Caro Wether, c’era una volta l’amore.

Dove eravamo rimasti?

Consigli? Prima di raccontare introduci Werther al secondo millennio! (55%)

Fuori tempo.

Caro Werther,

Forse devo ricredermi riguardo a ciò che scrissi nell’ultima lettera. Amico, abbi un po’ di pazienza poichè io so di te, ma tu nulla sai di me.

Il condominio in cui sono nato e sempre vissuto, sta sulle colline appena dietro il centro, non abbastanza lontano da  poter essere definito pittoresco, ma neanche tanto vicino da esserne eccessivamente contaminato. Lì, a pochi passi dal grigiore umano si incomincia a sentire  un nonsocchè di vitale: l’aria è più pulita e, senza palazzi a occultare la vista, lo sguardo riesce ad abbracciare tutta la città. Da qui sembra piccola, insignificante quanto le minuscole figure che la percorrono frettolose, intente a sbrigare le loro faccende; ma nello stesso tempo, gli edifici, le vie, le piazze, tutto, acquista un senso nel complesso arabesco che si staglia davanti a te.

Bhe, ieri sera vagavo per la mia dimora, perso come il giorno in cui venni al mondo, e, come facevo una volta, mi affacciai dal balcone che fu la fonte di tante ispirazioni, d’una miriade di parole e versi che ancora conservo nel cuore.

Mi sporsi e, nel sentire l’aria piccante dell’inverno mi sono chiesto, o Werther, perchè da tanto non mi prendevo quest’istante solo per me….

La città di notte, l’altro volto del giorno, risvegliò in me sublimi sentimenti. Le luci del cielo apparivano pallide se comparate all’inutile marasma di bagliori che, sempre uguale a se stesso, vigila su un guscio vuoto, esse spariscono cedendo il passo a nuove costellazioni, meno remote, alle quali ci affidiamo per fuggire l’oscurità dei nostri incubi.

O Werther! Quali struggenti ricordi, quanti attimi ricolmi insieme di dolore e gioia pura, si affollano nella mia mente, poichè amico, anche io ebbi una Carlotta ed ella era solita godersi il sole estivo proprio da quel balcone che emerge così distinto tra i mille d’un’ intera città.

Caro Werther, mi sovviene ora, fulmine a ciel sereno, la causa per cui da tempo evito questo luogo. Esso è intriso della sua presenza e il suo fantasma mai cesserà di infestarlo, come mai perderà il seggio d’onore che occupa nel mio cuore.

Quanto avrei voluto conoscerti nel mentre dell’idillio di quegli anni! Quanto soavi sarebbero state le parole con cui, allora, ti avrei sommerso narrandoti di lei,la Stelladel mio cielo… Ma non fui sempre ciò che sono e benedetto il caso se m’imbattei nelle tue pagine quando ero già in grado di apprezzarti e riconoscerle per quel che sono. Opere d’arte, opere di cuore e sentimento.

Ma torniamo a noi, alla mancanza di giudizio che dimostrai nella prima lettera. Non mi capacito di come potei dimenticare, descrivendoti un mondo grigio, il fascino singolare che si mostra all’uomo, non ceco nè sordo quando si trova davanti a un tale spettacolo con quella predisposizione dell’animo che tu ben conosci. Infatti anche la meraviglia più sublime, davanti a chi non ha occhi e umore per apprezzarla, apparirebbe come una tra le comuni manifestazioni del mondo. Per me e te e chi altro non si rapporta col mondo facendosi guidare unicamente dalla rigida e irreprensibile, ma arida logica; bensì attraverso le sfumature del sentimento navigando su un mare tutt’altro che placido e stabile; ciò è ancora più vero. Caro Werher giorno dopo giorno mi accorgo che il mio sentire non fa per questo tempo e viceversa.

Ti saluto.

Cosa vi piacerebbe leggere?

  • L'entrata in scena della ragazza amata. (20%)
    20
  • Sapere in cosa il protagonista si sente fuori dal tempo. (40%)
    40
  • Sapere il motivo per cui il protagonista scrive a Werther. (40%)
    40
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

123 Commenti

    • Mmm nonostante ci si avvicini molto, la storia, per come l’ho pensata e non ancora scritta, è rosa solo in una minima parte: più che l’amore tra l’ignoto protagonista volevo raccontare il dolore di una relazione finita che alla fine è anche il motivo per cui il mittente si sente vicino al Werther di Goethe.
      Non è nemmeno solo questo, è anche un viaggio nel tempo, un ponte che spero leghi la sensibilità di inizio ottocento con l’odierna totale assenza di valori.

      A me Spark non piace. L’unico autore rosa che ho osato leggere e tutt’ora apprezzo è Guillaume Musso. Davvero molto bravo sia nell’infilare pezzi di poesia nei suoi romanzi sia nel creare magiche atmosfere e trame intricate dove l’amore è compagno del dolore mentre destino, vita e morte si intrecciano sullo sfondo di amori vitali.

  • Aargh @.@ sono sempre più confusa… comunque, bentornato!
    A quanto pare in seguito alla relazione con Stella (o in forza della stessa?) qualcosa nel mittente si è spezzato, ma è proprio così o già prima qualcosa non andava? Andrei indietro di due anni, a prima del ‘tornado Stella’, per scoprirlo.

  • In minoranza, voto: riflessione sul tempo…
    e, a proposito di tempo – osservando i commenti e notando che risalgono al mese di Agosto – devo intuire che sei tornato o che sei fuggito?

    L’amore, tema sul genere che hai scelto, fugge chi lo insegue e insegue chi lo fugge…
    ma chi scrive deve farsi inseguire, mai fuggire.

    A rileggerti. 🙂

    • Non so dirti se amo Goethe.
      Ammetto che il Werther è per me un opera sovrumana, o meglio troppo troppo umana, in cui l’individuo viene spogliato di tutti i fronzoli e le maschere per divenire nient’altro che se stesso, mostrando nella debolezza una forza infinita.
      Per questo prima Werther e poi Goethe sono i miei eroi, tuttavia anni fa preso dall’entusiasmo comprai altri libri nati dal suo genio e non vi trovai quasi più nulla di quella giovane vitalità.
      Non so dirti se amo Goethe, ma il Werther senza dubbio si.

      • Perdonami se mi intrometto nella discussione… vorrei spendere due parole per Goethe, uno dei miei autori preferiti.
        Quando scrisse i “Dolori del giovane Werther” lui non possedeva nessuna giovane vitalità. Anzi… era depresso. Spinto sul baratro dei suoi pensieri più cupi, decise di uccidere il suo protagonista per salvare se stesso.

        Considera che poi – a seguito della pubblicazione del romanzo – si verificarono una serie interminabile di suicidi per emulazione, tanto da spingere gli editori a ritirare l’opera dal mercato. Tuttora il fenomeno è annoverato nei testi di Pisicologia Sociale e altri sotto il nome di : effetto Werther. Oggi anche studiato da profiler e psichiatri per risolvere casi di fenomeni sociali emulativi diffusi .

        Ma, a parte questa divagazione, Goethe era, come molti grandi sono stati, un depresso cronico, morto per attacco cardiaco presumibilmente causato da ipocondria.
        Ora non vorrei averti rattristato, però… 🙂

        • No non mi hai rattristato, anzi mi piacerebbe farti sapere perchè secondo me Goethe quando lo scrisse vi riversò dentro tutto se stesso, anche una vitalità incredibile.
          Dopo aver finito le superiori ed aver ignorato tutti i professori che pretendevano di farmelo leggere, scelsi quel libro. Non lo feci a causa di consigli altrui, nè pensavo mi potesse divertire e nemmeno perchè è considerato un capolavoro.
          Scelsi quel libro una sera d’autunno perchè mi resi conto che la mia sensibilità del momento collimava in buona parte con il lontano ricordo d’una lezione di liceo su Werther. Curioso aprii quel libro.
          Bastò una notte d’intensi patimenti e lo finii. Sembravo indemoniato lì a tenere in braccio quelle pagine come a coccolarle, con gli occhi sbarrati mentre sussurravo ad alta voce quelle parole che mi leggevano dentro.
          La mattina dopo ancora preso da una smania febbrile mi andai a documentare e venni a sapere che Goethe diede vita a questo romanzo circa un anno dopo aver avuto una delusione d’amore, tuttavia la vicenda, suicidio compreso, credo fosse ispirata, più che a proprie esperienze, a quelle di un suo conoscente.
          E se fosse tutto frutto del suo dolore personale? Benvenga! Serve a questo scrivere. Serve a purgarsi dai sentimenti, anche negativi, ed elevarli ad arte, eternamente sublimi.
          Perchè dovrebbero essere queste sue pagine meno vitali se condensate di depressione? A me sembra così ovvio che mentre il corpo langue in quel limbo di negatività, mentre la razionalità è sconfitta e sottomessa dalla vita, fiorisce con impeto la sensibilità dell’animo.
          Io Alessandra ho scritto queste pagine circa due anni dopo aver rotto con la ragazza a cui le dedico.

          Goethe come dici, è stato molto colpito quando, molti giovani venivano trovati morti, con un colpo di pistola alle tempie e il suo libro sotto il panciotto, non se ne capacitava, non si era reso conto che il vero suo capolavoro non era il Faust, tanto monumentale, razionale e gonfio di anni di lavoro ed esperienza letteraria che lo avevano in fondo allontanato dalla vitalità precedente, ma il Werther scritto in un momento di dolore.
          Non scrisse altri Werther perchè spaventato dai suicidi, anche perchè il libro divenne davvero diffuso quando lui era già nella mezza età, non scrisse altri Werther perchè non era capace, aveva rinunciato alla giovane vitalità per la spocchiosa razionalità che si richiede ad uno scrittore “classico”.

          Forse mi sono dilungato troppo.
          Fabio.

  • Ciao,
    forse Locullo ha ragione e sareste (tu e la storia) più portati per una riflessione sul tempo, ma ho comunque votato per la fantasia, l’idea mi stuzzica.
    Continui a tirar fuori riflessioni interessanti, anche se sembra rimangano un po’ sospese… vien da chiedersi se il nostro mittente creda davvero che la presunta libertà moderna sia una conquista…
    In ogni caso, bentornato 😉

    Fra
    ps. c’è qualche vocativo senza inciso

  • Direi che una riflessione sul tempo è quella che secondo me è più nelle tue corde e anche in quelle di un racconto così proteso verso il passato. Tuttavia sono assai curioso del trattatello sulla scrittura coniugata al Flenghi.

    (Altro bel capitolo. Occhio che la seconda persona del remoto di “conoscere” è “conoscesti” e non “conobbi”).

  • Bentornato! 🙂
    E’ sempre un piacere leggerti. Avrei voluto votare tutte e tre le opzioni ed in particolare ero indeciso tra il tempo e la fantasia. Alla fine ho votato per quest’ultima, anche se spero ci possa essere spazio anche per il tempo, compagno inseparabile di ogni uomo.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi