la Cooperativa dello Stupore

Dove eravamo rimasti?

COSA SUCCEDE DOPO IL SALTO DI LUCA? La polizia trova legata alla rete di sicurezza del ponte una busta di plastica con gli effetti personali di Luca (50%)

una luce che non va mai via

Luca tenne gli occhi chiusi e le braccia aperte, cadendo verso il basso come un Cristo rovesciato, con la speranza segreta di uscirne molto più puro e possibilmente senza spine. I pensieri di disfatta lo stavano sopraffacendo. Le cose belle sembravano lontani ricordi inutili.
Il poliziotto accostò l’ auto e si avvicinò al bordo del ponte, attirato da una borsetta colorata che spuntava da un cespuglio: l’ istinto gli disse che non si trattava di rifiuti.

Portafoglio,  cellulare, due mazzi di chiavi; fu quando arrivò alle scarpe che un campanello d’ allarme acutissimo iniziò a suonare.

L’ aria gelida ( siamo sicuri? ) lo stava facendo lacrimare.

Ebbe l’ impressione che le cose brutte stessero per superarlo in caduta ed uscirgli dal corpo, .
 Quando l’ elastico raggiunse il punto di massima tensione e lo strappò dal baratro per attirarlo di nuovo verso il ponte, Luca spalancò gli occhi, con una sensazione stranissima nel petto: qualcosa era caduto nel fiume. Per sempre.

Il poliziotto si avvicinò al macchinario ( che aveva iniziato a ronzare e ad avvolgere una spessa corda colorata attorno ad una bobina) ed accolse il pipistrellesco Luca con un tagliente:

“Molto bene: il bunjee clandestino ti fa vincere quantomeno una notte di merda in questura. E poi chissà che altro. Complimentoni”
Luca, ancora preda delle lacrime e dell’ euforia, si limitò ad infilare nella tasca del giubbotto il remote control  e ad issarsi sul lato sicuro della strada, sganciandosi dall’ elastico.

Quando le luci della strada gli permisero di vederlo in faccia il poliziotto rimase come pietrificato: si scambiarono uno sguardo che in pochi secondi pareva racchiudere una vita intera insieme e fu lui a prender la parola, balbettando:

“V-va via. Io non t-ti ho visto”.

Luca si sentiva troppo stanco per chiedersi con chi lo avesse scambiato.

Il giorno seguente la dark-valchiria stava camminando al fianco di Luca, calpestando la ghiaia del parco pubblico con i suoi scarponi neri, prestando estrema attenzione alle parole dell’ amico:

“E’ che mi sento diverso ragatta con gli stivali” (la passione per i felini e le scarpe che portava sempre avevano fatto nascere quel soprannome in poco più di un istante)

“qualcosa è caduto nel fiume per sempre l’ altra notte.

E’ che io ho bisogno di essere creativo: devo esserlo. E’ un istinto irreprimibile, una dipendenza.”disse Luca guardandola negli occhi e accarezzando le foglie degli alberi, mentre si addentravano nel parco.

“Ma si tratta di una dipendenza che può conoscere 100 modi di essere appagata. Bisogna andare un passo per volta e ricordarselo. Non credo abbandonerò le strade scoperte di recente, ma nulla mi vieta di cercarne di nuove.

La chiave è lo stupore. Sempre. E’ quello che so fare. E’ quello per cui sono nato. E che più mi rende felice.”

“Hai in mente di”la dark interruppe quel che stava per chiedere all’ amico, stupita da quel che gli si parava davanti, una volta entrati in una piccola radura all’ interno di quell’ immenso parco pubblico.

Luca avanzò di qualche metro poi si girò verso l’ amica, allargando le braccia ad abbracciare l’ intero panorama, con un sorriso beffardo sul volto:

“E’ una mia creazione! Ti garba?”

“E’ qualcosa di…”ancora le parole faticavano a trovare la via.

Tutti gli alberi attorno a loro avevano degli “orologi sciolti” sui rami, come nel quadro “la persistenza della memoria” di Dalì.

“Ma se…” “vieni a vederli” la interruppe Luca prendendola per mano.

“Sono fatti con carta riciclata e hanno una tasca con delle sementi all’ interno”spiegò Luca anticipando le preoccupazioni ambientali della ragatta con gli stivali.

Un uccellino iniziò a beccare uno degli orologi.

“Sì: qualche seme farà da pasto alle bestiole (non che sia un male), ma gli altri finiranno nel terreno con la prima pioggia, che farà sciogliere gli orologi e cadere appunto i semi” sorriso soddisfatto di lui.

E le prime gocce di pioggia iniziarono a cadere, come per magia.

“Sono estasiata. Ma lo hai fatto per un motivo particolare?” chiese la dark con un sorriso scintillante di rara bellezza.

Luca fissò lo sguardo su quel sorriso per qualche secondo, poi alzò gli occhi e le rispose:

“Perché mi andava. Per suscitare reazioni come la tua ora” e si esibì in un cerimonioso inchino, senza smettere di sorridere, levandosi un cilindro immaginario.

La ragatta con gli stivali prese la mano dell’ amico e lo tirò verso una quercia secolare poco distante:

“Sai…qualcuno dice che stupire chi ha fatto del sorprendere la sua ragione di vita sia un risultato che non dimenticherai mai finchè campi…”

Raggiunto l’ albero gli lasciò la mano e se ne andò: sul lato opposto della quercia la Iena sedeva sull’ erba con la schiena contro la corteccia e le gambe distese che spuntavano da un vestitino azzurro, tormentando con le mani l’ origami di un airone.

Quando lo vide inclinò leggermente la testa e gli sorrise, fresca e vintage come le ragazze di quegli specchi pubblicitari della Coca-Cola, mentre gli occhi le brillavano di quella luce che non se ne va mai via.

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245 Commenti

  1. Che dire,sorprendente, molto bello il finale, mi aspettavo tutt’altro,giuro!!! L’opzione vincitrice sembrava portarci, in più oscuri lidi…felicissima di sapere che Luca e la sua voglia, di stupirsi e di stupire, ci faranno compagnia ancora un po’!!! Complimenti vivissimi!!!

    • Grazie Emma 🙂
      Sono davvero felice di avere stupito…fino all’ ultima riga 🙂
      Diciamo che qualcosa bolle in pentola… con dei riferimenti a questo racconto 😉

      Grazie. Ci sono dentro tante cose a cui tengo: personaggi, titoli di canzoni, situazioni… 🙂 Fossimo seduti al tavolino di un bar mi divertirei ad analizzarlo con te…e a raccontarti messaggi segreti e citazioni sparse 🙂

  2. Il bello di questo racconto è che, qua e là sparse tra la piacevolezza dello sviluppo della storia, ci sono immagini sospese, preziose e di poetico impatto, come i pensieri che sanguinano.
    Che dire. Io non vorrei che si buttasse. Vorrei che Frances restituisse il favore. Vorrei che la catarsi avvenisse tramite il sacrificio dell’identità di copertura, salvando quella che sta sotto.
    Voto per Frances. Ma, in qualche modo, spero che si butti per salvarlo e non per accompagnarlo.
    Se ce l’ha fatta Sherlock (non so ancora come, perché non ci sono arrivata: che nessuno spoileri!), ce la farà anche il lupo. 😉

  3. Frances Bean salta con lui 🙂
    Non so bene perché ma tutte e tre le opzioni mi hanno dato un brivido, forse il motivo è che siamo giunti quasi alla fine, peccato 🙂
    Mago, io mi stavo abituando a questa Cooperativa della Stupore 😀

    Ps: per il finale fai una delle tue solite magie 🙂

    • L’ animale selvatico messo alle strette sta guadagnando le preferenze dei più… 😛

      ( hai colto l’ ingrediente presente in “buona quantità” …e ad un passo dall’ eccesso…chissà che i sapori non si riequilibrino 😉 )

  4. L’atmosfera, a tratti, riecheggia quella di Eyes Wide Shut. Lo stesso modo di seguire le cose senza avere la minima idea di dove portino, e il tono surreale dato dai volti mascherati.
    Ora il metal detector suona. E non è certo colpa di qualcosa di banale… Chissà cosa si ritroverà addosso, il nostro amico Lupo!

  5. questa busta al mirtillo no, non mi piaceva poi tanto
    ho optato per il nuovo messaggio

    che dire?
    ho copiato questa frase “non è tanto una cosa rispetto all’altra: è tutto insieme e nessuna di queste cose, è come un ampissimo e generico velo nero che è calato su di ogni cosa, privando tutto di significato e svuotando ogni colore, anche le cose che prima mi facevano battere il cuore e sognare la notte…” perchè è quella che dice quello che io non riesco a dire, che esprime così bene i miei momenti di pianto e solitudine

    davvero mago, bravo

  6. Corre al ponte in volata….il “loro” ponte ovviamente, le bionde senza charme possono rimanersene in birreria…

    Che io sia rompiscatole è cosa nota, ma…perchè il maiuscolo?
    E’ un tantino aggressivo, specie dopo che la netiquette ci ha insegnato a considerarlo gridato….

    • il “loro” ponte… mi piace 🙂

      Ma che rompiscatole 🙂 mi piace discutere i dettagli 🙂
      Il maiuscolo ( effetto GRIDATO appunto) mi piaceva per rendere l’ idea delle conversazioni faticose nei locali con la musica alta e l’ ho mantenuto anche per i pensieri di Luca, come se per la musica tanto alta fosse necessario gridare anche nella propria testa, per sentire le proprie riflessioni 🙂 Capisco in ogni caso che possa piacere o non piacere 🙂

      • Speravo proprio che mi rispondessi così, ossia che fosse una scelta motivata dal desiderio di “rendere” qualcosa 🙂

        L’idea mi piace, anche applicata ai pensieri,e poi, appunto, ormai il “gridato” è entrato nella nostra forma-mentis di webomani, però secondo me dovresti connotarlo, rendere esplicito che si tratta di uno strumento narrativo e non del caps lock rotto.
        Il verbo “stonare” è perfetto, ma da solo rende più l’idea del rompere l’armonia della musica che quello del dover urlare. E i verbi dopo (continuare, sfoderare,rispondere) non restituiscono l’atmosfera. Avrei scelto “urlai di rimando” “sfoderò stentorea” o comunque l’accenno buttato lì al vociare compulsivo del locale.

  7. Una scena di ballo in maschera… Fantastico!
    Ora dobbiamo fare un flash mob e ballare di notte, in piazza, vestiti da lupi e diavolesse!
    Fantasticherie a parte: scena molto bella!
    Proprio per questo voglio che duri ancora un po’, e voto che rimanga ad aiutare la coppia in difficoltà!

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