Succubus 2

Dove eravamo rimasti?

Ora ai nostri due protagonisti si prospettano tre diverse vie, tre diverse soluzioni. Quale di queste intraprenderanno? Decideranno di proseguire nel viaggio verso la dimora della strega per diventare entrambi umani. (67%)

Il viaggio prosegue

Il suo respiro sulle mie labbra mandava in delirio la mia mente. Nessun pensiero compiuto riusciva a formarvisi del tutto prima di svanire come uno spettro, perché la mia attenzione tornava costantemente al suo fiato caldo sul mio viso. Consumare il nostro amore in quel luogo era fuori questione, nonostante il momento fosse perfetto e il mio stato d’animo pure. Abbassai le palpebre sugli occhi, cercando di riprendere il controllo della mia ragione.

“Quindi,” socchiusi gli occhi guardando quelli di Lunos, “cosa facciamo?” La mia domanda rimase in sospeso, come il mio respiro, poiché avevo scorto nello sguardo del mio compagno qualcosa che mi inchiodò lì come un chiodo piantato in una sedia di legno. “Cosa…” Il suo dito sottile si posò nuovamente sulla mia bocca, togliendomi la parola. Scorse verso il basso accarezzandomi la pelle sottile sopra la gola, passando sul solco tra i miei seni, che si alzavano e si abbassavano come se stessi facendo una corsa. La sua mano si aprì sul mio ventre e scese su una coscia. Scivolò al suo interno e riprese a salire verso il mio nido intimo, già pulsante, caldo e umido. Non potei fare altro che rabbrividire al suo tocco, incapace di distogliere lo sguardo. Il mio corpo si inarcò quando sentii due dita penetrare nel mio intimo. Mi strapparono un sospiro.

“Non sei mai stata con quell’umano. Vero?” chiese il mio amante con un pizzico di ferocia nella voce arrochita dal desiderio. Non era strano che sapesse del mio incarico. Era plausibile che mi avesse spiato. Ogni succubus veniva fatta seguire da un maschio spia. Lunos mi osservava con iridi fiammeggianti, peggio dei sette fuochi dell’inferno. Lo fissai attonita, la bocca socchiusa per la sorpresa e annuii. “Allora lascia che ti dimostri cosa c’è di diverso con me,” ringhiò possessivo, e con un colpo secco mi penetrò con i suoi attributi. Le mie mani si aggrapparono alle sue larghe spalle mentre rimanevo senza respiro. Non ricordavo fosse così grosso. “Lascia che ti ricordi cosa significa fare l’amore,” mormorò l’incubus sfiorando le mie labbra con le sue in un moto di affezione che mi diede la sensazione di starmi sciogliendo nel petto.

Il suo respiro divenne affannoso, le spinte del suo bacino si susseguivano lente e costanti trascinando la mia coscienza in un luogo in cui non ero mai stata. Un luogo fatto di pure sensazioni. Mi sentivo leggera. Percepire il suo corpo sfregare dentro di me e raggiungere quell’alcova segreta da cui scaturiva un piacere immenso ogni volta che veniva toccata, era un’emozione nuova per me. I suoi occhi non si distaccavano dei miei per un istante, dandomi la sensazione di annegare in un profondo specchio d’acqua chiara. Non avevo mai visto tanta luce in vita mia. Ed era tutta in quell’unica creatura che ora mi possedeva con la grazia e la ferocia di un animale da caccia. Ciò che era peggio, il suo sguardo catturava la mia anima, pezzo dopo pezzo, inglobandola nella sua fino a farmi perdere la percezione di me stessa come singola entità. Eravamo un tutt’uno.

Venni con uno scoppio di luce, che fuoriuscì dai miei orifizi facciali, mentre il mio corpo si inarcava, teso fino allo spasimo. Lui mi baciò la fronte quando finalmente mi rilassai sul prato erboso.

“Hai l’aria languida e soddisfatta,” bisbigliò l’incubus, il viso sereno. Anche il suo corpo si era teso poco prima, nello stesso istante, inondandomi con la sua luce. Ero rimasta incinta? Quel pensiero si volatilizzò rapido come si era formato. Non era importante.

“Lo sono,” rispose la mia lingua prima di essere catturata dalla sua in una danza esotica piena di passione. Consapevole di essere perduta, il legame tra noi eternamente indissolubile, lo osservavo, e lui osservava me. Cosa vedessimo, non saprei ben dirlo; non è descrivibile a parole.

“Tu… mi appartieni,” mormorò Lunos scostandomi con delicatezza una ciocca di capelli dal viso.

“Tu… mi appartieni,” gli feci eco, suggellando quella solenne promessa che nemmeno il tempo avrebbe potuto spezzare. Perché i secoli passano, le stagioni si susseguono, i corpi nascono e muoiono, ma il vero amore, vive per sempre. Non conosce limiti di dimensione, di spazio e di tempo. Due anime si catturano e si amano, due corpi celesti fatti per essere uno.

Annuimmo in sincrono, prendendo la medesima decisione nello stesso momento. Lui prese la mia mano e mi aiutò a rimettermi in piedi. Afferrammo le nostre borse e Lunos mi diede una mano a indossare la mia sulle spalle. Mano nella mano, riprendemmo il viaggio da dove lo avevamo interrotto, ma con una consapevolezza diversa. Ora sapevamo cosa volevamo e come ottenerlo. Entrambi saremmo diventati umani e avremmo consumato il nostro amore sulla Terra, dove nessuno ci avrebbe potuto ostacolare. Perfettamente uniti.

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36 Commenti

  • Ed ecco qui conclusa la seconda parte della storia. Non esiste un questionario per chiedere come vogliate che prosegua, ma personalmente ho già in testa qualche idea. Quindi è qui che chiedo l’opinione a voi lettori che mi avete seguito finora.
    1. Volete che ci sia un salto temporale e che i protagonisti si ritrovino sulla Terra ai giorni nostri, già reincarnati in corpi umani?
    2. Volete sapere cosa li aspetta sul cammino verso la dimora della strega, quali altri ostacoli verranno messi sulla loro via?
    3. Proponete una terza opzione.
    Grazie! 🙂

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