Ragazzate

Dove eravamo rimasti?

Chi potrebbe essere il mittente della registrazione? Un suo affezionato lettore (47%)

Lapis Niger-Eloisa. Hai un nome musicale, spesso lo ripeto ad alta voce, quando soffro molto, è come uno scaccia pensieri; dalla e la lingua s’arriccia in una elle cava, e poi scoppia in una o gravida e profonda. Il resto è tutto in discesa, dalla i fino alla a. Mi piace, mi rasserena.–
La voce dell’uomo è tranquilla, lo schermo è sempre nero, Eloisa è terrea in volto.
-Mi dispiace per i modi rudi di Io: è un ragazzo, come lo siamo stati noi. Di persona, non avrei potuto parlarti, e se avessi potuto, non avrei osato.–
Eloisa percepisce, di lontano, il ticchettio di un orologio che va liquefacendosi nell’aria densa della casa. Il tempo non conta più nulla.
-A pensarci bene, non ci siamo mai incontrati: sono e sono stato un tuo accanito lettore. Ti ho seguito sin dagli esordi, quel primo libro autoprodotto, considerato dalla critica un flop, le timide apparizioni in quotidiani di provincia, e poi il secondo libro, più grintoso e sardonico, frutto di una Milano che morde. Ho amato quel modo che avevi, e non hai perso, di mettere le parole una di seguito all’altra, nell’ordine perfetto. Questo è ciò che distingue uno scrittore da uno scrivente: l’armonia che s’instaura in un testo. La consequenzialità e la naturalezza, proprio questo tu hai che a molti manca.–
Un sospiro, una pausa, non si capisce se studiata o retorica, Eloisa chiude gli occhi, cercando di ricordare.
-Avevamo entrambi vent’anni, quando ti scrissi: ero spaventato, sono sempre stato un introverso. Ci parlammo via epistolare: noi giovani paninari o gialli con l’eskimo che fossimo, non lo sognavamo nemmeno.–
Eloisa si stropiccia le palpebre come fossero carta.
-Mi rispondesti subito: avresti voluto mollare, perché il pubblico non ti dava credito. Anche su carta esprimevi purezza, e quella noia esistenziale sempre tua, che ti renderebbe perfetta nei quartieri di Montmartre, ad inizio secolo.–
– Sto divagando, ti chiedo scusa. Se non hai ancora ricordato, voglio aiutarti, non ha senso quest’aura di mistero, è opprimente.
Sono Lapis Niger.–
Eloisa spalanca gli occhi, tremando: espira, inspira. Qualcosa come uno schiaffo l’ha colpita.
È il ricordo.
La voce continua, morbida e ansante.
-Abbiamo scritto tanto: ci mettemmo a nudo, per quanto fossimo lontani. Era così poetico non conoscere la tua voce, ma capirti attraverso l’uso della punteggiatura e delle interiezioni. Fummo amici senza aver mai preso un caffè, e un giorno, era il 5 dicembre 1995, stringemmo un patto. –
-Si parlava della paura per la morte: per sdrammatizzare, mi promettesti che, chi di noi due fosse stato sul punto di morte per primo, avrebbe avuto diritto ad un desiderio, l’altro, in obbligo di esaudirlo. Firmasti con una piccola goccia di sangue mista all’inchiostro: il tuo modo, pieno di pathos, per dirmi io giuro.–
Eloisa ha perso la sensibilità alle mani, le sembra di fluttuare.
-E quindi sono qui, a chiederti di onorare i patti: sto morendo, a soli cinquant’anni. Un male che non ho voglia di curare mi corrode. Sono solo, e l’inumazione non mi attrae: i vermi mi fanno schifo, esigo rispetto. Ora entri in gioco tu: il mio desiderio è che tu porti l’urna nella quale saranno raccolte le mie ceneri in un luogo ben preciso, e che le sparga al vento. –
Un attacco di tosse scuote l’uomo, e la voce si fa gracchiante e più insicura.
– Probabilmente, quando Io ti avrà consegnato questa registrazione, sarò morto. Non voglio né riesco a dirti altro: l’ho pregato di lasciarti il suo numero. Quando lo contatterai, ti dirà il resto. –
La voce tace, Eloisa controlla lo schermo: manca ancora una manciata di secondi alla fine.
-Ora non hai che da scegliere, Eloisa: nel caso tu non tenessi fede al patto, non avrò modo di avertene a male, ma confido in te. Sei l’unica persona che io stimi davvero, anche dopo vent’anni di silenzio. Grazie di avermi ascoltato.–
La registrazione s’interrompe; la donna fissa lo schermo del computer, spaesata e stanca.
Così stanca da non percepire il cigolio lievissimo della porta d’ingresso.

Chi entra in scena ora?

  • La polizia (13%)
    13
  • Io (27%)
    27
  • Il marito di Eloisa con pargoli (60%)
    60
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91 Commenti

  • Il marito e i pargoli, a portare un po’ di quotidianità e impiccio in quest’atmosfera così straordinaria.
    Mi piace sempre molto il tuo racconto, trovo che il complimento rivolto a Eloisa si adatti bene anche a te: c’è tanta armonia, specialmente nell’incipit, in cui tutto sembra srotolarsi nello stesso modo in cui il nome Eloisa si srotola in bocca – dolce e inesorabile.

  • Sarà che Anna Karenina è una delle letture che ho amato di più, ma lo sguardo con gli occhi di Anna mi ha trasportato in un istante in quella stanza. Mi sono immersa nell’umore della scena, nella carica di aspettativa e frustrazione. Una cerca costantemente di prevalere sull’altra, eppure nessuna riesce mai ad avere la meglio definitivamente.
    Certo, poi qui l’atmosfera è molto diversa, permeata della tua piacevole ironia.
    Opto per il lettore, confidando che non sia un mero stalker. 😉

    • Velocissima! Che gioia 😀
      Il fatto che più mi piace, in tutto questo, è che la storia non è più di mia completa proprietà. Ho un’idea, ma potrebbe essere sovvertita in ogni momento, mi fate muovere le rotelline del cervello.
      Un bacio Nunzia, grazie

  • Mi piace questa protagonista, radicatissima nei rituali di una quotidianità troppo stretta, da cui non aspetta altro che evadere.
    Secondo me, adesso fiuta l’avventura. Ancora a livello un po’ inconscio, magari, più che consapevole… Ma, comunque sia, segue il ragazzo in cucina.

    • Mi rendi tanto felice dicendo così, e che strano sapere dagli altri le mosse che desidererebbero della mia Eloisa Zilli. Un gioco di prestigio, improvvisazione premeditata (ossimoro!).
      Grazie per avermi letto, ripagherò l’attenzione e le belle parole.

  • Quanto adoro i cambi di scena (e di ritmo e tutto quel che ne consegue…) a tradimento: se ben gestiti mozzano il fiato, sorprendono e creano una piacevolissima confusione nella testa di chi legge ( lasciandolo poi in affamata attesa del seguito)

    A livello lessicale poi ci sono un paio di espressioni che luccicano come gemme…

    Stai iniziando a cucire quello che potrebbe rivelarsi un bellissimo vestito… ti seguo 😉

  • Wow. Mi hai colpito. Dico sul serio, questo cambio repentino di scena mi ha proprio frastornato. Hai cambiato il ritmo in un modo quasi cinematografico. Bello.
    Anche i dettagli mi sono piaciuti, e il linguaggio.
    “lasciando il portatile al suo brusio ed il tè al suo fumo” – Bellissima immagine.

    Comunque ho votato per il metterlo alla porta, immaginando questa donna energica e violata in casa sua, che prova con tutte le sue forze a impadronirsi di ciò che è suo, la sua dignità e la sua intimità. Bello!

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