In divenire

Dove eravamo rimasti?

Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Quanto la volete cortese Deisi? Un po'... il che può voler dire qualunque cosa, dipende da come mi sveglio. (50%)

“Una donna pericolosa, non sei preparato” - così aveva detto zio Giech.

«Il giovane La Solfa.» disse Deisi, il sorriso perso in uno sbuffo di fumo. «Non sapevo che Giech avesse un fratello. E non sapevo nemmeno che questo fratello avesse un figlio.»
La donna studiava il ragazzo con uno sguardo che lui non avrebbe retto da parte di nessuno, figurarsi se veniva da lei, una che era solita riempire le pagine di cronaca nera dei giornali nazionali, quanto meno per interposta persona.
«Dimmi, come sta il vecchio Giech?»
«Vecchio.» rispose Dominic dopo averci pensato. «E in prigione.»
Nel sorriso di Deisi, in quel momento, un occhio ben allenato avrebbe colto qualcosa di simile al divertimento, Dominic invece pensò a una paresi.
La donna, oramai abituata ad ammutolire l’interlocutore che aveva di fronte per il solo fatto – appunto – di averlo di fronte, decise di godersi comunque l’attimo, dilatandolo, continuando a veleggiare tra nubi di ricordi, sorseggiando thè, accendendosi sigarette, sognando Sulki, evocando l’incantesimo di spari improvvisi e avanzamenti di carriera che si era costruita da sé.
Erano lontani i tempi in cui l’Organizzazione la spediva in posti dimenticati da Dio, in cittadine disperse nel nulla, un po’ più a sud di alcune e un po’ più a nord di altre, magari con l’intento – nemmeno troppo velato – di farla saltare in aria dentro una Cadillac vermiglio. Ora era lei in cima all’Organizzazione, era lei che aveva fatto fuori il Capo e ne aveva preso il posto, come nella migliore delle tradizioni tribali. La divertiva che la gente avesse paura di lei, era quello di cui aveva bisogno, ciò di cui si nutriva, la paura, il rispetto, la ricchezza.
«Cosa vuoi da me, Dom? Posso chiamarti Dom, vero?»
Il ragazzo odiava quel nomignolo, da sempre, ma decise che per Deisi poteva anche fare un’eccezione. «Certo, Dom va benissimo. Sono qui perché cerco una persona… veramente è lo zio che cerca una persona.»
«Non è propriamente la mia attività, quella di trovare persone, Dom. A volte può succedere che ne faccia sparire, quello sì, ma trovarle è una cosa che lascio fare ad altri.»
«Giech dice che lo sai, dov’è questa persona.»
«Ah, Giech dice così. Bene. Molto bene. E sentiamo un po’… chi sarebbe che state cercando, voi La Solfa?»

Quello che era successo dopo, Dominic non l’aveva capito. Troppo veloce.
Lui aveva fatto un nome, quello che gli aveva detto zio Giech, e Deisi aveva smesso di sorridere, all’istante. Si era alzata, la donna, ora molto più rigida nei movimenti, lasciando cadere per terra la pochette che teneva sulle gambe. In piedi, aveva battuto le mani un paio di volte, ma quella specie di applauso non era servito per spegnere le luci, bensì per far spalancare due porte, da dietro le quali si erano precipitati dentro due tizi enormi. Uno era quello che aveva dato il proprio doppiopetto a Dominic, prima di farlo entrare nella sala da thè, spiegandogli in un grugnito che lì era obbligatorio l’abbigliamento formale, per volere del Capo, Deisi per l’appunto. I due avevano preso il ragazzo per le braccia, sollevandolo di peso e, senza fargli toccare terra, l’avevano portato fuori dalla stanza. Nell’istante in cui i piedi di Dominic avevano ritrovato il contatto col pavimento, il tizio in camicia gli aveva sfilato con uno strattone la giacca, facendolo girare come una trottola. Il ragazzo era finito col culo per terra, l’omone si era potuto rimettere il doppiopetto che sembrava stargli perfino stretto, forse per colpa della fondina ascellare nella quale teneva la pistola. A quel punto, almeno una dozzina di occhi si erano inchiodati a fissare Dominic, un Dominic ancora sul pavimento, a bocca aperta, capace solo di sbattere le palpebre e nemmeno in sincrono. Si era rialzato, il ragazzo, spostando lo sguardo per il bar – il volto noto di quel posto, la zona comune, l’anticamera della sala da thè, sala alla quale potevi aver accesso solo in determinate occasioni, quasi mai buone – si era guardato attorno, Dominic, cercando di non incrociare le pupille di nessuno, preda di un istinto di sopravvivenza sviluppatosi tutto in una volta, ma era incappato in quelle di Giivs. Seduto con un paio di altri tizi a uno dei tavoli, l’uomo lo stava fissando, negli occhi il gelo, metallico. Aveva alzato lentamente la mano destra, Giivs, indice e pollice stesi a formare una L che aveva puntato contro il giovane. Tutto s’era fermato per un attimo, poi l’uomo aveva mosso le labbra come a pronunciare “bang”, senza voce, facendo scattare l’indice verso l’alto in risposta all’immaginario rinculo. Dominic, involontariamente, era indietreggiato, facendo cadere uno sgabello e perdendo l’equilibrio. Era di nuovo a terra. Tutti avevano riso. Era uscito da quel posto di corsa, ritrovandosi in mezzo alla strada, tra la gente, una fame d’aria che non ricordava d’aver mai provato.

Deisi poggiò una mano sul bancone lucido, cercando di non dare a vedere che lo faceva per sostenersi, e guardò la porta del bar che si chiudeva dietro al ragazzo. Parlò rivolta ai battenti che andavano fermandosi.
«Chiama Dag, Giivs. Fallo venire.»

Non so (perché non lo so davvero) se modificherà l'evoluzione della storia, ma di cosa volete leggere adesso?

  • Di Giech che finisce in isolamento. (36%)
    36
  • Di cosa fa Dominic. (28%)
    28
  • Dell'arrivo di Dag. (36%)
    36
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848 Commenti

  • Finalmente hai pubblicato (col ghigno di chi sa di essere bugiardo ma che non aveva avuto ancora tempo per leggere). Prima di Natale. Sai che mi hai deluso. Ero convinto che quando io ho pubblicato il primo capitolo di Orrore senza fine e tu eri al settimo, ce l’avrei fatta a finire prima di te. Secondo me te ne sei accorto e questo è il motivo di tre capitoli in così poco tempo.

    Scherzi a parte questa è la degna chiusura di una storia fantasticamente surreale. Io ho avuto la fortuna di seguirla dal terzo capitolo mi pare di All’improvviso…niente (o dal quinto) e ma la sono gustata per bene, come mi sono gustato tutti i tuoi racconti su meetale, ora sul tuo blog.
    Questa chiusura-non chiusura è proprio quello che ci voleva, tipo la finisco qui, ma potrei pure riprenderla per un libro intero. I personaggi talmente vivi da sembrare veri, desi, giech, l’AD dell’Ade, il barista del primo episodio, le tue descrizioni colme d’ironia (quello scavallare di gambe è bellissimo).
    Con stima
    D. (ti ho fregato la firma ma si addice anche a me)

  • Si conclude così la trilogia di Giech, un ciclo di racconti che mi ha fatto sognare, divertire, ma mi ha anche insegnato molto. La tua scrittura è originale, precisa al millimetro, sarcastica al punto giusto, noir, divertente.

    Non c’è che da nasconderlo, mi mancherà.
    Eri già un eroe quanto sono entrato io su TI, e ora lasci il campo come un mostro sacro.

    Ci rivedremo sicuramente presto, ne sono convinto.

    Baci e abbracci, le menderò in regalo un paio di ghette viola acceso.

  • Chissà quanto ti rode avermi, alla lunga, assecondato: hai messo in soffitta Giech & Co. e hai pubblicato gli ultimi episodi con un ritmo decente. Apprezzo molto, oltre che il tuo stile di scrittura inconfondibile, il tuo ravvedimento operoso. Mi piace che la banale scusa “Ho altro da fare” si sia evoluta in una presa di coscienza di ben più altro profilo, decodificabile in “Ma io qui che cazzo ci faccio?”.
    Guarda che la Top10 che hai lasciato alle tue spalle, inconsistente per almeno i due terzi, e rallegrati.

  • L’ho riletto tre volte il finale perché il piacere che provavo nella lettura si ripetesse 🙂
    Piuttosto leggevo nei commenti precedenti che non ci sarà un seguito e che hai intenzione di prenderti una pausa.
    Ok, però prendo nota del tuo blog perché sei un vizio che non mi voglio togliere.

    • Pausa lunga, sì. Non dico eterna perché poi magari ricompaio e faccio la figura del fagiano, però…

      Il blog rimane, per ora su ci sono quasi esclusivamente i tre racconti che ho scritto qui e quelli pubblicati a suo tempo su mEEtale, prima che mi ravvedessi. Piano piano vedrò di riempirlo d’altro.

      Grazie per avermi dato del vizio, Gattopardo, è una definizione che apprezzo molto.

      a presto,
      D.

  • Mi pare inutile farti i complimenti per il racconto e dirti che ci mancherete (Tu, i La Solfa e compagnia bella).
    Ti dico bravo per aver impresso un’insperata accelerazione al racconto.
    Ciao D., ci si vede in giro.

  • Finale divertente con un piacevole retrogusto di raffinato sarcasmo.
    Gustoso come un bicchiere di Amarone il passaggio sulla capocciata: una mescolanza musicale di ironia e stile.
    Vero è che dici che spesso fai altro e scrivi quando ti va: ma il finale è aperto. No dici? Peccato, vuole dire che ripercorrerò controcorrente la saga dei La Solfa.
    P.s. Tuo blog? Where? Who is uncle Walter?
    P.p.s. Grazie per essere passato da me

    • Il finale è senza dubbio aperto, ma per ora credo che quel varco non verrà attraversato da nessuno, certamente non da me. Con la saga lasolfiana chiudo qui, almeno per un bel pezzo. Ormai non sto scrivendo altro, sempre e solo Giech… è giunto il momento che taccia un po’. Lo stesso discorso vale per la scrittura online: io mi ritiro nelle mie stanze.

      Il blog, molto poco aggiornato (era facile intuirlo, lo so), lo trovi qui: http://bricoleurdecigarettes.wordpress.com/

      Zio Walter è Walter Murch, un montatore video. Forse IL montatore video. Oggetto della mia tesi di laurea, più o meno, e soggetto di una discussione, centinaia di commenti più sotto, con Queen.S.

      Ciao Max,
      passare di là è stato un enorme piacere, come ti ho scritto, già solo dal titolo.

      D.

  • Ma… ma….perché io mi sono persa l’episodio number nine? Uffi, non ho potuto decidere il finale 🙁
    Mi sono divertita tantissimo a leggere tutti e dieci gli episodi! Mi dispiace che sia finito… anche perchè era l’unico racconto che seguivo qui su TI 🙁
    Ho solo una domanda: ma Dominic la farà franca così? Ho letto che non rientra tra i tuoi progetti ma il mio è un invito a pensare di scrivere ancora qualcosina qui…daiiii, please please please 😀

    • Dominic può anche averla fatta franca, per ora. Ma pure se gli andasse bene per tutta la vita, se Giech non dovesse mai più ritrovarlo, non è che si sia scelto una compagna di viaggio particolarmente raccomandabile. Quindi la sua punizione, in un modo o nell’altro, arriverà.

      Sullo scrivere ancora online… beh, mi spiace ma spero di riuscire a farne a meno, almeno per un po’, sento proprio la necessitò di staccarmi da certe dinamiche e, magari (MAGARA!!!), provare a scrivere qualcosa per me, di un po’ più lungo, ecco.

      Per gli sfoghi incontrollabili di scrittura futile, credo mi accontenterò del mio blog.

      Grazie della compagnia, Queen. Davvero.

      D.

  • Ovvero: quando Dominic si innamoro di Audrey Hepburn (almeno stando a come l’hai vestita).
    Forse Giech li doveva aspettare da Tiffany. Magari, e dico magari, avrebbe avuto una possibilità di vederli.

    Comunque appena ho un attimo mi rileggo tutto il racconto per bene ché tra un lavoro e l’altro ho perso troppo il filo. Poi ti manderò un lunghissimo commento via sms. Prepara il 3310.

  • Se lui è destinato a non trovare mai l’accendino tu vecchio mio sei destinato a non liberarti dei La Solfa per molto tempo mooolto mooooolto tempo. Il tuo subconscio lo sa ed è per quello che hai scritto un finale aperto…adesso puoi non accettarlo ma questa è la verità questa è la tua “maledizione”. A proposito com’era l’A.D. quando l’hai incontrato di persona?

  • Grande!! Bellissimo finale, anche senza la mia amata-adorata Deisi.
    Tanti pollicioni (Y) (Y) (Y) (in mancanza dell’emoticon della ola)
    Bravo! Sei riuscito a chiudere la trilogia… ma riuscirai a dire addio a Giech una volta per tutte? Chissà… Da una parte Giech & Co. mi mancheranno, dall’altra sarei curiosa di leggere di nuove storie con nuovi personaggi, anche senza il limite delle 5000 battute…

  • Bravo, bravo, bravo….Standing Ovation a te…..Ti abbattiamo le mani…….Insomma gli ha staccato i denti con una capata ? Gran finale, se vogliamo anche aperto che permette di continuare…La tua lentezza ci ha fatto amare i personaggi così tanto da volere un proseguo…. Grande Dominic, alla fine non era così pirla.
    P.S
    L’apprezzamento per la scrittura è questo, quello come uomo spero lo hai capito, sei un grande uomo. Grazie

  • Secondo me Dominic fa un colpo di testa, all’ennesimo scappellotto di Giech (ci sei cascato! ahahahah), di Giivs potrebbe sparare a qualcuno (alla ragazza non più ragazza o a Giivs stesso), come avrebbe dovuto fare già tre storie fa, nel primo episodio Giech a Deisi, alla (sedicesima?) ennesima volta che li pronunciò il suo nome in quel modo.

    Gran bel capitolo, aspetto l’ultimo della trilogia di Giech.

  • Devo dire che la votazione non è semplice, mi riservo di fumarci sù prima di fare una scelta. Mi basta solo trovare il mio accendino… … … oh cazzo… … … … dov’è il mio accendino?!

  • Lo scrivo qui, perché è questo il mio spazio e questo è il mio (misero) poterci mettere la faccia.
    Chiunque abbia detto, scritto, fatto, tramato, messo in atto quel qualcosa che ha fatto sì che un autore di questo sito si sia sentito in “dovere” di far eliminare il proprio racconto, non è degno nemmeno di avere gli occhi per leggere. Di intelligenza non ne parlo proprio, perché sarebbe attività da svolgere con l’ausilio di microscopi da laboratorio.
    Vedere quanto viene preso sul serio quello che dovrebbe essere un gioco è una cosa triste e che mi riempie anche di schifo, a dirla tutta. La mia opinione è una e vale esclusivamente per me, non ho pretese sul fatto che possa avere valenza al di fuori della mia testolina e del mio animo, e non penso nemmeno che scrivere queste quattro righe possa avere una qualche utilità oltre al mio sfogo, ma, per come la vedo io, instaurare meccanismi del genere, creare dinamiche così tanto distruttive solo per… cosa? salvare un nome che comunque non se lo caga nessuno? una notorietà da condominio?… beh, è una roba che non dovrebbe stare né in cielo né in terra.
    L’autoironia è merce rara e si fa molto presto a diventare il male della scrittura online (e non solo).

    Oskar P., chiunque tu sia, hai la stima e l’appoggio di uno un po’ snob e che spesso ha altro da fare… per quel che conta.

    Snob q.b.,
    Davide Rossetti.

  • L’episodio, per giunta mostrato su due scansioni temporali, in albergo, sulla porta, con l’evergreen citato a dovere, è certamente una bella chicca d’autore.
    Più quella parte che la seguente, in cui sei dovuto ricorrere a una serie di spiegazioni che hanno annullato le scene per immagini (inziali) – notevoli, come ripeto – per diventare narrazione pura, meno empatica. Ma sei al nono… può essere comprensibile. Comprensibile anche che tu abbia bisogno di rifrescarci la memoria, di tanto in tanto, dato che spesso ci lasci in mezzo al mare con una misera scialuppa, aggrappati in cento e più, pensando che – ripassare con la barca a distanza di mesi – non comporterà presenza di annegati. 🙂
    Il tuo talento è indiscutibile, vabbè ma tu ci giochi e lo sai, inutile insistere e ripeterlo sempre, sembriamo tanti dischi rotti. Però ancora non capisco, affascinante Davide, per quale diavolo di motivo tendi sempre all’autolesionismo. E di te, dici sempre …’mbé… come non fossi nulla d’eccezionale, quando sai bene che – arrivato a dieci – ci mancherai.
    Sangue.

  • Si può essere cattivi pure senza lo spargimento di sangue…Hanno già ammazzato “Brico Coso”, mica possiamo stare sempre ad ammazzare la gente ?
    Ok mi è piaciuta questa parte parecchio. Il capitolo lo aspettavo, questa ragazza non più ragazza, ma siccome Dominic per me è un poco pirla, ci vorrebbe facesse un colpo di testa, o no? Bho. Il capitolo rispetto a tutti gli altri è un poco moscio ci sta solo la parte
    delle pupille e «In un albergo?!» chiese l’uomo, quello classico, vecchia scuola, spostandosi verso un tono di voce più seccato. «Rispondile, Dom, poche storie. Servizio in camera, è un evergreen. – Rimani il mio autore preferito per il momento qui sopra … Io sto al quattro me so messa la stessa mosceria tua, nello scrivere…Poi con le cose accadute di recente, capirai mi è passata proprio la voglia… Un certo snobbismo dovrei impararlo da te… Oltre come fare i dialoghi.

  • Secondo me si capiva bene che era deisi sul letto…
    L’ho riletto dall’inizio e tu cosa mi fai? Pubblichi quasi subito!
    La trilogia dell’accendino qui assume toni di grande prosa, inutile dire del bastone che fa il punto, lo han detto tutti 🙂
    Il sulky non è un’auto mi ha fatto morire. Ora aspetto il nono e il decimo.

    Servizio in camera, che potrebbe essere o non essere giech, logico 🙂 però resta il fattore sorpresa, magari è davvero giivs o augustus con i suoi tritoni

  • Capitolo veramente bello.
    La riflessione sulla libertà,i passi verso di essa sottolineati dal punto disegnato dal bastone che sottolinea il tempo avanzato,l’accendino…..tutto,ma” la ragazza non più ragazza” è delizioso.

    Carta bianca.

  • Letto tutti e otto gli episodi, niente male. 🙂 Ci sono alcuni punti che mi sono piaciuti molto. Ad esempio il paragone di Deisi con Norma Desmond (cioè Gloria Swanson), non ho potuto fare a meno di immaginarli con i suoi occhi sgranati. O quando Geich dice al nipote di accendersi la sigaretta con l’accendisigari elettrico. Il modo in cui l’hai descritto mi ha fatto ridere. Appena posso passerò a leggere anche le altre storie della trilogia. Per adesso voto per il servizio in camera, le altre due mi sembrano troppo scontate. Ti seguo… 🙂

  • Ah!
    “Ogni paio di orme era accompagnato da un punto, quasi a sottolineare l’aspetto definitivo della cosa, l’andata a capo, l’interpunzione del bastone che si portava appresso”.
    Dopo essere andata in estasi ho ripreso in mano il taccuino delle frasi delle storie per dedicarle una pagina. Un giorno riprenderò a sfogliarlo come fosse un album fotografico. Fotografie di perfezione verbale.
    Grazie infinite, Di.

  • Sai quando leggi qualcosa e lo trovi talmente piacevole che sei costretto a rileggerlo per provare lo stesso piacere? Non accade spesso, ma a volte succede. Da scribacchina quale sono mi chiedo quale magia ci sia dietro la costruzione delle frasi che funzionano. La risposta è che non c’è alcuna magia, piuttosto maestria che è una cosa differente. Sono contenta che tu abbia postato un nuovo capitolo senza attendere le festività; forse hai ascoltato qualche richiesta oppure ti è successo quello che accade a molti di noi: ti sei appassionato alla storia tanto da non poterla accantonare. Perché in fondo il primo fan della storia, sei tu. A presto.

  • Oltre all’episodio ho letto il tuo “commento prima del caffé” e ho sorriso perché temo che farei come Giech: frugherei nelle tasche, anche in quelle di mia sorella se necessario a evitare la sua ira, ma non troverei l’obolo. Speso per le sigarette, di certo.
    La ragazza non più ragazza; le orme di Giech, l’interpunzione del bastone, sono le impronte della tua scrittura digitale, unica. Impronte digitali, irripetibili, appunto.
    E, alla porta, io dico che è Giech.

  • Questi si che son giorni come si deve, quando ti arriva un capitolo 8 che ti aspettavi al massimo come regalo di compleanno o peggio di Natale e invece il buon LeB (si ho deciso di abbreviarti) ci spiazza, perché a lui piace così, non sai mai da che parte possa arrivare il suo gancio destro, sai solo che farai una gran fatica a rialzarti…

    • Doveroso, MaxLap, scusami.
      La continua sparizione degli accendini maneggiati da Giech è dovuta a una maledizione che gli ha lanciato contro l’Amministratore Delegato dell’Ade SPA, ovvero il Diavolo, prima di fare in modo di levarselo di torno (ché Giech, in pochissimo tempo, era riuscito a creare subbuglio persino nell’aldilà), facendolo tornare nel mondo dei vivi. Sostanzialmente gli ha detto di andarsene, ma che gli accendini (oggetti estremamente preziosi per mister La Solfa) se li sarebbe tenuti tutti lui. E questo, ora che ci penso, l’ho scritto qualche capitolo fa, in questo racconto, non nei precedenti. Nei precedenti viene fuori giusto il forte legame tra Giech e il tabagismo (spoiler: Giech non riesce a pagare l’obolo a Caronte perché usa la moneta per comprarsi un pacchetto di sigarette, mentre aspetta in fila) e, in un brevissimo dialogo tra lui e l’Amministratore Delegato possiamo vedere quest’ultimo bruciare interamente la terzultima sigaretta in possesso di La Solfa, all’inferno, dove non gli riesce proprio facilissimo trovarle. Insomma, da tutte queste cose scaturisce il legame tra Giech, le sigarette e l’accendino e la conseguente maledizione da parte del Diavolo.
      (Se bevevo un caffè prima di mettermi a scrivere era meglio, mi sa)

    • Wow. Grazie Gattopardo e benvenuto da ‘ste parti.
      Non perdere troppo tempo a tener d’occhio il racconto, te lo dico, si muove molto lentamente. Se ti distrai e ci riguardi tra… diciamo… un tre settimane, capace che lo ritrovi nello stesso identico punto. 🙂

      Ciao e grazie ancora, in primis della lettura.
      D.

  • Bene, stavolta non sono stato costretto a leggere di nuovo gli episodi precedenti per ritrovare il filo.
    Bella prova d’autore, solita sottile ironia già nella scelta del lessico, stile riconoscibilissimo, robusto, senza intoppi.
    Scelta obbligata, “telefonata” dall’autore: servizio in camera. Le altre due non esistono.

  • Ciao, ho votato per la prima opzione. Che dire, complimenti vivissimi per il primo posto in classifica! mi farebbe davvero tantissimo piacere se passassi dal mio racconto per “una vera critica”, del resto dall’autore collocato al primo posto in classifica non posso aspettarmi altro, non trovi? hahaha a presto! 😀

    • Ciao Vudi. loca.
      Grazie della lettura e delle belle parole, anche se la classifica trovo sia la cosa meno riuscita e veritiera di questo gioco. Peccato perché per il resto funziona tutto molto bene.

      Presto passo dal tuo racconto (ho visto che rimane un solo capitolo, devo sbrigarmi davvero!).
      D.

  • Ho letto i 7 capitoli in un’unica soluzione.
    Leggendoti ho l’impressione che nulla sia lasciato al caso, proprio nulla.
    – gustoso trascrivere i nomi inglesi onomatopeicamente;
    – il particolare della tasca che “tintinna”
    – un vecchio fragile, ma acido e stralunato che poi scopriamo essere una carcassa di criminale;
    – un ragazzo indolente che si aspetta il peggio ma non fa nulla per evitarlo viene proiettato in un’esperienza pericolosamente surreale (sembra Fuori Orario di Scorsese);
    – Deisi che sembra un personaggio da Fumetto, spassosa assieme alla sua gang
    E in questo mix con l’ombra di una vendetta possibile di Giech tipo Kill Bill, c’è un mostrero nel mistero, simboleggiato nel sogno chen con riesco a decodificare: cosa rappresenta l’accendino? Oggetto ricorrente. Intanto voto solo Giech con un pizzico nel nipote

    • Ciao MaxLap.
      Intanto, grazie della lettura e del commento dettagliato. Mi danno sempre gusto.

      Per quanto riguarda il sogno, è un rimando al (o una conclusione del, se si preferisce) mio racconto precedente, Ferocia illuminata. Il quale, assieme al primo, E all’improvviso… niente, compone una sorta di trilogia di Giech La Solfa (con Deisi e Dag). Trilogia che, come da statuto, si concluderà in maniera inderogabile con questo racconto. Non mi piace tantissimo quando un autore, qui, scrive qualcosa che “obbliga” a conoscere i precedenti racconti, ma Giech mi ha portato a questo e, devo ammetterlo, non è che abbia opposto proprio una strenua resistenza. Ho provato però anche a farlo morire, a un certo punto, ma niente da fare. Ho tentato comunque di non essere troppo “citazionista” e di rendere i tre racconti abbastanza autonomi, ma alcuni rimandi ci sono e, gioco forza, li capisce meglio chi ha avuto la sfortuna di leggere anche gli altri due racconti (dei quali son sempre disponibile a fare un bignami, nel caso, tanto si riassumono in dieci parole l’uno, più o meno, data la scarsità d’azione).
      Questo, insomma, è quanto.

  • Ti avevo visto su wattpad, poi ti ho perso…E volevo leggerti, due settimane fa ho cominciato i primi due capitoli…poi interrotti…Svegliatami alle 5 perché dormo con le galline, ho ripreso questa lettura…Che dire, sei un mago delle descrizioni e dei particolari… Bellissimo, alla fine ero talmente persa nel modo di scrivere e nei particolari, che la storia in se manco mi interessa più…. La storia sono i particolari.

  • Contentissima di rileggerti! Mi accodo a chi dice che non importa quando sarà il prossimo episodio, e se davvero non dovessi pubblicare piu’ su TI sarebbe una perdita per tutti. Chiunque parli di incipoints o muova critiche, a mio parere lo fa molto per invidia, ma comunque io sono di parte essendo, a mio parere tra i migliori, se non il migliore di TI. A rileggerti

  • Ma parliamone al presente! 🙂
    Tu sei come quella sensazione tipo… che è un sacco che non bevi birra e credi di esserti scordato com’è berla, poi alla prima sorsata tutto il piacere del bere birra ti torna prepotentemente alla memoria e, Cristo, ti domandi perché diamine avevi smesso di bere birra!
    Ecco, famo che non me lo fai dimenticare ancora…
    Natale è ancora troppo in là.
    Lo so che uno con la percezione distorta del tempo come te vede le luminarie poco più in là del suo naso ma no, carissimo, non è così! Il Natale quando arriva arriva, tu no, non puoi permettertelo! 🙂

  • Che bello scoprire questo racconto alle due di notte! Mi hai tenuto sveglia a leggere anche se stavo morendo di sonno, complimenti! 😛
    Ho votato per la ragazza e Giech con Dominic al presente!
    Per quanto riguarda i tempi di pubblicazione posso capirti benissimo, anche io a volte impiego dei secoli per trovare il momento giusto in cui dedicarmi alla scrittura… Comunque ci si vede a Natale! 😀

  • Dire che qui sei una celebrità, è senza dubbio la realtà, senza esagerazioni. L’esagerazioni le ho trovate, invece, nei commenti di alcuni lettori, evidentemente più attenti ai numeri (leggi incipoints) che non ai testi. Per quel poco che conta, hai tutto il mio appoggio e se pubblicassi il prossimo episodio nel 2015, l’avresti ancora di più. Scusa per questa piccola nota, per nulla letteraria, però credevo potesse darti un piccolo piacere. Un grande piacere,al contrario, è stato leggere questo “divenire”. La scrittura è matura e curata, si nota che ogni vocabolo è scelto e selezionato per ottenere i massimi risultati. Se un autore così talentuoso mandasse a fanQulo il giochino, fidati, non avresti tutti i torti.

  • Ahah, mi ha fatto sorridere: “Prossimo capitolo, magari per Natale” XD Io sono del parere che prima di tutto ognuno è libero di pubblicare gli episodi quando gli pare e piace e poi bisogna ritagliarsi il tempo opportuno dalla vita quotidiana. Un autore come te, secondo me, è da apprezzare perché mostra di scrivere con la dovuta attenzione e con impegno, quindi ha bisogno di trovare più tempo tra i tanti impegni quotidiani. A me piace la tua storia e la seguo con piacere 🙂 Attenderò Natale senza problemi!

  • TI è diventato un covo di polemici, peggio di come me lo ricordavo O.o
    A me fa piacere leggerti a prescindere, chi se ne frega di quanto tempo passa tra un episodio e l’altro o di quanti incipoints abbia il tuo racconto…e lo stesso valeva un pò per tutti gli altri racconti che seguivo (ma quanto sono naïve per questa competizione? 🙂 ).
    Siccome ho cancellato e riscritto questo messaggio 5 volte e sto invecchiando, la mia memoria inizia a fare cilecca e non ricordo più cosa ho votato….
    Ah si…la ragazza, Giech e Dominic 🙂

    Ps: io non pubblico un nuovo episodio del mio racconto da 5 mesi… speriamo che nessuno se ne accorga perchè faccio fatica a reperire un giubbotto antiproiettile.

  • Questo rossetto che torna spesso nella narrazione… dì un po’, bricoleur, è una specie di messaggio subliminale – stile cartone Walt Disney – per ricordarci il tuo nome? ahahahaha
    Voto per Giech e una spruzzatina di Dominic, che non fa male.
    Bentornato, Davide.

  • Sono rimasta sorpresa oggi, nel notare una copertina e un racconto nuovo in prima posizione. Ho letto i commenti precedenti e vedo che sei stato assente mesi, quindi non ci siamo incontrati. Considera che nei mesi in cui sei stato via, io ho scritto quattro racconti! In merito alle polemiche, posso dirti che io ho avuto il problema contrario al tuo ovvero i lettori si lamentavano perché pubblicavo a raffica e, di conseguenza, non riuscivano a seguirmi e a votare. Per contro, mi pare che tu abbia avuto critiche opposte: troppo tempo tra un capitolo e l’altro. Penso che i lettori abbiano ragione in entrambi i casi, non ha senso pubblicare ogni due giorni così come non ne ha pubblicare dopo tre mesi. L’autore è libero di fare come vuole, ci mancherebbe. Però, secondo me, deve tenere conto anche delle esigenze di chi legge e, nei limiti del possibile, accontentarlo. Considera che io ho cercato di limitare le pubblicazioni passando dai due giorni ai quattro, talvolta cinque. Per me, che sono abituata a scrivere a raffica, è diventato noioso all’ennesima potenza, ma l’ho fatto. Non sono qui per polemizzare, non ti ho ancora letto (lo farò) e non ti conosco, però, magari, valuta anche le critiche che ti sono state mosse. Poi agisci come ritieni più opportuno. Ciao!

    • Ciao Angela.
      Prima cosa, grazie del lungo intervento. Non è da tutti ritagliarsi il tempo necessario per una riflessione che vada al di là del parlare a vanvera. Quindi grazie davvero.

      Per quanto riguarda la polemica (non sollevata e nemmeno portata avanti da te, ma comunque presente da tempo) sui tempi di pubblicazione… l’agire che io ritengo più opportuno è il pubblicare quando mi pare e cioè quando ho tempo, voglia e idee per farlo. Chiaramente il lettore-tipo preferirebbe probabilmente un capitolo a settimana, ma io pubblico senza costringere nessuno a leggere quello che scrivo, quindi mancanze di rispetto non ce ne sono, snobismo men che meno e, comunque, non si tratta di una scelta preventiva, non è che mi metto lì e dico “Oh, adesso che ho pubblicato il sesto capitolo faccio passare tre mesi per pubblicare il settimo”, quindi, non trattandosi di una scelta, la ricerca di senso o di mancanza di senso perde di significato. Va così, pubblico quando le condizioni mi portano a farlo, è così dal mio primo racconto messo su ‘sto sito e sarà così fino all’ultimo. Pubblico lentamente, ok (e stavolta ho superato me stesso), ma… allora? Io non commento e non giudico i ritmi di nessuno, perché chiunque può avere diecimila altre cose da fare o anche solo non aver voglia di scrivere, avere tutte le dita delle mani lussate, essersi scordato la password del sito… a me proprio non interessa: siamo tutti liberi di pubblicare quando ci pare e siamo tutti liberi anche di non leggere uno che pubblica troppo rapidamente o troppo lentamente. Fine dei giochi, le regole tra l’altro mi paiono anche molto semplici.
      Ovviamente non ce l’ho con te (ci mancherebbe altro!) e anzi, come detto all’inizio, ti ringrazio davvero per l’interessamento. Il mio tono forse si è un po’ inasprito perché grazie ai numeri di qualche fenomeno che gira da ‘ste parti, la gioia di aver ripreso a scrivere per me (e non per lavoro) dopo mesi in cui tutto faceva sì che non ci riuscissi è stata soppiantata da un fastidio che si avvicina molto alla voglia di mandare a fanculo ‘sto giochino.

      D.

  • Si parla della ragazza.
    Bentornato 🙂 ammetto di averti completamente dimenticato, ma è vero che mi capita anche con qualcuno di quelli che passano spesso per cui ciò ha poco valore…è comunque un piacere leggerti di nuovo. A chissà quando allora, ciao.

  • qualche settimana fa sono rientrato su TI per vedere a che punto era. Pensavo di essermi perso i capitoli fino alla fine.

    era solo una considerazione, non ti sto incolpando, ovviamente. Diciamo che uno può anche essere libero di smettere di scrivere e lasciare la storia a metà 🙂
    Mi a piacere rileggerti. Ho votato la ragazza.
    E comunque… Natale è dietro l’angolo, eh! 😛

    ciao
    Marco

  • Che sai scrivere lo sappiamo tutti. Che te ne strafotti dei lettori di TI è ormai evidente. Che prendi anche per il culo, prospettando un intervallo di altri tre mesi prima del prossimo episodio, mi sembra un tantino eccessivo.

    • Urca, Napo. Quello era un tentativo, magari poco riuscito, di far dell’autoironia. Certo non un prendere per il culo altra gente, al massimo me stesso.
      Sull’ormai solita questione dei tempi di pubblicazione, rimango della mia idea e cioè che ognuno possa fare quel che gli pare, non abbiamo firmato contratti e non siamo a un concorso. Magari ho avuto altre duemila cose da fare, magari alcune di queste non sono nemmeno state belle, magari – pensa un po’ – ero contento ieri notte quando, alle 3.30 e con un sonno non indifferente, avevo finalmente trovato il tempo per concludere il nuovo capitolo. Magari ci sono un sacco di robe che non sai, perché non puoi saperle… chiederti di metterle nell’addizione, prima di sparare addosso agli altri, magari è troppo, da parte mia, però… ehi, di certo nessuno ti obbliga a leggere, quello dovrebbe rimanere un piacere, non la scusa per attaccare.

      • Uhm, quanta animosità. Tutti abbiamo altro da fare, ricordatelo. Che c’entrano poi i contratti? Parlavo di rispetto verso i lettori, che per me vale più di un contratto. La tua autoironia suona, di fatto, come snobismo verso chi ti segue. Per essere ancora più preciso, per me suona come “tanto lo so, caproni, che correte a leggermi”. E infatti io per primo ti leggo con piacere. Non ti seguo e non voto per ripicca, ma ti leggo.
        La colpa, in fondo, è della redazione di TI: dovrebbe inserire la regola che, se non si pubblica a distanza di almeno trenta giorni, si perde un punto al giorno.
        Io la chiudo qui.

        • Te che sottolinei l’animosità altrui è una cosa che mi fa sorridere, caro Napo.
          Se ti metti a parlare di snobismo (indicando tra l’altro come “di fatto” quella che è una tua opinione e che dovresti esprimere esclusivamente come tale) vuol dire che proprio non hai capito nulla. Quindi pensala come ti pare, Napo, chiudila come e quando ti pare, ergiti a paladino (non richiesto) di quel che ti pare, giudica senza ritegno e senza che sia necessario… fai insomma quel cazzo che vuoi. Io, di mio, mi metto qui e sorrido del continuo far riferimento ai punti, alle multe, alle ripicche e a tutto il resto del circo, cercando anche di capire dove sia finito il piacere di scrivere e di leggere, senza stare lì a far cadere dogmi.

          Animosamente,
          Davide Rossetti.

    • Ciao Giò.
      Grazie della lettura quasi immediata, dopo tre mesi di silenzio mi ha strappato un sorrisone. Poi sono svenuto, che era tardino.
      Natale, al di là del fatto che c’è sempre qualcuno per cui l’autoironia rimane un concetto misterioso, me lo impongo come limite perché mi piacerebbe finire il racconto prima del 2016. 🙂

  • 😀 😀 😀 (come si aggiugono le lacrimucce agli occhi?)

    Sono commosso. Sarà un sogno, ma hai detto tutto.
    Nostalgia… l’AD, lo Stige e il suo loop (questo loop credo l’abbia dimenticato anche tu, io invece no), il Sulki.

    Chicca l’infermiere che schiva il destro, e mentre proprio in questo momento il Brasile si prende un calcio di rigore non meritato, io vado a cercare un’immagine del Sulki.

    Ah, ho votato l’iniziativa di Dominic. Avrò una bella abbronzatura, quando sentirò parlare ancora di te.

    Gol del Brasile.

  • Bricoleur sei uno scrittore viziato.
    Vai,ci lasci col fiato sospeso,torni e adesso……chissaquantocitoccheraspettare!
    Ma sei stramaledettamente bravo quindi, con una buona dose di rassegnazione e con la speranza che tu ti ravveda………ricominciamo l’attesa.
    Ora,voto.

  • Per carità, che Dominic stia fermo dov’è! Il vecchio Giech saprà cavarsela anche senza di noi, sono curioso di vedere la strana coppia.
    L’addio di Michel e la tua prolungata (e conclamata) assenza rischiavano di mandarmi in depressione. Mi hai salvato con un piede già a mezz’aria, oltre il pontile… 🙂
    Adesso mi metto tranquillo. Tanto fino a fine luglio il settimo episodio me lo sogno, alla pari di Giech 😉

  • Dai diamo a Dominic quel che è di Dominic, anche se l’aver subito precluso la possibilità che si presenti a bordo di un Sulki riduce drasticamente la tragicità di una qualche sua iniziativa.

    P.s.: Comunque stamattina mi son svegliato con due sole paglie nel pacchetto e l’impossibilità di trovare l’accendino…

  • Tu lo sai che non posso staccarmi da Giech!!!

    Fantastico il sogno…però adesso ti incarno per il commento in cui spieghi il dove come perchè di quella digressione onirica…errore caro mio errore…ahhh finalmente posso farti un commento negativo!!! Ahhhh che liberazione ne avevo troppo bisogno!!!

    Per quanto riguarda la scrittura (evoluzione della storia compresa) su quello proprio non ti posso dire nulla…anzi ti offro una birra!

  • Come potevo non votare la doppia D che mi hai gentilmente offerto su un piatto d’argento?
    Spero solo di non dover aspettare un altro mese e mezzo stavolta.
    Ho apprezzato la prima parte che rende a tutti gli effetti questo racconto parte integrante della trilogia.
    Bentornato D., torna presto!

  • Restiamo su Giech: è lui la vera forza della storia.
    Sottile il particolare dell’accendino, pareva la sbadataggine d’un vecchio… e invece si rivela una maledizione impartita dal diavolo in persona!
    Grazie per averci fatto respirare nuovamente l’aria di Ferocia illuminata con questo flashback che, tra l’altro, spiega come Giech sia riuscito nella grande impresa di svignarsela dagli inferi (anche se, tecnicamente, si è fatto cacciare XD). Edit: stavo per postare e ho visto il tuo commento… ma davvero è solo un sogno? Accidenti a te!

    • Ciao Napo.
      Son contento che la parte del sogno ti sia piaciuta, ci ho pensato molto se scriverla e come farlo. La prima stesura era abbastanza diversa, più sensoriale e meno descrittiva, ma poi ho pensato che certe cose le avrei capite solo io. Anche se forse sarebbe stato un pezzo migliore, come lettura a sé stante.

  • Due opzioni in parità, le ho inserite entrambe… tipo nelle ultime 15 righe del capitolo. Non vogliatemene.

    La parte iniziale di questo capitolo la si capisce meglio se si ha letto Ferocia illuminata, il mio precedente racconto. Un brutto affare, insomma. Per i fortunati che hanno scampato questa rogna, la trama dell’altro racconto è di facile sintesi: è la storia di Giech nell’Ade SPA che fuma sigarette, fa amicizia con Caronte e tenta la fuga in barba all’Amministratore Delegato, aka il Diavolo.
    Questa parte del sogno non ero sicuro di volerla inserire, proprio per il suo stretto legame con l’altro racconto e quindi la sua non autonomia, ma come facevo a resistere alla tentazione di illudere per migliaia di battute il buon Boostwriter sul fatto che stessi per raccontargli davvero di come Giech lascia gli Inferi?

    Cordialmente,
    D.

  • se tu avessi scritto solo di Giech, forse avrei votato l’arrivo di Dag. Ma Giech che finisce in isolamento è una calamita troppo forte per poter resistere :)))

    Bel capitolo, ti si legge sempre volentieri e col sorriso sulle labbra. Certo che Giech, alla sedicesima volta che Desi lo aveva chiamato con quel suo modo odioso, le avesse davvero sparato, a quest’ora…

  • ECCO A VOI IL CONCORSONE!!!
    Se anche tu come me sei un fan di Giech La Solfa e pretendi che un giorno esca un romanzo che racconti la sua storia partecipa al CONCORSONE!!!

    Invia il titolo che vorresti dare al romanzo più atteso di tutti i tempi!!!

    Il vincitore forse non vedrà mai pubblicato il suo titolo ma ricevera una fotografia di Le Bricoleur autografata*.

    *non avendone parlato con il diretto interessato esimio sig. Le Bricoleur declino ogni responsabilità…

  • Dura scrivere un commento intelligente sta volta, ammesso e non concesso che io l’abbia mai fatto. È tutto troppo veloce questa volta.

    P.s.: Ma il cognome di Giivs è Bitel?
    P.p.s.: Ecco l’ho detta anche a sto giro…

  • Io vorrei sapere di cosa fa Dominic. Che si potrebbe intendere in molti modi: cosa fa subito dopo, cosa fa in questo momento, cosa fa nella vita…
    Scarto Dag, non mi entusiasmò molto tra i personaggi di wikiville al contrario degli altri…
    Vedere Giech in isolamento mi incuriosirebbe, ma alla fine lo sappiamo già che è una simpatica canaglia.
    Di Dom sappiamo “abbastanza poco” invece…
    Aspetto il prossimo, ovviamente senza pretese temporali

    Giò

  • Allora David, facciamo così: lasciamo il vecchio Dag da parte, tanto sappiamo che arriverà per qualche motivo. Che al momento è meglio non sapere… crea suspence, no?
    Torniamo da Giech, che ne avrà combinata una delle sue facendosi sbattere in isolamento.

    Bel capitolo, credo sia tutto merito della parte che fa Giivs. Qui è il boss, penso anche un po’ più di Deisi.

    Vorrei aggiungere che, al contrario di come la pensa il buon Napo Capo, col ca… ok, con “questo” (sto indicando rispettosamente in basso), che devi interrompere tutto con una trilogia! Magari prenditi una pausa dai personaggi (e se tra un capitolo e l’altro prendi settimane, tra i racconti sarà magari davvero questione di anni), ma devi finire di raccontarmi troppe cose.

    Guarda che… se non mi dici di come Giech è scappato dall’inferno… poi dopo lo chiedo a Giovanni Caroli. E tu non vuoi che lo chieda a Giovanni Caroli, vero? Ci siamo capiti. Sì, credo che ci siamo capiti.

  • Sono per vedere Dag. Non per effettiva convinzione, ma il mio unico neurone può al massimo comprendere una storia con una narrazione lineare.
    Non ti faccio i complimenti perché ti hanno già detto tutto gli altri, ma, come dice uno che seguo e che è davvero bravo a scrivere, fa conto che te li abbia fatti, ok? 😉

  • Aspettate compagni lettori, riflettendoci chiedo anche il vostro aiuto,che mettete che l’autore non si presenti su questi lidi per un po’, non voglio rimanere nel dubbio…che se devo correre a rinfrescarmi la memoria provvedo subito! aggiungo un’ultima considerazione, SEI SEMPRE MAGISTRALE, non mi importa quanto tempo bisogna aspettarti, per leggerti sono disposta anche ad aspettare, tanto poi il tempo, quando ti si legge sembra essere volato.

  • Questo passaggio

    “continuando a veleggiare tra nubi di ricordi, sorseggiando thè, accendendosi sigarette, sognando Sulki, evocando l’incantesimo di spari improvvisi e avanzamenti di carriera che si era costruita da sé”

    è una libera interpretazione di una frase molto più bella scritta da John Fante, adattata per mischiarsi alla farina di un sacco decisamente peggiore del suo, il mio.

  • Me ne sono accorto adesso, per puro caso, cazzeggiando qui su THeiNCIPIT invece che lavorare (da bravo italiano quale sono).
    Complimenti per la copertina, guadagnarsela al 4 capitolo era una cosa in cui potevi riuscire soltanto tu.
    Anche se la pelata di Giech stona un po’… come il sole d’inverno.
    Al prossimo capitolo D.
    Giò

  • Grande è la potenza di Giech che il nostro Le Bricoleur scrive alla velocità della luce (in rapporto ai suoi standard)…Comunque ciò non può che riempirci di gioia!!! Io sono con Giech tutta la vita e quindi Deisi gli farà sudare di brutto la risposta!!!

  • E invece voglio la cosa meno ovvia: Deisi super prodiga. Perché deve qualcosa a Giech. Qualcosa che ci racconterai nel prossimo racconto…
    ps: ma se ruttava, Dominic, c’era pronto un lanciarazzi?
    pps: Giivs. Piango.