Notti di Luna

Dove eravamo rimasti?

Che lavoro faceva Kera?
 Mistress (57%)

Primo quarto

I bassi della musica tecno facevano vibrare le pareti e le viscere mentre il Detective Mainardi procedeva lungo il buio corridoio, illuminato solo da una fila di luci led rosse lungo le due pareti, a poco più di un metro da terra. Le uniche altre luci, ovviamente rosse, erano quelle che indicavano il numero della stanza, proprio sopra un lettore di schede magnetiche, e quelle delle insegne luminose di sicurezza, che indicavano l’uscita, unica ancora di salvezza verde nel buio e nel fuoco di questo inferno moderno. Inoltre, per chissà quale legge della fisica, un vento caldo soffiava in faccia lungo tutto il corridoio, aumentando la sensazione di aver trovato l’Ade al 19° piano di un palazzo del centro di Washington.

Dopo l’ennesima curva del corridoio davanti a Mainardi si presentò l’unica porta aperta, con la luce bianca che da dentro la stanza cercava di mitigare il buio del corridoio, illuminando appena un metro attorno alla soglia, zona in cui c’erano almeno sei agenti in divisa, come se anche loro avessero timore di allontanarsi dall’unica luce bianca di tutto il piano.

Con un cenno del capo l’agente con la cartellina in mano salutò il Detective e ne segnò il nome in calce agli altri. La porta era tenuta aperta da una sedia, con sopra alcuni guanti in lattice. Ne prese uno ma non lo infilò.

La stanza era dipinta di un verde cupo, con un adesivo che riproduceva occhi di donna che copriva tutta la parete sinistra. Un grande letto con solo la testata imbottita dominava il centro della stanza, il resto dell’arredamento era composto da due mensole accanto al letto ed un’altra sedia.

Il gruppo di persone era a lato del letto, verso l’angolo sinistro, e con i loro corpi coprivano, quasi pudicamente, il cadavere.

Kera Collins lavorava la mattina alla cassa di un supermercato, mentre il pomeriggio e la sera lavorava qui. Faceva la mistress, la dominatrice. Sembra che l’ultimo cliente non si sia lasciato dominare.

Kera aveva un corpo mozzafiato, vestita con un total body di lattice color borgogna, che lasciava scoperte strisce di pelle sparse ed uscire i seni. Il color borgogna si mescolava con il più chiaro colore del sangue, che le ha sporcato il collo, i seni ed è colato in mezzo alle gambe aperte.

In questa posizione il taglio alla gola non si vedeva, ma a Mainardi non serviva, sapeva bene cosa avrebbe visto. Rimase invece a guardare il corpo, seduto a terra, appoggiato al muro nell’angolo della stanza, come una bambola lasciata da un bambino crudele, con le gambe aperte e le braccia abbandonate ai lati. La testa  sul petto, i capelli scuri e lisci perfettamente acconciati in una coda alta.

Poche info. Nessuno ha visto o sentito, nessun segno sul corpo, niente resistenza, nessuna traccia nella stanza. E, ovviamente, nessun legame con le prime due vittime.

– Cos’ha lasciato? – Chiese Mainardi all’agente che stava trascrivendo i primi dati.

– Queste sono le iniziali: – rispose l’uomo allungandogli due buste di plastica con la scritta EVIDENCE rossa ben visibile. – MF, e l’altro è il ritaglio di giornale. Un pezzo su un incontro di boxe, sempre del Post. Siamo già risaliti al numero del giornale, lo troverà in centrale.

In quel momento entrò Finnegan. Uno sguardo fra i due è più che sufficiente.

– Abbiamo il proprietario?

– Si, è nell’ufficio all’ingresso.

– Andiamo a parlargli.

Ed i due uscirono dalla stanza per immergersi nuovamente nel buio rovente.

Mi guardo allo specchio, il trucco è perfetto, la tuta splende del suo borgogna, ho anche esaltato i capezzoli con il rossetto. Sembra che le cose vadano bene, nell’ultima settimana sei nuovi clienti. Ed ecco che bussa alla porta il numero 6. Guardo l’orologio, puntualissimo. Chiudo l’armadio a muro, vado alla porta. Via il sorriso dal viso, un respiro profondo, sguardo duro d’ordinanza. Apro. Sorride. Io no.

– Puntuale. Questo è bene. Entra. – Se la partenza è buona il resto del lavoro è più facile.

Con se ha una borsa a tracolla piuttosto capiente. In effetti sono di più i clienti con un trolley che quelli senza. Quegli occhi… c’è qualcosa di familiare.

– Ci siamo già visti? O è solo una mia impressione?

– Non credo.

– Come ti posso chiamare?

Sorride, un sorriso strano, un po’ inquietante.

– Luna.

Nel prossimo episodio scopriamo di più su:

  • Il killer (50%)
    50
  • Il Detective Mainardi (13%)
    13
  • Le vittime (38%)
    38
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