La vita media delle farfalle

Dove eravamo rimasti?

Che succede ad Ernesto? Mentre aspetta, la frenata brusca di una macchina a 50 metri da lui, attira la sua attenzione (68%)

Il cane nero

La terra era dura. Forse aveva iniziato a scavare troppo vicino all’albero, ma dove la terra era più sabbiosa erano sepolti gli altri e non voleva incappare in nessuna carcassa. Tra l’altro, voleva che riposasse sotto l’ombra dei rami dell’albero di fico. Sarebbe diventato presto cibo per vermi, lo sapeva bene, ma nonostante tutto voleva metterci un po’ di poesia.

Era incazzato, suo padre gli aveva detto che poi ci avrebbe pensato lui, ma Ernesto lo voleva fare da solo. Glielo doveva. Quel cane gli era sempre stato fedele. Più degli altri. Aveva un’energia inesauribile, nonostante avesse ormai un po’ di anni gli faceva le feste ogni giorno come quando era un cucciolo. Ogni volta che rincasava, anche se erano le 4 del mattino, usciva dalla cuccia e gli andava incontro per una carezza. E adesso era lì, inerme, con la lingua riversa sulla terra e gli occhi vitrei. Era ancora caldo. Per portarlo nel campo l’aveva preso in braccio. Era pesante e ancora caldo.

Il pelo lucido risplendeva, era morbido al tatto, ma la cassa toracica immobile. Gli sembrava svuotato. I morti gli erano sempre sembrati vuoti e pensava che non fosse l’unico ad avere questa sensazione. Forse era per questo che si pensava esistesse un’anima. 21 grammi. Se questo era il peso di quella di un uomo, quella di un cane quanto sarebbe pesata? Forse 10, pensò.

Mentre aspettava l’autobus il flusso dei suoi pensieri venne interrotto dalla frenata brusca di un’auto poco più lontano. Subito dopo un suono, come un tonfo, gli aveva fatto capire che l’auto aveva urtato qualcosa.

Da quel momento fu tutto un po’ confuso. Scavando la buca si ricordava solo che suo padre si mise a discutere con il conducente che voleva essere risarcito per i danni al paraurti, nessuno si curava del cane in fin di vita. Ernesto si precipitò su di lui, ma ormai non c’era più nulla da fare. Non un filo di sangue, se non fosse stato per le convulsioni sarebbe sembrato in piena forma.

Prese con delicatezza la testa dell’animale tra le mani, non gli sembrava vero. Lo fisso negli occhi, per un attimo gli sembrò che il cane terrorizzato lo stesse ricambiando, ma poi le pupille si dilatarono ed i muscoli contriti del muso si addolcirono.

In quell’istante l’autobus delle 7:14, con quasi un quarto d’ora di ritardo, passò dietro di lui, ma in quel momento era l’ultimo dei suoi pensieri.

Prima di adagiarlo nella buca, profonda più di un metro e mezzo, lo abbracciò per l’ultima volta. Profumava di cane vissuto. Era un peluche inerme, imbottito di morte.

La parte più brutta fu quando lo ricoprì con la terra. Si sentì soffocare, ma poi ricordò che i morti non respirano e prese una boccata a pieni polmoni.

Non aveva neanche un nome, in tutti quegli anni non gliel’aveva mai dato. Pensava che dandogli un nome lo avrebbe privato di una parte di libertà. E quel cane sì che era stato libero. Non aveva vissuto relegato dentro 40 metri quadrati di un appartamento qualsiasi. Né tanto meno in un recinto. Faceva i suoi bisogni quando e dove voleva, il collare non lo aveva mai provato e quando lo vedeva ad altri cani cercava di liberarli. A volte spariva un paio di giorni, andava a trovare le sue “amiche” e tornava più felice.

Gli amici di Ernesto lo rimproveravano, sostentavano che il suo cane vivesse in condizioni disumane. A lui veniva da ridere, il suo cane era molto più umano di quelli costretti a cagare e scopare con una corda al collo sotto l’occhio del loro padrone.

Senza pensarci troppo prese i tre bulbi di papavero dalla tasca dello zaino che aveva tirato lì vicino e li buttò nella fossa prima delle ultime palate di terra, gli sembrò un buon modo per omaggiarlo.

La sveglia del suo Casio suonò come ogni giorno alla stessa ora.

8 e 58, aveva appena finito di seppellirlo.

Cosa fa il protagonista nel prossimo episodio?

  • Riesce a prende l'autobus sul quale, probabilmente, incontrerà lo sguardo di un'attraente spagnola (33%)
    33
  • Andando a prendere la legna per accendere il camino si imbatte in qualcosa di insolito (38%)
    38
  • Si perde tra gli infiniti link di internet partendo da due righe di poesia di Bukowski postate da un suo cugino imbecille su Facebook (29%)
    29
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