Succubus 2

Dove eravamo rimasti?

Quale strategia vi sembra la migliore? Io rimango di vedetta, mentre Lunos s'infiltra nel villaggio. (50%)

La missione

Tornati alla nostra capanna, Lunos si avvicinò al nostro giaciglio e rovesciò il contenuto. Ne caddero diversi strumenti con un clangore misto di legno e metallo. Mi tappai le orecchie, fissando truce l’incubus. Lui mi guardò e scoppiò a ridere.
“Scusami,” disse sorridendo. Curiosa, allungai una mano verso una spada corta, che mi fu da lui subito sottratta.
“Ehi!” esclamai, al che lui sorrise mentre saggiava il bilanciamento dell’arma roteandola. Presi in mano una boccetta sferica contenente un liquido denso e trasparente.
“Cos’è?” domandai facendo una smorfia. Lunos prese gentilmente il contenitore dalle mie mani osservandolo in controluce. Girò la boccetta.
“Estratto di kelhi,” mormorò.
“Kelhi?” Non avevo mai sentito quella parola.
“È un’erba sottile che cresce nel sottobosco della Brughiera. Viene usato per creare pozioni di invisibilità,” spiegò Lunos.
“Invisibilità?” esclamai meravigliata.
“Più che di vera propria invisibilità si tratta di mimetismo. Assumendola il corpo subisce un’alterazione nel campo elettromagnetico diventando invisibile alla maggior parte delle creature viventi.”
“E tu come fai a saperlo?”
“Lo usavo per sgattaiolare nelle camere delle mie amanti al castello di Fatuus.”
“Ma!” Gli diedi una pacca sulla spalla. Lui scoppiò a ridere.
“Cos’hai da ridere?”
“Dovresti vedere la tua faccia!”
“Perché, che faccia ho?”
“Quella di una fidanzata gelosa!”
Ci accapigliammo come due adolescenti piombando infine sul letto, uno sull’altra, ridendo.
“Scemo!” esclamai. Però mi sentivo più leggera. “Grazie,” aggiunsi.
Lunos si fece serio e mi fisso diritto negli occhi. Avvicinò il suo viso al mio fino a farmi credere che mi avrebbe baciata. Poi spostò le labbra sulla mia fronte, lasciandovi un bacio.
“Per te questo e altro, amore mio,” mormorò. Si alzò e rimise a posto gli attrezzi.
Gli occhi fissi al soffitto, rossa in viso, per la prima volta ebbi la sicura consapevolezza che Lunos mi amava.

Il cielo notturno era terso e uniforme, solcato da un’unica eterea nube verde che incorniciava l’orizzonte. Celati tra gli arbusti del sottobosco a est del villaggio, Lunos fece un cenno d’intesa alle spie radlock. Con un gran fruscio di foglie spostate e rami spezzati il gruppo di aborigeni si diresse in direzione sud, a procurarci il famoso diversivo. Mi portai una mano alla faccia. Come potevamo aspettarci di non farci scoprire se questi maiali facevano tremare la terra a ogni passo?

“Sta tranquilla, tesoro. Loro sono solo il diversivo. Siamo noi a dover fare piano,” disse Lunos. Doveva essersi accorto della mia frustrazione.

Quel pomeriggio, finalmente, ci eravamo accordati sulla strategia da seguire. Lunos impugnò la spada corta mentre ingurgitavo in un solo colpo il contenuto della fiala. Iniziai a sentire un lieve solletico sottopelle che percorse tutto il mio corpo.

“Tutto bene?” s’informò Lunos.

“Sì,” risposi perplessa. “Mi sento strana.” Sapevo di stare guardando le mie mani ma non riuscivo a vederle. “Mi domando come farò a non inciampare nei miei stessi piedi,” mormorai. Lunos fece una breve risata.

“Va bene, andiamo,” dichiarò solenne.

Ci dirigemmo verso nord, dove il ramo di un grande albero scendeva sopra un gruppo di casupole di fango e rami. Mi arrampicai agilmente sull’albero raggiungendo una discreta altezza da dove potevo tenere d’occhio Lunos. Anche se non lo vedevo, sentivo l’arco che portavo a tracolla e la cerbottana infilata nella cintura dei pantaloni.

“Stai attento mi raccomando,” sussurrai. In quel momento del fumo si levò dalle capanne a sud insieme a voci concitate, dando il via alla nostra missione.

Lunos si muoveva svelto nascondendosi tra le lunghe ombre proiettate dalle lune. Dalla mia postazione individuai subito la capanna del capo tribù. La riconobbi dal trofeo di una testa di yarg posto sopra l’ingresso. Il condottiero di quella tribù doveva essere un tipo tosto. Gli yarg sono animali carnivori dalla pelliccia densa e la coda corta. Camminano a quattro zampe e sono alti il doppio di un incubus. Uno solo di questi animali può sventrare una persona con un’artigliata delle sue possenti zampe o romperlo a metà. Mi vennero i brividi solo a pensarci.

Segnai la posizione sul pezzo di pelle che recava la mappa del villaggio. Individuai la posizione di due guardie all’esterno della tenda e l’annotai. Un gruppo di guardie sedevano davanti al falò centrale dell’accampamento. Altre guardie erano distaccate a coppie, a nord, a sud, a est e a ovest, coprendo così l’intero perimetro del villaggio. Disegnai delle croci a rappresentare la posizione di ogni coppia.

Il capo tribù radlock esaminava la mappa con aria corrucciata. Strinsi i pugni, pregando con tutta me stessa che fosse sufficiente. Volevo andarmene di lì e proseguire il mio viaggio. Il condottiero sembrò emettere un grugnito soddisfatto.

“Voi avete fatto un buon lavoro e il Grande Capo radlock è una persona di parola. Siete liberi.” Mi trattenni dal saltare per l’esultanza. Presi Lunos per mano, che intanto aveva ringraziato il boss con un inchino benedicendolo.

La prossima tappa del nostro viaggio: la Fortezza del Pericolo Insano. Cosa ci attenderà in quel luogo?

  • Orrori indicibili. (100%)
    100
  • Un gruppo di mercenari. (0%)
    0
  • Una guarnigione dei guerriglieri di Fatuus. (0%)
    0
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36 Commenti

  • Ed ecco qui conclusa la seconda parte della storia. Non esiste un questionario per chiedere come vogliate che prosegua, ma personalmente ho già in testa qualche idea. Quindi è qui che chiedo l’opinione a voi lettori che mi avete seguito finora.
    1. Volete che ci sia un salto temporale e che i protagonisti si ritrovino sulla Terra ai giorni nostri, già reincarnati in corpi umani?
    2. Volete sapere cosa li aspetta sul cammino verso la dimora della strega, quali altri ostacoli verranno messi sulla loro via?
    3. Proponete una terza opzione.
    Grazie! 🙂

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