Succubus 2

Dove eravamo rimasti?

La prossima tappa del nostro viaggio: la Fortezza del Pericolo Insano. Cosa ci attenderà in quel luogo? Orrori indicibili. (100%)

La Fortezza del Pericolo Insano

La Fortezza

Camminavo spedita nel bosco verso est, trascinandomi Lunos appresso. Ricordavo che i radlock ci avevano portati verso ovest quando ci avevano sequestrati, quindi procedetti nella direzione opposta, diretta verso il Nero Colosseo. Le nostre cavalcature e i bagagli erano lì. Ne avevamo bisogno per proseguire.

“Ehm, Alane?” La voce dell’incubus interruppe il filo dei miei pensieri. Mi fermai guardandolo distratta.

“Sì?”

“Mi stai staccando un braccio,” disse lui e sorrise. Aggrottai la fronte.

“Cavolo, scusami!” gli lasciai la mano e portai le mani alla bocca.

“Non ti preoccupare, cara,” aggiunse tranquillo, riprendendomi per mano. “Non vedevi proprio l’ora di andartene, vero?” Annuii. “Prossima destinazione?”

“Il sentiero attraversa la Fortezza del Pericolo Insano,” risposi. Lunos emise un’esclamazione soffocata.

“Sì, lo so,” dissi.

La suddetta Fortezza era una volta sede del nostro regno, retta da Efiraner te Emeun, re dei demoni ombra, la nostra razza. Dopo il colpo di stato capeggiato da Fatuus, il luogo è rimasto impregnato del sangue e del dolore di tutti coloro che sono rimasti vittima della guerra. Racconti di pellegrini narrano che il luogo sia maledetto.

Raggiungemmo le cavalcature che si erano messe al riparo sotto l’arco esterno del Colosseo. Esse si agitarono nel vederci arrivare. Le calmammo, caricammo i bagagli e salimmo in groppa.

Arrivati al ponte levatoio della Fortezza, Lunos fermò la sua cavalcatura. Lo guardai interrogativa. Mi fissò negli occhi, serio.

“Vuoi farlo davvero?” domandò. Guardai l’oscuro antro che si apriva nella bocca della fortezza come le fauci di un divoratore di mondi. Deglutii.

“Devo farlo,” risposi. Per arrivare a destinazione dovevo per forza passare di lì.

Spronai la cavalcatura e Lunos dietro di me. L’oscurità dell’antro ci inghiottì.

Nel buio corridoio interno, le pareti di pietra trasudavano uno strano liquido denso e giallognolo che sembrava fuoriuscire dalle fessure e scendeva in groppi e rivoli. Ai sostegni di ferro arrugginito incastrati nelle mura stavano appesi torsi mutilati di succubs e incubus. Gli arti sembravano essere stati strappati dalle loro sedi, lasciando ferite frastagliate e le ossa intatte porgenti dalla carne viva. Pulsavano.
Il mio stomaco fece una capriola, mentre mi tappavo naso e bocca. Il lezzo di odori acidi e sangue si mischiava all’aria umida che sapeva di chiuso. Vidi Lunos fare lo stesso gesto. Ci guardammo atterriti. Iniziai a pensare che non era stata una grande idea entrare lì.

Un lungo tunnel si estedeva a perdita d’occhio. Sembrava non finire mai. Ogni tanto un ratto giungeva dal nulla zampettando furiosamente come se fuggisse da qualcosa finendo inesorabilmente per essere divorato dalle nostre cavalcature affamate.
Dopo un po’ che procedevamo all’andatura del passo avevo perso la cognizione del tempo.

“Quanto tempo è passato da quando siamo entrati?” domandai respirando affannosamente.

“Non ne ho la più pallida idea,” ringhiò Lunos in risposta, boccheggiando. Arrestò bruscamente la sua cavalcatura che s’impennò leggermente incurvando la schiena sinuosa. L’incubus mi guardò con rabbia.

“Torniamo indietro,” sibilò e fece voltare l’animale. Lo vidi determinato.

“Cosa stai facendo?” esclamai alterata girandomi verso di lui. Il suo comportamento mi aveva irritata e confusa.
Lunos si fermò. Voltò la cavalcatura e mi si avvicinò ad un soffio.

“Ti ho accompagnata e assecondata in questo viaggio, perché quando parlavi di diventare umana i tuoi occhi brillavano. Ho cercato di tenerti al sicuro e di fare in modo che tu stessi bene. Ma questo,” indicò l’eterno tunnel, “questo è suicidio. Lo sai che non usciremo mai di qui, vero?” Mi guardò dritta negli occhi con uno sguardo che mi tolse il fiato. Uno sguardo colmo di un’espressione che sapeva di amore e paura.

“Non dobbiamo lasciarci intimorire, è soltanto un’altra”

“Prova?” m’interruppe adirato. “Di quante prove hai bisogno per capire che sei sulla strada sbagliata?” Sentendo quella frase digrignai i denti. La rabbia come una nebbiolina sottile si stava insinuando dentro di me montando come un oceano in tumulto.

“Ti sbagli!” urlai.
Ansimavo.
“Tutto quello che abbiamo incontrato non ha fatto altro che rafforzare la mia determinazione.”
Mentivo. A lui e a me stessa. In realtà non sapevo più perché stavo continuando il cammino. L’avrei continuato finché non l’avessi capito. Mi rendevo conto che sarebbe stato più saggio fermarsi e prendere una decisione definitiva. Il fatto era che non ci riuscivo. Non riuscivo a fermarmi.

Siamo a un bivio. Come evolverà la storia?

  • Lunos e Alane decideranno di fermarsi e prendere una decisione definitiva una volta per tutte. (50%)
    50
  • Lunos asseconderà nuovamente Alane e proseguiranno nell'attraversamento della Fortezza. (50%)
    50
  • Lunos riuscirà a convincere Alane a tornare indietro. (0%)
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36 Commenti

  • Ed ecco qui conclusa la seconda parte della storia. Non esiste un questionario per chiedere come vogliate che prosegua, ma personalmente ho già in testa qualche idea. Quindi è qui che chiedo l’opinione a voi lettori che mi avete seguito finora.
    1. Volete che ci sia un salto temporale e che i protagonisti si ritrovino sulla Terra ai giorni nostri, già reincarnati in corpi umani?
    2. Volete sapere cosa li aspetta sul cammino verso la dimora della strega, quali altri ostacoli verranno messi sulla loro via?
    3. Proponete una terza opzione.
    Grazie! 🙂

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