Cocci

Dove eravamo rimasti?

Quindi: dove si trovavano Mandy e Lucas la prima volta? Un luogo spazioso, all’aperto (proposte ben accette, grazie), sotto le stelle (38%)

Collisioni

– Il campetto delle stelle, sì. Ci sei più tornata? – chiese Lucas facendo inversione.
– No. Ricordi? Eravamo seduti in riva al laghetto, su quella ghiaia scomodissima – ribattè Mandy.
Sorrise e si appoggiò al sedile sprofondandoci dentro.
– Sì, avevamo discusso dieci minuti in piedi davanti a quella bacheca informativa che millantava origini meteoritiche del lago. Sei così testarda quando ti ci metti, che io proprio.. -. Il ragazzo tacque all’improvviso e sospirò, rendendosi conto di essere rimasto l’unico partecipante sveglio in quella conversazione.

Mandy riaprì gli occhi nel momento in cui la macchina impattò sulla sterrata che portava al parcheggio, scossa dai sussulti dell’abitacolo.
– Oh, siamo già arrivati? Che ore sono? – domandò stropicciandosi gli occhi.
– Hai fatto una pausa dal mondo di circa due ore. Sono anche passato da casa per prendere torce e coperte, ma tu non hai fatto una piega -.
– Ero stanca morta, suppongo. Beh, tra poco farà buio, o sbaglio? -.
– Come quella sera, sí. Il cielo promette una stellata simile. Se non dovesse accadere nulla, almeno, avremo qualcosa di spettacolare da guardare -. Lucas appoggiò una mano su quella della ragazza, che annuì.

Circa venti minuti dopo, il ragazzo alzò gli occhi al cielo e pensò che davvero non si era sbagliato. Il buio li aveva avvolti, ma quella zona pareva essere a due passi dall’universo. Costellazioni e stelle li sovrastavano abbagliandoli col loro splendore.
Stese la coperta a terra e le fece cenno di accomodarsi, poi prese una tavoletta di cioccolato dallo zaino e la allungò verso di lei.
Mandy si puntellò su un piede e gli diede un bacio avido.
– Ho una fame pazzesca – commentò. Poi spezzò un quadretto di fondente e lo infilò in bocca. Si sedette aspettando che il cioccolato si sciogliesse da solo. Anche Lucas ne ingoiò un pezzetto ma, dopo aver assunto un’espressione disgustata, sputò il dolce.
– Ma cosa cazzo.. -. Il ragazzo non terminò la frase, stupito di come il mondo attorno a lui fosse cambiato.

Il cielo pareva d’improvviso più luminoso, aranciato. L’acqua del lago era così densa, oppure: no! A guardarla bene era solo rallentata, come se si trattasse di una pasta modellabile. E le stelle – oh, Dio – erano vicinissime! Luci sul soffitto di un mansardato. Poi avvertì un suono come proveniente dalle profondità marine: sembrava dire qualcosa di familiare. Poi capì: era il suo nome.
– Lucas, sta succedendo ora -. Mandy gli artigliò il braccio.
– Lo so, Amanda. Ci sono anche io. Sono nell’Altrove con te -.
Si guardarono per pochi istanti, la ragazza assunse un’espressione terrorizzata, poi lui afferrò dallo zainetto la lama di platino. Esposta all’aria di quella dimensione, la spada iniziò a brillare di una luce non terrestre, non umana.
Il suono che lo chiamava si fece più acuto, poi i due ragazzi videro la creatura. Avanzava a passi lenti, ma precisi. Gli occhi di latte, senza vita, si spalancarono con incredibile solennità, quasi ad esprimere quanto quel momento fosse stato atteso. Allungò un arto verso il ragazzo: lo spostamento d’aria generò un piccolo sussulto.

Lucas si sentì calamitato dal suo sguardo, gli parve quasi impossibile riuscire a sottrarvisi e avvertì il suo animo arrendersi inesorabilmente. In fin dei conti la creatura cercava proprio lui, nessun altro. Sarebbe stato più semplice non lottare contro l’istinto che gli suggeriva di rilassarsi e seguire il flusso a cui l’atmosfera dell’Altrove lo obbligava. Le sue mani allentarono la presa sulla lama di platino, che scivolò atterrando sul terriccio arancione. L’impatto non provocò alcun suono ma sollevò una nuvola di polvere rarefatta.

Era tutto in equilibrio. Gli sembrò di restare immobile per secoli, estasiato. Un formicolio al braccio gli solleticava i sensi ovattati, e Lucas si trovò a sorridere fino a quando non udì un nuovo suono.
Sì, c’era una nuova musica che lottava per ottenere la sua considerazione. Lui sapeva, conosceva la sua origine, solo doveva pensarci bene, rifletterci giusto qualche minuto.
Era una voce cristallina, fresca. Tuttavia più Lucas si concentrava sul ricordarla, più avvertiva dentro di sè un calore ustionante; e quel dolore raggiungeva il culmine proprio in corrispondenza del suo avambraccio.
Non appena abbassò il volto, venne colpito dalla luce proveniente dalla cicatrice. In quel momento ricordò tutto: l’Altrove, il mostro, la lama di platino, e – finalmente – Mandy, la proprietaria della voce che lo aveva destato da quel viaggio onirico. La creatura si stava impossessando di lui, sentiva la sua aura fluire dentro di sè. Non doveva permetterlo, non era giusto. Non era il suo destino.
– Amanda – sussurrò.
– Lucas! Non farti prendere, cazzo! -.

Non fece in tempo a risponderle, nè a reagire in alcun modo. Qualcosa accadde, in quel cielo color ruggine.
Una gigantesca esplosione causò un flash potentissimo, che portò i due a rannicchiarsi su se stessi. La creatura emise un gemito straziato.
– Cosa sta succedendo? – domandò Amanda. Lucas spalancò gli occhi, poi annuí.

Il prossimo capitolo inizierà con la risposta a quale domanda?

  • Cosa farà la creatura? (20%)
    20
  • Cosa ha capito Lucas? (80%)
    80
  • Cosa è accaduto in cielo? (0%)
    0
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113 Commenti

  • Continuo a pendere dalle tue parole… Immobile, ferita e confusa. Ferita da quella frase “le vecchie cicatrici, lei sapeva, conservavano sempre la loro fragilità”… Confusa, da questi cambiamenti cromatici. E so già che nera, oltre che l’altrove, sarà l’attesa del finale. Credo proprio non mi deluderai!

    • La storia c’è già, nella mia testa. Devo obbligarmi ad una costanza che non mi appartiene (purtroppo). In questi giorni stenderò il capitolo 9. Ormai è una sfida personale.
      Ti ringrazio tanto per le parole che hai usato.

      (Come promesso, in dono ti verrà recapitata una Smartbox per l’Altrove, utilizzabile nell’arco della prossima era geologica).

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