(Tilleadh gu) Eilean

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Eve? Tornerà indietro, da sola, per controllare se insieme ai fiori ci fosse qualche messaggio (71%)

Fotografie

[Colonna Sonora: Thunder Dawn – Fired Earth Music]

Dopo aver affidato il figlio a Pat, senza spiegargli nulla, Eve era tornata a casa: voleva controllare che non vi fosse qualche messaggio insieme ai fiori. Lungo il tragitto aveva provato a calmarsi, a cercare una spiegazione plausibile per quel mazzo di rose che aveva visto sul proprio letto; in qualsiasi modo cercasse di metterla, qualcuno era comunque entrato in casa sua e l’unico ad aver le chiavi del cottage era proprio Pat. 

Le giornate si stavano allungando con il sopraggiungere dell’estate e nonostante fossero le sei del pomeriggio c’era ancora luce; si era alzata una leggera brezza che risaliva dal mare, scompigliando le distese di erica. Tutt’intorno c’era solo quel silenzio surreale che faceva sembrare ogni cosa immobile nonostante il vento. Eve lasciò l’auto lungo la strada e istintivamente guardò più su, verso la casa di Bob, quella in cui aveva vissuto Arthur durante la sua permanenza lì, inspirò profondamente e si fece coraggio.

Aprì la porta cercando di non fare rumore e si intrufolò in casa come se fosse lei l’intrusa. La sensazione di essere osservata si faceva sentire con prepotenza, opprimendole il petto fino a mozzarle il fiato. Loth non era più in salotto. C’era qualcosa di tremendamente inquietante, anche se non sapeva cosa esattamente. Rimase ferma nell’androne qualche minuto, con le orecchie tese e i sensi all’erta, poi decise di muoversi verso la camera da letto, al piano superiore. Da qualche parte c’era una finestra che sbatteva, a ritmo lento e costante, contro l’intelaiatura. Lei non lasciava mai nulla di aperto, quando era via. 

Non era facile muoversi silenziosamente in una casa così antica, dove il legno scricchiolava anche senza che lo si sfiorasse, ma Eve cercò di fare il più piano possibile. La porta della sua stanza era rimasta aperta, come l’aveva lasciata lei. Deglutì, esitando sull’uscio alcuni secondi mentre i suoi occhi si assuefacevano alla penombra imposta dagli scuri accostati. A parte quel mazzo di rose, non le sembrava che ci fosse nulla fuori posto.

Un passo dopo l’altro, con le gambe che le sembrava fossero diventate di marmo, si avvicinò al letto. Fra le rose intravide una piccola busta bianca; la prese e la esaminò, ma su di essa non c’erano scritte di alcun tipo; la aprì; al suo interno c’era una foto che ritraeva lei e François in cucina. Era stata scattata evidentemente dal giardino: si poteva intuire il riflesso del vetro della finestra fra l’obiettivo e i soggetti. Quando la voltò, sul retro vide che era stata scritta una “W”.

Le tremavano le mani e le gambe, tanto che sentì il bisogno di sedersi. Con il cuore in gola, stringendo convulsamente quella foto fra le dita, prese il cellulare e compose il numero della polizia di Edimburgo: l’aveva salvato, una volta che aveva pensato di cercare Arthur, il quale in realtà si chiamava Liam Cochrane. Nel silenzio che regnava fuori e dentro il cottage, il battito del proprio cuore le sembrava assordante, tanto da sovrastare quello cadenzato della finestra lasciata aperta da chissà chi, al piano di sotto. La voce della centralinista che le rispose la fece sospirare di sollievo.

– Sono Eve Neri. Chiamo da Kyle of Lochalsh…

– Signora, non deve contattare noi, allora ma…

– No, la prego. Mi ascolti. Ho urgenza di parlare con Liam Cochran. Per favore. È della sezione narcotici.

– Non posso passarglielo, signora. – il tono della centralinista si era fatto più cauto quando aveva sentito con quanta disperazione parlasse Eve. – Però se vuole dirmi qual è il suo problema, forse io…

– Oh, vergine santissima! – Eve aveva quasi urlato, in italiano – Mi creda, è una questione importante, devo parlare con lui. 

– Le credo, ma non posso davvero. È la prassi. 

Esasperata, Eve chiuse la comunicazione e scagliò il cellulare contro il muro, poi si prese la testa fra le mani, cercando di calmarsi. Fu in quel momento che sentì la porta dell’armadio a muro cigolare alle sue spalle. Sebbene si sentisse paralizzata dalla paura, non perse tempo a girarsi a guardare se fosse un’impressione o una percezione reale: con l’adrenalina che le scorreva prepotentemente nelle vene si alzò in piedi con uno scatto e si lanciò verso il corridoio: doveva uscire da lì più in fretta possibile e una volta raggiunta l’auto sarebbe stata in salvo.

Sentì che qualcuno la stava seguendo, che la chiamava per nome. Non si girò, non si fermò. Si precipitò giù per le scale pregando che le forze non la abbandonassero in quel momento, di non inciampare, di non esser raggiunta prima di riuscire a lasciare la casa. 

oOo

– Liam, hai un minuto?

– Certo, dimmi.

– Senti, non so bene di cosa si trattasse, ma oggi ha telefonato una che diceva di voler parlare con te e sembrava piuttosto agitata.

– Mh? Ti ha detto il nome?

– L’ho segnato, anche se non sono sicura di aver capito bene. Sembrava italiana… 

Quando Liam lesse il nome sul foglietto, impallidì. Pochi minuti dopo si era fatto dare il numero da cui era stata fatta la chiamata.

Ma Eve, intanto... Sarà riuscita a fuggire?

  • Sì, riuscirà a mettersi in salvo (25%)
    25
  • No, viene trovata morta/ferita (25%)
    25
  • No, è stata rapita (50%)
    50
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120 Commenti

  • Che bello sei tornata!
    Non vedevo l’ora di leggere il finale, una conclusione perfetta…mi è piaciuta tanto!
    Non me ne voglia nessuno ma questo è uno dei pochi racconti che ultimamente mi ha davvero coinvolto e appassionato, sarà perchè mi sono affezionata a Eve e Liam (mi mancheranno 🙁 ) o sarà perché le tue storie sono sempre così gradevoli da leggere…forse sono entrambe le cose 🙂
    Mi dispiace solo che sia passato quasi inosservato, è proprio vero che le cose migliori sono anche quelle più sottovalutate e questo non è giusto 🙁
    Io comunque ci sarò anche per il prossimo racconto, sono una lettrice molto fedele 😀

  • Una cosa che mi piace tantissimo è quando anche i personaggi di passaggio aprono scorci profondi sul mondo del racconto.
    Il donnone fuciliere e ottimo a far torte ne è un esempio perfetto!

    Temo che le tracce saranno scovate da Joey, ma spero di no… Sarebbe terribile!

    Molto bello, a proposito, il passaggio allo sguardo di Eve: tristezza e speranza insieme.

  • ragioniamo.
    Se c’è un fremito nella folla mi viene da pensare a qualcosa di inaspettato. Quindi escludo sia lei.
    Se fosse stato un manichino i soccorritori che l’hanno legata alla barella lo avrebbero detto subito, secondo me.
    Vediamo chi hanno fatto fuori come indizio 😛

  • Stupendo finire una storia e ricominciare subito col seguito! 😀
    Caparbia e protettiva com’è, dubito che Eve coinvolgerebbe qualcun altro, almeno non senza prima approfondire la faccenda. Tornerà indietro da sola.
    Mamma mia, l’ammiratore non sarà mica… no, speriamo di no… In ogni caso, non penso che scopriremo presto l’identità del mittente, giusto? 😉

  • Molto carina l’idea della colonna sonora… e bellissimo pezzo di piano. Ma davvero si intona con questo capitolo (chiedo umilmente)? Lo dico perché la descrizione iniziale è molto “primaverile” e “giuliva”, mentre il pezzo è molto lento e triste. Più avanti, però, si riassesta sui “binari” del racconto: quando la protagonista pensa al passato con Arthur. Ho letto per bene e sono sicuro che per capire a fondo questa storia (e i suoi personaggi) dovrei leggere anche qualcosa di precedente. Fa lo stesso, cercherò di seguirla comunque! Ciao.

  • Evviva Eve è tornata! 😀
    E prima di cercare Gerard Butl….ehm, scusa…volevo dire Arthur, tornerà indietro a controllare che non le sia sfuggito qualcosa 😀

    PS: il titolo l’ho dovuto googlare…purtroppo questo semestre ho saltato tutte le lezioni di gaelico 😀

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