Un lupo nella notte – iVdT 2

Dove eravamo rimasti?

Chi ha fatto la domanda? Marco, musicante itinerante. (57%)

Marco

Avevo caldo, nonostante gli occhi chiusi percepivo la luce di un fuoco alla mia destra. Socchiusi gli occhi che si erano abituati all’oscurità e per lunghi attimi non distinsi nulla.

Mi sentivo scomodo. Provai a girarmi sul fianco, ma una fitta alla schiena bloccò il movimento. Era come se un corpo estraneo mi schiacciasse le vertebre. Strinsi i denti, mentre poche, calde lacrime mi annebbiavano la vista.

«Stai fermo, sei ferito.» Mi disse una voce maschile, vellutata «Non ti preoccupare, sei al sicuro.»

Passarono diversi secondi prima che le lacrime svanissero. La persona che mi aveva parlato era un uomo che dimostrava al massimo trent’anni. Stava chinato davanti al fuoco, situato al centro di una grossa tenda. Tra le mani aveva un violino, sembrava lo stesse accordando, o qualcosa di simile.

«Chi sei? Dove mi trovo?» gli chiesi con voce debole, quasi sussurrando.

L’uomo si alzò e mi si avvicinò. Riuscii a vedere meglio il suo volto, in quel momento. Aveva capelli corti castani e due occhi gentili, dello stesso identico colore. Prese un bicchiere pieno d’acqua e me lo avvicinò alla bocca.

«Tieni, bevi. Mi chiamo Marco, sono un musicante.»

Bevvi un lungo sorso, la mia gola si riprese abbastanza per parlare più chiaramente.

«Dove mi trovo?»

«Sei nella mia tenda. Appena a nord dal bosco in cui ti ho trovato. Sei di queste parti, vero?»

«Sì.» dissi laconico.

Provai ad alzarmi, ma il dolore alla schiena fu tale che caddi nuovamente sul letto, piangendo.

Marco mi disse qualcosa, ma io non capii. L’oscurità tornò su di me.

Non so quanto tempo passò prima che mi svegliassi, ma ricordo bene ciò che mi spinse a riaprire gli occhi. Fu il suono di corde sfiorate, una musica che come seta mi accarezzava le orecchie. Per qualche attimo la mia angoscia e il ricordo di tutto quello che era successo furono accantonati, nascosti dietro un paravento fatto dalle note di quel bellissimo strumento.

Marco distinse il mio movimento e si fermò.

«Come stai?» mi fece, la compassione traspariva dalle sue parole.

«Meglio, ma ho ancora molto male… Suoni davvero bene.»

«Grazie… come hai detto che ti chiami?»

Pensai un po’ prima di rispondere, avevo paura. Come se dirgli il mio nome significasse rivelargli tutte le atrocità da me compiute.

«Allora?» insisté.

«Mi chiamo Adam.»

Marco mi si avvicinò, violino alla mano, e si sedette su un angolo del mio giaciglio.

«Vedi Adam, io sono un musicante itinerante. Suono girando di villaggio in villaggio, di città in città e il mio sostentamento sono le offerte di chi assiste alle mie esibizioni. A volte mi piace rimanere un po’ da solo, circondato dalla natura. È così che ti ho trovato, a meno di un chilometro da qui, vicino a un burrone, mentre andavo a prendere dell’acqua. Non è che mi diresti cosa ci facevi lì?»

Guardai per terra, incapace di formulare una scusa credibile.

«Che mi dici dei tuoi genitori?»

«M-m-morti. Sono morti.»

Marco mi guardò perplesso, sapeva che gli stavo nascondendo molto. Nonostante tutto, però, fu gentile e comprensivo.

«Sai che facciamo? Puoi rimanere qui e rimetterti in sesto, finché non riuscirai a camminare. Questa tenda non è magari comoda come una casa vera, ma non è affatto male. Vedrai.»

Feci un breve cenno di assenso. Poco più tardi, caddi nuovamente addormentato, in un sonno senza sogni.

Rinvenni molto tempo dopo, nella tenda da solo.

Il fuoco, quasi esausto, scoppiettava dolcemente. Il violino di Marco era su un panno morbido, poco distante. Del proprietario, però, nessuna traccia, neanche un suono.

Troppo debole, e con il ricordo ancora fresco del dolore che avevo provato nel tentativo di muovermi, decisi di chiudere gli occhi e aspettare.

Il rumore di un cavallo al galoppo mi destò, dopo pochi istanti Marco entrò trafelato nella tenda.

«Dobbiamo fare le valigie. So che non sarà un viaggio comodo, ma sul carretto, con un bel po’ di coperte, non dovresti sentire troppo gli scossoni.»

«C-che succede?» chiesi, tremante, mentre brutti, recenti ricordi mi tornavano alla mente.

«Sono andato al villaggio qui vicino, la tua storia, Adam, non mi convinceva.»

Gli occhi mi si spalancarono, strinsi istintivamente i pugni.

«Ho scoperto chi sei, ma nel farlo ho forse attirato un po’ troppo l’attenzione di gente non raccomandabile.»

Provai a mettermi a sedere, spaventato, ma Marco mi fermò.

«No, no. Stai tranquillo, non permetterò a quella gente di prenderti. Ti porterò in salvo. Hai la mia parola d’onore.»

Fu così che fuggimmo, e che mi allontanai, per la prima volta nella mia breve vita, dalla mia terra natia.

Dove fuggono Marco e Adam?

  • Rimangono in Transilvania, anche se molto lontano dal villaggio (30%)
    30
  • In Francia (60%)
    60
  • In Italia (10%)
    10
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60 Commenti

  • Un momento prima la vastità del cielo stellato, subito dopo lo spettacolo angosciante delle viscere. Un bell’incalzare.
    Sembra quasi, però, che il protagonista non rimanga sconvolto dalla visione di sé tra le viscere, come se fosse la concretizzazione di una sorte cui si sapeva predestinato.
    Ora diamogli una compagnia femminile!

  • Il bosco riserva sempre soprese… e io sono particolarmente legata a questo misterioso ambiente 😉 Ma nel tuo caso non si tratta di un’immagine paurosa, anzi il protagonista sembra ritrovare una sorta di serenità fino a quando la paura torna, come normale che sia, per un bambino che ha subito la visione di atrocità indimenticabili… Forse troverà una compagna che lo accompagnerà durante la sua fuga… una persona che come lui condivide un passato da dimenticare e che magari si prenderà cura di lui… Voto per Sofia. Bel capitolo!

  • Nonostante la tensione dell’episodio sia sempre molto alta, ci sono due momenti in particolare, in cui mi sono sentita lì completamente. La prima volta, a guardare dalla fessura il padre che prega una pietà distratta. Ci si sente impotenti, colpevoli, spauriti, insomma, si è dietro quella porta a sbirciare davvero. E poi, allo stesso modo, ci si ritrova catapultati nel nascondiglio, minacciati dallo sguardo che sembra trafiggere il buio. Molto bello.
    Ora non so per cosa votare, sono combattuta… Il bosco mi attira perché ci si può pellegrinare, la città più vicina m’ispira perché si fanno nuovi incontri.
    Ma sì, dai, voto la ricerca della città più vicina. Tanto, può sempre cambiare idea prima di raggiungerla, e latitare ancora un po’.

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