La mediocre ma ragguardevole vicenda di Gloria e Mario

Bagagli emotiviMario era seduto sullo sgabello alto del bar. Guardava con aria afflitta la grande vetrata che dava sulla strada, come intento a contare le auto di passaggio. Aveva superato i quaranta, i capelli corti cominciavano a striarsi di bianco, gli occhi scuri erano rossi e stanchi come fossero le quattro di notte.
Erano le due del pomeriggio. Doveva tornare a casa, lo sapeva bene. Già la vedeva, Gloria, con il suo completo nero a tamburellare le dita sul tavolo della cucina. Sapeva che ogni minuto che passava significava un insulto più cattivo, un urlo più forte, un’altra martellata al petto di quella che, una volta, era stata una bella storia d’amore.
Sapeva che avrebbe dovuto muoversi, ma non ci riusciva.
Pensava, invece, alla valigia nascosta nel sottoscala, pronta per essere portata via. Gloria non lo sapeva, ma lui sì. Aveva preparato la valigia sapendo che, presto o tardi, lei si sarebbe stancata di lui.
Fece un respiro profondo, si alzò come se fosse la cosa più difficile del mondo ed uscì dal bar.
Appena aprì la porta di casa successe esattamente ciò che si aspettava:
“Lo sai che ore sono?!” Gloria era furibonda “Scusa, sai se il fatto che lavoro disturba le tue mattinate da fallito, d’altro canto se non lavorassi io quali soldi butteresti in quel cazzo di bar?”
Mario non rispose. In silenzio si tolse la giacca, le passò le chiavi dell’auto e aspettò di sentire la porta d’ingresso sbattere violentemente, come ogni giorno.
Gloria salì in auto, controllò la sua immagine riflessa nello specchietto retrovisore e si accese una sigaretta. L’idea di passare un altro giorno in una profumeria la atterriva: altre cinque ore arrampicata sui tacchi alti che le facevano gridare i piedi, a sorridere a ragazzine fissate con il trucco ed a vecchie signore che non riescono a venire a patti con il tempo che scorre.
Non aveva sempre fatto la promoter. Prima della Crisi, era un’insegnante, ma quando la ditta per cui Mario lavorava decise di chiudere i battenti e trasferire lo stabilimento in Polonia, non poteva più permettersi una vita da precaria.
Il piano era di cambiare occupazione temporaneamente, per permettere a Mario di trovare un nuovo lavoro e continuare a pagare l’affitto, per poi tornare a scuola.
Sperava di trovare un impiego d’ufficio, ma scoprì ben presto di essere troppo vecchia, troppo qualificata, troppo disperata. Alla fine, proprio quando il padrone di casa stava cominciando a minacciare lo sfratto, trovò il posto di promoter per una marca di cosmetici. Non era proprio un “posto fisso” ma capì ben presto che era brava e che se continuava a vendere nessuno l’avrebbe mandata via. Dal lavorare solo i fine settimana cominciò a lavorare più spesso, coprendo più zone della città, facendo corsi di formazione per le nuove assunte, e d’improvviso, erano già passati cinque anni.
Mario, nel frattempo, si era spento. Prima sparirono i momenti speciali che passavano insieme, le abitudini che si erano costruiti negli anni: le passeggiate, il pranzo a letto la domenica, il cinema una volta a settimana. Poi cominciarono a venire meno le parole da dirsi, le carezze, la complicità. Finchè Mario non smise definitivamente di cercare lavoro e si rinchiuse in quel maledetto bar.
Gloria era stanca di tutto: del suo lavoro, della sua vita e di dover tornare a casa ogni sera e vederlo uscire, in silenzio, con le tasche piene di monete che presto sarebbero state ingurgitate dal videopoker.
Era stanza di andare a dormire e pensare a quel borsone nascosto sotto il letto, con le sue cose dentro: pronto alla fuga. Ma non poteva andarsene. C’era qualcosa di impalpabile che la trattenava, qualcosa che nemmeno lei riusciva a spiegarsi: una sensazione, forse il fantasma di ciò che erano stati insieme, forse una mano invisibile sulle loro teste. Sapeva che sarebbe venuto il momento della fuga, ma non era quello, non ancora.

C'è un altro personaggio in circolazione: chi?

  • La vicina di casa (11%)
    11
  • Il proprietario del Bar (32%)
    32
  • Un parente (sono graditi suggerimenti) (58%)
    58
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23 Commenti

  • Incuriosito da titolo e dalla bio, mi sono fermato a leggere. Promette bene anche se c’è un alto rischio di cadere negli stereotipi. Ci vedrei in questa storia uno zio matto.

  • Già dal titolo avevo capito che questa storia faceva per me!
    Le cose mediocri ma ragguardevoli mi ricordano le buone cose di pessimo gusto di Gozzano…
    Come potrei non seguire, nascosta da qualche parte, le vicende di Gloria e Mario?

    Devo pensare ancora un po’ a chi voglio che entri adesso nella storia, torno a breve 🙂

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