Un bicchiere è troppo, due sono pochi

Quello che davvero non diresti di Lei
Avresti detto che era lei, a prima vista. Dicendo Lea M, chiunque avrebbe pensato alla stessa cosa. Una bambolina moretta alta un metro e sessantatré.

A Lea M piacevano tre cose: l’alcool, la tecnologia e starsene a casa per i cazzi suoi. Il ché non vuol dire che non fosse una persona socievole, anzi, era una maestra di socievolezza. Ma Lea M piazzava sulla fronte delle persone un adesivo indelebile come quello delle bottiglie di birra: pure a volerlo togliere, rimaneva sempre della colla appiccicata per sempre.

Non l’avresti mai detta capace di imprese eccezionali, perché Lea M era una persona eccezionale, nel senso che era un’eccezione alla regola: trasgrediva dentro, obbediva fuori. Dentro il suo piccolo sé racchiudeva la contraddizione perfetta ed era straordinariamente capace di aprirsi e concludersi nel suo piccolo perimetro.

Lea M odiava: la falsità –che perfettamente incarnava-, lo stress, il caos. Il solo disordine che ammetteva era quello che lei stessa produceva, tutto il resto cercava di rimetterlo a posto a costo della propria salute mentale.

C’era un’altra cosa che piaceva a Lea M. A Lea M piaceva viaggiare. Ma non si pensi a viaggi eccezionali in giro per il mondo. Di città in città, di locale in locale, di Mojito in Mojito lei si perdeva alla grande e spargeva pezzi di sé nel suo cammino.
Il problema del suo perverso gusto palatale era che il Mojito non le piaceva dolce, ma ricercava quello più secco, meglio quello fatto con acqua frizzante piuttosto che con la soda –che pare fatto al discount- ma soprattutto odiava solennemente i baristi –presunti tali- che lo mescolano, con le foglie di menta che centrifugano come in un minestrone. Ma soprattutto, il peggio di andarsene a bere è che la gente le si attaccava addosso come una pezza. E non certo per la favolosa bellezza, ma per quel suo fascino radical snob che si scaglia come un boomerang a chi lo possiede.

Si trovava a Venezia al Dandolo, quando gli servirono un perfetto Mojito e fu lì che…

Voleva solo bere in pace, e invece si avvicina (ma che cacchio vuoi?? Accolgo proposte)

  • Manuel, il metallaro mancato (44%)
    44
  • Anna, l'artista mancata (39%)
    39
  • Marco, l'ingegnere mancato (17%)
    17
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106 Commenti

  • Lea M inizia a cercare casa, così ci godiamo la visione di qualche coinquilino mancato.

    Il fisico mancato è un altro bellissimo personaggio che si aggiunge alla tua schiera. L’insofferenza nei confronti dell’indivisibilità degli ovetti kinder per due è adorabile. E lo sguardo costante sulle stelle piacevolissimo.

  • E poi sto per andare a letto ma esce un nuovo episodio… e non posso non leggerlo perché è come chiaccherare con te davanti ad una tisana scoprendo un angolo di verità.
    Se si parte per un viaggio… bisogna sempre avere il coraggio di andare avanti… nuove conoscenze. .. nuove strade .. nuove vite… forza Lea M.

  • Fantastico! qui sono tutti mancati, e io rischiavo di essere un lettore mancato di questa storia. Per fortuna ho recuperato i 4 capitoli in un lampo!
    Brava Tralla, dopo le avventure in Barcellona ora si continua in giro per l’europa.
    Fermiamoci a Parigi!

  • Sicuramente Daniela La Milanese aggiungerebbe imprevedibilità alla storia!
    Anche se il buon rouge, spensierato e viaggiatore, meriterebbe di essere ulteriormente esplorato.. e poi chissà cosa potrebbe succedere tra Lea M e Rouge nel Paese delle perdizioni

  • Bello questo episodio e il folle amico… Mi piacciono molto i personaggi della tua storia, così veritieri e surreali insieme! 🙂 forse te l’avevo già detto, in tal caso scusami! Però è perché lo penso tutte le volte!
    Non so cosa votare. Ma credo opterò per la cuoca mancata!

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