Caro Wether, c’era una volta l’amore.

Dove eravamo rimasti?

Dove porterà il vagare delle riflessioni? Si pprofondirà il tema dell'amore, d'altronde Werther non sa come questo sentimento si manifesta nel XXI secolo. (50%)

IV

Caro Werther,

Nella tua risposta leggo per la prima volta una sincera curiosità che si leva impaziente da parole irrequiete come un passero circospetto: vorresti conoscere qualcosa in più sull’amore di oggi e sarà mio piacere porre fine ai tuoi crucci.

Se l’amore, celestiale sinfonia dei sensi, che copre i timpani, acceca le pupille e riempie le giornate d’ingiustificati sorrisi con nient’altro che se stesso, è universale; non si può affermare altrettanto del matrimonio e sul modo in cui l’umanità stessa si approccia al più vitale e mortale dei sentimenti. Come posso però farti comprendere l’immensa differenza, l’enorme baratro che separa due concezioni che ben poco hanno in comune?

E’ triste fratello, ma l’atteggiamento consumistico che abbiamo verso gli oggetti da un secolo a questa parte: l’usarli, il romperli, il buttarli, in un ciclo infinito; si è esteso anche alle persone. La donna e l’uomo liberi adesso si catturano e scartano l’un l’altro alla stessa frequenza con la quale cambiano cellulare: il matrimonio è una cerimonia e uno stile di vita in via d’estinzione. Viviamo sì più a lungo, ma le nostre relazioni durano sempre meno, siamo soli, sempre più inesorabilmente soli.

Il male di vivere che sentivi tu è comune oggi, comune e quindi smorzato, banalizzato; a pochissimi oggi passerebbe per il cuore il risoluto desiderio di lasciare questo mondo e ci trasciniamo avanti sempre più delusi dal presente, verso una meta che non esiste. Tornando al matrimonio, esso è arrivato ad avere una durata breve, lungi dall’essere finchè morte non vi separi, le coppie si smontano e crollano come castelli di carte. Leggi, o Werther, le terribili conseguenze di quella libertà che tanto declamavo in precedenza?

La scelta, amico, è ora l’atto d’amore, un aut-aut che siamo chiamati a rinnovare di continuo, è insieme l’alta vetta del sentimento dalla quale sgorga l’acqua più fresca e limpida; e rovina della società come la conobbi tu. La famiglia è un’istituzione in decadenza, dimentica quindi le amene serate di festa, passate in compagnia attorno al fuoco; dimentica le tavolate ricolme di cibo e parenti e amici riuniti insieme gioendo della reciproca presenza; dimentica Werther poichè tutto ciò si è sciolto come neve al sole.

Madre e padre, il cui amore rimane la forza che dovrebbe tenere uniti figli, fratelli, cugini e zii, sono umani e in quanto tali hanno diritto di scelta, una scelta che talvolta decidono di non rinnovare. Vedi? Ora siamo liberi, liberi anche di prendere decisioni che contrastano quel che si era soliti chiamare “la cosa giusta” in nome di quell’utilitarismo che apprezziamo così tanto. In poche parole l’amore è oggi svincolato da ogni dovere sociale. E, Werther, non odiarmi quando affermo che ciò fu il suo trionfo. Se i giovani non sono più costretti in matrimoni decretati senza possibilità d’appello dai genitori; se gli innamorati appartenenti a casate nemiche o a classi sociali differenti sono ora liberi d’incontrarsi, baciarsi e amarsi; non è questo un mondo migliore? Immagina dunque Romeo e la sua Giulietta che invece di parlarsi attraverso la siepe, la scavalcano e sdraiati sullo stesso prato, si sussurrano eterno amore al cospetto della luna perdendosi ognuno negli occhi dell’amato. In un mondo come questo non ci sarebbe stato bisogno di sporcare del loro sangue innamorato, la nostra terra che già ne ha bevuto abbastanza. In un mondo come questo te non saresti dovuto morire, in un mondo come questo Carlotta avrebbe ripudiato Alberto sull’onda della passione per un animo più affine, il tuo, amico mio. E così, le vostre passeggiate, i discorsi, gli sguardi, si sarebbero spesso conclusi con un abbraccio e un bacio, così quando il destino crudele vi avrebbe allontanati, anche per lunghe e strazianti ore, non avresti portato con te solo le amare lacrime della lontananza, ma anche il dolce profumo dei suoi capelli. E chissà Werther cos’altro ti avrebbe potuto regalare la vita? Figli? Glorie? Successi? Non possiamo saperlo, ma la domanda che toglie il sonno alle mie notti è: cosa avresti potuto, tu, animo sublime, genio assoluto, donare a noi con la tua penna?

Eppure amico, per esperienza ti confesso che l’amore presente non è mai tanto abbacinante e favoloso quanto quello futuro e quello passato e tu che fin dall’inizio, ancora prima di posare gli occhi su di lei sapevi di non poterla avere mai, sei colui che più precipitosamente è stato colpito e travolto da questo nobile sentimento.

Ti lascio riflettere. Buona notte.

Ancora una riflessione e poi si parte con la narrazione... Ma quale?

  • L'autore e la scrittura. (29%)
    29
  • Riflessione sulla fantasia. (50%)
    50
  • Riflessione sul tempo. (21%)
    21
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123 Commenti

    • Mmm nonostante ci si avvicini molto, la storia, per come l’ho pensata e non ancora scritta, è rosa solo in una minima parte: più che l’amore tra l’ignoto protagonista volevo raccontare il dolore di una relazione finita che alla fine è anche il motivo per cui il mittente si sente vicino al Werther di Goethe.
      Non è nemmeno solo questo, è anche un viaggio nel tempo, un ponte che spero leghi la sensibilità di inizio ottocento con l’odierna totale assenza di valori.

      A me Spark non piace. L’unico autore rosa che ho osato leggere e tutt’ora apprezzo è Guillaume Musso. Davvero molto bravo sia nell’infilare pezzi di poesia nei suoi romanzi sia nel creare magiche atmosfere e trame intricate dove l’amore è compagno del dolore mentre destino, vita e morte si intrecciano sullo sfondo di amori vitali.

  • Aargh @.@ sono sempre più confusa… comunque, bentornato!
    A quanto pare in seguito alla relazione con Stella (o in forza della stessa?) qualcosa nel mittente si è spezzato, ma è proprio così o già prima qualcosa non andava? Andrei indietro di due anni, a prima del ‘tornado Stella’, per scoprirlo.

  • In minoranza, voto: riflessione sul tempo…
    e, a proposito di tempo – osservando i commenti e notando che risalgono al mese di Agosto – devo intuire che sei tornato o che sei fuggito?

    L’amore, tema sul genere che hai scelto, fugge chi lo insegue e insegue chi lo fugge…
    ma chi scrive deve farsi inseguire, mai fuggire.

    A rileggerti. 🙂

    • Non so dirti se amo Goethe.
      Ammetto che il Werther è per me un opera sovrumana, o meglio troppo troppo umana, in cui l’individuo viene spogliato di tutti i fronzoli e le maschere per divenire nient’altro che se stesso, mostrando nella debolezza una forza infinita.
      Per questo prima Werther e poi Goethe sono i miei eroi, tuttavia anni fa preso dall’entusiasmo comprai altri libri nati dal suo genio e non vi trovai quasi più nulla di quella giovane vitalità.
      Non so dirti se amo Goethe, ma il Werther senza dubbio si.

      • Perdonami se mi intrometto nella discussione… vorrei spendere due parole per Goethe, uno dei miei autori preferiti.
        Quando scrisse i “Dolori del giovane Werther” lui non possedeva nessuna giovane vitalità. Anzi… era depresso. Spinto sul baratro dei suoi pensieri più cupi, decise di uccidere il suo protagonista per salvare se stesso.

        Considera che poi – a seguito della pubblicazione del romanzo – si verificarono una serie interminabile di suicidi per emulazione, tanto da spingere gli editori a ritirare l’opera dal mercato. Tuttora il fenomeno è annoverato nei testi di Pisicologia Sociale e altri sotto il nome di : effetto Werther. Oggi anche studiato da profiler e psichiatri per risolvere casi di fenomeni sociali emulativi diffusi .

        Ma, a parte questa divagazione, Goethe era, come molti grandi sono stati, un depresso cronico, morto per attacco cardiaco presumibilmente causato da ipocondria.
        Ora non vorrei averti rattristato, però… 🙂

        • No non mi hai rattristato, anzi mi piacerebbe farti sapere perchè secondo me Goethe quando lo scrisse vi riversò dentro tutto se stesso, anche una vitalità incredibile.
          Dopo aver finito le superiori ed aver ignorato tutti i professori che pretendevano di farmelo leggere, scelsi quel libro. Non lo feci a causa di consigli altrui, nè pensavo mi potesse divertire e nemmeno perchè è considerato un capolavoro.
          Scelsi quel libro una sera d’autunno perchè mi resi conto che la mia sensibilità del momento collimava in buona parte con il lontano ricordo d’una lezione di liceo su Werther. Curioso aprii quel libro.
          Bastò una notte d’intensi patimenti e lo finii. Sembravo indemoniato lì a tenere in braccio quelle pagine come a coccolarle, con gli occhi sbarrati mentre sussurravo ad alta voce quelle parole che mi leggevano dentro.
          La mattina dopo ancora preso da una smania febbrile mi andai a documentare e venni a sapere che Goethe diede vita a questo romanzo circa un anno dopo aver avuto una delusione d’amore, tuttavia la vicenda, suicidio compreso, credo fosse ispirata, più che a proprie esperienze, a quelle di un suo conoscente.
          E se fosse tutto frutto del suo dolore personale? Benvenga! Serve a questo scrivere. Serve a purgarsi dai sentimenti, anche negativi, ed elevarli ad arte, eternamente sublimi.
          Perchè dovrebbero essere queste sue pagine meno vitali se condensate di depressione? A me sembra così ovvio che mentre il corpo langue in quel limbo di negatività, mentre la razionalità è sconfitta e sottomessa dalla vita, fiorisce con impeto la sensibilità dell’animo.
          Io Alessandra ho scritto queste pagine circa due anni dopo aver rotto con la ragazza a cui le dedico.

          Goethe come dici, è stato molto colpito quando, molti giovani venivano trovati morti, con un colpo di pistola alle tempie e il suo libro sotto il panciotto, non se ne capacitava, non si era reso conto che il vero suo capolavoro non era il Faust, tanto monumentale, razionale e gonfio di anni di lavoro ed esperienza letteraria che lo avevano in fondo allontanato dalla vitalità precedente, ma il Werther scritto in un momento di dolore.
          Non scrisse altri Werther perchè spaventato dai suicidi, anche perchè il libro divenne davvero diffuso quando lui era già nella mezza età, non scrisse altri Werther perchè non era capace, aveva rinunciato alla giovane vitalità per la spocchiosa razionalità che si richiede ad uno scrittore “classico”.

          Forse mi sono dilungato troppo.
          Fabio.

  • Ciao,
    forse Locullo ha ragione e sareste (tu e la storia) più portati per una riflessione sul tempo, ma ho comunque votato per la fantasia, l’idea mi stuzzica.
    Continui a tirar fuori riflessioni interessanti, anche se sembra rimangano un po’ sospese… vien da chiedersi se il nostro mittente creda davvero che la presunta libertà moderna sia una conquista…
    In ogni caso, bentornato 😉

    Fra
    ps. c’è qualche vocativo senza inciso

  • Direi che una riflessione sul tempo è quella che secondo me è più nelle tue corde e anche in quelle di un racconto così proteso verso il passato. Tuttavia sono assai curioso del trattatello sulla scrittura coniugata al Flenghi.

    (Altro bel capitolo. Occhio che la seconda persona del remoto di “conoscere” è “conoscesti” e non “conobbi”).

  • Bentornato! 🙂
    E’ sempre un piacere leggerti. Avrei voluto votare tutte e tre le opzioni ed in particolare ero indeciso tra il tempo e la fantasia. Alla fine ho votato per quest’ultima, anche se spero ci possa essere spazio anche per il tempo, compagno inseparabile di ogni uomo.

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