La perfezione della resa

Dove eravamo rimasti?

Li ritroviamo un mese dopo. Dove? Non si sa dove. Però parlano di cose importanti. (58%)

Dos Passos, i precordi e un po’ di testosterone– Sai che quando fai così sono indeciso fra l’assalirti e il saltarti addosso?
– Il dubbio ti attanaglia, insomma. Ma poi, così come?
– Be’, te ne stai lì distesa, tipo Paolina Bonaparte su un divano dell’Ikea, in canotta da muratore e braghette da Gian Burrasca, che leggi un romanzo di chissà chi…
– Dos Passos. Non so se mi piace di più il suo nome o come scrive.
– Voglio dire, è un agguato al testosterone che, tutto sommato, c’ho anch’io.
– Te-sto-ste-rone.
– Sì, quello.
– Come dire ditone o faccione?
– No, lui è “one” di suo.
– Ah. Cose da maschi insomma.
– Così dicono. Sai, no, come funziona?
– No. Dovrei?
– No.
– Allora?
– Cosa?
– Be’, spiega.
– Niente, come posso dire. Funziona che i precordi prendono fuoco.
– Mmmh, non so mica cosa sono i precordi.
– È una parola antica.
– E quindi? Dimmi.
– Cosa? Il precordio?
– Ecco, hai già cambiato parola.
– Sarebbe il singolare. Però hai ragione, sono due cose diverse.
– Spieghi o no?
– Ok. Il precordio indica la regione anatomica rappresentata dalla parte del torace posteriore allo sterno, che in pratica corrisponde…
– Al cuore.
– Sì, quello.
– Ok, ci sono. E l’altra?
– Precordi è l’antica denominazione del diaframma, considerato una membrana che avvolge la sede degli affetti, della sensibilità, dei sentimenti.
– Sempre quello, insomma. Il cuore.
– No no, non voglio essere pedante, ma sono due cose diverse.
– Come no, diversissime. Dire semplicemente “cuore” no, eh? Ma perché ti piace usare queste parole dimenticate?
– Può sembrare un vezzo, ma non lo è. Almeno, non con te.
– E allora perché?
– Be’, certe parole, pur esistendo da tempo, sembrano nuove, perché non sono state consumate dall’uso (o dall’abuso). Non credi?
– Sì. E allora?
– Tu per me sei una cosa nuova, mai vista. Aspetta: inusitata. Così, per tutto quello che ti riguarda, vorrei usare solo parole nuove.

Dopo questa dichiarazione, fra i due sboccia l’intimità vera:

  • Si concedono un week end (da sogno) a Parigi. (18%)
    18
  • Lui racconta a lei un suo sogno. (9%)
    9
  • Lei racconta a lui un suo sogno. (73%)
    73
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244 Commenti

  • Il racconto del film mi è piaciuto moltissimo, sei molto bravo a descrivere scene che riguardano trame di racconti/romanzi, film, probabilmente anche canzoni. Una tua interessante caratteristica, se non se ne facesse un uso abusato ti direi che il meta è il tuo pane quotidiano 🙂
    Aspettami eh, che poi bisogna parlare nel dettaglio.
    Bravo Filippo, che te lo dico a fa 😉

    S.

  • Non so come tu possa essere riuscito a fare una storia intera di soli dialoghi (anche a più voci) rendendola comunque scorrevole, chiara e leggibile.
    Questo ultimo capitolo è davvero bello, tutto torna.
    Quando lui propone di spiegarle la battuta ho pensato che non ce l’avresti mai fatta a stare nel limite di caratteri dell’episodio. E invece sì. Ma del resto sei bravo 🙂

    • Grazie ancora.
      Sono molto legato a quella battuta, anche se non saprei dire esattamente perché. Così la uso spesso, e altrettanto spesso ho dovuto spiegarla. Forse per questo sono riuscito a raccontare la scena di quel film (che per me è memorabile) in poche parole. Insomma, questione d’abitudine.

  • Ho appena finito di leggere gli ultimi due episodi che mi mancavano. Che dire…Bravo. Bel finale. I dialoghi che hanno caratterizzato il racconto sono stati davvero belli, ben costruiti e hanno saputo sapientemente colmare le parti narrate mancanti. Ancora bravo!

  • Beh, che sia finito un po’ mi dispiace. Anche se non ne potrai più della mia vena (re)censoria 🙂

    Questo finale non mi ha fatto impazzire, è tremendamente “costruito”.
    E’ molto bello il primo stacco, in verità, quello sui contorni che si sfumano.
    Il secondo non è male, ma lui non è pienamente sé stesso, si piega troppo, e poi mi è troppo antipatico quel film perché io possa essere oggettiva.
    Il terzo stacco proprio non è nelle mie corde, molto bella e adatta l’idea della resa al “noi”, ma i dialoghi sono tutto tranne che realistici. Tornando a qualcosa che dissi ai primi episodi, se fosse stato teatro, il realismo non sarebbe stato e forse neanche opportuno, ma nelle “intercettazioni ambientali” è doveroso.
    Tutto, come sempre, solo nella mia modesta opinione (un tantinello critica, ma ahimé non posso fare a meno di esserlo quando leggo qualcosa che mi interessa).

    Per il futuro? Ancora dialoghi o ci proporrai altro?

  • Bravo.
    Peccato che sia finito.
    🙂
    Mi mancheranno i dialoghi tra lui e lei. Non poteva esserci epilogo migliore.
    Non era facile scrivere dieci capitoli di soli dialoghi, esperimento super riuscito.
    Bel racconto, mi è piaciuto proprio tanto e avrebbe meritato la Top 5.
    Aspetto il prossimo.

  • Filippo, anche se non mi vedi in questo momento sto applaudendo 🙂
    Davvero meraviglioso, tutto, dal primo all’ultimo episodio 😀
    La frase che mi è piaciuta di più è stata: ” Ognuno unilateralmente, ma nello stesso istante”.
    Hai perfettamente ragione sul concetto del “noi” 😀
    Il tuo esperimento di scrivere solo dialoghi è riuscito alla perfezione, bravo…anzi no bravissimo 😀 😀 😀
    Alla prossima 🙂

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