Il Signore di Tarson

Un altro mondo

Cambiai casa solo per il mio lavoro. La città non fa per me: troppo rumore e troppa confusione. Io preferisco la campagna perché mi da la possibilità di dedicarmi al mio hobby preferito: scrivere.

Faccio il bibliotecario per il comune di Cagliari da qualche mese e già sento il bisogno di cambiare. Ho appena ventun’anni e già ho cambiato tre lavori. Questa volta dovrei aver trovato il lavoro giusto, penso quando trovo un nuovo impiego, ma poi col tempo mi accorgo che la situazione non cambia.

I miei nuovi vicini, in compenso, sono persone amabili e pazienti. Il mio appartamento si trova in una deliziosa palazzina di quattro piani. Io abito al piano più alto. Cioè questo vuol dire che sotto di me ci vivono almeno altre tre famiglie. Accanto al mio palazzo ci sono altre due case indipendenti: una di queste, quella alla mia destra, è di una famiglia molto rispettata in città ma poco incline alle amicizie. L’altra , quella alla mia sinistra, è disabitata ormai da molto tempo e nessuno sembra aver voglia di metterci piede. Da quando son qui non ho mai visto entrarci nessuno.

Una sera, mentre tornavo a casa, decisi di avvicinarmi e dare un’occhiata da dentro. Saltai il muretto che separava il giardino dal marciapiede e andai verso la porta di casa.  Allungai una mano per aprire ma fui attratto da un luccichio che proveniva dal seminterrato. Mi avvicinai incuriosito, la aprì e d’improvviso una luce intensa mi investì rendendomi per un attimo cieco.

Quando riuscì a riaprire gli occhi mi ritrovai sul ciglio di una strada illuminata dal sole mattutino. Sia da una parte che dall’altra parte della strada c’erano piccole e basse casette di legno. Tre ragazzi a poca distanza da me parlavano e ridevano fra di loro. Vestivano tutti allo stesso modo: pantaloni larghi fino alle caviglie, un semplice gilè, una maglietta e dei sandali ai piedi.

All’inizio sembravano ignorarmi, ma poi uno dei tre, quello più robusto, cominciò a venire verso di me seguito, in un secondo momento, dai suoi amici.  Procedevano lentamente uno affianco all’altro con un ghigno malefico sulle labbra.

“Ehi, guardate un po’ questo tipo!” disse rivolgendosi ai suoi amici.

“Che strani indumenti!” Sottolineò un altro girandomi intorno. “Di che materiale saranno fatti!” continuò a dire riferendosi soprattutto ai miei pantaloni.

“Che dici.Varanno molto questi vestiti”.

“Buona idea. Va bene amico.  Spogliati”. Disse quello robusto puntandomi un coltello sul collo.

“Aspetta, ragioniamo un attimo ragazzi”.

“Spogliati”. Replicò premendomi il collo sulla gola.

“Va bene”. Cominciai a sbottonarmi la camicia obbedendo a quello che mi aveva appena detto. Non c’era altro modo per convincerli a lasciarmi andare.

D’un tratto, fortunatamente, sentì una voce alle mie spalle che diceva: “disgraziati!!! Lasciate in pace quel pover’uomo”. Vidi solo un tipo con un bastone in mano puntato verso i ragazzi, poi, approfittando della situazione, mi liberai del ragazzo dandogli un calcio sul fianco e corsi via verso una delle case dall’altra parte della strada. Presi una via interna e rimasi nascosto dietro un muretto all’interno di un cortile di una casa lì vicino.

Come proseguirà la storia?

  • Giorgio esce fuori città e va verso una foresta. (30%)
    30
  • Giorgio si infila all’interno di una casa abbandonata. (30%)
    30
  • Giorgio finisce nei sotterranei della città. (40%)
    40
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148 Commenti

  • Bello, questo finale. Belli tutti i passaggi lasciati sospesi. Una chiusa che lascia intendere che presto ci sarà un’altra isola anche per noi. Bene, resterò in attesa di intravederla all’orizzonte col binocolo a portata di mano, dalla prua della mia barchetta rossa… 🙂

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