Ragazzate

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Eloisa con questo ragazzo misterioso? Lo seguirà in cucina, fiutando una buona storia da scrivere (57%)

Gli occhi di Anna Karenina– Posso offrirle qualcosa da bere? –
Eloisa è immobile, tanto immobile da aver perso sensibilità ad un polpaccio.
Il ragazzo s’è accomodato con noncuranza davanti a lei, le pare quasi che sorrida, un ghigno ritorto.
Inspira. Espira. Spesso, Eloisa ha paura di scordarsi la meccanica del respiro, senza una ragione e morire per dimenticanza.
Forza e coraggio: oggi ho gli occhi di Anna Karenina mentre fronteggia suo marito, si dice, le mani affusolate di Maria Antonietta prima di morire, i tremori di Lucia davanti a Don Rodrigo.
Ecco cosa sono, tutto e nulla, e questa storia si concluderà nel più anonimo dei mondi possibili, nel modo più tipico tra quelli fattibili.
Eloisa sussulta: il ragazzo ha fatto scattare un coltellino svizzero e la lama, per quanto piccola, riluce di barbagli sinistri.
La donna si fa di cera: violentarla? Questo vuole? Ma non ora, non qui, è tutto sbagliato.
E ancora, prendere lei? Proprio lei?
Si sente come invasa da una gratitudine mista a ribrezzo: si era ormai abituata a ricevere, dagli uomini, non più di una prima occhiata. Non si ricordava desiderabile.
Raccoglie frammenti della sua immagine nel riflesso del forno: un ricordo di biondo, gli occhi azzurri, il viso spigoloso, e la maschera anti-età, una death valley sulla pelle.
Almeno, quando scriverà di questa situazione assurda, ci sarà qualcosa per cui ridere.
Il ragazzo alza l’arma, ecco, ci siamo si dice Eloisa, ora me la punterà alla gola, magari mi darà della puttana, non importa, puttana non lo sono stata mai, nemmeno quando avrei potuto permettermelo, like a virgin, touched for the very first time.
E invece, mano e lama vanno a stracciare quell’involucro di carta metallizzata che protegge il tappo di una bottiglia di bianco, messa come a segnare un confine tra loro.
Grandi questi svizzeri, oltre al coltellino, pure un cavatappi.
– Non sono abituato a convenevoli, non ho il tempo per farli. Me ne andrò tra un attimo, devo solo…-
– Potrei denunciarti per violazione di domicilio. – afferma Eloisa, brusca.
– Ma va? E da quando avrebbe il coraggio per farlo? – la voce del ragazzo è crudele.
Eloisa gli strappa la bottiglia di mano, beve: almeno quel vino non andrà sprecato in un arrosto mediocre.
– Voglio sapere il tuo nome. –
– Richiesta sacrosanta. Mi chiamo Io.–
– Piacere. –
Eloisa s’immerge in un silenzio senza secondi fini, lui sa chi lei sia, lo sa e gli piace saperlo. Non gli darà nulla, nemmeno la soddisfazione di sentirle pronunciare il suo nome.
– Non voglio niente da lei – riprende il ragazzo – devo solo lasciarle questo, tò, tenga. –
Sul tavolo compaiono un biglietto, scritto di fretta con calligrafia isterica, e un cd, sistemato in un contenitore sobrio.
Un’etichetta: a/per Eloisa.
La donna sente il cuore batterle lento sotto il pile verde: uno stupro, avrebbe anche potuto accettarlo, così come un rapimento. Sarebbe stato uno scossone nella sua vita ordinaria, qualcosa da raccontare alle amiche, per farsi compatire.
Questo no, non rientra nemmeno nei parametri delle stranezze, è oltre.
Inspira. Espira.
Ha chiuso gli occhi, che buffo, non s’è n’è accorta; li spalanca di scatto.
Dinnanzi a lei, nessuno.
Si mette in ascolto: dlin dell’ascensore, passi concitati, porte chiuse.
Stancamente si issa dalla sua postazione, destinazione tinello.
Lo stronzo le ha pure lasciato la porta aperta.
Eloisa, stordita, cammina con passi misurati verso il computer: sente nel corpo un vago pizzicore elettrico e il petto le si gonfia per l’orgoglio.
Finalmente protagonista.
L’apparecchio si mangia il cd con naturalezza, Dvd Player, visuale a schermo intero.
Nero. Abbacinante.
Poi, come chiamata dalla confusione di Eloisa, una voce d’uomo, ansimante ma serena:
– Promettere, ora, è un concetto vecchio, premasticato. Stillare un patto ci rende energici, segretamente avvinti, ma per poco. Perché scordiamo tutto, siamo ingozzati da ricordi poco importanti. Anche tu, in un modo e nell’altro; ma non posso biasimarti, d’altro canto, eravamo solo ragazzi. –

Chi potrebbe essere il mittente della registrazione?

  • Un parente dimenticato (20%)
    20
  • Un suo affezionato lettore (47%)
    47
  • Una vecchia fiamma di Eloisa (33%)
    33
Loading ... Loading ...

Categorie

Lascia un commento

91 Commenti

  • Il marito e i pargoli, a portare un po’ di quotidianità e impiccio in quest’atmosfera così straordinaria.
    Mi piace sempre molto il tuo racconto, trovo che il complimento rivolto a Eloisa si adatti bene anche a te: c’è tanta armonia, specialmente nell’incipit, in cui tutto sembra srotolarsi nello stesso modo in cui il nome Eloisa si srotola in bocca – dolce e inesorabile.

  • Sarà che Anna Karenina è una delle letture che ho amato di più, ma lo sguardo con gli occhi di Anna mi ha trasportato in un istante in quella stanza. Mi sono immersa nell’umore della scena, nella carica di aspettativa e frustrazione. Una cerca costantemente di prevalere sull’altra, eppure nessuna riesce mai ad avere la meglio definitivamente.
    Certo, poi qui l’atmosfera è molto diversa, permeata della tua piacevole ironia.
    Opto per il lettore, confidando che non sia un mero stalker. 😉

    • Velocissima! Che gioia 😀
      Il fatto che più mi piace, in tutto questo, è che la storia non è più di mia completa proprietà. Ho un’idea, ma potrebbe essere sovvertita in ogni momento, mi fate muovere le rotelline del cervello.
      Un bacio Nunzia, grazie

  • Mi piace questa protagonista, radicatissima nei rituali di una quotidianità troppo stretta, da cui non aspetta altro che evadere.
    Secondo me, adesso fiuta l’avventura. Ancora a livello un po’ inconscio, magari, più che consapevole… Ma, comunque sia, segue il ragazzo in cucina.

    • Mi rendi tanto felice dicendo così, e che strano sapere dagli altri le mosse che desidererebbero della mia Eloisa Zilli. Un gioco di prestigio, improvvisazione premeditata (ossimoro!).
      Grazie per avermi letto, ripagherò l’attenzione e le belle parole.

  • Quanto adoro i cambi di scena (e di ritmo e tutto quel che ne consegue…) a tradimento: se ben gestiti mozzano il fiato, sorprendono e creano una piacevolissima confusione nella testa di chi legge ( lasciandolo poi in affamata attesa del seguito)

    A livello lessicale poi ci sono un paio di espressioni che luccicano come gemme…

    Stai iniziando a cucire quello che potrebbe rivelarsi un bellissimo vestito… ti seguo 😉

  • Wow. Mi hai colpito. Dico sul serio, questo cambio repentino di scena mi ha proprio frastornato. Hai cambiato il ritmo in un modo quasi cinematografico. Bello.
    Anche i dettagli mi sono piaciuti, e il linguaggio.
    “lasciando il portatile al suo brusio ed il tè al suo fumo” – Bellissima immagine.

    Comunque ho votato per il metterlo alla porta, immaginando questa donna energica e violata in casa sua, che prova con tutte le sue forze a impadronirsi di ciò che è suo, la sua dignità e la sua intimità. Bello!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi