🙂

    • Non ho resistito a infilarci l’amnesia, l’idea di Aldo che perde la memoria mi faceva sorridere… E poi hai ragione, dopo certi avvenimenti solo una tabula rasa poteva permettere a quei due di “ricominciare”…
      Ci metterò un sacco di tempo a lasciar andare Albatross: anche adesso è proprio qui vicino alla tastiera, e ti ringrazia. Leggeremo insieme il tuo nuovo racconto! 😀

  • egna fine di un racconto meraviglioso che ha saputo sorprendermi, catturarmi, spesso anche irritarmi, ma che non mi ha fatto mai mancare la voglia di leggere il prossimo capitolo.
    Bravissima, adesso aspetto l’11 capitolo…
    Ah… è finito? 🙁
    Allora il prossimo racconto 🙂

    • Ne avrei scritti almeno altri cinque o sei, di capitoli… Per rispondere ad alcuni punti interrogativi e per migliorare la trama…
      Mi mancherà il caro vecchio Albatross, è in questi casi che vorrei saper scrivere un sequel.

      😀

  • Ciao Aspasia, letto tutto d’un fiato!
    Davvero molto suggestivo. Il primo capitolo mi ha ricordato troppo il personaggio di Santiago, il protagonista de “Il vecchio e il mare” di Hemingway…
    Dopodiché, il racconto ha preso una piega tipicamente “gialla”, ben scritta e intrigante…
    Ora, gli ultimi due capitoli mi hanno fatto ripensare a “The sixth sense”.
    Posso finalmente votare con coscienza di causa, e dico: riconciliazione. Ma di che tipo? eh eh eh.
    Brava, ti seguo anche come autore.

    • Ci tenevo! 🙂
      Mi sa che faccio una pessima figura ammettendo di non aver mai letto “Il vecchio e il mare”… Sicuramente Albatross si ispira a un “tipo” che è già stato abbondantemente delineato, e molto meglio di quanto l’abbia fatto io. Devo dire che la mia ispirazione era tutta rivolta a Coleridge, ma che questa almeno sarà l’occasione (finalmente!) per leggere del Santiago di Hemingway: il merito sarà tuo!

      • Arrossisco di nuovo… Sono sicuro che sarà un romanzo che apprezzerai.
        Se ami il mare e sei affezionata anche al suo lato romantico e malinconico (come penso che sia leggendo questo racconto, e il fatto che conosci bene i lavori di Coleridge), non potrà che essere così.
        Tra l’altro è molto breve, non ci metterai molto.
        Buon finale!

  • Voto per il nuovo inizio! Credo che da tutto quello che è successo, non possa che derivare il Cambiamento.
    Bravissima Aspasia, hai stravolto tutta la storia in una maniera che non mi sarei mai aspettata! All’inizio credevo che il fantasma fosse Melinda… poi ho pensato lo fossero entrambi: lei ed Albatross. Adesso scopro che lo è solo lui. Eccezionale è dire poco, ci vuole davvero bravura per dipanare una simile tela! Aspetto la conclusione!

  • Voto per l’amnesia.
    Secondo me è il finale che più si adatta al tono di questo racconto.
    Tanto più che l’amnesia può non essere solo malinconia, ma anche motore di riconciliazione o il passo prima di un nuovo inizio. Può essere anche un sacco di altre cose. Sicuramente sarebbe il finale perfetto, per quello che è il mio gusto di lettore. E in tutto questo, sempre sicuramente, vorrei fosse proprio malinconia.
    Il pippone sul profumo e le robe epidermiche te l’ho già tirato, vero?

    Molto brava.
    Molto.

    D.

  • L’avevo detto io che questo racconto è una sorpresa continua! Melinda è ancora viva, cavolo non me l’aspettavo 😀 Sono curiosissimissima di leggere il gran finale! Io ho votato per un nuovo inizio, e ho come l’impressione che ci sarà ancora qualche colpo di scena 😀

    • Nemmeno io me l’aspettavo, ahah… Sono stata indecisa fino all’ultimo tra questa e un’altra versione del capitolo, che avevo scritto: questa è sicuramente la più assurda delle due, quindi come avrei potuto negarvela?

      😀

  • Appena ho ricevuto l’email che mi informava di un tuo nuovo capitolo sono subito corso a leggere e, con estremo piacere, scopro ancora una volta di rimanere sopreso di fronte alle svolte inaspettate del tuo racconto. A un passo dalla conclusione ripenso ai precedenti capitoli e mi stupisco di come la semplice ambientazione sia stata comunque il teatro di colpi di scena, ricordi, dialoghi e descrizioni sempre coinvolgenti. E adesso mi trovo a dover votare quest’ultima volta per la conclusione e la scelta si fa difficile! Tutte e tre le opzioni sono allettanti, ma alla fine scelgo un’amnesia. Forse una conclusione amara, ma che può comunque aprire ad un nuovo inizio, dato dall’inconsapevolezza di ciò che è successo.
    Ho poi una domanda: l’ultima frase, chi l’ha pronunciata? Inès, facendosi sentire da Melinda, o Albatross?
    Complimenti, Aspasia! Aspetto la conclusione che sono sicuro non deluderà! 🙂

    • Stavolta ammetto di avere un tantino esagerato coi colpi di scena, che dici? L’amnesia potrebbe essere interessante, ho in mente una cosuccia… 🙂
      Per risponderti: l’ultima frase sarebbe di Inès, ma il tuo dubbio mi fa pensare che ognuno possa immaginare l’interlocutore che preferisce.
      Ti ringrazio graditissimo lettore, a presto per il gran finale!

  • Io non lo so per quale motivo sia stato talmente sbadato e pigro e sciocco da arrivare al punto di dovermi leggere tutti e otto i capitoli adesso.
    Non lo so proprio.
    Quel che so, però, è che se da un lato mi mangio le mani – perché questo racconto andava letto subito, passo passo, con te insomma – dall’altro gongolo un po’ – perché otto capitoli in fila, così, sono stati proprio una cosa bella. E anche perché posso attenderne altri due.
    Sento di doverti delle scuse, Aspasia, per questa mia assenza (non che la cosa possa turbare così tanto, chiaro, ma… boia mondo, avrei dovuto leggere prima!) e sento anche di doverti dire… no, mi correggo, di volerti dire che è un racconto meraviglioso, tra quelli che ho letto qui è certamente uno dei pochi che mi hanno fatto sgranare gli occhi (e mangiare le mani e gongolare e sentirmi in colpa e sorridere come si sorride di fronte a quel che è bello).
    Non credo di poter spiegare bene la sensazione, le sensazioni che questa lettura mi ha dato. Si tratta di una di quelle cose che passano attraverso la pelle, immagino. Oppure di un profumo, ecco. Ti volti da una parte e senti un profumo, nuovo e familiare al tempo stesso, e per un istante (istante che tende a dilatarsi, come tutti gli attimi che si rispettino) c’è solo quello, il resto è pari a zero, sfuma nell’indifferenza, perché la sola cosa che senti e la sola cosa cui riesci a pensare e la sola cosa che sei è quel profumo. Ti concentri lì, nello spazio che c’è tra il naso e il cervello, e in quello spazio lì scopri che c’è anche il cuore, c’è la pancia, c’è tutto un mondo di sensazioni, umori e sentimenti. Il tuo racconto mi ha fatto lo stesso effetto. È scritto molto bene, ovvio, ma non è solo questo, che di buone penne è pieno il mondo. È un racconto sorprendente e delicato, è preciso, va dritto per la sua strada senza sbavature, Albatross è un personaggio perfetto, di quelli che leggi e conosci, di quelli che restano, epidermici. È un sacco di cose, ‘sto racconto. È bello. È una cosa per cui ti vien voglia di dire grazie.

    Grazie.
    D.

    PS: in tutto questo, ho votato per “Risveglio”, ma è la cosa che conta meno.

    • Aspetta, annuso un po’ di sali per riprendermi dallo svenimento suscitato dal tuo commento: ancora un accenno al “profumo” e mi facevi commuovere! Sarai anche in ritardo con la lettura (perdonato, ovviamente 😉 ), ma le tue parole mi fanno capire che non solo hai “recuperato” otto capitoli, ma li hai assaporati, vissuti e compresi davvero, cosa che penso facciano in pochi. Sì, Albatross è epidermico, e si è attaccato pure a me: pensare di abbandonarlo tra due episodi mi fa soffrire.
      Non grazie a me, ma grazie a te, carissimo lettore, devo proprio ammettere che mi eri mancato.

  • Aspasia ma come fai a darci queste opzioni, eh? Le avrei volute scegliere tutte e tre! Ahahahahah 😀 Dopo il colpo di scena dello scorso episodio brancolo nel buio, ho scelto la congiura ma non ho la più pallida idea di cosa potrebbe accadere 🙂 Questo racconto è una continua sorpresa, brava mia cara ! 😀

  • Ciao Aspasia ho rimandato per troppo tempo la visita alla tua storia e me ne pento. Non ho mai letto niente del genere, sei riuscita ad andare oltre qualsiasi stereotipo di genere e creare una storia totalmente nuova: i colpi di scena non mancano, le coincidenze danno vivacizzano il tutto mentre lo spettro della pazzia passa da Albatros a Ines. Un colpo di genio inaspettato e perfettamente nascosto.
    Ora credo tu possa riuscire a proseguire in parte sulla scena e in parte sui ricordi. Albatross è un fantasma? Ines é pazza? Non vedo l’ora che arrivi il seguito!

    PS perchè hai scelto Coleridge per l’incipit?

    • Fabio, che bellissimo commento. Sono molto felice che il racconto ti stia piacendo: all’inizio avevo idee diverse, poi i sondaggi hanno plasmato questa storia, e devo dire che il risultato sta intrigando pure me. Definizione azzeccata quella di “spettro della pazzia”: ci sono davvero fantasmi su quel promontorio? O solo pazzi? O nessuno dei due? Confesso che ancora non lo so nemmeno io! Ad ogni episodio il tutto prende una piega inaspettata, in primis per la sottoscritta.
      Rileggendo la Ballata di Coleridge, che mi appassionò tanto al liceo, prima di scrivere questo incipit, ho praticamente rimodellato l’idea originale solo sulla base del termine “Albatross”: ho pensato “Voglio dare questo nome al protagonista!” e da lì è nata la trama contorta che leggi, e che comunque ormai sta vivendo di vita propria… Visto che l’albatro di Coleridge ha contribuito alla nascita dell’incipit, direi che la citazione è un modestissimo omaggio!

      🙂

  • Voto per il risvolto imprevisto, perché le cose vanno sempre in modo diverso da come le si era programmate.

    Mi è piaciuta molto l’esplorazione nel passato (indirettamente…) comune di Albatross e Inés. In un colpo solo, hai riempito la storia di entrambi di sfaccettature, dando un’interessante svolta al racconto.
    Brava!

  • Cara, mi dispiaccio moltissimo di aver perso la votazione dello scorso episodio: l’ho letto, ho rimandato il voto per indecisione, e mi sono scordata!
    Ma rieccomi qui, questa volta perfettamente in tempo!
    Voto per il complotto: due vissuti si sono intrecciati, facciamo fruttare questo intreccio! 😉

  • Un bellissimo capitolo! E’ sempre un piacere leggerti. 🙂 Ero molto indeciso sulla scelta. Ho subito escluso il ricatto, non mi sembrava lo stile di Albatross. Ho poi escluso anche la vendetta, perché, mi sono detto, coi segreti che condividono i due è come se fossero un po’ sulla stessa barca. Per cui voto il complotto!

  • Non me l’aspettavo proprio, questo finale! La nausea esistenziale di Inès sembrava preannunciare piuttosto qualche gesto autolesivo. E invece la sorte si è ribaltata! Molto interessante.

    D’istinto voterei per la fuga, ma penso che il tentativo di recuperare il corpo sia narrativamente molto più interessante. Quindi opterò per quell’opzione.

  • Dalla descrizione del personaggio non mi sembra uno che abbia un “gruppo” di amici e per i malviventi mi sembra troppo presto, per cui voto la coppietta.

    Inizio molto interessante! Riscoprii “The rime of the ancient mariner” dopo il liceo e l’ho sempre trovato molto intrigante.
    Ti seguo! 😉

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