Caro Wether, c’era una volta l’amore.

Caro Werther,

Caro Werther,

Come a suo tempo scrivevi al tuo Guglielmo, io ora scrivo a te nella speranza che, almeno tu, possa dare conforto alle pene d’un animo irrequieto.

Devo confessarti d’aver letto la corrispondenza privata che intrattenesti in quegli ultimi e pieni mesi della tua vita, d’aver tenuto tra le dita la carta ingiallita dai secoli che passò per le tue, fino all’amico e forse persino tra quelle della divina Carlotta. Ne tu ne io sapremmo mai cosa provarono scorrendo le lettere vergate di tuo pugno in cui, risoluto, dichiaravi di voler morire; non sapremo se piansero, se disperarono o se fu per loro motivo di gioia il saperti finalmente libero da quel vivere senza più scopo e lontano, lontano da loro, per i quali eri caro. Ma è davvero importante? Ormai eri andato, ormai anche loro non sono più qui… Li hai davvero incontrati alla fine di tutto?

Ti confesso subito questa mia colpa e prego dal cuore di farmi sapere se queste parole ti sono sgradite.

Caro Werther, se ci fu mai qualcuno che visse la vita fino in fondo quello saresti sicuramente tu. Chissà cosa, un animo come il tuo, avrebbe potuto fare nel lasso di tempo in cui noialtri buttiamo via la nostra esistenza? Chissà cosa penseresti tu del XXI secolo… Il mondo odierno non ti piacerebbe. Non il mio. Non qui a Genova. Ci spacciano quest’epoca come l’apoteosi della tecnologia e del benessere collettivo, abbiamo computer, telefoni e smartphone (non ti sto neanche a spiegare cosa sono poichè potresti arrivare perfino a dubitare della mia sanità mentale) ma viviamo pressati nelle città, sempre più sporche, sempre più grigie, così lontani dai boschi e dalle fontane di Wahlheim, così diverse dai paesaggi a cui sei, eri, abituato, tanto differenti che se fossi qui al mio posto il tuo cuore, sensibile e leggiero come un uccellino, s’inaridirebbe fino a spezzarsi.

Purtroppo del mondo non ho visto quanto avrei voluto, magari, altrove, in una delle zone d’ombra, in uno di quegli angoli remoti, sconosciuti ai più, c’è un posto nel quale due animi antichi  possano realizzarsi a pieno. Esiste, ci voglio credere come a un sogno fugace che ti sveglia al mattino. Si favoleggia di una magica New York, la meta d’oltreoceano, si la stessa che conoscevi tu, una metropoli di persone prima che di edifici, un così diversificato assembramento di gente da rappresentare un po’ il mondo in miniatura e il suo apice. Si narra che laggiù si possa toccare il cielo rimanendo a casa propria, una casa alta quanto un volo di falco, argentea e carica di promesse. Ecco, ma io sono un uomo e parlo come tale.

Sai bene che ognuno di noi, per quanto tenti di uscire da questi schemi finisce sempre per desiderare una realtà diversa da quella in cui si ritrova, anche se essa non fosse altro che la diretta conseguenza del suo passato, ma, conoscendola solo per sentito dire finisce per ignorare o dimenticare tutti quegli aspetti che gli sarebbero venuti a noia e così continua a sognare, a trastullarsi in ingannevoli illusioni.

Mi ero ripromesso di essere breve eppure nemmeno tu, maestro di cuore e di penna, riusciresti a condensare in questi pochi fogli tutto quello che vorrei tu sapessi. Anche solo se finissimo a parlar di donne potremmo andare avanti fino a poter riempire il cielo con le nostre fantasie. Tranquillo so che nel tuo petto ci fu spazio solo per Caroltta, ma sono ancora più certo, che l’amore libero e disinteressato di oggi sarebbe molto più di tuo genio, quanto, che le fanciulle del mio tempo ti farebbero orrido ribrezzo, ma di questo parleremo un’altra volta.

Sono stanco e il sonno mi chiama.

                                               Tuo, Fabio.

Consigli?

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123 Commenti

    • Mmm nonostante ci si avvicini molto, la storia, per come l’ho pensata e non ancora scritta, è rosa solo in una minima parte: più che l’amore tra l’ignoto protagonista volevo raccontare il dolore di una relazione finita che alla fine è anche il motivo per cui il mittente si sente vicino al Werther di Goethe.
      Non è nemmeno solo questo, è anche un viaggio nel tempo, un ponte che spero leghi la sensibilità di inizio ottocento con l’odierna totale assenza di valori.

      A me Spark non piace. L’unico autore rosa che ho osato leggere e tutt’ora apprezzo è Guillaume Musso. Davvero molto bravo sia nell’infilare pezzi di poesia nei suoi romanzi sia nel creare magiche atmosfere e trame intricate dove l’amore è compagno del dolore mentre destino, vita e morte si intrecciano sullo sfondo di amori vitali.

  • Aargh @.@ sono sempre più confusa… comunque, bentornato!
    A quanto pare in seguito alla relazione con Stella (o in forza della stessa?) qualcosa nel mittente si è spezzato, ma è proprio così o già prima qualcosa non andava? Andrei indietro di due anni, a prima del ‘tornado Stella’, per scoprirlo.

  • In minoranza, voto: riflessione sul tempo…
    e, a proposito di tempo – osservando i commenti e notando che risalgono al mese di Agosto – devo intuire che sei tornato o che sei fuggito?

    L’amore, tema sul genere che hai scelto, fugge chi lo insegue e insegue chi lo fugge…
    ma chi scrive deve farsi inseguire, mai fuggire.

    A rileggerti. 🙂

    • Non so dirti se amo Goethe.
      Ammetto che il Werther è per me un opera sovrumana, o meglio troppo troppo umana, in cui l’individuo viene spogliato di tutti i fronzoli e le maschere per divenire nient’altro che se stesso, mostrando nella debolezza una forza infinita.
      Per questo prima Werther e poi Goethe sono i miei eroi, tuttavia anni fa preso dall’entusiasmo comprai altri libri nati dal suo genio e non vi trovai quasi più nulla di quella giovane vitalità.
      Non so dirti se amo Goethe, ma il Werther senza dubbio si.

      • Perdonami se mi intrometto nella discussione… vorrei spendere due parole per Goethe, uno dei miei autori preferiti.
        Quando scrisse i “Dolori del giovane Werther” lui non possedeva nessuna giovane vitalità. Anzi… era depresso. Spinto sul baratro dei suoi pensieri più cupi, decise di uccidere il suo protagonista per salvare se stesso.

        Considera che poi – a seguito della pubblicazione del romanzo – si verificarono una serie interminabile di suicidi per emulazione, tanto da spingere gli editori a ritirare l’opera dal mercato. Tuttora il fenomeno è annoverato nei testi di Pisicologia Sociale e altri sotto il nome di : effetto Werther. Oggi anche studiato da profiler e psichiatri per risolvere casi di fenomeni sociali emulativi diffusi .

        Ma, a parte questa divagazione, Goethe era, come molti grandi sono stati, un depresso cronico, morto per attacco cardiaco presumibilmente causato da ipocondria.
        Ora non vorrei averti rattristato, però… 🙂

        • No non mi hai rattristato, anzi mi piacerebbe farti sapere perchè secondo me Goethe quando lo scrisse vi riversò dentro tutto se stesso, anche una vitalità incredibile.
          Dopo aver finito le superiori ed aver ignorato tutti i professori che pretendevano di farmelo leggere, scelsi quel libro. Non lo feci a causa di consigli altrui, nè pensavo mi potesse divertire e nemmeno perchè è considerato un capolavoro.
          Scelsi quel libro una sera d’autunno perchè mi resi conto che la mia sensibilità del momento collimava in buona parte con il lontano ricordo d’una lezione di liceo su Werther. Curioso aprii quel libro.
          Bastò una notte d’intensi patimenti e lo finii. Sembravo indemoniato lì a tenere in braccio quelle pagine come a coccolarle, con gli occhi sbarrati mentre sussurravo ad alta voce quelle parole che mi leggevano dentro.
          La mattina dopo ancora preso da una smania febbrile mi andai a documentare e venni a sapere che Goethe diede vita a questo romanzo circa un anno dopo aver avuto una delusione d’amore, tuttavia la vicenda, suicidio compreso, credo fosse ispirata, più che a proprie esperienze, a quelle di un suo conoscente.
          E se fosse tutto frutto del suo dolore personale? Benvenga! Serve a questo scrivere. Serve a purgarsi dai sentimenti, anche negativi, ed elevarli ad arte, eternamente sublimi.
          Perchè dovrebbero essere queste sue pagine meno vitali se condensate di depressione? A me sembra così ovvio che mentre il corpo langue in quel limbo di negatività, mentre la razionalità è sconfitta e sottomessa dalla vita, fiorisce con impeto la sensibilità dell’animo.
          Io Alessandra ho scritto queste pagine circa due anni dopo aver rotto con la ragazza a cui le dedico.

          Goethe come dici, è stato molto colpito quando, molti giovani venivano trovati morti, con un colpo di pistola alle tempie e il suo libro sotto il panciotto, non se ne capacitava, non si era reso conto che il vero suo capolavoro non era il Faust, tanto monumentale, razionale e gonfio di anni di lavoro ed esperienza letteraria che lo avevano in fondo allontanato dalla vitalità precedente, ma il Werther scritto in un momento di dolore.
          Non scrisse altri Werther perchè spaventato dai suicidi, anche perchè il libro divenne davvero diffuso quando lui era già nella mezza età, non scrisse altri Werther perchè non era capace, aveva rinunciato alla giovane vitalità per la spocchiosa razionalità che si richiede ad uno scrittore “classico”.

          Forse mi sono dilungato troppo.
          Fabio.

  • Ciao,
    forse Locullo ha ragione e sareste (tu e la storia) più portati per una riflessione sul tempo, ma ho comunque votato per la fantasia, l’idea mi stuzzica.
    Continui a tirar fuori riflessioni interessanti, anche se sembra rimangano un po’ sospese… vien da chiedersi se il nostro mittente creda davvero che la presunta libertà moderna sia una conquista…
    In ogni caso, bentornato 😉

    Fra
    ps. c’è qualche vocativo senza inciso

  • Direi che una riflessione sul tempo è quella che secondo me è più nelle tue corde e anche in quelle di un racconto così proteso verso il passato. Tuttavia sono assai curioso del trattatello sulla scrittura coniugata al Flenghi.

    (Altro bel capitolo. Occhio che la seconda persona del remoto di “conoscere” è “conoscesti” e non “conobbi”).

  • Bentornato! 🙂
    E’ sempre un piacere leggerti. Avrei voluto votare tutte e tre le opzioni ed in particolare ero indeciso tra il tempo e la fantasia. Alla fine ho votato per quest’ultima, anche se spero ci possa essere spazio anche per il tempo, compagno inseparabile di ogni uomo.

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