La perfezione della resa

Dove eravamo rimasti?

Dopo il V-Day, i due cercano il modo di riavvicinarsi: come? Lui le racconta un aneddoto significativamente simbolico (50%)

Un aneddoto troppo simbolico– Devo dirtelo.
– Scusa, ma ho davvero sonno.
– Devo proprio.
– Me lo dici domani, ok?
– Non posso aspettare: è importante.
– Dormi: quando ti addormenti, è già domani.
– Potrei morire stanotte.
– Guarda, se succede me lo vieni a dire in sogno. E dammi un po’ di coperta.
– No. Ascoltami, dai.
– Sai che ore sono?
– Non m’importa. Finché non te lo dico non riesco a dormire.
– Ma io sì. Uff, che poi quando racconti le cose sei sempre così prolisso…
– Mi sforzerò di riassumere.
– Poi non ci riesci, lo so. Ti piacciono le digressioni, a te.
– Dai. Prometto di evitare le digressioni.
– Uffa. Però poi si dorme. Tu racconti e basta. Riassumendo. E domani ne discutiamo. Domani.

– Come vuoi tu. È successo a Parigi. Ti ricordi quando ci sono stato per lavoro? Cos’era, maggio mi sembra.
– Mi ricordo, sì.
– L’ultimo giorno avevo il pomeriggio libero. Ho fatto un giro nel Quartiere Latino. In Rue de la Huchette, che quando vado a Parigi non posso mancarla. Stavano girando un film: la scena prevedeva la corsa di un ragazzo verso un portone aperto. Stringeva al petto una strana borsa di pelle marrone, così gonfia che pareva potesse straripare da un momento all’altro. Mi segui?
– Sì sì.
– Era vestito con un completo nero, come un funzionario statale, anche se sembrava troppo giovane per essere un funzionario statale. Dimostrava diciotto, vent’anni al massimo. Un ragazzo. Capelli tagliati cortissimi, pelle rosa che più rosa non si poteva. Occhi grandi, un po’ spaventati. Hai capito il tipo?

– Sì.
– Ecco. Il problema era che correva guardandosi i piedi. Forse aveva paura di inciampare, non so, ma sollevava lo sguardo soltanto quando era quasi arrivato davanti al portone, appena in tempo per non prenderlo in faccia. Non avrebbe dovuto farlo però. Guardare in basso, voglio dire. Hai capito?

– Mi stai ascoltando?

– Sì.
– Ok. Ascoltami però. Perché prima che quel ragazzo arrivasse a toccare il portone e ad aprirlo, il regista lo fermava. Ogni volta. Interrompeva la scena prima che il ragazzo riuscisse ad aprire quel portone. Talvolta sembrava che ce la facesse – io almeno pensavo: questa volta ce la fa – ma poi no. Il regista lo interrompeva un attimo prima.

– Mi stai seguendo? Il regista lo fermava proprio sulla soglia del portone. Ogni volta. E io, dopo i primi quattro o cinque tentativi, ho cominciato a pensare a noi.

– Sei ancora sveglia?

– Mmh…
– Perché quella scena del ragazzo, del regista e del portone, e non il film che ne sarebbe derivato, di cui non sapevo e non so nulla, ma proprio le riprese di quel pomeriggio, in quella via così speciale e in quella città così particolare, mi stavano raccontando tante cose su di noi.

– Sei sveglia?

– Ti sei addormentata.

– Ok. In ogni caso, volevo dirti che quella serie di scene sbagliate, anzi, più che sbagliate, abortite, be’, volevo dirti che quelle scene erano noi. Erano il nostro film.

A questo punto si potrebbe accennare a come i due si rapportano con gli altri. In particolare:

  • ascoltiamo lei che si confida con un’amica (21%)
    21
  • sorprendiamo lui (in piena crisi) assistito da un amico (21%)
    21
  • li ritroviamo insieme al cenone di Capodanno (58%)
    58
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244 Commenti

  • Il racconto del film mi è piaciuto moltissimo, sei molto bravo a descrivere scene che riguardano trame di racconti/romanzi, film, probabilmente anche canzoni. Una tua interessante caratteristica, se non se ne facesse un uso abusato ti direi che il meta è il tuo pane quotidiano 🙂
    Aspettami eh, che poi bisogna parlare nel dettaglio.
    Bravo Filippo, che te lo dico a fa 😉

    S.

  • Non so come tu possa essere riuscito a fare una storia intera di soli dialoghi (anche a più voci) rendendola comunque scorrevole, chiara e leggibile.
    Questo ultimo capitolo è davvero bello, tutto torna.
    Quando lui propone di spiegarle la battuta ho pensato che non ce l’avresti mai fatta a stare nel limite di caratteri dell’episodio. E invece sì. Ma del resto sei bravo 🙂

    • Grazie ancora.
      Sono molto legato a quella battuta, anche se non saprei dire esattamente perché. Così la uso spesso, e altrettanto spesso ho dovuto spiegarla. Forse per questo sono riuscito a raccontare la scena di quel film (che per me è memorabile) in poche parole. Insomma, questione d’abitudine.

  • Ho appena finito di leggere gli ultimi due episodi che mi mancavano. Che dire…Bravo. Bel finale. I dialoghi che hanno caratterizzato il racconto sono stati davvero belli, ben costruiti e hanno saputo sapientemente colmare le parti narrate mancanti. Ancora bravo!

  • Beh, che sia finito un po’ mi dispiace. Anche se non ne potrai più della mia vena (re)censoria 🙂

    Questo finale non mi ha fatto impazzire, è tremendamente “costruito”.
    E’ molto bello il primo stacco, in verità, quello sui contorni che si sfumano.
    Il secondo non è male, ma lui non è pienamente sé stesso, si piega troppo, e poi mi è troppo antipatico quel film perché io possa essere oggettiva.
    Il terzo stacco proprio non è nelle mie corde, molto bella e adatta l’idea della resa al “noi”, ma i dialoghi sono tutto tranne che realistici. Tornando a qualcosa che dissi ai primi episodi, se fosse stato teatro, il realismo non sarebbe stato e forse neanche opportuno, ma nelle “intercettazioni ambientali” è doveroso.
    Tutto, come sempre, solo nella mia modesta opinione (un tantinello critica, ma ahimé non posso fare a meno di esserlo quando leggo qualcosa che mi interessa).

    Per il futuro? Ancora dialoghi o ci proporrai altro?

  • Bravo.
    Peccato che sia finito.
    🙂
    Mi mancheranno i dialoghi tra lui e lei. Non poteva esserci epilogo migliore.
    Non era facile scrivere dieci capitoli di soli dialoghi, esperimento super riuscito.
    Bel racconto, mi è piaciuto proprio tanto e avrebbe meritato la Top 5.
    Aspetto il prossimo.

  • Filippo, anche se non mi vedi in questo momento sto applaudendo 🙂
    Davvero meraviglioso, tutto, dal primo all’ultimo episodio 😀
    La frase che mi è piaciuta di più è stata: ” Ognuno unilateralmente, ma nello stesso istante”.
    Hai perfettamente ragione sul concetto del “noi” 😀
    Il tuo esperimento di scrivere solo dialoghi è riuscito alla perfezione, bravo…anzi no bravissimo 😀 😀 😀
    Alla prossima 🙂

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