Le allegre avventure di una persona normale

I – Felice risveglioCome ogni mattina, si svegliò quando il sole venne ad affacciarsi alla finestra della sua camera per dargli il buongiorno. Aprì gli occhi sbattendo più volte le palpebre e guardando fisso in faccia il suo amico luminescente: era così bella la sensazione del calore che gli penetrava nelle iridi, e ancora più bello era guardare le sagome scure che si profilavano quando richiudeva gli occhi: prima c’era sempre un grande tondo nero; poi, pian piano, a ogni battito di ciglia si scomponeva e assumeva nuove forme e nuove colorazioni, sempre più chiare, fino a svanire; allora lui era pronto per scendere dal letto. A volte erano così bizzarre le immagini, che se le annotava su un taccuino: c’erano pianeti, città, la faccia di qualcuno, cavalli al galoppo, e persino la spiaggia di un’isola deserta con due palme, un’amaca, un braccio che penzolava giù e un gruppetto di mosche che svolazzavano attorno.

-Mr. Jones?- sussurrò dopo essere andato in bagno, -Mr. Jones, dove sei?-
Guardò sotto il letto, poi dentro l’armadio.
-Giochi a nascondino?-
Tornò in bagno e controllò per sicurezza nella doccia, anche se non era da lui: Mr. Jones odiava l’acqua, e infatti non era nemmeno lì. Quindi passò in soggiorno, e lo trovò sdraiato sul tappeto ai piedi del divano.
-Oh, eccoti qui, Mr. Jones! Ma che ci fai per terra?-
Mr. Jones non rispose.
-Ti avevo lasciato il divano tutto per te.- continuò lui sempre sussurrando, con una nota di disappunto però, come se fosse stato offeso dal comportamento di Mr. Jones.
Ma anche stavolta l’altro restò in silenzio e non mosse un muscolo. Doveva essere ancora profondamente addormentato.
-Allora, intanto io preparo la colazione, ok?-
Si recò nel piccolo cucinotto e riempì due tazze incrostate dalla settimana prima di “bevanda bianca”; le poggiò sul tavolo in soggiorno, prese una scatola di biscotti croccanti, un pezzetto di burro e un cucchiaio e dispose tutto vicino alle tazze.
-È pronto, Mr. Jones! Su, è ora di alzarsi-

Sul tappeto, il cane stramazzato e impiastricciato nello scuro del suo sangue ormai coagulato, aveva smesso di muoversi e respirare da quasi due giorni.
-Anche oggi non vuoi svegliarti?- disse con voce più forte, andandogli vicino. Poi gli si accovacciò accanto e lo accarezzò in testa, sul pelo ispido, sul collo contratto e freddo.
-Mr. Jones, fai molta puzza: da quant’è che non ti lavi? Non mi piace come ti stai comportando ultimamente. Forse… Forse c’è qualcosa che non va? Sei arrabbiato con me? Oh, dimenticavo!- gridò poi balzando in piedi, -Stasera viene a trovarmi il mio amico Mario: devo andare a comprare qualcosa per cena, e poi sarà meglio che metta un po’ a posto la casa!-

Mentre era nella sua stanza a vestirsi, un suono cominciò a trapanargli il cervello: trrtrrtrrrrrrrrrrrr.
Si portò di scatto le mani alle orecchie e chiuse forte gli occhi, ma ancora il rumore era fortissimo e continuava a martoriarlo, come se fosse dentro la sua testa; poi crollò a terra, sulle ginocchia, e si rannicchiò su se stesso, ma il trapanio non si arrestava e se lo sentiva perforagli i timpani e scavargli gallerie nel cranio e nella mente, distruggergli le sinapsi, infilarsi nel midollo e diffondersi in tutto il corpo come un veleno mortale. Quando finalmente cessò, lui liberò le orecchie: tremava come in preda a un folle terrore.
-Chi… Chi può mai essere?- balbettò senza riuscire ad articolare bene le parole per la rigidezza delle mascelle. Raggiunse la porta d’ingresso procedendo furtivo e silenzioso, su tutti e quattro gli arti al modo delle scimmie. Poi, una volta che si fu appiattito contro la porta, si sollevò lentamente, strisciando attaccato alla ruvida superficie di legno. Alcune schegge gli graffiarono il volto, ma non ci fece caso. L’unico pensiero che lo tormentava era chi potesse aver suonato il citofono di casa sua: non aspettava nessuno per quell’ora.
Quando l’occhio si trovò a contatto col freddo vetro dello spioncino, lo strizzò e osservò la figura che aspettava dall’altra parte.

Chi ci sarà di là dalla porta?

  • Qualcun altro (Scrivete nei commenti) (57%)
    57
  • Nessuno (Era solo un'allucinazione?) (29%)
    29
  • Il postino (C'è posta per lui!) (14%)
    14
Loading ... Loading ...

Categorie

Lascia un commento

54 Commenti

  • Mi piacciono le situazioni che crei, come il tizio che scrive al computer spento o il gioco del vero impiccato.
    Proprio per questo, però, mi piacerebbe se sostassi di più in queste situazioni.
    Ad esempio, il tipo senza dito… Ce lo facciamo scivolare via così? Chi è, cosa gli è successo? Spero che ritorni, prima o poi. 😉
    Intanto voto per le pillole miracolose.

    • In parte hai ragione, forse concludo certe scene un po’ troppo frettolosamente, ma ci sono vari problemi e motivazioni che mi impediscono di fare altrimenti: in primo luogo, banalmente, ho paura di non riuscire ad arrivare al finale se mi fermo troppo su personaggi secondari, e d’altro canto ce ne sarebbero ancora molti che vorrei inserire -diciamo che forse sto accumulando troppe cose in poco spazio e questo ne comporta ovviamente una trattazione spesso superficiale.
      Tuttavia, a mia parziale discolpa, va detto che la storia è raccontata principalmente dal punto di vista (abbastanza particolare) del protagonista ed è incentrata su di lui: gli altri personaggi devono semplicemente rappresentare alcuni aspetti del suo mondo ed essere funzionali a lui e al suo percorso; sapere chi è quel tizio o cosa gli è successo non è importante per lui, e dunque non posso raccontarlo; inoltre, svelare le motivazioni di un’azione incomprensibile (come premere i tasti di un computer spento) o la storia di una persona “strana” non farebbe altro che renderla più “normale” e “accettabile” da noi perché capiamo qual è il suo problema e perché si comporta in un certo modo, e questo è esattamente l’opposto dell’effetto che voglio ottenere con questo racconto.
      Per farti un esempio stupido che semplifichi molto: se vedi un uomo che cammina e parla da solo, potresti pensare che sia matto; se però dopo scopri che ha un auricolare nell’orecchio e sta facendo una telefonata, ovviamente la tua opinione si ribalta e tutto rientra nella normalità. Ora, il fatto di non rivelare o conoscere quel dettaglio, crea una situazione ambigua e di dubbio che lascia aperte entrambe le soluzioni e le rende ugualmente plausibili. Si realizza una sorta di “equilibrio del dubbio” in cui il giudizio oscilla continuamente tra le due alternative senza che sia mai possibile pervenire a una verità, se non a proprio arbitrio. È questo l’effetto che cerco di ottenere.
      (come vedi si tratta anche di precise scelte stilistiche, che possono piacere o no!)
      Comunque ti ringrazio per avermi fatto riflettere sull’argomento.

  • Una vicina che formicola il cervello altrui con le sue parole stregate: meravigliosa! Non certo da incontrare (a meno che non si voglia finire strozzati da una torta malefica), però delizioso spettacolo per noi che stiamo a guardare.
    Ora, nel pacchetto, non può certo esserci qualcosa di ordinario. Voto per il pur “normalissimo” dito mozzato.
    🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi