Il Signore di Tarson

Dove eravamo rimasti?

Scusate per la lunga assenza. Come volete che finisca la nostra storia? Rafair riesce a scappare. (56%)

Arrivederci Tarson.

Rafair era lì, dietro il trono, protetto da una decina di guardie.

Intanto la sala si riempì di ribelli inferociti, pronti a uccidere chiunque fosse dalla parte dell’imperatore.

Intorno c’era un gran trambusto: combattimenti sia a destra che a sinistra. Molti caddero quel giorno in combattimento. I miei amici, Boris, Kila, Jonas e Cali, si erano infilati all’interno della mischia circondati da un gruppo di soldati aggueriti.

Io, per fortuna, riuscii a nascondermi dietro ad una colonna. Ero letteralmente immobilizzato dalla paura, però da quella posizione vedevo ogni piccolo movimento di Rafair.

Ad un certo punto, Rafair , uscì dal suo nascondiglio e fuggì a gambe levate verso una porta laterale. Mi feci coraggio e quatto quatto gli corsi appresso. Dalla fretta aveva dimenticato la porta aperta, dandomi l’opportunità di entrare.

Mi trovai davanti una rampa di scale a chiocciola che conducevano in cima ad una torre. Per far più in fretta salii i gradini due alla volta rischiando di inciampare e finire la mia corsa in malo modo. Quando, finalmente, riuscii ad arrivare lassù, notai alla mia destra una porta semichiusa. Piano piano, stando attento a non farmi sentire, ne approffitai per entrare e…

“Bene. Guardate chi è venuto a trovarci”.  Disse Rafair rivolgendosi ai consiglieri.

“Ragazzo perché ci hai seguito. Avevi la possibilità di salvarti.” Replicò uno di loro.

“Arrestatelo.” Urlò Rafair puntandomi il dito contro.

Da l’unica porta che c’era entrarono rapidamente cinque soldati armati solo di spada e scudo.

Ormai non c’è più niente da fare. Son circondato. Pensai. Poi però mi risuonarono nella mente le parole dell’amico di Lucas, e mi accorsi solo adesso di avere ancora con me la bottiglietta con all’interno quello strano liquido trasparente.

“Solo un attimo”. Sospirai.

I soldati si fermarono sui loro passi.

“Volevo solo… ecco… volevo dire…” Afferrai di nascosto la bottiglietta, tolsi velocemente il tappo in sughero e lancia il contenuto addosso a Rafair. In una frazione di secondo la sostanza lo colpì in pieno volto facendolo urlare dal dolore come se le avesse logorato la pelle. Pochi secondi dopo iniziò a cambiar colore: da bianco pallido a verde scuro fino a mutare in un orribile mostro.

I consiglieri cominciarono a borbottare fra di loro stupiti di trovarsi faccia a faccia con quella orribile creatura. Alcuni esclamarono: “prendetelo. È un impostore.”

“Me la pagherai. Me la pagherete tutti”. Sospirò Rafair prima di sparire nel nulla.

Due guardie cercarono di prenderlo mentre io rimasi lì fermo a guardarlo.

Poco dopo udii il suono di trombe e contemporaneamente qualcuno urlare a gran voce: “abbiamo vinto! Rafair è stato sconfitto”.

Incuriosito scesi di sotto e diedi un’occhiata dalla piccola porticina che stava dietro il trono. Di là, in mezzo alla sala, i miei amici mi salutavano con il pugno alzato. Insieme a loro c’era pure Lucas.

***

 

È dura partire dopo aver conosciuto tante persone amiche però avevo nostalgia di casa, quindi, salutai tutti e mi feci riaccompagnare da dove ero venuto; cioè nella mia bellissima città.

Per quanto riguarda Tarson, Lucas prese il posto di mio padre sul trono e Jonas diventò il capo della guardia reale aiutato da Kila e Boris. Artax riuscì a scappare e di lui non si seppe più nulla.

Lucas era consapevole che Rafair non era stato sconfitto, ma sapeva pure di avere a fianco una squadra molto unica pronta a dare la propria vita per lui e il popolo.

Forse un giorno tornerò a Tarson. Forse.

***

 

L’imperatore si trovò all’improvviso da solo nei pressi di un lago. Nonostante fosse stanco e spossato le sue gambe sembravano non cedere. Si dissetò attingendo un po’ d’acqua da una sorgente lì vicino.

“Maledetti!!” sospirò tra sé e sé.

D’un tratto comparve alle sue spalle un uomo alto e muscoloso. Si rivolse a lui dicendo: “Salve imperatore”.

Lui si girò e sgranando gli occhi dallo spavento replicò: “no… no. Sei tu. Ho fatto tutto quel che potevo. Quel ragazzino… è tutta colpa sua. Ti prego.”

L’uomo gli sferò un colpo non molto potente alle base collo. L’imperatore cadde a terra privo di sensi. Infine lo prese in spalla, lo caricò su una barca e cominciò a remare.

Era diretto su una nuova isola.

FINE PRIMO LIBRO

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148 Commenti

  • Bello, questo finale. Belli tutti i passaggi lasciati sospesi. Una chiusa che lascia intendere che presto ci sarà un’altra isola anche per noi. Bene, resterò in attesa di intravederla all’orizzonte col binocolo a portata di mano, dalla prua della mia barchetta rossa… 🙂

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