Succubus 2

Dove eravamo rimasti?

La nostra protagonista sta per impossessarsi di un'arma della cui natura è totalmente all'oscuro. Cosa faresti se fossi nei suoi panni? E' una tentazione troppo grande. La raccogliere e la impugnerei. Come vada, vada. (100%)

La spada

Per quanto il mio compagno di viaggio si appellasse a me, chiamandomi per nome, non riuscii a distogliere lo sguardo da quell’arma splendente. Mi attirava a sé con una forza di attrazione quasi mistica. Mi domandavo come potesse una spada così antica essere ancora tanto splendida. In realtà sembrava appena uscita dalla forgia.

Ferma davanti al tavolo, allungai la mano, le mie dita si strinsero intorno all’elsa.

“Lilin, no!” Lunos mi agguantò il polso, troppo tardi. I miei occhi già riflettevano la luce del metallo bluastro della lama che reggevo alta di fronte al mio viso.

“E’ bellissima,” mormorai con un filo di voce. L’incubus, sbuffò.

“Chissà in che pasticcio ci stai cacciando ora,” borbottò rassegnato. Gli rivolsi uno sguardo sornione con un sorriso altrettanto furbastro, mentre infilavo l’arma nel fodero che lui mi tendeva stretto nella sua mano. Le mie dita indugiarono sulla sua pelle candida nell’incontro, e i nostri occhi si immersero gli uni negli altri per un secondo. Un attimo che sembrò sospeso nel tempo. C’era una verità che mi sfuggiva, una decisione definitiva che avrei dovuto prendere ma ancora non era risalita alla mia coscienza.

L’atmosfera fu spezzata dal raschio della gola del mio accompagnatore, che si schiarì la voce. Ritirai immediatamente la mano fingendo indifferenza, nonostante provassi un calore intenso al petto e al viso, il quale sicuramente era arrossito. Assicurai il fodero con l’arma al mio fianco e mi rivolsi a Lunos come se non fosse successo nulla.

“E ora dove andiamo?” Lui indicò un’alta porta verticale dalla volta ad arco appuntito che si apriva nella parete opposta.

“Di là,” e si avviò verso di essa. Mi voltai indietro.

“E le cavalcature?” La mia voce si smorzò quando mi girai nuovamente e vidi l’incubus ormai quasi alla porta, a diversi passi di distanza da me. “Aspettami!” esclamai e gli corsi appresso, boccheggiando. Non ero una grande atleta.

Sostammo di fronte all’apertura nella parete come se potesse azzannarci.

“Che aspettiamo?” domandai incitante, guardando Lunos.

“Non lo so,” la sua voce esitava. “Mi pare strano.” Si portò una mano al mento, accarezzandolo meditabondo. Presa da un’improvvisa frenesia, lo afferrai per il polso e imboccai il corridoio in penombra che si allungava di fronte a noi.

“Ma che fai?! Lasciami!” Il tono della sua esclamazione perentoria non sortì l’effetto che lui avrebbe desiderato. Continuai a marciare decisa verso il fondo del passaggio. Le pareti e i pavimenti erano in un materiale scuro pregiato, un minerale liscio e solcato da venature chiare. Dal soffitto pendevano lampadari lussuosi incastonati delle gemme più preziose. Mai ne avevo visto un quantitativo e una varietà così in un solo luogo.

Un clangore metallico attirò bruscamente la mia attenzione. Di fronte a noi, due armature finemente decorate marciavano a lancia spianata nella nostra direzione, in chiaro assetto d’attacco. Mi arrestai.

“Ehm, Lunos,” iniziai a indietreggiare, il corpo teso in posizione di difesa, la mano destra sull’elsa della spada.

“Dannazione!” Anche il mio accompagnatore sfoderò la sua spada lunga, la cui lama baluginò nell’oscurità. “Slychorg!” urlò. “Golem guardiani!”

“Oh, maledizione,” mormorai allarmata, mentre le nostre spade si incrociavano scintillando con quelle delle due armature semoventi. “Che facciamo?!” gridai a Lunos, che si difendeva egregiamente, volteggiando con grazia. Quelle cose non si sarebbero fermate finché non ci avessero fatti a pezzi. E non avevamo idea di come distruggerli. Continuammo a indietreggiare parando e schivando i loro colpi. Attraverso le fenditure dell’armatura scorsi un nucleo di luce dorata pulsante. “Lunos!”

“Sì! E’ il loro cuore! Dobbiamo colpirli al cuore! Colpiscili al cuore!”

Feci una piroetta schivando un fendente che calò dall’alto come l’inesorabile lama di una ghigliottina e approfittai della mia velocità per infilare la spada tra le fenditure dell’armatura, dritta nell’anima luminosa.

L’armatura mandò un urlo cigolante simile al metallo raschiato contro altro metallo e si spense ammassandosi a terra senza vita. Rivolsi lo sguardo al mio accompagnatore, che nel frattempo aveva fatto lo stesso.

Ci guardammo per un lasso di tempo che sembrò infinito, ansimanti e increduli di essere sopravvissuti all’aggressione inaspettata. Nessuno dei due aveva mai combattuto in guerra.

Finalmente raggiungemmo il fondo dell’androne e spalancammo il portone. Fummo investiti da una luce accecante. L’ultimo dei Re Ignoti, un essere di luce, sedeva sul suo trono.

“Benvenuti stranieri. Rispondete al mio quesito, liberatemi dalla mia prigionia, e vi lascerò passare.”

Qual è il quesito che l'ultimo dei Re Ignoti porrà ai nostri protagonisti?

  • Vi è il passato, vi è il presente, vi è il futuro. Eppure, c'è soltanto un momento che non muore mai e che il saggio riconosce. Qual è? (0%)
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  • Qual è il fine del viaggio di ogni creatura vivente su questa terra? (0%)
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  • Che cos'è ciò che splende come un sole, eppure non ne puoi vedere la luce, ma ne puoi sentire il calore attraverso l'anima? (100%)
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36 Commenti

  • Ed ecco qui conclusa la seconda parte della storia. Non esiste un questionario per chiedere come vogliate che prosegua, ma personalmente ho già in testa qualche idea. Quindi è qui che chiedo l’opinione a voi lettori che mi avete seguito finora.
    1. Volete che ci sia un salto temporale e che i protagonisti si ritrovino sulla Terra ai giorni nostri, già reincarnati in corpi umani?
    2. Volete sapere cosa li aspetta sul cammino verso la dimora della strega, quali altri ostacoli verranno messi sulla loro via?
    3. Proponete una terza opzione.
    Grazie! 🙂

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