Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà protagonista del prossimo episodio? Agnese (65%)

15 SETTEMBRE 1850

Non era ancora l’alba quando Agnese si alzò dal letto per cercare un po’ di refrigerio in quella calda notte di metà settembre.

Dalla finestra della sua camera da letto guardò le fronde degli alberi muoversi al soffio leggero del vento; il tempo sarebbe di lì a poco cambiato, e con lui anche la sua vita.

La festa del patrono aveva aperto la strada ad un susseguirsi di emozioni del tutto nuove.

Nelle torride giornate d’estate aveva sognato ad occhi aperti gli affreschi dei palazzi visitati da Giacomo e le facce dei briganti messi in fuga da Antonio, aveva vissuto con i loro racconti esperienze per lei fino ad allora inimmaginabili e per quanto le dispiacesse pensarlo, aveva capito che Antonio non era la persona che suo padre dipingeva sempre nei suoi frequenti discorsi ammonitori contro la famiglia Corona.

Ma ora che la stagione era  quasi giunta al termine  sapeva bene che non ci sarebbero più state le spensierate giornate in riva al fiume, i giochi a piedi nudi nell’acqua o le passeggiate all’ombra dei maestosi salici che, silenziosamente e inconsapevolmente, avevano assisitito allo sbocciare di un sincera amicizia fra tre ragazzi destinata a durare il solo tempo di una lunga e caldissima estate.

Giacomo era tornato a Cagliari per terminare i suoi studi, e da quella città così vicina ma per loro totalmente sconosciuta, spediva regolarmente brevi lettere che Agnese leggeva ad Antonio durante gli incontri alla sorgente sulla collina, lontano dagli occhi severi e inquisitori dei loro genitori e di tutta la comunità.

Ormai mancava poco all’alba e Agnese sapeva di dover fare in fretta. Indossò la camicia della festa, spazzolò i capelli senza guardarsi allo specchio e, cercando di non fare rumore, aprì la porta.

“Dove vai così presto?” domandò Rosa, svegliata dal cigolìo delle vecchie assi del pavimento.

“In chiesa. Torna a dormire.”

“Babbo lo sa che esci da sola così presto?”

“No che non lo sa. Ma non faccio niente di male, vado in chiesa. Dormi ti ho detto.”

“Come vuoi.”

Rosa si girò su un fianco e tornò a dormire.

Il cuore di Agnese batteva forte, il respiro era affannoso e le mani tremavano; succedeva sempre quando mentiva, e detestava il pensiero di doverlo fare proprio con Rosa.

Più volte in confessione aveva giurato a padre Leonardo che si sarebbe tenuta lontana dai guai e da Antonio per il bene della sua famiglia,  ma non riusciva a trovare la forza per mantenere quella promessa. Il desiderio di incontrare quel giovane così sincero e taciturno, la voglia di provare di nuovo, anche solo per pochi attimi, le emozioni mai vissute prima di quell’estate la spingevano a infrangere ogni giuramento, con Dio e con se stessa.

Quando la porta di casa Satta si chiuse dietro le sue spalle, la ragazza iniziò a correre. Stava attraversando il cortile per raggiungere il portone quando il suono di alcune voci a lei del tutto sconosciute la fece sussultare. Prontamente si nascose dietro il carrretto che usavano per andare a far compere in paese, mentre tre uomini con il capo coperto da lunghi mantelli di orbace uscirono dalla stalla guardandosi furtivamente intorno. La sera prima non avevano avuto ospiti, e sua madre non aveva fatto alcuna allusione alle strane visite che di solito ricevevano a tarda sera e che lei tanto detestava. Chi erano dunque costoro?

Non appena i tre incappucciati scomparvero oltre il portone, Agnese riprese la sua corsa verso la collina. Il sole stava sorgendo, doveva far presto.

Nel prossimo episodio:

  • Lo scontro tre i due capifamiglia (56%)
    56
  • Il ritorno di Giacomo (13%)
    13
  • Ancora Angnese e Antonio (31%)
    31
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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