La perfezione della resa

Dove eravamo rimasti?

Dopo questa dichiarazione, fra i due sboccia l’intimità vera: Lei racconta a lui un suo sogno. (73%)

Il triangolo sì– Ieri pomeriggio mi sono addormentata. Sul divano. Così, di botto, con il telefono accucciato sulla pancia.
– E…?
– E ho sognato una cosa incredibile.
– Cosa?
– Un triangolo.
– Spiega.
– Isoscele, per davvero. Cioè, c’era un uomo (che credevo fossi tu, ma non avevo modo di scoprirlo perchè non volevo saperlo), poi c’ero io, e poi c’era un’altra me, uguale ma proprio uguale uguale a me. Le ho controllato tutti i nei ed era proprio un’altra me. Ce ne stavamo tutti e tre in una stanza abbastanza anonima, non so dove.
– Un triangolo perfetto.
– No, guarda, è stato assurdo. E troppo verosimile nella sua assurdità.
– Non c’era proprio nessuna differenza fra voi due?
– Fisica no, forse un po’ nei modi. E mi chiedevo cosa sentisse lei. Pareva non essersi accorta di essere uguale a me, e anche per lui, cioè per te, la cosa era indifferente. Anche se fra me e te, cioè lui, era più contorta e mentale la questione. Mah.
– E poi cos’è successo?
– Poi c’è stato il telefono, che si è messo a suonare e che io ho lanciato non so dove, provando disperatamente a riprendere il sogno da dove si era interrotto. Ma niente da fare.
– Non l’hai più beccato?
– Macché. Non son più riuscita neanche a dormire.
– Io non ci sono mai riuscito. A riacchiappare un sogno interrotto, voglio dire.
– Nemmeno io. Volevo scoprire a tutti i costi se quel lui eri tu, cioè, non è che volessi saperlo per me, io non lo volevo sapere. Volevo che lo sapessi tu, ecco.
– Che io sapessi se ero io?
– Sì.
– Ah, ecco.
– Comunque dovrei scriverne, di quel triangolo. Anche se è inesprimibile.
– Ma sì, dovresti. Tipo scrittura automatica.
– È che sono andata oltre ogni immaginazione, e poi sono rimasta allucinata tutto ieri sera.
– Davvero? Ma accadevano cose a quei tre?
– Che vuol dire accadevano cose?
– Si parlavano, si toccavano, facevano l’amore?
– Ah, di più.
– Ah.
– Era come se ci fosse un’entità mentale superiore condivisa che faceva l’amore con loro tre.
– Azz, mi sa di racconto di fantascienza.
– No, no. Era per farti immaginare l’empatia.
– Erano uni e trini?
– No. Due più una: l’altra.
– L’altra te.
– Già.
– Mmmh…
– A cosa pensi?
– Che i sogni sono perfetti per rappresentare le sensazioni che non si possono vivere.
– È triste però.
– Dici?
– Sì. Sarà che me non piace sognare: non serve a niente.
– A me piacciono gli incubi e odio fare sogni piacevoli.
– Dai, stavo per dirlo io: gli incubi sono gli unici sogni che servono a qualcosa.
– Vero.
– Almeno catartizzano, si può dire catartizzano? E poi c’è quel piacevole risvegliarsi, dopo.
– Che poi si rimane elettrici, dopo.
– Proprio così, elettrici.
– Dopo.
– Sì.
– Be’, sembrerebbe inutile approfondire, visto che siamo d’accordo anche sulle sfumature.
– Sì, completamente d’accordo. Uff, è piuttosto irritante.
– Già, sembra che a turno ci stiamo dando ragione per farci reciprocamente piacere.
– Mi hai scoperta, e ti sei scoperto tu. In realtà questo è un reality.
– Ah ecco.
– Ecco cosa?
– Lo dicevo io che era troppo bello per non essere vero.

Ok, dopo la dichiarazione e il racconto del sogno, sono pronti il sesso: come sarà?

  • Confidenzialmente rarefatto (56%)
    56
  • Olisticamente estremo (6%)
    6
  • Razionalmente romantico (38%)
    38
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244 Commenti

  • Il racconto del film mi è piaciuto moltissimo, sei molto bravo a descrivere scene che riguardano trame di racconti/romanzi, film, probabilmente anche canzoni. Una tua interessante caratteristica, se non se ne facesse un uso abusato ti direi che il meta è il tuo pane quotidiano 🙂
    Aspettami eh, che poi bisogna parlare nel dettaglio.
    Bravo Filippo, che te lo dico a fa 😉

    S.

  • Non so come tu possa essere riuscito a fare una storia intera di soli dialoghi (anche a più voci) rendendola comunque scorrevole, chiara e leggibile.
    Questo ultimo capitolo è davvero bello, tutto torna.
    Quando lui propone di spiegarle la battuta ho pensato che non ce l’avresti mai fatta a stare nel limite di caratteri dell’episodio. E invece sì. Ma del resto sei bravo 🙂

    • Grazie ancora.
      Sono molto legato a quella battuta, anche se non saprei dire esattamente perché. Così la uso spesso, e altrettanto spesso ho dovuto spiegarla. Forse per questo sono riuscito a raccontare la scena di quel film (che per me è memorabile) in poche parole. Insomma, questione d’abitudine.

  • Ho appena finito di leggere gli ultimi due episodi che mi mancavano. Che dire…Bravo. Bel finale. I dialoghi che hanno caratterizzato il racconto sono stati davvero belli, ben costruiti e hanno saputo sapientemente colmare le parti narrate mancanti. Ancora bravo!

  • Beh, che sia finito un po’ mi dispiace. Anche se non ne potrai più della mia vena (re)censoria 🙂

    Questo finale non mi ha fatto impazzire, è tremendamente “costruito”.
    E’ molto bello il primo stacco, in verità, quello sui contorni che si sfumano.
    Il secondo non è male, ma lui non è pienamente sé stesso, si piega troppo, e poi mi è troppo antipatico quel film perché io possa essere oggettiva.
    Il terzo stacco proprio non è nelle mie corde, molto bella e adatta l’idea della resa al “noi”, ma i dialoghi sono tutto tranne che realistici. Tornando a qualcosa che dissi ai primi episodi, se fosse stato teatro, il realismo non sarebbe stato e forse neanche opportuno, ma nelle “intercettazioni ambientali” è doveroso.
    Tutto, come sempre, solo nella mia modesta opinione (un tantinello critica, ma ahimé non posso fare a meno di esserlo quando leggo qualcosa che mi interessa).

    Per il futuro? Ancora dialoghi o ci proporrai altro?

  • Bravo.
    Peccato che sia finito.
    🙂
    Mi mancheranno i dialoghi tra lui e lei. Non poteva esserci epilogo migliore.
    Non era facile scrivere dieci capitoli di soli dialoghi, esperimento super riuscito.
    Bel racconto, mi è piaciuto proprio tanto e avrebbe meritato la Top 5.
    Aspetto il prossimo.

  • Filippo, anche se non mi vedi in questo momento sto applaudendo 🙂
    Davvero meraviglioso, tutto, dal primo all’ultimo episodio 😀
    La frase che mi è piaciuta di più è stata: ” Ognuno unilateralmente, ma nello stesso istante”.
    Hai perfettamente ragione sul concetto del “noi” 😀
    Il tuo esperimento di scrivere solo dialoghi è riuscito alla perfezione, bravo…anzi no bravissimo 😀 😀 😀
    Alla prossima 🙂

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