Arcadia

Dove eravamo rimasti?

Ed ora vediamo che accade nel prossimo episodio? No! Niente Maria, andiamo in giro nel sottosuolo per capire che succede! (67%)

Preparativi nel sottosuolo

Gocce piccole seguono le incisioni dei pirriaturi [i minatori che estraevano i blocchi di tufo e scavavano i canali nel sottosuolo] oramai smussate da secoli di fluire e levigare. Davanti a me l’assemblato di meccanica ed elettronica mi precede, torcia alla mano.
Tecnicamente è un avatar – un robot – su cui è installato un bot: un programma che simula le reazioni di un essere umano.
Io tecnicamente sono un essere umano: un assemblato di materia e vuoto su cui è installata un’anima. Anima e bot sono simili, immateriali. Non li puoi toccare o vedere. Ne osservi l’opera; li vedi agire, non esistere.
Siamo entrambi imperfetti; abbiamo bugs che consentono di manipolarci. È così che funzionano i virus informatici ed i filtri neuronali.
Viviamo entrambi analizzando segnali esterni: li elaboriamo e li chiamiamo realtà. Io però conosco i codici, ed è per questo che Pasquale, il bot che mi precede con la torcia in mano, pensa di essere un umano, mentre i miei ingenui amici, che ingombrano l’antro scavato dentro la calcarenite, non vedono com’è realmente l’avatar. Qui sotto Arcadia non arriva, ma il mio trasmettitore nello zaino è acceso: qui sotto arrivo io.
Disposti a cerchio intorno ad una specie di altare in pietra una decina di individui ascoltano qualcuno parlare. Siamo un gruppo di persone che rievocano l’epopea dei Beati Paoli per gioco. L’ho inventato anni fa quando ho iniziato a visitare con gli speleologi questo mondo ipogeo, un posto bellissimo da esplorare ed utilissimo per lavorare al riparo dai segnali di controllo di Arcadia.
Qualcuno al centro del vano parla di un nuovo cunicolo quasi invisibile, poco lontano dalla chiesa della Martorana; chiede supporto per l’esplorazione. L’uomo è sempre curioso – rifletto – i filtri neuronali funzionano per carità, ma possono controllare solo una percentuale limitata della materia cerebrale. Se domani non fosse il giorno della mia partenza, avrei la possibilità di programmare meglio l’alterazione sensoriale in prossimità dell’ingresso della fabbrica, il cunicolo appunto, dove vengono prodotti gli avatar e gli inoculatori. Evidentemente questo aspetto in Arcadia lo hanno trascurato, in caso di problemi loro riprogrammano e cancellano con il semplice segnale di sincronia. Io invece ogni volta devo usare gli inoculatori e non è esattamente semplice; mi frugo in tasca e tocco la scatoletta metallica che li contiene. Cento filtri neuronali contenuti nel serbatoio miniaturizzato, programmati in fabbrica da Pasquale, anche se lui non lo può ricordare. Abbastanza da cancellare la mia esistenza dalle memorie di tutti gli astanti e dei loro familiari. Ognuno ha un GPS miniaturizzato ed è in grado di generare segnali di posizione falsi per i server di Arcadia. Il sistema li vede uguali a tutti i miliardi di inoculatori in giro per la terra, anche quando loro eseguono il mio codice pirata.
Apro la scatoletta con molta cura: il piccolo e leggero solenoide è la loro parte più delicata. Rischia di spezzarsi con facilità e di rompere il serbatoio con dentro la sospensione di filtri. Pochi alla volta si alzano ronzando ed iniziano a trasmettere i segnali di interazione. Sorrido perché Pasquale nota una zanzara posarsi su un flat cable che lui percepisce come parte della sua mano. Lo ammetto questo pezzo di ferro e plastica è la mia vittima, scrivo brani di codice così, solo per fargli fare cose assurde, visto che è programmato per essere umano!
Uno ad uno i convenuti vengono assaliti da piccole zanzare; ricevono la loro dose di filtri in questo modo. Finita l’opera gli inoculatori scarichi, tornano ordinatamente verso la scatoletta, compreso quello poggiato sulla mano di Pasquale. La richiudo e la metto in tasca: domani il bot li riporterà alla fabbrica, il suo avatar è in grado di operare in automatico anche sottoterra e sa come trovarla.
La riunione nel sottosuolo è finita e dopo esserci scambiati grandi pacche sulla schiena iniziamo a ripercorrere, tutti quanti, gli stretti canali che ci porteranno nuovamente in superficie. I filtri dispersi nel flusso ematico hanno già iniziato il loro cammino verso il cervello. Lì i sistemi microlavorati individueranno le sinapsi da alterare e inizieranno tranquillamente il letargo, in attesa del segnale di abilitazione da Arcadia. Per strada ci salutiamo come amici che hanno trascorso una bella sera insieme e stanno per tornare a casa. Alcuni inoculatori nascosti negli indumenti completeranno l’opera, operando su chi mi conosce secondo la lista che ho compilato.

Tecnicamente io sono un essere umano. Domani avrò vent’anni. Se non commetterò errori, tra cinque giorni dovrò essere definitivamente morto, ma soprattutto Arcadia dovrà essere spenta. Mi spiace solo per il dottor Lo Cascio. In fondo mia madre lo ha amato, ma il tempo sulla terra deve ricominciare a scorrere ed Arcadia cessare di esistere insieme a me, a mio padre ed al dottore. Un’altra possibilità, credetemi, non esiste!

Per ora non possiamo saperne di più su Federico e la sua missione, ma possiamo comprendere:

  • Cosa è realmente Arcadia? (63%)
    63
  • Chi è la donna che ha amato il dottore? Maria? Sicuri? (19%)
    19
  • Perché Wed ed il dottore sono preoccupati degli eventi al seminario del giorno prima (puntata 3) e del problema sull'account di Federico? (19%)
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