La perfezione della resa

Dove eravamo rimasti?

Il rapporto sta per finire, mi sa. C’è ancora una discussione però: su cosa? Sul modo in cui potrebbero cambiare prospettiva per tentare una svolta. (79%)

Bravo. Peccato che sei bravo.– Cosa c’è?
– Perché?
– Hai una faccia…
– No niente, stavo pensando alla possibilità che tu stia diventando invisibile.
– Ma piantala.
– Che tu possa vedere senza essere vista.
– Be’, questo non sarebbe male.
– Che tu possa vedermi senza essere vista da me.
– Sì, il concetto è chiaro.
– Che tu…
– Senti, non ho nessuna intenzione di diventare invisibile.
– Non so. Vedo già i tuoi contorni sfumarsi.

– Uff, che fatica sei.
– Fatica?
– Sì, fatica. Sei pesante.
– Pesante?
– Piantala di ripetere quello che dico. Comunque. lo sappiamo tutti e due che ci siamo allontanati, non è che se t’inventi un modo originale per ripetermelo mille volte sia meno peggio, eh?
– Ci siamo?
– Ancora? Ok, ok: mi sono. Mi sono allontanata da te. Hai ragione. Per l’ennesima volta, hai ragione tu.
– Guarda che l’ultima cosa che desidero, con te, è avere ragione.
– Ah. E allora perché succede che vuoi sempre avere l’ultima parola? Su tutto?
– Merda, sì. È più forte di me. Lo faccio anche quando so di essere in torto. Di più, lo faccio anche quando mi accorgo che tu lo hai scoperto.
– Scoperto cosa? Che hai torto?
– No, che so di avere torto.
– Ah, ecco.
– No, solo per dirti che non mi interessa avere ragione, con te.
– Mah. Forse i paradossi sono stuzzicanti, ma è meglio lasciarli fuori dalla vita reale. Non credi?
– Però…
– Eh, sentito che frasona?
– Sì. Brava: peccato che sei… brava.
– Come dici?
– No, niente, una battuta idiota che capisco solo io.
– E spiegarmi? Così la capiamo in due.
– È lunga. E non così divertente.
– Be’, tu prova: sono una tipa paziente e dotata di una certa ironia.
– Ok. Hai presente “F.F.S.S. Perché mi hai portato a Posillipo se non mi vuoi più bene”? Il film di Arbore?
– No.
– Non importa. In effetti è un po’ datato. Comunque. C’è una scena… Sei sicura che hai voglia di sentirla?
– Ti ho detto di sì.
– Ok. C’è una scena in cui Pietra Montecorvino, una nanetta brutta come la morte ma dalla voce sovrumana, canta “Sud”.
– Non la conosco.
– Be’, puoi immaginarti l’argomento. Alla fine del pezzo tutti applaudono. E Benigni (ora non ricordo che parte facesse, ma c’era anche Benigni) si avvicina al piccolo palcoscenico (perché lei cantava su un palcoscenico tipo quelli dell’oratorio) dicendole: Brava. Peccato che sei meridionale.
– Dai.
– Sì. Tutti gli saltano addosso. Insulti, espressioni scandalizzate, quasi vengono alle mani. Allora lui, impaurito, ci pensa un po’ su e poi riformula il complimento. Brava, dice gironzolando circospetto per la piccola sala, peccato che sei (lunga pausa, in cui tutti lo guardano minacciosi, pronti a saltargli addosso) brava.
– Sì, insomma, è carina.
– Già. Comunque ti dicevo di questa cosa del voler avere ragione a tutti i costi.
– Cosa che tu non vuoi.
– No. Lo faccio solo perché mi manchi.

– Sai cosa c’è? C’è che dovremmo desiderare nient’altro se non noi due.
– Ma io ti desidero…
– No, non me. Non devi desiderare me.
– No?
– No. Devi desiderare noi.
– Noi.
– Sì. Non ci devono essere l’uno e l’altra. Solo noi. Ed è questo che dobbiamo desiderare. Dovremmo imparare ad arrenderci a noi: il noi è più complesso di me e te. Le reazioni non sono a senso unico, ma a doppio senso.
– …
– Mi segui?
– Sì. Così non serve avere ragione, dici.
– Non serve. E nemmeno è paurosa l’idea di avere torto.
– Nessuno che vince, nessuno che perde?
– Sì. È quando uno s’illude di vincere e l’altro teme di perdere che le cose iniziano ad andare male.
– Non è facile però.
– No. Come dicevo, bisognerebbe arrendersi al noi.
– Insieme?
– Ognuno unilateralmente, ma nello stesso istante.
– …
– Che c’è?
– La perfezione della resa.
– …
– Questo sarebbe, no?
– Sì, questo. Bravo. Peccato che sei bravo.

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244 Commenti

  • Il racconto del film mi è piaciuto moltissimo, sei molto bravo a descrivere scene che riguardano trame di racconti/romanzi, film, probabilmente anche canzoni. Una tua interessante caratteristica, se non se ne facesse un uso abusato ti direi che il meta è il tuo pane quotidiano 🙂
    Aspettami eh, che poi bisogna parlare nel dettaglio.
    Bravo Filippo, che te lo dico a fa 😉

    S.

  • Non so come tu possa essere riuscito a fare una storia intera di soli dialoghi (anche a più voci) rendendola comunque scorrevole, chiara e leggibile.
    Questo ultimo capitolo è davvero bello, tutto torna.
    Quando lui propone di spiegarle la battuta ho pensato che non ce l’avresti mai fatta a stare nel limite di caratteri dell’episodio. E invece sì. Ma del resto sei bravo 🙂

    • Grazie ancora.
      Sono molto legato a quella battuta, anche se non saprei dire esattamente perché. Così la uso spesso, e altrettanto spesso ho dovuto spiegarla. Forse per questo sono riuscito a raccontare la scena di quel film (che per me è memorabile) in poche parole. Insomma, questione d’abitudine.

  • Ho appena finito di leggere gli ultimi due episodi che mi mancavano. Che dire…Bravo. Bel finale. I dialoghi che hanno caratterizzato il racconto sono stati davvero belli, ben costruiti e hanno saputo sapientemente colmare le parti narrate mancanti. Ancora bravo!

  • Beh, che sia finito un po’ mi dispiace. Anche se non ne potrai più della mia vena (re)censoria 🙂

    Questo finale non mi ha fatto impazzire, è tremendamente “costruito”.
    E’ molto bello il primo stacco, in verità, quello sui contorni che si sfumano.
    Il secondo non è male, ma lui non è pienamente sé stesso, si piega troppo, e poi mi è troppo antipatico quel film perché io possa essere oggettiva.
    Il terzo stacco proprio non è nelle mie corde, molto bella e adatta l’idea della resa al “noi”, ma i dialoghi sono tutto tranne che realistici. Tornando a qualcosa che dissi ai primi episodi, se fosse stato teatro, il realismo non sarebbe stato e forse neanche opportuno, ma nelle “intercettazioni ambientali” è doveroso.
    Tutto, come sempre, solo nella mia modesta opinione (un tantinello critica, ma ahimé non posso fare a meno di esserlo quando leggo qualcosa che mi interessa).

    Per il futuro? Ancora dialoghi o ci proporrai altro?

  • Bravo.
    Peccato che sia finito.
    🙂
    Mi mancheranno i dialoghi tra lui e lei. Non poteva esserci epilogo migliore.
    Non era facile scrivere dieci capitoli di soli dialoghi, esperimento super riuscito.
    Bel racconto, mi è piaciuto proprio tanto e avrebbe meritato la Top 5.
    Aspetto il prossimo.

  • Filippo, anche se non mi vedi in questo momento sto applaudendo 🙂
    Davvero meraviglioso, tutto, dal primo all’ultimo episodio 😀
    La frase che mi è piaciuta di più è stata: ” Ognuno unilateralmente, ma nello stesso istante”.
    Hai perfettamente ragione sul concetto del “noi” 😀
    Il tuo esperimento di scrivere solo dialoghi è riuscito alla perfezione, bravo…anzi no bravissimo 😀 😀 😀
    Alla prossima 🙂

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