La perfezione della resa

Dove eravamo rimasti?

A volte discutono o, più raramente, litigano. Per cosa? Lui non sopporta che lei tratti i suoi libri con poca attenzione (58%)

La trilogia della carta maltrattataLunedì sera

– In bagno c’è un ragno enorme.
– È la stagione.
– Dammi un attimo quel libro che lo secco.
– Quale, “Le correzioni”? Sei matta?
– Dici che l’ha già letto? Dai, dammelo, che poi si infila sotto il mobiletto degli asciugamani e mi tocca farci la doccia insieme.
– Non puoi farlo uscire senza ucciderlo?
– Cos’è, sei diventato scintoista?
– Allora prendi Donna Moderna, ce l’hai lì.
– È troppo molliccio, non funziona.
– Se lo pieghi a metà, vedrai che funziona.
– Mai come una bella copertina rigida…
– Poi si sporca.
– La pulisco, giuro. Quella bella carta lì secondo me è lavabile.
– Tu ce l’hai con il mio libro.
– Ma figurati.
– Prendi una ciabatta, allora.
– Va be’. È che mi andava di schiacciarlo con quel libro.
– Ma perché?
– Forse perché lo stai leggendo tu.
– Allora ce l’hai con me.
– Dai, fammelo schiacciare.

Giovedì sera

– Cosa ci faceva “Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso” in terrazzo?
– Eh? Ah, sì, colpa mia. Ma come fai a ricordarti un titolo così?
– Wallace è il mio guru, lo sai. Allora?
– Ero curiosa di vedere com’era. Ma non si capisce niente. Ed è pure noioso. Metaletteratura, bah!
– Pioviggina. Guarda la copertina: è tutta rovinata.
– Tu mica leggi le copertine.
– Che c’entra: la copertina è la faccia di un libro. I libri sono come le persone, sai?
– Sì, certo, come no.
– Ma sì invece. Guarda me: se mi apri sono scritto, e la faccia è la mia copertina. Ti piacerebbe fosse ricoperta di pustole?
– Ma cosa dici?
– No, dimmi tu. Ti piacerebbe? Le gocce d’acqua, per la carta, sono come le pustole per la pelle.
– Dio, cosa ho fatto!
– Non scherzare. E non c’è niente da ridere.
– Scusa, scusa. Ma pensare a te come a un libro mi fa ridere.
– Ma è così: se mi apri sono scritto, perché tutto ciò che sono è quello che ho scritto addosso. O dentro, che è lo stesso. Guarda la mia pelle, è ricoperta di segni.
– Sì, va be’, non ti sembra un po’ superficiale come paragone?
– No, perché sulla pelle c’è solo l’inizio, e se si vuole sapere come andrà a finire bisogna sfogliarmi, perché ogni strato è stato scritto (non del tutto, che quando non c’è più spazio per essere scritti si muore) e ci sono i tristi capitoli delle ossa pesanti e quelli ritmati dei muscoli, e quelli di passaggio delle cartilagini sottili, e quelli di puro intreccio degli organi interni, e poi c’è il sommario del cuore, e insomma bisogna sfogliarmi per leggermi e per leggermi bisogna sfogliarmi.
– Oh.
– “Oh” cosa?
– “Oh” nel senso che sono colpita.
– Bene.
– E ritiro il superficiale.
– Grazie.
– Prego. E farò attenzione ai tuoi libri, d’ora in poi. Cioè, ci provo.
– Rigrazie.
– Riprego.

Domenica pomeriggio

– Hai usato la Treccani?
– Perché?
– C’è un volume spostato.
– Ho fatto seccare delle viole.
– Ah ecco. No perché MAF-NAP va prima di NAQ-PERIS e… ehi, MAF-NAP ha la copertina macchiata.
– Be’, si vede che una viola ha stinto un po’.
– Te l’ho già detto che questa roba vale un sacco di euro?
– Tutte le volte che mi ci avvicino.
– Però non serve.
– Guarda che i tuoi paroloni sono ancora tutti lì dentro. Nessuno è scappato per la vergogna di essere stato usato come peso. Anzi.

Dopo le avvisaglie, ecco la crisi. Ritroviamo i due qualche tempo dopo, quando

  • la crisi sembra passata (17%)
    17
  • sono in piena crisi (83%)
    83
  • la crisi è agli inizi (0%)
    0
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244 Commenti

  • Il racconto del film mi è piaciuto moltissimo, sei molto bravo a descrivere scene che riguardano trame di racconti/romanzi, film, probabilmente anche canzoni. Una tua interessante caratteristica, se non se ne facesse un uso abusato ti direi che il meta è il tuo pane quotidiano 🙂
    Aspettami eh, che poi bisogna parlare nel dettaglio.
    Bravo Filippo, che te lo dico a fa 😉

    S.

  • Non so come tu possa essere riuscito a fare una storia intera di soli dialoghi (anche a più voci) rendendola comunque scorrevole, chiara e leggibile.
    Questo ultimo capitolo è davvero bello, tutto torna.
    Quando lui propone di spiegarle la battuta ho pensato che non ce l’avresti mai fatta a stare nel limite di caratteri dell’episodio. E invece sì. Ma del resto sei bravo 🙂

    • Grazie ancora.
      Sono molto legato a quella battuta, anche se non saprei dire esattamente perché. Così la uso spesso, e altrettanto spesso ho dovuto spiegarla. Forse per questo sono riuscito a raccontare la scena di quel film (che per me è memorabile) in poche parole. Insomma, questione d’abitudine.

  • Ho appena finito di leggere gli ultimi due episodi che mi mancavano. Che dire…Bravo. Bel finale. I dialoghi che hanno caratterizzato il racconto sono stati davvero belli, ben costruiti e hanno saputo sapientemente colmare le parti narrate mancanti. Ancora bravo!

  • Beh, che sia finito un po’ mi dispiace. Anche se non ne potrai più della mia vena (re)censoria 🙂

    Questo finale non mi ha fatto impazzire, è tremendamente “costruito”.
    E’ molto bello il primo stacco, in verità, quello sui contorni che si sfumano.
    Il secondo non è male, ma lui non è pienamente sé stesso, si piega troppo, e poi mi è troppo antipatico quel film perché io possa essere oggettiva.
    Il terzo stacco proprio non è nelle mie corde, molto bella e adatta l’idea della resa al “noi”, ma i dialoghi sono tutto tranne che realistici. Tornando a qualcosa che dissi ai primi episodi, se fosse stato teatro, il realismo non sarebbe stato e forse neanche opportuno, ma nelle “intercettazioni ambientali” è doveroso.
    Tutto, come sempre, solo nella mia modesta opinione (un tantinello critica, ma ahimé non posso fare a meno di esserlo quando leggo qualcosa che mi interessa).

    Per il futuro? Ancora dialoghi o ci proporrai altro?

  • Bravo.
    Peccato che sia finito.
    🙂
    Mi mancheranno i dialoghi tra lui e lei. Non poteva esserci epilogo migliore.
    Non era facile scrivere dieci capitoli di soli dialoghi, esperimento super riuscito.
    Bel racconto, mi è piaciuto proprio tanto e avrebbe meritato la Top 5.
    Aspetto il prossimo.

  • Filippo, anche se non mi vedi in questo momento sto applaudendo 🙂
    Davvero meraviglioso, tutto, dal primo all’ultimo episodio 😀
    La frase che mi è piaciuta di più è stata: ” Ognuno unilateralmente, ma nello stesso istante”.
    Hai perfettamente ragione sul concetto del “noi” 😀
    Il tuo esperimento di scrivere solo dialoghi è riuscito alla perfezione, bravo…anzi no bravissimo 😀 😀 😀
    Alla prossima 🙂

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