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The burning DarknessThe Burning Darkness – At The Gates

Il momento migliore di una giornata lavorativa è quello in cui stacchi e vai a bere una birra prima di rincasare. Lo era a maggior ragione in quei giorni, i primi in cui si tentava di tornare alla normalità che la grande guerra atomica aveva cancellato.

Non che il conflitto fosse durato molto: dieci giorni, mezzo pianeta distrutto e ormai quasi del tutto disabitato, l’altro mezzo gravemente danneggiato e finito sotto il controllo dei G3, i tre magnati che avevano scatenato la guerra e ai quali la popolazione mondiale aveva deciso di sottomettersi, pur di rimanere in vita.

Per anni ci si era preoccupati dei rapporti diplomatici tra le varie nazioni e nessuno aveva considerato che in giro per il mondo c’erano ormai uomini che da soli erano più ricchi e potenti della gran parte degli Stati. Ora le regole le facevano i G3 e per molti fu un sollievo: per tutti quelli che non avevano mai creduto nella politica e per quelli che pensavano che meno persone prendono le decisioni e più facile è tirare avanti.

Chris e i pochi superstiti di quella che era stata una grande città nella metà del mondo ormai deserta, avevano messo su un insediamento con i resti che avevano raccattato. Non un granché ovviamente: baracche di legno e cartone e qualcuno sistemato nella hall di quello che era stato uno degli alberghi più grandi del mondo e di cui si era salvata, appunto, soltanto la reception.

Rimaneva poco altro. E non si vedeva luce da quando si era abbattuto sulla città l’ordigno che aveva devastato tutto. I superstiti avevano lavorato fin da subito per rimettere insieme i cocci: non facevano altro che scavare e preparare alla meglio i rifugi. Molti di loro morirono lentamente, sfaldandosi letteralmente a causa delle radiazioni. Altri sembravano essere miracolosamente immuni.

Quello che se la passava meglio era Jason, un ex broker che scavando tra le macerie aveva trovato una discreta quantità di barili di birra. Da buon capitalista si era subito appropriato della bevanda, e la centellinava ai suoi concittadini in cambio di una vita priva di lavoro. Aveva messo su un pub di fortuna e tirava avanti in quel modo.

All’inizio aveva temuto che qualcuno lo derubasse o, peggio, lo facesse fuori. Ma i superstiti erano talmente esausti da non aver più voglia di violenza: preferivano subire un ulteriore sopruso che ammazzare qualcuno.

Chris frequentava abitualmente, come tutti gli altri uomini dell’insediamento, il pub di Jason. Un paio di birre prima di tornare a casa per affrontare l’ennesima notte priva di elettricità e riscaldamento. Ne avrebbe bevute volentieri di più, ma Jason non conosceva ragioni.

Si parlava del più e del meno quella sera, quando qualcuno indicò il fuoco che era apparso all’orizzonte; sembrava troppo grande per essere uno dei tanti che la gente accendeva per scaldarsi. Probabile che fosse un vero incendio. Si alzarono in tre, Chris e altri due: le fiamme venivano dalla zona in cui avevano costruito i loro rifugi e temevano che fosse accaduto qualcosa alle loro famiglie.

La prossima canzone sarà...

  • Insanity's Crescendo (Dark Tranquillity) (40%)
    40
  • Mutter (Rammstein) (10%)
    10
  • Freezing Moon (Mayhem) (50%)
    50
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32 Commenti

  • Confesso, non senza un po’ di vergogna, che non sono in grado di votare sensatamente perchè non conosco nessuna (ma nemmeno una #_#) di queste canzoni.

    Ma la prosa, mi piace parecchio. E’ ben respirata, ben costruita, semplice, in qualche punto lirica. E con un ottimo uso della punteggiatura, il che, lungi io dal darlo per scontato, rende tutto comodamente masticabile ed esalta i sapori.
    Belle le ombre pallide, evocate dalla luna, che danzano sulle macerie.

    Ci sono parecchie cose che non ho capito bene, ma confido che mi saranno chiare più avanti (tipo l’essere con i bulbi oculari verminosi, che non è certo scampato a un incendio).
    Concordo con Locullo sull’avverbio nella chiusa. Io avrei scelto una perifrasi “senza rumore”. La delicatezza è stridente.

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