Arcadia

L’erroreI sogni sono forse l’unica realtà che ci è rimasta in questa stazione orbitante. È una fortuna che la biologia continui ad obbligarci al sonno. Ci lega testardamente alla nostra natura originaria. Nonostante noi stiamo lottando per cancellarla.
Il mio scenario onirico prevede in questo momento un’auto ed una strada, tra due file di alberi d’ulivo. Il suono del mio nome compare improvvisamente come informazione non richiesta. Lo scandisce una per me nota voce sintetica, che mi suscita sempre pessime sensazioni. Devo ancora farci l’abitudine.
Ancora. Dopo più di vent’anni.
Edgard mi osserva freddo, come al solito. Apro gli occhi, definitivamente, e mi tiro su per guardarlo dritto negli occhi.
Almeno questo credo.
Non so cosa mi stupisce ancora. La sequenza è sempre la stessa in fondo. Edgard indica con un gesto del volto la palla azzurra dietro i vetri e dice:
“Sarebbe ora di andare Wed”.
Osservo difficilmente la terra. Da quassù sembra un posto di pace infinita, con il suo azzurro luminoso, nel nero dello spazio che la circonda. Io invece continuo a pensare come doveva essere il vivere in quell’inferno di caos, terra e mare. Lontano dal mio laboratorio. Per me è sempre più difficile tornarci, anche se in genere le mie missioni non durano che qualche giorno, al massimo.
“Chi devo fregare questa volta Eddy?”
Glaciale come solo un daemon è in grado di fare, Edgard mi passa le coordinate GPS. Lo fa con un movimento che ricorda un soffio fra le labbra.
L’informazione arriva.
“Sicilia. Per il resto ti faccio l’upload appena sei a destinazione”.
“Bene! Al caldo almeno.”
“…”
“L’ultima volta mi avete spedito in Siberia. Per fortuna avevo installato i sensori di temperatura adatti.”
Un conato di ricordi e pensieri affiora violento, da qualche angolo della mia storia. Il database associa foto e spezzoni di dialoghi. Comando la dissolvenza ed anche Edgard si spegne nel nulla. Intorno a me compare una stanza, piuttosto disordinata. Siedo, in attesa che il sistema centrale completi l’aggiornamento della mia memoria. Artificiale. 
Dietro di me deve esserci la tastiera del computer. Mi giro ed apro nel browser la hompage di Arcadia.
Mi guardo le mani mentre comunicano con la macchina. La sensazione del contatto tattile è pur sempre piacevole anche se primitiva.
 
Login: FEDERICO LANCIA
Password: ************
 
Il cursore lampeggia.
A destra, la finestra sul cortiletto interno riflette la mia immagine. Isolo il volto e lo comparo al database delle foto. Il confronto lo imposto con il morphing a 42 anni. Interessante. Sono molto simile a quello che dovrei essere.
Almeno secondo il database. Un po’ invecchiato rispetto alla foto dei miei vent’anni, ma piuttosto in forma. Quell’uomo è – e rimane – sepolto nelle sinapsi e non verrà mai sottoposto al morphing di un tempo reale. Almeno questo credo.
Mentalmente avrei voglia di piangere. Ma solo mentalmente.
Devo chiedere un paio di modifiche quando torno alla base. Anche questi sono dettagli che gli uomini della terra alle volte notano.
L’ultima donna che ho dovuto fregare era una brava ragazza, e quando la normalizzai avrei avuto voglia di piangere. Purtroppo gli avatar non sono mai completi abbastanza, ed i daemons non ne sanno nulla di sentimenti. Li preparano a modo loro.
Per questo, per i sentimenti in fondo, la mia razza si è costretta ad esistere.
Almeno questo credo. O almeno queste sono le informazioni che il sistema centrale mi diede, durante l’upload primario. In fondo io e gli altri stiamo lavorando per darvi una speranza. Sappiamo che la causa è giusta! Dobbiamo lavorare duro per capire l’origine del bug. Cinquecento anni sono tanti rispetto alla vostra vita. Ma sono sempre troppo pochi rispetto all’eternità, credetemi. Ed è per questo che, anche questa volta, porterò a termine la mia missione. Almeno così credo.
Il cursore lampeggia. Sul messaggio di errore. Lo osservo molto preoccupato. Vi sembrerà esagerato, ma io non posso avere sbagliato la password.
E questo è l’errore.

 
 

Quale personaggio incontremo nel prossimo episodio?

  • La donna da normalizzare, ma non aspettatevi che vi sveli subito in che consiste! (38%)
    38
  • Federico Lancia (15%)
    15
  • Il dottore Lo Cascio, famoso ginecologo. (46%)
    46
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139 Commenti

  • Sulle prime avrei voluto scegliere la risoluzione del problema da parte di Wed, per sapere cosa scoprirà. Poi ho pensato ‘Siamo al quinto capitolo, c’è tempo per quello’ e ho votato per entrare nello studio del dottore.
    E’ una storia avvincente e brillante. Sembra quasi che tu abbia una laurea in sistemi informatici e reti.

  • Mi piace molto la descrizione contrapposta di robot ed essere umano – cose così diverse e in fondo, però, speculari. Anima e bot che sembrano fatti della stessa natura. Molto affascinante.
    Per quanto riguarda le opzioni… Io voglio sapere tutto! Ma cercherò di essere paziente e sceglierne una sola. 😉

  • Salve a tutti, un paio di giorni dedicati alle feste. Un saluto ed un augurio a chi ha voluto seguire questa storia. Ho in mente sia il pezzo pe Maria che per Federico. Gli auguri vanno poi a tutti i frequentatori, scrittori e staff di The Incipit.
    Marco

  • Ho scelto Federico Lancia, anche se l’originalità dell’opzione da inventare mi piaceva molto! Ma penso che ci siano già tante cose interessanti da approfondire, prima di inserirne di nuove. Ma sta’ attento: riproponessi la domanda in futuro, potresti essere accontentato con improponibili suggerimenti. 😉

  • Allora il Dottore Lo Cascio ha vinto la puntata scorsa. Ma una idea della donna da normalizzare l’ho introdotta pure. A proposito se volete sul mio sito personale, trovate degli extra sulla storia. Vi aspetto l’indirizzo eventualmente è nel profilo.

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  • Molto avvincente! E per quanto ci provi non riesco a immaginare cosa possa essere la normalizzazione, sei stato bravo a lasciare indizi che incuriosissero ma non spiegassero.

    Buona continuazione, la fantascienza è un genere difficile!
    P.s. Arcadia è una citazione da Capitan Harlock?

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