Albatross

Dove eravamo rimasti?

Tiriamo le fila... Nuovo inizio. (67%)

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Appena girata la chiave nella serratura, la porta della cantina si spalancò rivelando un uomo in impermeabile, con un rivolo di sangue che facendosi strada tra i capelli bagnati percorreva la guancia sinistra fino a raggiungere il mento.
«Aldo, calmati…» cominciò Inès.
«Chi sei tu? E chi è quell’altra donna?» gridò il Benini.
«Aldo, sono tua moglie! Inès! Lei è una mia amica, Melinda.» Inès poggiò le mani sulle spalle del marito, che si divincolò.
«Moglie? Quand’è che ci siamo sposati?»
Inès, sbigottita, restò muta per alcuni secondi: in quello spazio vacante si inserì Melinda.
«Proprio ieri.» intervenne. Inès si voltò, fissandola con sguardo interrogativo: stava per chiedere spiegazioni, quando  fu nuovamente preceduta, da Aldo stavolta.
«C’è un uomo laggiù.» disse il Benini indicando il buio dietro di sé. «E non sembra in gran forma.»
«Era il guardiano della casa.» fu ancora Melinda a parlare. «È precipitato dalle scale… Credo ci sia ben poco da fare per lui.»
«Mhm, già. Anche io sono inciampato… Devo aver battuto la testa.» borbottò Aldo portandosi una mano alla ferita. «C’è un bagno in questo posto? Sono pieno di sangue.»
Inès gli indicò la strada. Mentre il Benini si sciacquava, le due donne tornarono al vecchio tavolo, e Inès riassunse freneticamente la vicenda degli scogli e del gufo di terracotta alla nuova venuta, che non parve granché turbata. Nel frattempo, Albatross stava scavando col cucchiaino da tè in un barattolo di senape.
«Perché ha detto quelle bugie a mio marito? Il matrimonio, il guardiano…» chiese infine Inès.
«Cara, pensaci.» disse Melinda guardandola negli occhi. «Tu stessa mi hai appena raccontato le cose terribili che, in così poco tempo, sono avvenute qui al promontorio. È evidente che tuo marito ha perso la memoria…»
Inès cominciava a capire.
«È la tua occasione.» continuò la bionda giornalista. «Vattene da qui, scappa con lui! Non raccontargli di quell’uomo, Ippolito, né tantomeno della Kemeia…»
«Ma noi abbiamo una figlia, Lèa…» il volto di Inès si rabbuiò, mentre un nodo stringeva la sua gola.
«Allora correte a prenderla, e poi fuggite. Usate il vecchio pick-up, è ancora qua fuori! Trovatevi un nuovo posto dove vivere, un luogo in cui nessuno sappia di voi e del vostro passato… Sarà il tuo nuovo inizio, cara. Hai sofferto abbastanza.» Melinda le accarezzò i capelli con dolcezza.
«E Ippolito?» un brivido percorse la schiena di Inès mentre pronunciava quel nome. Ripensò al volto pallido e sporco di sabbia dell’avvocato, alla camicia insanguinata.
«Tra non molto verranno ad abbattere questa casa, come ti ho detto. Nessuno si accorgerà del suo corpo.»
Un uomo nascosto per sempre dalle macerie. Un passato sepolto. Inès rifletté per qualche minuto, scacciando dalla mente l’immagine di Ippolito che soffocava sotto i detriti di quel rudere.
«E… Lei?» domandò poi. «Quale sarà il suo nuovo inizio?»
«Prima ho una questione in sospeso da risolvere, qui. Dopodiché, penso che tornerò alla mia vita di sempre: ritirata, in solitudine.» sorrise amaramente.
«Perché non se ne va anche lei?» propose Inès. «Lontano da qui, da questa terra piena di ricordi. Sono certa che…» si interruppe.
«Che…?» la incoraggiò Melinda.
«Sono certa che Albatross la seguirebbe. L’ha aspettata così a lungo…» Inès si voltò verso di lui, in piedi vicino ai fornelli, sempre intento nell’esplorazione del barattolo dell’amata salsa. La donna aveva intuito sin dall’inizio come la presenza del fantasma del marito avesse riacceso nel cuore di Melinda l’antica fiamma.
«Oh, anche io ne sono certa.» disse quella, pensierosa.
«Ehi, ma in quanti siamo qua dentro?» Aldo, ripulito di tutto punto, irruppe nella stanza. «Chi è questo?» domandò indicando Albatross, e riuscendo a far ammutolire entrambe le donne.
Dopo il suo silenzio prolungato, il vecchio tornò ad aprir bocca.
«Sono Albatross.» si limitò a dire.
Melinda, l’unica a non poter udire quella voce, parlò in contemporanea. «Mio marito.» le sue parole si sovrapposero a quelle di Albatross.
«Che nome strambo!» commentò Aldo.
Inès, travolta dall’ennesima situazione paradossale, dovette prendersi del tempo per mettere a fuoco il nuovo contesto. Si rifugiò in bagno, dove fu subito raggiunta dal marito.
«Che progetti abbiamo, tesoro?» chiese Aldo cingendole la vita.
Dopo essersi soffermata a osservare la piacevole alternanza tra mattonelle integre e crepate che caratterizzava le pareti di quel bagno polveroso, Inès posò gli occhi sullo specchio che le stava di fronte. Aldo stava guardando nella stessa direzione.
Una crepa divideva obliquamente il vetro, facendo sembrare i loro volti parte di uno strano dipinto cubista.
 
Fuori aveva smesso di piovere, ma faceva molto freddo. Melinda si strinse nel cappotto. Albatross, dietro di lei, esitava nell’avvolgerla in un abbraccio: poi si ricordò che i fantasmi non riscaldano.
«Volevo dirti che ti ho perdonato, Giorgio.» disse la donna. «O dovrei forse chiamarti Albatross?»
A chiunque passasse di lì, sarebbe parso che lo stesse dicendo al vento. Il vento del promontorio. 

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