Italia, anni ’10

Travolta da un insolito postinoAll’interno delle piccole normalità, ognuno nasconde il suo lato particolare: nel nostro caso ci troviamo di fronte ad una persona che di anormale non ha niente: né bassa né alta, né bella né brutta, non un genio ma nemmeno stupida; così potremmo definire Raissa: né bianco né nero, niente di speciale… a parte il nome.
Chissà per quale motivo tutti coloro che sono diventati genitori tra gli anni ottanta e il duemila hanno deciso che nomi come “Maria” o ” Francesco” sono troppo comuni, ed ecco all’anagrafe registri pieni di Sharon, Brandon, Luke e, per quelli un po’ più radical chic o finto-intellettuali, Paride ed Eloisa.
Raissa ha ventisette anni, una laurea in moda ottenuta un po’ con lo studio un po’ con la scollatura, un fidanzato di nome Anthony Sorrentino che fa il piazzaiolo, degli amici deficienti ed una passione spropositata per le sigarette e i romanzi storici.
Non si sa bene perché, ma la ragazza conosce un’infinità di casi umani ( o presunti tali) che, quando decidono di raccontarti la loro storia esordiscono con “Io ho tanto sofferto nella vita”; basta ascoltare la frase successiva dei loro racconti per scoprire che tutta la loro sofferenza deriva da cose come: ” i miei genitori non mi facevano mangiare la nutella” o “non ho mai conosciuto il mio nonno paterno”.
Raissa non si sente così importante ed interessante da dover raccontare la sua vita in chiave tragica, tutti le prestano l’attenzione che desidera e si ritiene soddisfatta della sua quotidinaità: è quasi sempre sorridente, fuma una sigaretta dietro l’altra ed ama far serata con i suoi amici stupidi per poi tornare a casa e rotolarsi nella libido più sfrenata con Anthony il pizzaiolo, che la sera ama prendere in mano frustini e corsetti di pelle.
Come dicevamo… una vita normale.
Se si dovesse trovare una nota negativa nell’esistenza della ragazza sarebbe l’assenza di un lavoro: qualche tirocinio qua e là, progetti culturali, organizzazioni d’eventi, stage, contratti a progetto… mai un soldo e la puntuale telefonata piangente alla mamma quando in frigorifero rimane solamente un rinsecchito gambo di sedano.
Già… dimenticavo, Raissa vive a Milano da quando ha diciannove anni; quando ancora era una pischellina con le tette sode e le All Stars ai piedi ha deciso di lasciare il suo paese d’origine ( Gonnosfanadiga in provincia di Sardegna) in cerca di fortuna nella grande metropoli.
La incontriamo qui, in piazza Cinque Giornate che sta uscendo dalla COIN dove stava distribuendo curricula, quando un ragazzo vestito da Babbo Natale la travolge con la bicicletta; Raissa cade… ma niente di grave, a parte il fatto che tutta la piazza le ha visto il culo.
“Testa di cazzo…. che ci fai vestito da Babbo Natale!??Se la barba ti riduce il campo visivo levatela, prima di ammazzare qualcuno”
Il ragazzo si toglie cappello e barba, sorride e tende la mano a Raissa per aiutarla a rialzarsi.
“Scusami… mi chiamo Fidippide, sono vestito da Babbo Natale perché… non so se l’hai notato, tra due settimane è festa, spero che vestendomi così qualcuno mi faccia qualche mancia”.
Raissa lo guarda con fare interrogativo ” Che razza di nome sarebbe Fidippide?? E perchè mai qualcuno dovrebbe farti la mancia?Che è… speri che qualcuno ti scambi per un artista di strada?”
Uno sguardo più attento e la ragazza nota lettere e cartoline sparse per terra e sul portapacchi della bici; è un postino.
“Faccio il postino….Posso invitarti a bere qualcosa per scusarmi?Finisco di lavorare alle sette di sera”
“Ma sì…. dai, quando vuoi chiamami” e gli molla un bigliettino con il numero di telefono quando una lettera per terra richiama la sua attenzione….

Che cosa c'è scritto sulla busta incriminata?

  • E' un volantino pubblicitario di un casting (10%)
    10
  • E' una lettera indirizzata ad Anthony (il Pizzaiolo) Sorrentino (70%)
    70
  • E' una lettera indirizzata a Nicole Minetti (20%)
    20
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